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Opinione scritta da Celestial Dream

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Opinione inserita da Celestial Dream    17 Aprile, 2021
Ultimo aggiornamento: 17 Aprile, 2021
#1 recensione  -  

Quando si parla di melodic hard rock elegante e di classe è sempre doveroso menzionare gli FM. La storica band inglese qui viene immortalata durante lo show tenutosi in occasione del trentesimo anniversario dalla pubblicazione del loro disco immortale "Tough It Out", un lavoro che anche a distanza di tre decadi non perde assolutamente nulla, con l'intera tracklist che risulta ancora fresca e viva.

Una prima parte dedicata al disco in questione, riproposto nella sua interezza con il quintetto inglese in gran spolvero. Chi si avvicina per la prima volta a questi brani si accorgerà del sound raffinato di songs come la title-track, da cantare all'infinito, la coinvolgente “Bad Luck”, l'indimenticabile “Someday (You'll Come Running)”, la classe cristallina che risplende sulle note cromate di “The Dream That Died” e l'intrigante “Does It Feel Like Love”. Un secondo disco dove il gruppo, che vede al microfono la voce calda ed emozionante di mister Steve Overland, va a pescare dalla propria lunga discografia. La potente e rocciosa “Digging Up The Dirt”, le atmosfere magiche della favolosa ballata “Hard Day In Hell” ed il tocco blues di “I Heard It Through The Grapevine” sono sicuramente tra i momenti da evidenziare.

Una release diretta ai fans della band - questo è sicuro - ma che potrebbe svolgere anche la funzione di “best-of” per chi volesse, con un unico acquisto, entrare di prepotenza nel mondo della storica band inglese.

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Opinione inserita da Celestial Dream    17 Aprile, 2021
Ultimo aggiornamento: 17 Aprile, 2021
#1 recensione  -  

Capitolo secondo in casa The End Machine; con “Phase2” la band che vede in formazione gli ex-Dokken George Lynch e Jeff Pilson con l'aggiunta dell'attuale singer dei Warrant Robert Masonsi, si rimette in gioco dopo il buon debutto del 2018.

Un hard rock dall'evidente impronta groove che colpisce con riff quadrati e chitarre che conducono le danze, grazie a brani elettrici e di chiara scuola statunitense, come l'esaltante opener “Blood And Money” e la dinamica “Plastic Heroes”. Linee vocali ricercate e profonde, non certo ariose e dall'impatto immediato, ma sicuramente capaci, in alcuni casi, di colpire come tra le note maggiormente catchy di “Shine Your Light” o nell'intensa ballatona “Scars”. Mancano probabilmente delle hits memorabili per far veramente decollare il disco, ma il lavoro di Lynch alle sei corde e l'impronta solida che contraddistingue l'ascolto, rendono questo “Phase2” una release interessante per gli amanti di queste sonorità, anche grazie ad una produzione secca e quadrata.

Un'oretta di esaltante hard rock sanguigno con qualche rara divagazione blues; il comeback targato The End Machine merita un bel 7 in pagella!

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Opinione inserita da Celestial Dream    13 Aprile, 2021
Ultimo aggiornamento: 14 Aprile, 2021
#1 recensione  -  

Gli svedesi Ironbourne debuttano per la tedesca Pure Steel Records con questo loro disco omonimo, un lavoro di classico heavy metal roccioso e ruvido che predilige muoversi su ritmi medi senza mai metter piede con decisione sul pedale dell'acceleratore.

Innovazione zero e personalità tutt'altro che alle stelle; i nove brani che compongono questo esordio si lasciano ascoltare assai bene, ma sembra mancare costantemente quel colpo da novanta in grado di esaltare. Nonostante questo tocca ammettere che l'opener “The Dreamer”, un brano corposo e solenne come “Varsel” ed i ritmi elettrizzanti di “Runaway” dimostrano la loro efficacia e le sonorità epiche che circondano la tracklist donano una marcia in più ai brani con echi di Demon, Saxon e più in generale della scena inglese. La melodica “Too Late” si merita certamente una menzione, così come i ritmi per una volta leggermente più elevati che arrivano con “Covenant”.

Ironbourne: heavy tradizionale nel debutto dell'act svedese, una release interessante per tutti gli amanti di queste sonorità.

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Opinione inserita da Celestial Dream    13 Aprile, 2021
Ultimo aggiornamento: 14 Aprile, 2021
#1 recensione  -  

Ritmi lenti, sofferti, cupi, ricercati; la musica dei Wheel si muove tra sonorità di stampo Doom ed un heavy metal epico elaborato che incontra varie influenze.

La band in arrivo da Dortmund piazza così un colpo da novanta all'interno della scena classica. Dopo due dischi validi come l'omonimo debutto del 2010 e “Icarus” di tre anni più tardi, la maturazione del quartetto teutonico è evidente e tutti i fedelissimi di bands come Cathedral, Trouble e Candlemass ascolteranno con gran piacere questo "Preserved In Time", un lavoro più potente e maggiormente malinconico rispetto alle releases precedenti. La partenza affidata a “At Night They Came Upon Us” si muove sapientemente su binari classici, alternando arpeggi ricchi di pathos a parti elettriche corpose, mentre con la successiva “When The Shadow Takes You Over” incontriamo atmosfere epiche e rimandi orientaleggianti. Chitarre accordate basse che accompagnano il sound decadente di “Aeon of Darkness” e l'impatto più classico e potente che accompagna la minacciosa “Hero of the Weak”, song che parte forte salvo poi spostarsi su sonorità più rilassate. I nove minuti finali di “Daedalus” sono sofisticati, progressivi e ricchi di cambi di atmosfere, una gioia per gli amanti di queste sonorità.

Un disco riuscito a pieno merito; sembra un paradosso ma il doom metal torna a splendere grazie ai Wheel!

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Opinione inserita da Celestial Dream    12 Aprile, 2021
Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 2021
#1 recensione  -  

Nati dalla collaborazione tra il musicista, songwriter e produttore svedese Jan Åkesson con la singer Tezzi (a.k.a Terese Persson), gli Infinite & Divine ci presentano il loro debutto “Silver Lining”, un mix tra melodic metal ed hard rock con una produzione bombastica.

Riff potenti di Jan accompagnati da tappeti di tastiere in stile nordico e melodie vocali molto catchy con l'ugola pulita ed espressiva di Tezzi; il risultato è un lavoro piacevole, ben composto e suonato, ma un po' senza anima. Non è facile cavalcare continuamente queste sonorità - fin troppo in voga negli ultimi tempi - senza risultare un po' ripetitivi. Diciamo che gli Infinite & Divine non brillano certo in innovazione ma per fortuna piazzano alcuni brani interessanti a partire dall'elegante title-track che, dobbiamo ammettere, possiede un refrain che si incolla subito in testa e sulle note più metalliche e dark di “Wasteland”. La più rockeggiante “Keep Moving On” ed il tocco AOR di “Off The End Of The World” sono due momenti più classici all'interno della tracklist, che ritorna su sonorità moderne e metalliche con la conclusiva “Perplexed Perfection”.

Una voce corposa e potente che accompagna un songwriting a tratti scoppiettante, ma certamente non innovativo; si poteva fare di più ma alcuni lati positivi sono ben evidenziati all'ascolto di questo “Silver Lining”. Consigliato agli amanti del genere.

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Opinione inserita da Celestial Dream    12 Aprile, 2021
Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 2021
#1 recensione  -  

L'hard rock frizzante dei The Treatment è tornato con il quinto capitolo della loro carriera: “Waiting For Good Luck” è il classico disco energico, ruvido ma allo stesso tempo piuttosto melodico con l'ugola graffiante di Tom Rampton a farla da padrone, ricordando Steve Lee e Klaus Meine.

Un lavoro vario e scoppiettante per la band di Cambridge che può colpire con il sound deciso e vigoroso di “Rat Rase”, il rock and roll frizzante di “Vampress” e “Hold Fire”, che subito dopo lascia spazio al blues rock elegante di “Barman”. Tra i momenti migliori del disco dobbiamo menzionare senza dubbio la potente e vivace “Devil In The Detail”, song che corre con autorevolezza presentando anche un bel solo di chitarra, e l'elettrizzante “Lightning In A Bottle”.

Gli amanti dell'hard rock ruvido di Mötley Crüe e Gotthard troveranno pane per i loro denti con il ritorno dei The Treatment. Un lavoro fin troppo classico, ma sicuramente energico e determinato al punto giusto!

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Opinione inserita da Celestial Dream    11 Aprile, 2021
Ultimo aggiornamento: 11 Aprile, 2021
#1 recensione  -  

Voliamo fino alla Città degli Angeli con i Mesheen, band attiva dal 1990 che esordì però solamente nel 1999 con questo "A Matter of Time", lavoro che ora viene recuperato e rimasterizzato dalla Sonic Age Records visto che all'epoca la casa discografica fallì prima di poterlo distribuire mandando in fumo gli sforzi dell'act americano.

Parliamo di un elegante hard&heavy, un bel mix tra Dokken, Skid Row e Riot che subito viene messo in mostra dall'ottima apertura affidata a “Fight for the Peace”. Un sound pieno, ritmi mai spediti ma piuttosto controllati, buone melodie vocali esaltati dall'ugola corposa del singer Ted Heath. Non mancano momenti che strizzano l'occhio al più classico hard rock come dimostra “Big Bad City”, pezzo esplosivo e da cantare a più non posso. L'affascinante title-track lascia spazio alla sanguigna “The Next Generation”, song che potrebbe essere stata scritta senza problemi dai Ratt nei loro tempi migliori. La lenta “The Bigger They Are (The harder they fall)” è costruita sulle chitarre acustiche della coppia Joey Scott - Demir Demirkan, chitarre che tornano a trasmettere carica con la ruvida “Bad Reaction” e la coinvolgente “Youth-Enasia”, tra le hit del disco grazie al suo incedere che porta fino ad gran bel refrain.

Adrenalina, potenza, coinvolgimento e melodia; questo "A Matter of Time" è una testimonianza musicale degna di nota di una band finita ancora prima di poter dimostrare il proprio valore. E questa è l'occasione perfetta per andare a scoprire i Mesheen!

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Opinione inserita da Celestial Dream    08 Aprile, 2021
Ultimo aggiornamento: 08 Aprile, 2021
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Che la Svizzera sia terra florida per le metal band non è proprio veritiero, ma che esista una scena underground da non sottovalutare questo è sicuro!

I Distant Past giungono tramite la tedesca Pure Steel Records a dare alle stampe questo full-length intitolato “The Final Stage”. Nascono nel lontano 2002, ma la stabilità la si raggiunge nel 2016, pubblicando intanto gli album “Alpha Draconis” (2010), “Utopian Void” (2014) e “Rise of the Fallen” (2016), quest'ultimo recensito sulle nostre pagine senza troppi elogi. Il gruppo che vede tra le proprie fila membri degli storicissimi Emerald (Jvo alla voce ed Adriano al basso) si muove su binari classici tra Saxon, Judas Priest ed Iron Maiden senza presentare nulla di nuovo ma con dieci pezzi e quaranta minuti di heavy metal pieno zeppo di passione. I momenti migliori li troviamo sulle note cavalcanti di “Staring At The Stars” che convince soprattutto grazie ad un bel refrain, nella tirata “Queen Of Sin” e con l'impatto immediato di “The Power Of Evil”. La tracklist incontra anche qualche momento meno esaltante e la sensazione è che la band sia molto più in palla e a proprio agio su brani veloci e cazzuti rispetto ai ritmi più controllati che si incontrano ad esempio con il mid-tempo “Fall From Glory”.

Un esempio di heavy metal puro e limpido, se amate queste sonorità un posticino per i Distant Past potreste trovarlo!

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Opinione inserita da Celestial Dream    08 Aprile, 2021
#1 recensione  -  

I tedeschi Sirius Curse – nati dalle ceneri degli Exterior - fondati nel 2014, si mettono all'opera per dare alla luce un EP di sette tracce (alle quali si aggiunge una breve introduzione) che abbiamo ascoltato con attenzione.

“Time Knows No Lies” è un buon esempio di heavy metal frizzante e con un tocco leggermente moderno che si dimostra piacevole ma anche parecchio debitore a proposte già sentite in passato peccando un po' di personalità. I riff che danno il via a “Loud” e soprattutto alla riuscitissima “Relax (It’s War)” lo dimostrano con un sound “in your face” dal riffing efficace e dinamico ricordando Armored Saint e Vicious Rumors su tutti. Groovy songs che riescono a trasmettere carica ed energia e che dal vivo immaginiamo possano trovare la collocazione perfetta come ad esempio la rocciosa “No Tomorrow” dai ritmi lenti ma graffianti o la compatta titletrack. Più melodica, alternativa e riflessiva “The Sense”, che dimostra come la band abbia cercato in alcuni momenti di rendere vario il proprio sound senza focalizzarsi troppo su determinati binari.

Trentasei minuti di frizzante heavy metal che si muove a metà tra il classico ed il moderno. Un esordio sicuramente piacevole per i Sirius Curse!

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Opinione inserita da Celestial Dream    07 Aprile, 2021
Ultimo aggiornamento: 07 Aprile, 2021
#1 recensione  -  

E chi li conosceva questi Paladine? Pochi, senza ombra di dubbio. Ed è un peccato perché “Finding Solace”, disco di debutto pubblicato nel 2017 che il sottoscritto ha scoperto solamente alcuni mesi fa grazie ad un ordine proprio all'etichetta greca No Remorse, fu un lavoro decisamente valido.

Ora la band ellenica si rifà viva con il nuovissimo "Entering The Abyss" e undici tracce probabilmente più potenti rispetto all'esordio (merito anche della produzione), ma sempre e comunque rispettando quel sound epico tipico della classica scuola greca, con una chiara base power-heavy e cori e ritornelli possenti e melodici. I testi legati alla grande saga di Dragonlance di Margaret Weis e Tracy Hickman ed uno splendido artwork aggiungono interesse verso questa release che, tra l'intro “Raistlin’s Ambition” e l'outro finale “River Of Souls”, si muove nei ritmi power di “War of the Lance”, l'epica e teatrale “Between Gods And Men” e l'inno da canticchiare a più non posso che risponde al nome di “Mighty Heart”. Corre come un missile la spedita “Hourglass in the Sky”, dal tocco heavy-thrash, mentre nel finale colpisce il pathos battagliero di “The Return”.

I greci Paladine sono pronti a rimettersi in gioco con una maggiore dose di esperienza e di sicurezza alle spalle, anche se probabilmente l'incoscienza – nel senso più positivo del termine – che attorniava il debutto rimane impareggiabile. Se amate band come Arrayan Path e Blind Guardian, l'ascolto è altamente consigliato!

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