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Opinione scritta da Ninni Cangiano

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    24 Dicembre, 2023
Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre, 2023
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Gli Heaven’s Guardian arrivano da Goias in Brasile dove sono attivi addirittura dal 1997; in questi 26 anni hanno però realizzato solo quattro album, di cui questo “Chronos” è l’ultimo, uscito a fine novembre per la label rumena Sleaszy Rider Records. L’album, dotato di piacevole artwork, è composto da dodici tracce per quasi 68 minuti di durata totale. Trattandosi di Symphonic Metal, ci sta che la prima traccia sia una sorta di breve ouverture strumentale, anche se non incide più di tanto e si può tranquillamente skippare oltre. Con “The sirens of the past” iniziano le canzoni vere e proprie, cantate molto bene dall’affascinante soprano russa, trapiantata ad Helsinki, Natalia Tsarikova (che ha studiato al conservatorio di Milano) e dal baritono brasiliano Carlos Zema; ad arricchire i vari pezzi c’è, come ospite, l’intera Orchestra Sinfonica Giovanile di Goias con annesso coro di cento elementi. L’ascolto è anche piacevole, ma manca una hit che faccia saltare dalla sedia e valga da sola l’acquisto del CD; i vari componimenti, inoltre, non sono di facile orecchiabilità ed anche il minutaggio elevato (tutti i brani viaggiano tra 5 e 6 minuti di durata) non aiuta a rendere il disco efficace e convincente. Tecnicamente è palese che tutti sono di livello qualitativo elevato, con le tastiere di Everton Marin che recitano da protagoniste, mentre forse un po’ più di verve l’avrei attesa dalle due chitarre e soprattutto dal basso che viene un po’ troppo messo in secondo piano; il ritmo, infine, è spesso bello frizzante, grazie all’ottimo lavoro del batterista Francis Cassol. Per rendere l’idea del sound del gruppo prendete Rhapsody (nelle varie incarnazioni), Blind Guardian e Nightwish e miscelate tutto assieme; capirete che le potenzialità sono notevoli, ma il gruppo per esprimerle interamente ha bisogno di migliorare il proprio songwriting, puntando sull’efficacia dei vari componimenti ed evitando la voglia di strafare che sistematicamente in ogni canzone viene fuori… è insomma meglio mettere la giusta quantità di carne al fuoco, per evitare difficoltà e rendere il prodotto più appetibile. Prendiamo, ad esempio, la ballad “Tristan and Isolde”, probabilmente il pezzo migliore del disco, che viene inutilmente allungato nella parte finale e che avrebbe avuto un’efficacia molto maggiore se fosse durato anche solo un minutino in meno. Ed in tutto il disco l’impressione è sempre la stessa, ci si rende conto delle enormi potenzialità e del talento di questo gruppo, ma le varie canzoni durano troppo, non sono pienamente efficaci ed avrebbero bisogno di essere più easy, ruffiane ed orecchiabili. Sia chiaro, c’è molto di peggio in giro rispetto a questo “Chronos” degli Heaven’s Guardian, ma ad ogni ascolto sono sempre rimasto con un po’ di amaro in bocca per quello che poteva essere ed invece purtroppo non è stato; difficile a questa maniera concedere più di una sufficienza, comunque strameritata.

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    24 Dicembre, 2023
Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre, 2023
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Il maggiore lato positivo di far parte di una webzine come allaroundmetal.com è quello di avere la possibilità di conoscere gruppi che altrimenti difficilmente si avrebbe la possibilità di scoprire; è questo il caso per me degli spagnoli (di Valencia) Sylvania, band fondata nel 2007, con già alle spalle una trilogia di album usciti tra il 2011 ed il 2019, prima di questo “Purgatorium”, rilasciato in questi giorni prima del Natale dalla sempre attenta label Art Gates Records. L’album è composto da dieci tracce (compresa la solita inutilissima intro) per una durata totale di poco inferiore ai 50 minuti e con un artwork decisamente piacevole (di cui purtroppo non è stato reso noto l’autore). Il sound della band valenciana è un piacevolissimo Power Metal, con qualche leggero tocco Folk e sinfonico, oltre ad una notevole attenzione per le melodie; è come se i Dark Moor dei primi dischi (direi fino a “Tarot”) incontrassero i Mago de Oz di vent'anni fa (fino a “Finisterra”), con qualche tocco dei Tierra Santa di “Sangre de reyes” o di “Tierra de leyenda”. Se avete ben chiaro a cosa mi riferisco, allora avrete compreso che questo “Purgatorium” è un gran disco, un qualcosa che, sin dal primo ascolto, ti fa saltare dalla sedia con un “Wow” che esce spontaneo. Non mancano poi i riferimenti al metal italiano, con l’inizio dell’orecchiabilissima “Tu calor será mi voz” (decisamente la canzone migliore!) che ricorda non poco i Temperance. Ci sono poi diversi ospiti che impreziosiscono il disco, come il mitico Tete Novoa dei Saratoga (5 minuti di vergogna per chi non conosce questo mostro sacro del metal spagnolo e mondiale!). Il disco è pieno di potenziali hits, dalla già citata “Tu calor será mi voz”, passando per la title-track “Purgatorium”, la frizzante “Aunque mi alma se desgarre” (ottimo Sergio Pinar alla batteria!) e la ballad “Mar de agosto”, fino alla lunga suite conclusiva “Hacia la eternidad”. Questo disco ha sostanzialmente solo un difetto: ogni tanto compare una voce in growling che sinceramente non c’azzecca assolutamente niente con il sound! Per fortuna si tratta solo di backing vocals che compaiono raramente e zavorrano solo un paio di canzoni (soprattutto “El juicio de las almas” che, altrimenti, sarebbe un’altra hit), senza incidere in maniera particolarmente negativa; è, comunque, indubbio che senza sarebbe stato molto meglio! Bisogna evidenziare l’ottima prestazione del nuovo cantante Alberto Symon (ex-Nocturnia, altro valido gruppo dell’underground spagnolo), nonché il fatto che le due chitarre recitano da protagoniste, ottimamente sorrette dal basso che spesso e volentieri si fa sentire ottimamente, mentre la batteria impone un ritmo frizzante che dà una marcia in più. Per il resto, se siete fans del Power Metal di scuola spagnola o, in genere, del Power fatto come si deve, questi Sylvania ed il loro “Purgatorium” fanno sicuramente per voi!

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    17 Dicembre, 2023
Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre, 2023
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I Thorium sono un gruppo belga (da non confondere con gli omonimi deathsters danesi) nato nel 2016, con all’attivo una manciata di singoli, un EP e due LP, prima di questo nuovo album intitolato “Extraordinary journeys pt. 1”, uscito a metà novembre per la label olandese Freya Records. Già dal titolo ci si immagina di essere davanti ad un concept album, con in arrivo anche dei seguiti; sono dieci le tracce che fanno parte di questo lavoro (dotato di piacevole artwork) per una durata totale di poco superiore ai 50 minuti; calcolando che la prima è la classica intro (tra l’altro anche piacevole e non del tutto inutile) e la settima un breve intermezzo strumentale, capirete che molti pezzi hanno durate importanti, soprattutto verso la fine, quando la band sembra voler “allungare il brodo”, andando a compromettere quanto di buono fatto fino ad allora. Ma andiamo per gradi. Il disco inizia alla grandissima, con canzoni di assoluto valore, vere e proprie hits che da sole valgono l’acquisto del CD; mi riferisco alle prime tracce, come la splendida “Age of adventure” (forse la migliore del lotto), la tellurica “Across the nations” (eccezionale il lavoro con la doppia cassa di Kjell De Raes!), così come la ruffiana “Nightfall” (la più orecchiabile del disco) e la serrata “Bushido!”. Con l’autocelebrativa “Thorium” inizia a salire il minutaggio, ma comunque siamo ancora su livelli qualitativi sicuramente alti. E’ dopo il breve interludio “Morituri te salutant” che le cose cambiano: se fino a quel momento il sound è stato legato ad un elegante e piacevolissimo Power Metal, dagli influssi Symphonic, con l’arrivo di “Gladiator” tutto cambia e ci si sposta su lidi quasi vicini al Thrash. L’attacco di questa traccia, infatti, non può non far venire in mente i Flotsam & Jetsam o anche i Forbidden e l’impressione permane anche con la successiva “To sleep neath mountainous waves” (ma un titolo più corto no?) in cui sembra ci sia proprio un’altra band a suonare; entrambi i pezzi hanno poi minutaggi elevati che finiscono per appesantire l’ascolto. Il disco si chiude con la lunga, finanche eccessiva, “Echoes of lost souls” che vorrebbe essere una suite (il singer David Marcelis regala la sua prestazione più espressiva e calda), ma finisce per risultare non del tutto convincente a causa di lunghe parti strumentali che potevano essere anche accorciate parecchio; diciamo che se il brano fosse durato 2-3 minuti in meno sarebbe stato molto più efficace. Tirando le somme questo “Extraordinary journeys pt. 1” dei belgi Thorium è un disco eccezionale fino alla settima traccia, per poi perdersi nella parte finale; il voto, di conseguenza, è una media tra le due parti.

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    16 Dicembre, 2023
Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre, 2023
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Sandro Giampietro ed i suoi Starchild sono tornati; è passato poco più di un anno dall’ottimo “Battle of eternity” (ed all’incirca lo stesso tempo nella vana attesa di una risposta alla nostra intervista con il leader della band) ed ecco che il quartetto della Bassa Sassonia tedesca si ripresenta sul mercato con il quarto album, intitolato “Magic well”. L’album è composto da ben dodici tracce, con una durata di poco inferiore ai 50 minuti. Diciamolo subito: se eravate dell’idea che “Battle of eternity” era uno dei migliori dischi di Power Metal usciti nel 2022 (almeno il sottoscritto la pensa tuttora così!), questo “Magic well” non è in grado di reggere il confronto con il suo predecessore! Mentre nel precedente lavoro sorprendeva la compattezza ed erano tutti i brani ad essere di livello qualitativo eccelso, in questo nuovo disco non tutti i pezzi sono di qualità ottimale. Si parte alla grande con l’accoppiata iniziale “War isn’t over yet” e “Castles in the sky”, due ottime canzoni di Power Metal nella classica tradizione dei primi Edguy e dei Primal Fear, per arrivare subito al top dell’album con la fantastica “Westernworld”, traccia che da sola vale l’acquisto del CD e che spicca su tutte le altre senza possibilità di paragone. Purtroppo, subito dopo un pezzo di simile livello, arrivano la title-track e la successiva “Violent violin” che sfigurano nel confronto, risultando solo delle discrete canzoni, finanche un po’ ripetitive e prive di mordente. L’album si trascinerà così tra alti e bassi, in maniera ondivaga, con canzoni sicuramente piacevoli (“At the end of the rainbow”, “I’ve lost a friend” e “The golden train”) ed altre, soprattutto nella parte finale, che non dispiacciono, ma che non fanno nemmeno impazzire (su tutte “Cyber punk”, che risulta fin troppo piena di effetti). Quello che traspare di fondo è una mancanza di ritmo, una sorta di fiacca nell’uso della batteria (il cambio di batterista pare non abbia giovato!) che non dona sprint al songwriting che troppo spesso strizza l’occhio a sonorità quasi hard-rockeggianti. Come in passato, lo strumento principale è la chitarra del leader che ricama ottime parti soliste, salvando anche alcuni brani (come ad esempio “Letters of life”, che altrimenti sarebbe alquanto anonima); lo stesso Giampietro se la cava come sempre alla grande anche nel ruolo di cantante, mentre mi sarei aspettato maggiore protagonismo dal basso e, come detto, soprattutto dal nuovo batterista. Dispiace dirlo ma, rispetto all’ottimo disco precedente, questa volta gli Starchild hanno fatto un passo indietro con questo “Magic well”.

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    16 Dicembre, 2023
Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre, 2023
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Confesso che è la prima volta che sento parlare dei Seventh Son, gruppo giapponese dal nome chiaramente mutuato da uno degli storici album degli Iron Maiden. La band arriva da Tokyo ed è attiva da oltre vent'anni, nei quali però finora aveva realizzato solo due full-length nel 2013 e 2016, prima di rilasciare questo “Edge of insanity” ad ottobre di quest’anno su etichetta Spiritual Beast che, nel paese nipponico, è una sorta di garanzia nel Metal. L’album è composto da otto canzoni, per una durata di 37 minuti circa, con un artwork piacevole che rappresenta la Cattedrale della Resurrezione di Cristo di San Pietroburgo in fiamme ed in procinto di venire inghiottita dal mare. Ma cosa suonano i Seventh Son? Con un nome simile si punterebbe su un classico Heavy Metal e si finirebbe per sbagliare; il gruppo giapponese, infatti, suona un robusto Power Metal con forti influenze Progressive e Symphonic, il che rende il sound anche particolare e sicuramente interessante. Peccato solo per la voce del cantante, tutt’altro che convincente (soprattutto negli acuti) e forse un po’ troppo “nasale” che disturba alquanto l’ascolto; sia chiaro, c’è molto di peggio in giro, ma anche vocalist molto, ma molto migliori, sotto tutti i punti di vista. Non a caso, la canzone migliore è quella “Core” che è l’unica strumentale. Molto piacevoli anche la lenta “Moonlight dusk fading” e l’accoppiata iniziale tra la Prog-oriented “Welcome” e la più Power “Unite”; non dispiace nemmeno la veloce conclusiva “Scarstorm”, nonostante una lunghezza forse un attimo esagerata, per via di parti strumentali nella fase iniziale che potevano essere accorciate. Se siete fans di certo Power Metal elegante e tecnico, date un ascolto a questo “Edge of insanity” dei giapponesi Seventh Son, sono sicuro che potrete trovarlo interessante…. Certo, se avessero un altro cantante, staremmo a parlare di un gran disco!

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    10 Dicembre, 2023
Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 2023
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Uscito inizialmente nel mese di gennaio 2023 per il solo mercato brasiliano, arriva a fine novembre alla distribuzione internazionale il quarto studio album dei Noturnall, intitolato “Cosmic redemption”. Sono passati sei anni dall’ottimo “9”, predecessore di questo full-length, con cui il sottoscritto ha conosciuto il gruppo di Thiago Bianchi e, di conseguenza, le attese erano davvero tante! L’album è composto da dieci tracce, cui si aggiungono due bonus track nell’edizione per il mercato internazionale, con una durata totale abbondantemente superiore ai 70 minuti. Molti brani, infatti, hanno durate elevate e non sempre sono di semplice fruibilità; la componente Prog, infatti, ha spesso e volentieri il sopravvento su quella più Power ed easy-listening. Ci vogliono, quindi, numerosi ascolti per tentare di assimilare a dovere questo disco e non sempre ci si riesce, dato che il songwriting è cambiato, perdendo del tutto quella componente catchy che aveva in passato, sacrificando l’orecchiabilità sull’altare della modernità e della tecnica; alcuni passaggi, infatti, sembrano quasi delle esibizioni di tecnica strumentale, sopraffina per quanto si voglia, ma non proprio esaltante ad essere sinceri, con la conseguenza che la “struttura” del singolo componimento viene alquanto sacrificata. Ci sono stati diversi cambiamenti nei Noturnall in questi anni, sostanzialmente Thiago Bianchi è rimasto da solo ed ha reclutato nuovi musicisti, fra cui il chitarrista statunitense Mike Orlando che, dopo aver registrato questo album, è già andato via. L’instabilità della line-up pesa eccome e la fruibilità del sound (che, come detto, in passato era notevole) adesso è complicata; sembra quasi che i vari musicisti abbiano voglia di strafare e perdano di vista il risultato finale. Sia chiaro, non ci troviamo davanti ad un disco scadente, ma la sua complessità non facilita per niente e sono pochi i pezzi che restano impressi, anche dopo numerosi e ripetuti ascolti. Fra tutti, direi la velocissima e neoclassica “Reset the game”, in cui Orlando dimostra di essere un chitarrista mostruoso, nonché l’altrettanto veloce title-track; per il resto brani validi ce ne sono sicuramente, ma alcune volte la band sembra perdersi in tentazioni moderne che non convincono, soprattutto per i numerosi effetti sulla voce. Nel disco ci sono tanti ospiti di livello internazionale assoluto (su tutti Mike Portnoy, David Ellefson e Michael Romeo), ma anche loro non riescono a risollevare le sorti di questo album che, paragonato al meraviglioso “9”, perde miseramente il confronto. Thiago Bianchi ha bisogno di ritrovare la bussola, magari avendo accanto a sé una formazione stabile che possa aiutarlo nel songwriting, evitando derive da Modern Metal e tornando a puntare su quel Power/Prog che in passato ha permesso ai Noturnall di farsi notare in positivo.

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    10 Dicembre, 2023
Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 2023
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I Savage Blood nascono nella Bassa Sassonia in Germania nel 2016, tra ex membri degli Enola Gay (il cantante ed il batterista) con altri musicisti dell’underground tedesco; esordiscono lo stesso anno autoproducendosi l’EP omonimo e realizzano un primo album, sempre autoprodotto, nel 2020 intitolato “Downfall”, entrambi a noi sconosciuti; a novembre di quest’anno esce su MDD Records il secondo full-length intitolato “Wheel of time”. Il disco, dal non proprio entusiasmante artwork (cosa c’entra una specie di coccodrillo con la ruota del tempo del titolo?), è composto da sole otto tracce per circa 3/4 d’ora di durata totale. Le canzoni non hanno quindi breve durata, assestandosi quasi tutte sui 5 minuti, segno che il songwriting non è “snello” ed easy, ma finanche complesso. Ma cosa suonano i Savage Blood? Il loro è un Power Metal alquanto canonico, derivato dalla scuola tedesca di gente come Grave Digger e primi Rage (ma anche quelli più recenti), quindi un sound bello tosto e ricco di energia e d’impatto. Il groove sulle due chitarre, infatti, è bello carico ed i muri di riff sono davvero notevoli; ma Jörg Steinhake e Timios Zouridakis (entrato nel gruppo solo nel 2019) ci sanno fare anche con gli assoli, regalando una prestazione sicuramente rimarchevole. Un po’ troppo relegato in sottofondo il basso di Michael Wächter che avrei preferito maggiormente protagonista (sostanzialmente si sente alla grande nella sola “Lord of the dark”), mentre il buon Marc Könnecke con la sua batteria impone spesso ritmi frizzanti, anche se mai troppo veloci. C’è poi Peter Diersmann che ha un’ugola abbastanza roca ed aggressiva (come tradizione in Germania) che comunque viene usata in maniera intelligente, con espressività e versatilità; non è tra i migliori singer in circolazione (Kiske è su un altro pianeta, per capirci!), ma tutto sommato non dispiace, pur senza esaltare in maniera particolare. Le canzoni si lasciano ascoltare gradevolmente, anche se manca quella hit che spicca nel mucchio e da sola vale l’acquisto del CD; se dovessi scegliere la migliore, direi molto probabilmente l’ottima “Warriors of the fortress”, anche se non sono male nemmeno la veloce “Believer” e la solenne “Lost memories”. Nulla da dire, infine, sulla produzione che è al passo coi tempi e sostanzialmente non ha difetti. Come detto questo “Wheel of time” dei Savage Blood si lascia ascoltare in maniera piacevole, a patto di essere fans del Power Metal di scuola teutonica; per gli altri è utile sapere che c’è di meglio in giro, ma anche molto di peggio.

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    09 Dicembre, 2023
Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 2023
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Arrivano al terzo album gli svedesi Six Foot Six, gruppo che ha come proprio leader l’ex carismatico cantante dei Falconer, Kristoffer Göbel. A questo giro, assieme ai fidi Borg alla chitarra e Gustafsson al basso, c’è nella veste di session anche il mitico Snowy Shaw (ex-King Diamond, ex-Mercyful Fate, ex-Dimmu Borigr) alla batteria. Con questa formazione, il terzetto proveniente da Göteborg ha realizzato questo disco, intitolato “Beggar’s hill”, dotato di piacevole artwork realizzato dall’artista Frode Hovde, composto da dieci tracce per una durata di circa 48 minuti, mentre nella versione limitata in vinile (solo 500 copie) vengono aggiunte ulteriori 2 canzoni, purtroppo non avute a disposizione per questa recensione; da precisare anche, per i collezionisti, che la prima edizione del CD verrà distribuita in digipack a 4 pannelli. Personalmente non avevo ascoltato con attenzione le prime due uscite di questo gruppo (ma conto di rimediare presto!), quindi non mi addentro in paragoni con il passato per evitare di scrivere castronerie; l’attuale sound dei Six Foot Six è un Power Metal molto moderno, poco legato alla tradizione, soprattutto a quella scandinava di gente come Hammerfall o Stratovarius; la chitarra è lo strumento principale, con notevole attenzione per le melodie ma, nel contempo, con un groove molto pesante, che porta il sound quasi vicino al Modern Metal. A far la differenza è la voce fantastica del leader Kristoffer Göbel, espressiva e versatile, graffiante all’occorrenza e ricca d’energia ed i parallelismi con i Falconer, anche per questo motivo, ci stanno eccome; oserei dire, anzi, che i Six Foot Six sono come se il mai dimenticato gruppo svedese (un vero peccato si sia sciolto anni fa!) avesse modernizzato ed irrobustito il proprio sound. In questo album ci sono un sacco di canzoni che possono assurgere al ruolo di hit, sin dall’opener “Raise the dead”, passando per la successiva ottima “Tears”, per la piacevole title-track, l’orecchiabile “Fires will burn” (con cori alla Therion) e la fantastica “Riding the tide” che personalmente ritengo la migliore del lotto. E’ tutto il disco comunque a convincere e colpire per energia, compattezza e livello qualitativo superiore alla media, con la rara capacità di tenere l’ascoltatore avvinto dal primo all’ultimo momento, risultando quindi estremamente coinvolgente. Quando ascolto dischi come questo “Beggar’s hill” dei Six Foot Six mi convinco ancora ed ancora che il Power Metal è vivo e vegeto ed ancora in grado di regalarci lavori di ottima qualità come questo!

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    08 Dicembre, 2023
Ultimo aggiornamento: 08 Dicembre, 2023
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Per festeggiare i vent'anni di carriera, i Trick or Treat hanno deciso di registrare il loro primo live album durante il tour di supporto all’ultimo studio album “Creepy symphonies” ed ecco che il titolo è bello che pronto: “A creepy night live”. Naturalmente il simpatico artwork è realizzato dal singer Alle Conti e come sempre la produzione è opera del maestro Simone Mularoni nei suoi studi sanmarinesi. Il live è composto da tredici tracce, cui si aggiunge una quattordicesima (purtroppo non avuta a disposizione per questa recensione) che è un regalo speciale per i fans, una canzone di Natale a cui ha partecipato anche Tommy Johansson (Sabaton, Majestica, tra gli altri). Ma non c’è solo il musicista svedese tra gli ospiti: sulla romantica “Tears against you smile”, infatti, c’è la sempre affascinante Chiara Tricarico (Moonlight Haze ed ex-Temperance), mentre su “Take your chance” è niente meno che il mitico Michele Luppi (Whitesnake, ex-Vision Divine ed ex-Secret Sphere) a duettare con Alle Conti. La scaletta, pur essendo l’album tratto dall’ultimo tour, non è sbilanciata sul più recente studio album, ma abbraccia un po’ tutta la storia della band, andando anche a proporre quella fantastica “Hungarian hangover” che c’è sulla compilation “The unlocked songs”; certo, almeno per me, avrei preferito qualcosa da “Re-Animated” (unico album escluso dalla tracklist), magari le splendide “Pegasus fantasy” o “Daitarn 3”, così come mi ha meravigliato la mancanza dal primo album della title-track “Evil needs candy too” o la cover di Cindy Lauper “Girls just want to have fun”… ma si tratta solo di gusti personali o canzoni a cui il sottoscritto è particolarmente affezionato. Ciò che è indiscutibile, e posso affermarlo con cognizione di causa, avendo visto la band live diverse volte durante questo tour, è che i Trick or Treat dal vivo sono una macchina da guerra! Un meccanismo perfettamente oliato che gira alla perfezione da ogni punto di vista lo si prenda in esame, i musicisti, il cantante, la scenografia, i costumi, gli effetti e…. le canzoni! Già, le canzoni della band, tutte e nessuna esclusa, sono delle bombe dal vivo, ognuna di esse è una hit ed ognuna di esse può essere una lezione per le giovani leve di come si può suonare Power Metal riuscendo ad essere convincenti e coinvolgenti al 100% nel 2023! Inutile dilungarsi ancora, come avrete capito questo “A creepy night live” dei Trick or Treat è il live album dell’anno, sarebbe un vero peccato perderselo!

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    08 Dicembre, 2023
Ultimo aggiornamento: 08 Dicembre, 2023
Top 10 opinionisti  -  

Dopo quattro anni dal loro ultimo disco, tornano a farsi vivi Magnus Winterwild ed i suoi Axenstar, arrivati ormai all’ottavo full-length con questo “Chapter VIII” (che titolo fantasioso!). L’album è composto da dieci tracce (finalmente un disco senza inutilissime intro!!) per una durata totale di poco superiore ai 3/4 d’ora; l’artwork non dispiace pur essendo pieno dei classici cliché del Power Metal, come l’uomo incappucciato (forse un alchimista), candele, teschi, libri antichi, ecc. Il genere suonato dal gruppo è sostanzialmente rimasto invariato nel corso degli anni, Power Metal veloce suonavano nel debut album “Perpetual twilight” uscito per la mitica Arise Records oltre vent'anni fa, Power Metal veloce suonano ancora oggi senza pressoché alcuna variazione rilevante nel corso del tempo. E’ cambiato il batterista, con l’ingresso di Pelle Åkerlind (Morgana Lefay, ex-Bloodbound) al posto di Hampus Fasth, ruolo che sostanzialmente da sempre è instabile in seno alla formazione degli Axenstar (Fasth era entrato al posto di Lindberg, che aveva sostituito Jansson, ecc. ecc.). Le canzoni sono godibili da ascoltare e si assomigliano bene o male un po’ tutte, nel senso che non vi sono particolari differenze a livello strutturale tra loro; quella che si distacca maggiormente è la strumentale “Enchanted lands” che ricorda non poco la mitica “Profondo rosso” (anche se le parti di tastiera sono suonate dalla chitarra), quasi fosse una sorta di tributo degli Axenstar agli storici Goblin. Anche “Eye for an eye” è alquanto diversa dal solito, dato che ha un ritmo molto blando, un sound quasi hard-rockeggiante ed un coretto molto easy-listening e ruffiano che fa pensare agli Edguy; detta sinceramente, preferisco di gran lunga il resto del disco e ritengo questo pezzo il peggiore del lotto. Tirando le somme, se siete fans degli Axenstar, sicuramente anche questo album dal banalissimo titolo “Chapter VIII” andrà incontro ai vostri favori; se, invece, la band svedese non vi ha mai conquistato, non cambierete di certo idea nemmeno questa volta.

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2019 risultati - visualizzati 61 - 70 « 1 ... 4 5 6 7 8 9 ... 10 202 »
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