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Opinione scritta da Francesco Noli

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Opinione inserita da Francesco Noli    18 Marzo, 2017
Ultimo aggiornamento: 18 Marzo, 2017
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I Vis erano una piacevole realtà degli anni '80, misteriosi e sfortunati in un certo qual modo, ma non certo scevri di talento. Il quartetto capitanato da Amaddio (Basso) Becchetti (chitarra) e Rusconi (batteria) piazza il colpo vincente arruolando Johnny Salani, che già si era messo in vista nella Strana Officina, prima di essere rimpiazzato da "Bud" Ancillotti ed è proprio il Salani, con la sua innata abilità nello scrivere testi poetici e toccanti, a dare la marcia in più a questo "Vis Et Deus" uscito solo in versione demo intorno al 1986/87 e oggi, per la prima volta stampato dalla Jolly Roger Records con l'aggiunta di 2 pezzi apparsi in alcune compilations. Siamo su coordinate hard rock blues, genere che al tempo era molto in voga e fin dall'iniziale "Maria Stuarda" si capisce dove vuole andare a parare il gruppo: ritmiche calde e nervose batteria in 4/4 e via con la voce di Johnny che la fa da padrone con le sue parole affilate e pronte a colpire come sempre. Non mancano certo pezzi più intimi e profondi come la seguente "Lacrime Nella Pioggia", con melodie struggenti e assolo che rasenta la perfezione o "Ballerina Nera" (anche se qui la musica è più frizzante e sostenuta) che fanno da contraltare a pezzi come "Rocker Batti Il Tuo Pugno" o "Inno Al Rock", veri anthems di questo cd. I Vis avevano numeri e classe e la prova di ciò sta in questi 8 pezzi che, anche volendo, proprio difetto non ve se ne trova e che finalmente oggi, dopo 30 anni, vedono finalmente la luce, sperando che il nome Vis non venga dimenticato. Acquisto obbligatorio!!!!!

Francesco Noli

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2.5
Opinione inserita da Francesco Noli    21 Febbraio, 2017
Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio, 2017
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I Matthias Steele hanno una storia travagliata e curiosa che forse, in parte, ha notevolmente inficiato sulla carriera dei nostri. Originari di Rhode Island e già 30 anni fa autori di un demo che porterà al debutto del 1991 con l'album "Haunting Tales of a Warrior's Past" (ristampato lo scorso anno dalla Minotauro Records), si sciolsero subito dopo, per poi ripresentarsi nel 2007 con l'album "Resurrection". Nel 2016, a distanza di ben 9 anni, ci riprovano con questo "Question Of Divinity" che intende rilanciare il terzetto sulla scena fuori tempo massimo invero, perchè la sensazione che i nostri abbiano perso il treno giusto molti anni fa è palpabile fin dal primo ascolto. Una produzione un po' fiacca e (volutamente?) retrò non aiuta la loro proposta venata di un Heavy Metal classico dalle tinte Epic che richiama in parte cose dei Manilla Road, senza averne né la classe né le doti compositive; tutto mischiato al metal inglese anni '80, ma anche qui senza mostrare il giusto mordente. Pensare che il cd si apre anche abbastanza bene con il 4/4 della title track e la seguente "World Of Sin", ma ben presto le dinamiche si fanno tutte uguali nei 10 pezzi dell'album e non si riesce a trovare una canzone almeno trainante o di alti livelli. Per carità, il terzetto comunque dimostra di saper stare sul palco nei loro shows dal vivo, ma se ci aggiungete che anche la voce di Anthony Lionetti III risulta monocorde e un po' inespressiva, il danno è fatto. Dispiace un po', perchè la band avrebbe del potenziale, ma è proprio la monotonia e la piattezza delle canzoni a far si che questo "Question Of Divinity" sia un album trascurabile.

Francesco Noli

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4.0
Opinione inserita da Francesco Noli    04 Febbraio, 2017
Ultimo aggiornamento: 04 Febbraio, 2017
Top 50 Opinionisti  -  

E dopo il debutto "Hurricanes" è sempre la stessa Jolly Roger Records a ristampare il secondo lavoro omonimo dei piemontesi Fil Dì Ferro. Rispetto al dischetto precedente che invero alla lunga risultava un po' acerbo, qui le canzoni si fanno più articolate e allegre, ma anche immediate, senza però andare nel ruffiano o nel copia e incolla. Alla chitarra entra Micky Fiorito che, con quel suo tocco alla Van Halen e Whitesnake, rende ariose tutte le composizioni con i suoi solos non mirabolanti ma efficaci ;cosi è in "Hurricanes" ripescata dal primo full lenght, ma anche le iniziali "Crazy Horse" e "Street Boy" risultano accattivanti e melodiose. Hardeggiante questo disco che io preferisco a "Hurricanes", anche se al tempo la produzione non rese giustizia ai nostri che comunque avevano frecce al proprio arco (la rutilante "Ambush", oppure "Licantropous") dimostrando che la band era più che compatta sia in fase ritmica che di esecuzione. Vi rimando anche alla recensione precedente che vale il discorso per quanto riguarda il lavoro di masterizzazione e pulizia sonora dai vecchi dat e con un esauriente libretto ricco di informazioni e foto del tempo (1988). Non vi confondete, i Fil dì Ferro ci sono ancora e a ragione, ma questo disco forse uscito in ritardo nella scena hard/metal europea, merita di essere riscoperto e perchè no? anche rivalutato, considerando la scena italiana e il contesto musicale di 30 anni fa. Questo ferro non arrugginisce!

Francesco Noli

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Opinione inserita da Francesco Noli    04 Febbraio, 2017
Ultimo aggiornamento: 04 Febbraio, 2017
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La Jolly Roger Records sempre attenta e lungimirante ristampa i primi due lavori dei Piemontesi Fil Di'Ferro, prime movers della scena Metal del Bel Paese (insieme ad altri, ma i nomi si presuppone che siano di vostra conoscenza).Occupiamoci adesso di "Hurricanes", debutto discografico dei nostri in origine uscito per la Discotto Records solo in vinile nel lontano 1986! Un debutto che mostra subito la grande passione per l'hard rock a tinte metal già dalla possente "Hurricanes", con tanto di rombo di motociclette (passione mai sopita del batterista Michele De Rosa, Biker fino al midollo) e un drumming fantasioso e accattivante; negli 8 pezzi ripuliti e rimasterizzati il cd dimostra anche una certa ingenuità dovuta alla giovane età e ai pochi mezzi disponibili in quegli anni, ma i ragazzi fanno buona figura, convinti e appassionati del loro operato. Balma al basso e De Vecchi alla chitarra sono quadrati e granitici (The Fox, Get Ready) fino ad arrivare alla conclusiva Fil Di'Ferro cantata da un Sergio Zara indemoniato! La confezione del lavoro è molto ben curata, con booklet di 12 pagine e relativa storia della band, con foto inedite d'epoca e alcune curiosità. Da avere e da riscoprire perchè la storia della nostra musica preferita passa anche da loro, ancora in attività ma con il solo De Rosa tra i membri originali. BUY OR DIE!!!

Francesco Noli

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Opinione inserita da Francesco Noli    21 Gennaio, 2017
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Gli Agresiva sono Spagnoli e stando alle note biografiche essi propongono un Thrash by area infuenzato da Exodus e Metallica;mezza verità perchè ascoltando questa re-issue del loro disco di esordio la loro musica sconfina sovente nel power americano alla Vicious Rumors con una voce che ricorda Joe Belladonna (senza però avere nè la maturità nè la classe dello screamer americano). Picchiano duro gli Iberici e questa è sicuramente una nota positiva, sono sfrontati con l'attitudine giusta e hanno un grandissimo batterista che consente al gruppo di osare come nell'intro iniziale "Nocturnia" dove tra tempi dispari e arpeggi la mente vola ai mai tanto osannati Atheist. Ma l'inizio è ingannevole perchè i nostri lasciano subito queste soluzioni buttandosi a capofitto nelle solite ritmiche sostenute e cadenzate, con cori e stacchi che non sempre però risultano vincenti. La chitarra solista è ripetitiva, assoli tutti uguali e che comunque non hanno mordente; va bene su alcune songs (Sent To War, Betrayed) ma poi alla lunga iniziano a stufare. Anche la voce molto pulita di Samuel non attacca come dovrebbe e pezzi medio buoni come "If" o "The End Of The Game" con un ugola più sporca e sozza avrebbero reso molto più convincente il cd. Per carità è una questione di gusti, lasciamo tempo al combo di maturare e di perfezionarsi senza avere fretta, per ora mi sento di concludere scrivendo che "Eternal Foe" è un debutto con luci e ombre in egual misura ma che comunque fa ben sperare nel prossimo futuro, perchè le basi musicali dei nostri sono solide.

Francesco Noli

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Opinione inserita da Francesco Noli    21 Gennaio, 2017
Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio, 2017
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Gli Agresiva sono Spagnoli e, stando alle note biografiche, propongono un thrash bay-area infuenzato da Exodus e Metallica; mezza verità perchè, ascoltando questa re-issue del loro disco di esordio, la loro musica sconfina sovente nel power americano alla Vicious Rumors con una voce che ricorda Joe Belladonna (senza però avere nè la maturità, nè la classe dello screamer americano). Picchiano duro gli Iberici e questa è sicuramente una nota positiva, sono sfrontati con l'attitudine giusta e hanno un grandissimo batterista che consente al gruppo di osare, come nell'intro iniziale "Nocturnia" dove, tra tempi dispari ed arpeggi, la mente vola ai mai tanto osannati Atheist. Ma l'inizio è ingannevole perchè i nostri lasciano subito queste soluzioni buttandosi a capofitto nelle solite ritmiche sostenute e cadenzate, con cori e stacchi che non sempre però risultano vincenti. La chitarra solista è ripetitiva, assoli tutti uguali e che comunque non hanno mordente; va bene su alcune songs (Sent To War, Betrayed) ma poi alla lunga iniziano a stufare. Anche la voce molto pulita di Samuel non attacca come dovrebbe e pezzi medio buoni come "If" o "The End Of The Game", con un ugola più sporca e sozza, avrebbero reso molto più convincente il cd. Per carità è una questione di gusti, lasciamo tempo al combo di maturare e di perfezionarsi senza avere fretta, per ora mi sento di concludere scrivendo che "Eternal Foe" è un debutto con luci e ombre in egual misura, ma che comunque fa ben sperare nel prossimo futuro, perchè le basi musicali dei nostri sono solide.

Francesco Noli

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Opinione inserita da Francesco Noli    10 Gennaio, 2017
Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio, 2017
Top 50 Opinionisti  -  

Solo pochi gruppi come i Magnum possono permettersi il lusso e (perchè no?) lo sfizio di pubblicare una raccolta di ballads che ripercorre tutta la loro quarantennale carriera! Lungi da me sindacare se queste manovre siano commerciali o meno, che non me ne può fregare di meno in quanto qui si parla di musica, c'è poco da aggiungere sui Magnum e la loro abilità nel creare atmosfere ridondanti come in "The Last Frontier", oppure l'infinita "Broken Wheel". I brani sono in parte rimasterizzati, in parte ri-registrati, idea questa nata dalla figlia di Tony Clarkin. Il cd vuole essere una raccolta nel vero senso della parola giocando anche sulla versione acustica di "Lonely Night", oppure sulla nuova versione dal vivo "When The World Comes Down" posta in chiusura. Raccolta magra per soli 10 pezzi, questo l'unico appunto che si può fare a questo lavoro che sembra aver pagato in senso positivo, in quanto tutte le songs beneficiano di una pulizia di suono e quindi acquisiscono una marcia in piu! Bob Catley possiede sempre un'ugola preziosa, mentre il sottovalutato Harry James alla batteria mostra di essere semplicemente uno dei batteristi con più groove al mondo. Obbligato per i die hard fans, ma consigliatissimo per tutto il resto dei musicofili!

Francesco Noli

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Opinione inserita da Francesco Noli    03 Gennaio, 2017
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Uli Jon Roth conosciuto ai più come ascia dei tedeschi Scorpions che lo videro in formazione dal 1973 al 1978, torna nella mitica Nakano Sun Plaza Hall di Tokyo a 40 anni dal leggendario Tokyo Tapes, famosissimo e succulento album degli Scorpioni. In questa sua esibizione stratosferica in quanto a pathos, tecnica e sentimento, il nostro non tributa proprio la sua vecchia band nello stretto senso del termine ma è innegabile che si parte da questa idea, diversificando un po la scaletta (non avrebbe avuto senso infatti una set list tale e quale al live sopra citato).Con una formazione di spessore nella quale svetta la voce Nathan James (già negli Inglorious)i classici ci sono tutti, da "Fly To The Rainbow" a "In Trance" passando dall'intramontabile "Picture Life";non manca neanche il tributo alla terra del Sol Levante "Kojo No Tsuki" che con alloira molto stupore fu eseguito nel 1977. Fa strano non sentire la voce particolare di Meine ma dopo qualche ascolto, anche i più accaniti die hard fans scorpiacei accetterano Nathan James che si prende letteralmente la scena su "Crying Days" (omessa in Tokyo Tapes").La UDR ha visto giusto ed ha confezionato un package veramente succulento:infatti i primi 2 cd sono audio ma è con il DVD che il fan si sollazzerà completamente. Detto che il supporto ottico è in Blue Ray e l'inquadrature rasentano la perfezione come cosi l'esecuzione dei brani (notevole anche la cover di "All Along The Watchtower")e la forma dei musicisti, questo risulta essere un acquisto obbligato per tutti i fans della musica con la M maiuscola!

Francesco Noli

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Opinione inserita da Francesco Noli    24 Dicembre, 2016
Ultimo aggiornamento: 25 Dicembre, 2016
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E dopo la Re-issue già presa in esame invero dal sottoscritto per il cd precedente, tornano i nostri Aggravator con il loro thrash furente e spaccaossa con un nuovo full-lenght intitolato “Sterile Existence”. Premesso col dirvi che le belle sensazioni scatenate da "Populace Destructor" qui rivivono in un lavoro sempre si brutale, ma più ragionato; non inganni l'iniziale "Decapitators Temple" col suo arpeggio melodico in apertura, la furia si abbatte con un riffing assassino alla Slayer e batteria a manetta poco dopo. I pezzi sono più ragionati e viene allungato il minutaggio delle canzoni (Abhorrent Point Of View, Future Re-phased) anche se di poco: ma se mentre gli altri lavori erano sparati a mille e qui assalti brutali non mancano di sicuro (High Impact Homicide, Target Obliteration), è l'alternanza con pezzi più cadenzati a colpire nel segno come nel caso della title track. Molto probabilmente i nostri oggi si sentono più sicuri dei loro mezzi e quindi, anche se non tantissimo, giocano un po’ sulle cadenze e dinamiche strutturali che danno respiro al lavoro. Per carità non è niente di trascendentale, ma gli Aggravator sanno suonare e sanno divertire portandoci indietro nel tempo con questo “Sterile Existence” divertente e dannatamente retrò che farà la gioia di tutti i Die Hard Fans di un genere ben lungi dal tramontare!!!

Francesco Noli

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Opinione inserita da Francesco Noli    24 Dicembre, 2016
Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre, 2016
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Allora ragazzi iniziamo col dire che se siete tipi che cercano sonorità nuove e produzioni sfavillanti potete benissimo saltare queste righe e andare a parare oltre; altresì, se siete dei thrashers nostalgici e un po' incalliti, qui troverete pane per i vostri denti. Gli Aggravator di San Antonio se ne sbattono delle mode e dei trend perchè, pur non prendendosi troppo sul serio, sono volutamente retrò sia nelle partiture, che nelle dinamiche, per non parlare delle composizioni a se stanti. Dopo un debutto a mio modo di vedere sottovalutato, questo dischetto (del 2014, ma ristampato pochi mesi or sono) ci riporta alla mente Slayer, Testament, ma anche i primi Kreator con un mix di 10 canzoni per 32 minuti di musica. E proprio qui sta la genialità dei nostri: infatti il pregio di "Populace Destructor" sta nella sua immediatezza costruita su canzoni corte (Fatalist, Frozen Atrocities, Social Unrest) ad altre sempre brevi ma feroci nei campi di tempo e nell'esecuzione (Born In Uniform, Isolated Despair). Songs che non annoiano e che hanno il pregio di risultare fresche, anche se di nuovo non c'è neanche una nota suonata per sbaglio. Concludendo che un chitarrista solista come Jesse Lopez lo vorrebbero avere in tanti (ascoltatevi attentamente i suoi solos e poi ne riparliamo) e che dal vivo questi energumeni non perdono un'oncia della loro violenza, sarebbe peccato capitale non concedergli una chance. Thrash 'till death!!!

Francesco Noli

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