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Opinione scritta da Giovanna Piccoli

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Opinione inserita da Giovanna Piccoli    28 Dicembre, 2013
Ultimo aggiornamento: 28 Dicembre, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Mi ritrovo a scrivere dei Dobermann, gruppo che arriva alle mie orecchie per la prima volta. Propongono un rock'n'roll abbastanza nella norma, senza infamia né lode. Influenzati, a mio avviso, dai "Punkreas" vocalmente parlando. Pezzi abbastanza coinvolgenti che facilmente ti ritrovi a cantare in quanto sono in italiano. Band che secondo me ha qualcosa da dire, ma che ora non mi convince più di tanto. Penso che il disco non renda molta giustizia alla band, sale quindi la curiosità di vederli live appena ne avrò occasione. Da riconoscere comunque dei pezzi compatti che funzionano piuttosto bene all'ascolto. Dopo un ascolto piacevole tiro le somme ritenendo che i Dobermann siano un gruppo da tenere sott'occhio, aspetto di poter scrivere nuovamente di loro sperando di trovare buone sorprese.

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Opinione inserita da Giovanna Piccoli    19 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

Mi trovo a scrivere di una band che mi sta molto a cuore in quanto seguo i Tarchon Fist da un paio di anni. Il 4 Ottobre ci han presentato il loro nuovo "H.M.B.F. (heavy metal black force)" al Caos Rock Club di Bologna. Questo album aveva già convinto le mie orecchie al "3 Days In Rock", dove la band ne aveva anticipato buona parte live. Finalmente, dopo grande attesa, l'album passa nel mio stereo svariate volte. Il cambio di line-up ha certamente portato dei cambiamenti nella band, linee vocali molto più aggressive rispetto ai precedenti album e un taglio diverso nei soli. Allo stesso tempo rimane una sessione ritmica solida come la roccia, anche perché rimasta invariata negli anni. In apertura troviamo un pezzo che ci riporta indietro nel tempo, in quanto trovo che "Knights of fate" possa ricordare il primo lavoro della band. Passiamo a "I stole a kiss to the devil" pezzo che ormai da un paio di anni viene portato live. La forza di questo pezzo a mio avviso è la sessione ritmica, il binomio "Animal - Wallace" convince nuovamente. Si arriva alla title-track "Heavy Metal Black Force", un pezzo che trova forza nei cori che sostengono a pieno la carica vocale di Ramon. Pezzo strettamente legato alla lotta contro le tribute-band che ogni autore si trova ad affrontare. Passiamo a "Student Attack" una grossa sorpresa per la sottoscritta, con una partenza in puro stile Tarchon Fist ci sorprende con l'entrata di Wallace e del suo possente growl! Parte "You must feel your heart" il pezzo che mi sta più a cuore di tutto l'album, oltre a essere ben riuscito per quanto riguarda composizione e arrangiamenti, è il testo che a mio avviso spiega cosa sono realmente i Tarchon Fist. Cinque ragazzi che han deciso di seguire il cuore e di portare avanti la loro musica senza compromessi, essendo sempre gli stessi. Nel testo non a caso citano "This is my choise...try to understand...so feel your heart". Passiamo per l'oscurità di "Sweet Lady Rose" , la carica emotiva di "All your tears", seguita da "Unconvertible", brano che inizia in maniera insolita, lascio a voi la scoperta!!! Segue "Play it loud" pezzo che vi troverete a cantare assieme a Ramon già dal primo ascolto. Rombano le moto e parte "Diavoli Neri" song dedicata ai "Black Devil's MC", un sano Hard'n'Heavy senza compromessi!!! Chiudiamo con "Born to kill", DINAMITE ALLO STATO PURO!!! Un Heavy Metal anni '80 con riff taglienti e ben strutturati. Ramon dimostra di essere un cantante versatile che sa affrontare dalla ballad più introspettiva al pezzo più tagliente e graffiante! Un ottimo lavoro, i Tarchon Fist continuano a stupire!!!

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Opinione inserita da Giovanna Piccoli    21 Luglio, 2013
Ultimo aggiornamento: 03 Agosto, 2013
Top 50 Opinionisti  -  

I Bad Bones nascono nel Maggio del 2007 e sono il risultato dell’incrocio delle strade di Meku Bone (chitarra e voce), Steve Bone (basso e voce) e Lele Bone (batteria). Sotto questa formazione avevamo già ascoltato due album ("Smalltown Brawlers" e "A Family Affair"). Nel settembre 2011 entra in questa famiglia Max (Voce) lasciando libero sfogo a Meko dietro le sei corde. L'entrata di Max porta un cambiamento nei Bones, ma non così radicale come spesso succede cambiando cantante . I Bones il 9 Novembre 2012 annunciano l'uscita del terzo lavoro sotto il titolo di "Snakes&Bones". In apertura "Don't stop me" che con il suo Hard-Rock grezzo ci dà un ottimo background del disco. Passiamo a "Gasoline Rock", con una linea di basso grezza quanto basta e una voce graffiante che fa il suo lavoro risulta un pezzo pieno di energia e ben riuscito. La title-track è in puro stile Bones, un concentrato di adrenalina e Rock'N'Roll!!! Passiamo alla classica "Am I Walking Alone?" che irrompe con un Hard-Rock senza compromessi che ha sempre caratterizzato la band. Un discorso a parte va fatto per "Desert Star Blues" dove la band ci riporta in un momento magico della loro storia. Raccontando dell'America, delle vicende vissute alla "Beachcomber Tavern" insieme a Roy e alla famiglia Americana. Tutto questo ci viene proposto in una chiave Blues che ricorda un giovane "Stevie Ray Vaughan". "Rebel Radio", con il suo ritornello difficile da dimenticare, ci porta a una dimensione live, sicuramente un pezzo riuscito. "Follow The Rain" ci sorprende un'altra volta come aveva già fatto "Don't Let The Spirits Get In" (A Family Affair). Un pezzo acustico che ci concentra soprattutto sulla voce e sull'interpretazione direi ottima di Max. A chiudere il lavoro troviamo "Indian Medicine Man", un momento magico per la sottoscritta e credo per chiunque conosca la storia dei Bones. Un pezzo che rispecchia perfettamente quello che è la band portando a galla parte dell'esperienza oltre oceano. Il brano riesce a creare la perfetta atmosfera per "raccontare" quanto riportato nel testo. Senza dubbio il brano che apprezzo di più non solo di questo lavoro, ma di tutta la carriera Bones. Seguendoli da un pezzo ero abituata alla voce di Meko e devo dire che l'entrata di Max mi ha spiazzato parecchio, ma è bastato questo album e vederlo live per convincermi che Max merita questo posto più di chiunque altro, mantenendo l'attitudine live che i Bones hanno sempre avuto.

"Snakes&Bones è quel concentrato di Rock'N'Roll, emozioni, ricordi e adrenalina pura che ogni Rockers dovrebbe avere in macchina..."

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Opinione inserita da Giovanna Piccoli    17 Luglio, 2013
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I Coffee Overdrive prendono vita nel 2006 da Oleg Brando (Voce,Chitarra,autore) e Gionata "Jonny" Bellei (Chitarra Solista) con l'intenzione di creare un Hard Rock privo di schemi preimposti e che avesse qualsiasi tipo di influenza musicale possibile. Nel 2007 debuttano con il loro "Revolution Breakfast". Che dire di questo debutto: "sicuramente fuori dagli schemi". Un album che possiamo classificare come Hard-Rock generalizzando molto, in quanto esso racchiuda 40 anni di musica dal funk, al metal, al blues, al grunge...e chi più ne ha più ne metta. In apertura troviamo "Ow Lord" che ci riporta a un Rock'n'Roll mischiato saggiamente a sonorità "Soul-Swing", segue "The River" pezzo più melodico e lento rispetto al precedente ma che mantiene comunque riff molto grezzi. Passiamo a "Don't you", pezzo che gioca su due dimensioni,passando dal rock più melodico e rilassante a un hard-rock più tirato risulta un pezzo molto interessante. "The Overdriven Dance" risulta un pezzo che accenna al Metal ma che non possiamo etichettare sotto questo genere, con un ritornello che ci porta subito a una dimensione live risulta un pezzo sicuramente piacevole all'ascolto. Un discorso diverso va fatto per "A promise", ballad acustica che ci fa concentrare soprattutto sulla voce molto particolare di Oleg, a cui è dà riconoscere anche un'ottima interpretazione. "Revolution Funk" parte come un classico Hard-Rock, ma come ci si può aspettare dal titolo sfocia in un Funky dove il basso "gira" a dovere. A chiudere il lavoro troviamo "I Invented Rock and Roll", indubbiamente il pezzo più tendente al metal con una linea vocale molto grezza. In questa sfuriata troviamo una citazione a uno storico brano...a voi scoprire quale!!! I "Coffee Overdrive" come punto di forza indubbiamente hanno il fatto di non essersi posti "limiti creativi", cercando di ottenere un sound più che un genere dando libero sfogo al songwriting. Per quanto riguarda la voce di Oleg la ritengo molto particolare, personalmente non mi ricorda nessuno e questo a mio avviso è un altro punto a favore. Rovesciando la moneta questo potrebbe giocare a sfavore in quanto spesso la gente abbia bisogno di riconoscere alcune sonorità "già sentite". A chi ama la sperimentazione e il sound ( perchè non possiamo parlare di un genere ma di un sound) "tutto bello mischiato" sicuramente sarà in grado di apprezzare i Coffee Overdrive. Una cosa è certa: "NON ANNOIANO MAI!!!".

Pinzato birra in mano ho avuto l'occasione di fare quattro chiacchiere con Oleg che mi ha dato la visione "interna" di "Revolution Breakfast" e anticipato qualche News sul prossimo lavoro!!!
-Ciao Oleg! Revolution Breakfast è un album molto interessante in quanto riesca ad unire sonorità molto diverse restando comunque un album convincente. L'unione di vari generi è la conseguenza dei diversi gusti musicali dei singoli o è una scelta voluta e pensata precedentemente?
Ti ringrazio per i complimenti. I Coffee Overdrive sono nati dalla mia voglia di creare la band che unisse in se tutto ciò che amo ascoltare (e ti assicuro che ascolto di tutto) ed ho avuto la fortuna ed il privilegio di condividere tale voglia con persone altrettanto poliedriche nei gusti ed aperte mentalmente. L’unico limite che ci siamo posti in fase compositiva è stato quello del: “Ci piace? “. Non abbiamo mai desiderato essere la fotocopia di altri gruppi o limitarci ad un genere ben preciso. Da questo punto di vista seguiamo la lezione di gruppi storici come Led Zeppelin o più recenti come Faith No More, Soundgarden e Foo Fighters. Nessuna gabbia creativa che non sia quella del cercare di fare le cose nel modo migliore possibile. Più che un genere cerchiamo di avere un Sound, uno stile. Qualcosa nel modo di interpretare i pezzi che sia riconoscibile come nostro, sia in un brano Funk Rock come “Revolution Funk” che in un sfuriata tendente al Thrash Metal come “I Invented Rock ‘n’ Roll” così come nel “Soul-Swing-Metal” di “Ow Lord” o in un brano acustico come “A Promise”.

- La scelta del titolo "Revolution Breakfast" è perchè suonava bene quel titolo piuttosto che un altro o è un titolo pensato e ragionato e vuole lanciare un messaggio?
“Revolution Breakfast “ era il solo ed unico titolo che potevamo dare al nostro debutto. Intanto perché per certi versi si collega a parte del nostro nome (Il caffè è la parte fondamentale di ogni colazione che si rispetti,no? ), poi perché abbiamo la presunzione di aver creato qualcosa che è nel suo piccolo una rivoluzione nel sound Heavy/Rock, per lo meno come approccio. A livello concettuale, la colazione della rivoluzione sta ad indicare l’inizio di una presa di coscienza forte, l’inizio di una svolta personale.

- Hai un tema che ti sta parecchio a cuore che ritorna spesso nei testi di questo lavoro?
I testi di “Revolution Breakfast” non hanno un filo conduttore particolare. Sono stati scritti in periodi diversi della mia vita e tendono a svilupparsi su piani di lettura diversi. La maggior parte dei brani ha un contesto sentimentale e passionale, alcuni più a livello “tragico” come “Once” o “Don’t You” altri a livello più carnale come “Boom Boom!!” Altri brani come “The River” o “A Promise” tendono ad essere più introspettivi e metaforici. Ci tengo a specificare che gran parte di ciò che scrivo è intriso di una malatissima ironia e che non è facile capire quando faccio sul serio e quando gioco con le parole. Sempre se a qualcuno interessa capirlo … se no che si goda il sound ed amen.

-Revolution Breakfast è un album che ho apprezzato molto. Il pubblico deve aspettarsi un'altro concentrato di rock'n'roll e caffeina? Bolle qualcosa in pentola?
Il secondo album è finalmente in lavorazione e posso anche anticiparti il titolo che sarà “Rocket L(a)unch” e che è già on-line il primo brano fatto e finito ovvero “Ready To Go”. Lo si può sentire sul player Reverbnation della nostra pagina Facebook. Il regista dei nostri primi due video, Riccardo Giullari, sta realizzando un videoclip per tale brano e posso assicurarvi che sarà assolutamente folle!!! Si tratta di una ripresa amatoriale fatta dal sottoscritto in vacanza negli Stati Uniti. Un exploit umano che ho avuto la prontezza di filmare che sarà mixato con alcune immagini di un nostro recente Live. Tornando al disco, grazie alla presenza di Diego nel gruppo,possiamo permetterci di registrare l’album come desideravamo fare: in totale autonomia dentro il nostro garage/sala prove. Diego infatti è decisamente abile come fonico/produttore e questo ci dà la libertà di poterci gestire i tempi in totale serenità,senza dover guardare l’orologio temendo di spendere troppi soldi, mantenendo un’atmosfera amichevole e “casalinga”… e poi nella nostra sala prove possiamo bere e fumare in santa pace!!! Vuoi mettere il feeling di un bel Rock'n'Roll Riff suonato con una sigaretta che pende dalle labbra dopo aver bevuto un buon drink?!?!


- Cosa deve aspettarsi il pubblico dal nuovo lavoro? Rimane sulla linea di Revolution Breakfast o il sound cambierà?
Un caleidoscopio sonoro ancora più folle e variegato. Alle già sfaccettate sonorità di “Revolution Breakfast” sono state aggiunte ancora più influenze. Ci sono brani che pur avendo un approccio più aggressivo hanno melodie e ritmiche che in alcuni passaggi possono essere assimilate al reggae o alla musica est-europea. Diciamo che c’è qualche tempo in levare in più, via. Abbiamo voluto dare ancora più sfumature ai colori del nostro sound pur cercando di avere un impatto ed un immediatezza maggiori. Le canzoni sono mediamente più brevi rispetto a quelle del primo disco, i testi si distaccano molto dai temi sentimentali di gran parte dei brani del debutto per navigare su onde più attinenti alla voglia di ribellione di chi non può più accettare questo sistema socio-economico in cui gli interessi di pochi schiacciano la vita di molti. Non sarà un disco politico, questo no, ma credo che le metafore che ho utilizzato nei brani ben rappresentino la sana voglia di ribellione di gran parte della popolazione mondiale così come possono essere lette in maniera più personale, come voglia di riscatto individuale verso le eventuali delusioni e gli ostacoli al proprio cammino evolutivo.

-L'intervista volge al termine, ringraziandoti del tempo dedicato ti chiedo di dare un buon motivo al pubblico per cui dovrebbe avvicinarsi a questa creatura ad alto concentrato di caffeina e rock'n'roll.
Perché avvicinarsi al nostro Sound??? Per curiosità… Per sentire se quanto scritto fino ad ora corrisponde alla verità… Perché quello che facciamo è un onesto concentrato di passione. Invito i lettori a seguirci sui social network per restare aggiornati sull’uscita di “Rocket L(a)unch” e per avere le coordinate per poterci venire a vedere dal vivo. Vi garantiamo che vi divertirete!!!
https://www.facebook.com/CoffeeOverdrive?fref=ts FOLLOW ON FB!!!
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Opinione inserita da Giovanna Piccoli    12 Luglio, 2013
Ultimo aggiornamento: 12 Luglio, 2013
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I "Badmotorfinger" nascono nel 2006 per mano dei fratelli Mengoli (Federico "Heavy-Rico" e Alessandro "Alex" entrambi alle chitarre) a cui si aggiungono Stefano "Il Reverendo" Altobelli (Voce), Fabio "Barra" Bussolari (batteria) e Massimiliano "Yena" Tommesani (basso). Il promo, contenente "Ride the storm" e "Beginning of the end", registrato nell'Ottobre 2011 e uscito il 28 gennaio 2012 ci aveva già fatto capire che c'era del buono in questo progetto e che presto avremmo ascoltato il primo full-lenght. Finalmente il 28 Maggio 2013 promosso da Logic(il)logic Records debutta il loro "It's Not The End". I '53 secondi di introduzione preparano all'esplosione di "The Fear", traccia che ci riporta indietro a un Hard'n'Heavy anni '80 senza compromessi. Un'ottima collaborazione la troviamo in "Brand New Day", con l'aiuto di Luigi "Sange" Sangermano (voce dei SangeMainMachine) risulta un pezzo che inganna l'ascoltatore, fa subito pensare a una ballad ma dopo l'ingannevole intro il pezzo esplode in un Hard Rock/Heavy sicuramente più melodico rispetto ai brani precedentemente citati. Ottimo lavoro anche per quanto riguarda "Loser" e "Ride the storm", pezzi dal ritornello semplice e immediato che ci riportano subito a una dimensione live. Un discorso a parte va fatto per "Afterlife", pezzo lento rispetto ai canoni dei Badmotorfinger ma che non possiamo etichettarlo come "ballad". La band riesce a creare la giusta atmosfera per quanto riportato nella "Lyrics" molto curata e ben stesa. Un esplosione travolgente la troviamo in "Rebel" il cui titolo parla già da se.

I "Badmotorfinger" promettono molto bene risultando una band da tenere sott'occhio se amate l'Hard'n'Heavy "alla Motorhead". A chiudere il lavoro una buona interpretazione di "Rock'n'Roll" (Motorhead) immancabile in sede live.

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