A+ A A-

Opinione scritta da Daniele Ogre

2609 risultati - visualizzati 1 - 10 « 1 2 3 4 5 6 ... 7 261 »
 
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    12 Aprile, 2024
#1 recensione  -  

E' un traguardo decisamente importante quello raggiunto dai francesi Benighted: l'appena rilasciato - da Season of Mist - "Ekbom" è infatti il decimo studio album dei terroristi sonori provenienti da Saint-Étienne. La band guidata dal sempre versatilissimo Julien Truchan si presrnta con una line uo da un lato rinsaldata dal 2017 in avanti, ma dall'altro con una sola chitarra dopo l'uscita nel 2022 di Fabien Desgardins; uno split questo che sembra comunque non aver avuto effetti negativi sul quartetto transalpino. Possiamo notare da subito, sin dall'opener "Scars", come le caratteristiche dei Benighted siano rimaste immutate: il loro è un assalto frontale che affonda le proprie radici nel Brutal Death/Grindcore d'inizio secolo, ma che ha saputo col tempo evolversi riuscendo ad annettere sempre una visione moderna. Il lavoro - stavolta in solitaria - alla chitarra di Emmanuel Dalle è come sempre encomiabile, ma manco a dirlo a colpire maggiormente sono come sempre il terremotante drumming di Kevin Paradis e l'incredibile versatilità vocale di Julien, capace di modulare la sua voce come ne ha bisogno quando ne ha bisogno con una facilità disarmante. Dicevamo comunque di questo "incontro" tra tradizione e modernità nei Benighted odierni, e ne abbiamo in effetti diversi esempi lungo lo scorrere della tracklist: un vortice di blast beat furiosi che s'intrecciano a pesanti groove e break spacca collo come possiamo sentire ad esempio in "Morgue" o in "La Vice des Etrailles", mentre troviamo a spezzare - in un certo senso - la tensione il singolo "Metastasis" con il suo approccio molto più vicino al Grindcore influenzato dal Punk/HC dei Napalm Death. Dopo tanti anni di carriera e, come dicevamo, dieci album, i Benighted non sembrano vivere alcun momento di stanca; certo, il loro target è soprattutto indirizzato verso chi ha più familiarità con una versione più moderna del genere, ma come sempre anche gli amanti della violenza sonora tout court troveranno in "Ekbom" paneper i loro denti.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    06 Aprile, 2024
#1 recensione  -  

Un solo anno dopo il debut album "Writhing Tomb Amongst the Stars", torna la one man band americana Venomous Echoes, progetto di Benjamin Vanweelden che 'esorcizza' il proprio Disturbo da Dismorfismo Corporeo mettendolo al centro del suo concept; così come nel debutto, anche in "Split Formations and Infinite Mania" (licenziato da I, Voidhanger Records) le conseguenze psicologiche di questo disturbo vengono dipanate tramite un lotto di brani che, liricamente, trasmettono le sensazioni di un incubo lovecraftiani messo in scena dalla regia di David Cronenberg: il corpo diviene una prigione, al contempo tortura e portale verso un'altra sinistra dimensione in cui smembramento, decomposizione e ricomposizione si susseguono come in un processo alchemico. Il lavoro di composizione del Vanweelden è di nuovo ampiamente apprezzabile: l'accuratezza dei testi è stavolta supportata da un impianto strumentale più a fuoco, seppur talvolta la produzione sarebbe potuta essere migliore (nei momenti più violenti e brutali la drum machine tende a coprire tutto il resto, come nell'opener "Ocular Maltosis ov Schizophrenia"). In generale si può notare qualche miglioramento, ma ancora l'insieme è alquanto ondivago con qualcosa che funziona decisamente bene (il singolo "Miscreated Pustules", "For Thy Avant Void", "The Millions ov Eyes Transformed") ed altro meno (l'opening track, come dicevamo... ma anche "For Thy Avant Void", di nuovo sui blast beat), mentre sul piano musicale la componente Black Metal diviene sempre più contorno su una struttura prettamente Death Metal che vede in Morbid Angel e Portal le primarie fonti d'influenza. Qualcosa qua e là, insomma, ancora dev'essere registrato a dovere - soprattutto in sede di produzione -, ma non possiamo negare che qualche passo in avanti i Venomous Echoes l'hanno compiuto. Migliorabile ancora? Certo, ma tutto sommato "Split Formations and Infinite Mania" è un lavoro che merita una sufficienza piena.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    06 Aprile, 2024
#1 recensione  -  

Dalle più cupe viscere di Baltimora arrivano i Wrektomb, trio Death(Doom che dopo un EP ed un paio di singoli pubblica tramite Personal Records il debut album "Bovine Mockeries of Human Posturing". Ed è un Death/Doom a tutto tondo quello che l'act americano ci offre in questo primo lavoro su lunga distanza: cinque lunghissime tracce in cui i Nostri accorpano diverse scuole di pensiero del genere, e lo fanno con una maestria che ha quasi dell'incredibile per una band con una discografia così poco nutrita. E' come se avessero studiato a fondo il genere, assorbendo insegnamenti come una spugna; funerei e pesanti, ma capaci di aperture melodiche e dal mood malinconico, così come di passaggi più rocciosi ed a loro modo diretti, con la strepitosa seconda traccia "Unexpected Encounters with Nature" che è un perfetto sunto di tutto ciò; dai Disembowelment agli Hooded Menace, passando per Shape of Despair, Dragged into Sunlight, Esoteric, gli immancabili Paradise Lost... tutto echi che possiamo sentire all'interno di un album in cui però i Wrektomb mettono in campo una personalità solida. "Bovine Mockeries of Human Posturing" è - considerando che è un debutto - un album che sorprende sin dal primo ascolto per l'elevatissimo livello qualitativo delle composizioni; un disco dal mood mutevole: a volte un mausoleo di marmo decorato, a volte un tumulo di ghiaia spartano, per usare le parole delle info che accompagnano il promo in nostro possesso... e mai parole furono più azzeccate! Il nostro consiglio è quello di procurarsi questo debutto targato Wrektomb e lasciarsi trasportare dalle funeree melodie della band di Baltimora tra orrori, incubi e visioni d'Oltretomba. Una grande, grandissima sorpresa!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    06 Aprile, 2024
#1 recensione  -  

Nati dalle ceneri degli Intestinal - il nome attuale viene dal secondo album di questi ultimi, rilasciato nel 2012 -, gli svedesi The Rottening pubblicano tramite Personal Records questo EP a titolo "Seeds of Death", in cui possiamo trovare i tre pezzi che hanno composto la tracklist del demo d'esordio del 2023 "Ode to Rot" - "Ode to Rot", "Silence of Your God" e "Maleficarum" - e due tracce inedite - il singolo "Starless Void" e la title-track -. Influenzati soprattutto dai titani Dismember, i The Rottening ci offrono cinque tracce (per poco più di 20 minuti) di old school Swedish Death Metal nudo e crudo. Troviamo infatti qui tutti gli ingredienti per la perfetta ricetta di un disco di questo genere: pedale HM-2 pompato al massimo, colata lava di riffoni corposi e rocciosi, ritmiche che sovente rimandano alla scuola Hardcore, mid e up-tempo spacca collo ed un rude growl (opera di Herman Hermansson, unico non ex-Intestinal) che ci ha spesso ricordato Mikael Stanne nei Grand Cadaver. Sempre rispettando in toto i canoni del genere, non mancano diverse aperture melodiche che donano una maggior fluidità di manovra ai Nostri all'interno di composizioni che non pretendono d'inventare assolutamente nulla di nuovo - e ci mancherebbe! -, ma per chi è amante di questa particolare scuola Death Metal saranno sicuramente piacevoli. Una sufficienza piena di fiducia da parte nostra per i The Rottening: il loro "Seeds of Death" non reinventerà la ruota, ma è comunque un buon biglietto da visita per una band che vive, respira - e suona bene, ovviamente - il Death svedese della vecchia scuola.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    05 Aprile, 2024
#1 recensione  -  

Quello dei romani Hour of Penance era sicuramente uno dei ritorni che più aspettavamo in questa prima parte di 2024, con Giulio Moschini e compari chiamati a dare un degno successore all'ottimo "Misotheism". Il quintetto capitolino ritorna dunque dopo cinque anni con questo loro nono capitolo nella loro venticinquennale carriera: "Devotion", licenziato da Agonia Records e che vede il debutto dietro le pelli di una giovane macchina da guerra come Giacomo Torti, che, lo diciamo subito, non fa rimpiangere un mostro come Davide Billia. I Nostri riprendono le atmosfere tetre di "Misotheism", dando sempre una grandissima importanza al riffingwork della coppia Moschini/Pieri, sempre più affiatati e capaci, a nostro avviso, di raggiungere il loro culmine in questa nuova opera. Tra brutali accelerazioni e blast beat spietati ("Parasitic Chain of Command" è un cazzottone dritto in faccia), momenti più atmosferici dal sapore 'behemothiano', break spacca collo ed un ormai sempre più presente flirt con riff di natura Black/Death, gli Hour of Penance dimostrano di essere ancora in forma smagliante e di riuscire ad essere sempre e comunque convincenti con una proposta che è per loro ormai un marchio di fabbrica, lungi però dal risultare ripetitivi: ogni nuovo lavoro della band romana è un capitolo a sé, ed anche "Devotion" non sfugge alla regola; abbiamo qui tutti gli elementi che ben conosciamo delle sonorità dei Nostri, ma il songwriting appare comunque sin da subito ispirato e fresco, segno di come la vena compositiva sia ben lontana dall'essersi esaurita. A diostrarlo troviamo due bordate come i singoli "Devotion for Tyranny" - massacrante opening track in cui le chitarre mettono subito in chiaro chi sarà il protagonista da lì in avanti - e "Birthright Abolished"; songwriting tra l'altro abbastanza conciso, se è vero com'è che troviamo delle stilettate di poco superiori ai tre minuti come la terremotante doppietta "The Morality of Warfare" / "Severance" o la conclusiva "Spiralling into Decline"... ma in generale va dato atto agli Hour of Penance di confermarsi costanti come pochi nel riuscire a tirare fuori un lavoro che non abbassa mai la tensione, ma che anzi resta elettrizzante e strabordante dall'inizio alla fine. Come detto all'inizio, aspettavamo con trepidazione il ritorno degli Hour of Penance; e, tanto per cambiare, non ne siamo rimasti affatto delusi.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    05 Aprile, 2024
#1 recensione  -  

Nel corso della loro decina d'anni di carriera - anno più, anno meno - gli statunitensi Witch Vomit hanno acceso non poco l'interesse degli amanti delle sonorità old school Death Metal più che felici della tante volte nominata nuova ondata degli ultimi tempi. Arrivati con "Funeral Sanctum" al loro terzo full-length . che arriva a cinque anni di distanza da "Buried Deep in a Bottomless Grave", come questo rilasciato da 20 Buck Spin -, il quartetto di Portland si apre a nuovi sentieri sonori, lanciando un album le cui sonorità presenta alcune similitudini col passato, ma anche tanti nuovi elementi che, per quanto ci riguarda dopo diversi ascolti, danno una nuova spinta all'act americano. Non mancano dunque quegli elementi che uniscono scuola americana e svedese Death Metal (Autopsy, Torture Rack, Gorement, Entombed), ma oltre questo troviamo in "Funeral Sanctum" più d'una velata apertura melodica che rimanda dritta dritta al Melodic Black/Death svedese; una "Serpentine Shadows", ad esempio, musicalmente potrebbe benissimo essere uscita da un lavoro di Dissection o Necrophobic. Ci vuole magari più di un ascolto per abituarsi a questa nuova strada intrapresa dai Witch Vomit, ma è innegabile come "Funeral Sanctum" risulti via via sempre più convincente. Dal canto nostro, possiamo dire di aver apprezzato come le due anime dei Nostri - quella più spietata e diretta e quella più 'ariosa' e melodica - riescano a fondersi in un lotto di brani dal forte impatto, così come la contrapposizione tra le armonizzazioni Black/Death ed il profondo growl di Tempter, o ancora le parti soliste dai forti richiami tra Slayer e Morbid Angel. Un lavoro di composizione, quello dei Witch Vomit, estremamente accurato e che viene supportato da una produzione corposa ma che al contempo dà all'opera un'aria mortalmente glaciale, a cui si unisce una durata totale di mezz'ora, segno che i Nostri hanno sicuramente badato al sodo. "Funeral Sanctum" è, in sintesi, un disco sicuramente soddisfacente che mette in mostra una band che, a quanto pare, non ha paura di cambiare le carte in tavola. Con risultati, dobbiamo dire, che si fanno apprezzare.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    03 Aprile, 2024
#1 recensione  -  

E' semplicemente sensazionale "The Apophatic Wilderness", terzo studio album dei neozelandesi Verberis appena rilasciato da una vera e propria garanzia come Norma Evangelium Diaboli (label da anni ed anni dei Deathspell Omega, oltre che di Misþyrming e Funeral Mist tra gli altri). Presentatisi ai nastri di partenza di questa nuova opera nel segno della continuità (stessa formazione degli ultimi due precedenti lavori) i Verberis hanno sì come stella polare delle proprie sonorità Deathspell Omega e Ulcerate - con questi ultimi condividono il batterista Jamie Saint Merat -, ma l'esperienza e l'affiatamento consolidato tra i quattro musicisti coinvolti, fa sì che per quanto le influenze appaiano chiare, l'operato dei Nostri ha sempre più un carattere personale. Le strutture oblique dei pezzi, le dissonanze, i sinistri arpeggi, la spietate accelerazioni, tutto è messo al servizio di una certa teatralità, di atmosfere empie ed evocative che sono, a ben vedere, il fulcro principale, il cardine attorno cui ruota questa macchina sempre più oliata e perfetta. Quattro lunghe tracce oppressive ed ossessive in cui scampoli di melodia danno l'inganno di avere a disposizione dell'aria, mentre il claustrofobico Avant-garde Black/Death dei Verberis attanaglia man mano che il minutaggio passa. Segni tangibili della costante crescita dell'act neozelandese li troviamo nelle differenze rispetto a d "Adumbration of the Veiled Logos", uscito solo due anni fa: in questa loro nuova opera notiamo nei Verberis meno frenesia unita ad atmosfere decisamente molto più cupe e sfuggenti, con i cambi di tempo che, per quanto sappiano colpire alla bocca dello stomaco, sono gestiti in maniera a suo modo più controllata, andando a toccare livelli di magnificenza - come nel singolo "Labyrinthine Privation" - cui sono ad ora ci avevano abituati solo i miglior Deathspell Omega. "The Apophatic Wilderness" è un album dalle strutture complesse, composto e suonato però da musicisti la cui esperienza è innegabile, tanto che il tutto è gestito con una fluidità di manovra invidiabile, grazie ad una composizione ed un'esecuzione che rasentano la perfezione. Se avete in passato amato quello che è IL disco Avant-garde Black - e ovviamente ci riferiamo a "Si Reqvires Monumentvm, Circvmspicie" - "The Apophatic Wilderness" è un album che DEVE finire nella vostra collezione, senza se e senza ma.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    03 Aprile, 2024
#1 recensione  -  

"Putrefying Flesh" è il demo d'esordio della one man band britannica (scozzese, per essere precisi) Caustic Phlegm, progetto del polistrumentista Evan Vasilakos; il demo è uscito autoprodotto nel 2022 per poi essere stampato in cassetta tra settembre e novembre dello stesso anno rispettivamente da Necrolatry Records e da Necroeucharist Productions; pochi giorni fa è arrivata la stampa da noi recensita, in formato LP 7" rilasciata da Hells Headbangers Records. Tre tracce brutali e malevole in cui possiamo notare la passione di Evan per il Death/Goregrind, in un mix tra vecchissima scuola svedese (Carnage), Goregrind americano (Impetigo) e vecchia scuola finlandese (Abhorrence)... con il tutto, volendo, riconducibile al solo nome dei danesi Undergang. Considerato il tipo di uscita - demo - ed i formati - cassetta un annetto e mezzo fa (non ho controllato, ma non mi stupirei fossero sold out) ed LP 7" oggi -, "Putrefying Flesh" è il classico lavoro che farà la gioia soprattutto dei collezionisti incalliti, soprattutto se avvezzi a tale marciume sonoro: chitarroni ed atmosfere putride, ritmiche serrate, produzione grezza e sporca il giusto... C'è insomma tutto quello che si chiede ad un lavoro - seppur breve - Death/Goregrind. Per quanto ci riguarda, questo debutto dei Caustic Phlegm raggiunge una quieta sufficienza; siamo però sinceramente curiosi di risentirli all'opera, magari con qualcosa ch duri più di 13 minuti.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    03 Aprile, 2024
#1 recensione  -  

Quella qui in esame è sostanzialmente una raccolta con cui l'etichetta underground tedesca Darkness Shall Rise Productions mette insieme le prime due uscite dei deathsters austriaci Fessus, tant'è che il disco porta il titolo di entrambi i lavori, "Pilgrims of Morbidity / Thresholds of Morbidity": il primo un demo rilasciato l'anno scorso, il secondo un live album uscito nello scorso mese di marzo con la registrazione dell'esibizione dei Nostri al Cafe Carina di Vienna. Un modo per tirare le fila e far conoscere al pubblico questa giovane band viennese, il cui Death Metal è saldamente ancorato alla vecchia tradizione, con sonorità a cavallo tra le sferzate Blackened Death dei Grave Miasma, le truci atmosfere degli Autopsy e pesanti rallentamenti Death/Doom. I Fessus in pratica non inventano assolutamente nulla di nuovo, ma come possiamo sentire - specialmente nei primi tre pezzi che arrivano dallo studio - hanno sicuramente studiato bene la materia. Si può anche notare come i Nostri guardino con favore anche ai Necrophagia, probabilissima fonte d'ispirazione primaria per il secondo pezzo "Pilgrims of Morbidity". Anche la seconda parte del disco risulta abbastanza convincente, con un lotto di brani live con una registrazione più buona di quanto ci si potesse aspettare e tra i quali si segnalano "Pointless Anguish" ed "Asphyxiate in Exile", più che altro perché non presenti nel demo d'esordio, e ne deduciamo quindi che andranno su un futuro lavoro. Come detto, possiamo prendere "Pilgrims of Morbidity / Thresholds of Morbidity" semplicemente per quello che è: un buon modo per cominciare a conoscere una band che sembra avere le idee ben chiare su quale sia il proprio percorso. Per un giudizio più accurato sugli austriaci Fessus, però, aspettiamo una prossima uscita.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    30 Marzo, 2024
#1 recensione  -  

E' stata una carriera purtroppo un po' troppo a singhiozzo quella degli statunitensi Suffer: i deathsters di Sioux Falls si formano negli anni '90, periodo in cui - fino al '99 - rilasciano diversi demo, prima di fermarsi e riprendere dal 201 al 2018 - anni in cui arrivano il primo album "konQbine" e l'EP "Instruments of Grace" -; nel 2022 ci riprovano ed ecco quindi tornare C.R. Petit, Justin Aeschliman e Jason Ellsworth: l'anno scoros pubblicano l'EP "Gristle, Bruised Spots, & Trimmed Fat" e oggi tramite Wise Blood Records arriva il secondo studio album "Grand Canvas of the Aesthete", in cui si avvalgono della collaborazione dietro le pelli di René Gerbrandij e per gli assoli del loro ex membro Daron Petit. Per chi non è familiare con l'operato dei Suffer, possiamo farvi capire le coordinate stilistiche dei Nostri facilmente: Carcass ed Exhumed sono le principali fonti d'ispirazione della band del South Dakota, soprattutto la leggenda britannica, vuoi per l'incessante groove che permea l'intera opera, vuoi anche perché la voce di C.R. ricorda molto da vicino quella di mr. Jeff Walker. I Suffer cercano comunque di dare qualche variazione al solito tema nelle loro composizioni: possiamo qui trovare diverse divagazioni melodiche - specie nelle chitarre soliste -, rocciose accelerazioni di stampo US Death Metal o anche patterns decisamente vicini al Death/Doom degli Asphyx ("Ashened Frolic; The Exquisite Promenade" ne è un esempio). Tutto ciò comporta che nonostante le otto tracce di "Grand Canvas of the Aesthete" si attestino tutte tra i 5 ed i 6 minuti, i Suffer riescono sempre a tenere alta la tensione grazie a buoni cambi di registro che permettono a chi ascolta di non venir meno in quanto ad attenzione. Ecco, magari la durata è un po' un'arma a doppio taglio, visto che se non ascoltato col giusto mood si può provare un senso di stanchezza verso la fine dell'opera, ma in generale possiamo dire che questo secondo album dei Suffer è un disco solido che, per quanto non brilli per originalità, si lascia ascoltare, anche grazie ad un paio di pezzi come "Plentiful • Copious • Bountiful" e "Carnal Flesh Parade" qualitativamente leggermente superiori agli altri. Dal canto nostro, per i Suffer arriva una sufficienza piena, raggiunta dai Nostri in tutta scioltezza.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
2609 risultati - visualizzati 1 - 10 « 1 2 3 4 5 6 ... 7 261 »
Powered by JReviews

releases

Fatal Fire, un debut album con i controfiocchi
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Benighted: tradizione e modernità, violenza cruda e groove
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
 Achelous, nuovo album e nuove emozioni per un lavoro epico
Valutazione Autore
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Gli indiani About Us non hanno paura di osare e pubblicano un lavoro di qualità
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

Razor Attack, ci vuole di meglio
Valutazione Autore
 
2.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dialith, un breve EP che conferma le qualità del gruppo
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Ancient Trail, un disco che merita attenzione
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Scarefield: orrorifici!
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dyspläcer, un debut album che fa intravedere del talento
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Blood Opera: grande incompiuta
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Consigli Per Gli Acquisti

  1. TOOL
  2. Dalle Recensioni
  3. Cuffie
  4. Libri
  5. Amazon Music Unlimited

allaroundmetal all rights reserved. - grafica e design by Andrea Dolzan

Login

Sign In

User Registration
or Annulla