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Opinione scritta da Daniele Ogre

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Opinione inserita da Daniele Ogre    16 Gennaio, 2022
Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio, 2022
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Ci sono diverse saghe cinematografiche che hanno avuto - chi più, chi meno - un grande successo; ma tra queste probabilmente nessuna raggiunge i livelli di fama (ed è altrettanto divisiva non solo tra quelli a cui piace e chi no, ma anche tra i fans stessi) di Star Wars; ed è proprio la celebre saga, ideata da George Lucas ed influenzata dai romanzi del ciclo di Dune di Frank P. Herbert ed i film di Akira Kurosawa (in particolare La Fortezza Nascosta), il tema portante dei death metallers americani Ecryptus, che rilasciano per SBDC Records questo EP a titolo "Kry'am Beskar", tradotto dal mandaloriano: "Death Metal". E' un sample tratto dalla saga - a voi scoprire quale - a dare il via a "Cauterized Saber Wound Massacre", massacrante opening track in cui gli Ecryptus mettono subito sul tavolo le proprie carte: il loro è un Death Metal potente quanto tecnico, in cui l'influenza dei "soliti noti" (Morbid Angel, Immolation, Deicide, ecc. ecc.) è giusto la base su cui si muovono i tre ragazzi di Atlanta. Anzi, sovente i Nostri travalicano i confini per giungere nei territori del Brutal Death - vedasi l'imponente incipit di "Compulsion to Disintegrate" -. Sul piano della scrittura e dell'esecuzione non c'è assolutamente nulla da dire: il tutto è ineccepibile, grazie anche ad una produzione sontuosa ed al tasso tecnico decisamente elevato del trio americano. Essendo poi solo quattro tracce per soli 20 minuti, il tutto scorre via velocemente, pur lasciando il segno. Insomma, se siete fans del Death Metal e del Brutal Death americano, oltre che della saga di Star Wars, questo piccolo gioiellino a titolo "Kry'am Beskar" non può non essere vostro, fosse anche solo per il divertimento di trovare i riferimenti.

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Opinione inserita da Daniele Ogre    15 Gennaio, 2022
Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio, 2022
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Dopo essersi presentati nel 2016 con l'ottimo EP "Processio Flagellates" si erano un po' perse le tracce dei cileni Verbum, che torna oggi con quello che è il loro primo full-length "Exhortation to the Impure", edito da Iron Bonehead Productions. Diciamo subito che la misteriosa Death/Doom band cilena riesce sicuramente ad impressionare con questa nuova fatica: complice un lavoro di composizione particolarmente focalizzato ed una cura negli arrangiamenti e nella costruzione della tracklist, "Exhortation to the Impure" sorprende per come riesca ad avvicinarsi ai livelli qualitativi dei lavori di gruppi come Spectral Voice e Mortiferum - non proprio due a caso, insomma -, risultando addirittura ancor più cupo. Quello dei Verbum è un lento viaggio opprimente, una discesa verso abissi di desolazione e visoni apocalittiche. Per una volta non ci troviamo a parlare dell'inutilità delle intro, visto che quella che ci introduce - scusate il gioco di parole - a quest'opera è un'inquietante traccia strumentale che ci trascina verso il fondo di sabbie mobili formate da riff oscuri e claustrofobici, con l'aria che ci viene definitivamente tolta dalle pesantissime "Abrahamic Sedition" e "Nihil Privativum", prima che il primo dei due interludi spezzi brevemente la tensione, che torna però più opprimente di prima con "Silent Oratorium" e con la title-track, posta in pre-chiusura prima che la greve Outro chiuda ogni speranza di trovare aria e ci dia il definitivo colpo di grazia. D'altra parte, anche l'artwork con tema grigio scuro su sfondo nero ci fa capire da subito che in quest'opera non si troverà un singolo barlume di luce, ma solo pesante oscurità e morte. Come avrete insomma intuito, questo primo full-length targato Verbum è all'insegno della più inenarrabile pesantezza, persino nei più taglienti passaggi Blackened, in cui i Nostri sembrano essere una versione più pesante e malata di gruppi come Grave Miasma ed Abyssal. Per gli amanti di queste sonorità monolitiche e soffocanti, il nome dei Verbum è da appuntare e sottolineare: se la band cilena non ci metterà di nuovo troppi anni a tornare, non sarebbe eresia affermare che potrebbero diventare tra i nomi di punta del genere.

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Opinione inserita da Daniele Ogre    14 Gennaio, 2022
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Debutto assoluto per i filippini Nullification, band nata nel 2021 ma da musicisti che suonano assieme già da diverso tempo: il cantante bassista Rozel Nikolaj Leaño, il chitarrista Jonathan Miranda ed il batterista Andrei Alemania suonano infatti anche nei Desoltato (Death/Thrash) e nei Formless Odeon (Death/Doom), ed ai tre si è unito alla chitarra (e ai synth) l'ex-Desolator Jayson Gonzales. Va da sé che i Nostri hanno già dunque un certo affiatamento, non deve stupire quindi se in fatto d'esecuzione questo "Kingdoms to Hovel" non presenta difetti di sorta. Con i Nullification i musicisti asiatici si dedicano anima e corpo ad un Death Metal della vecchia scuola, con chiari rimandi ai primi lavori dei Morbid Angel e dei Demolition Hammer, ma anche ad Asphyx e Benediction; l'opener "The Sledgehammer" - ovviamente non contando l'intro "Intro to Annihilation" - è un perfetto esempio delle sonorità del quartetto di Laguna ed è un chiaro biglietto da visita di cosa ci aspetterà per la mezz'ora seguente: qui non troverete assolutamente nulla di innovativo o di particolarmente originale, ma solo del puro e semplice Death Metal della vecchia scuola, grezzo ed a suo modo primitivo. Pur con una produzione che si attesta sotto la sufficienza, quest'album dalle tematiche sci-fi si lascia ascoltare in maniera abbastanza scorrevole, grazie ad un lotto di brani che compensano la mancanza d'originalità con tanta passione. Facendo la somma di pro e contro, possiamo dire che "Kingdoms to Hovel" è un debut album che si attesta su di una tranquilla sufficienza: non passerà alla storia, questo è chiaro, ma va dato atto ai Nullification di sapersi muovere con discreta perizia all'interno di questi territori.

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Opinione inserita da Daniele Ogre    14 Gennaio, 2022
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"Order of Chaos", l'Ordine del Caos. Mai titolo fu più azzeccato come quello del secondo album degli australiani Descent, che tornano con questa nuova, furiosa creatura a quattro anni di distanza dal debut album "Towers of Grandiosity" (2018, Redefining Darkness Records). Ed è sempre la label di Cleveland - in cospirazione con Brilliant Empire e Caligari - a licenziare questo concentrato di violenza sonora: una mezz'ora di Death Metal contaminato da sfuriata Black e Hardcore per un sound di per sé caotico ma in cui, come da titolo, c'è ordine, del metodo. Se vi sono familiari i lavori di gruppi come Creeping Death, Xibalba, Gatecreeper, intuirete da subito le coordinate stilistiche del quintetto di Brisbane, anche se nel loro caso è una versione ancora più estremizzata, tanto da ricordare a tratti le prime fucilate dei mitici Anaal Nathrakh. I 30 minuti di "Order of Chaos" sono il più classico attacco frontale, un assalto sonoro spietato e crudo, in cui velate melodie non fanno che accrescere la ferocia dei Nostri ("Gathering", ad esempio). Da "Tempest" a "Despotic" passando per il singolo "Resolve" e le brutali "Dragged" e "Fester" fino ad arrivare ai quasi due minuti della frenetica "Safe", i Descent non lasciano nemmeno un secondo di tregua, grazie ad un comparto strumentale - coadiuvato da un'ottima produzione - votato al più totale arrembaggio. Se volete un sound più ricercato, quello dei Descent è sicuramente l'indirizzo sbagliato: la band australiana è completamente votata alla più primitiva brutalità. E lo fanno anche dannatamente bene.

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Opinione inserita da Daniele Ogre    14 Gennaio, 2022
Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio, 2022
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Dopo aver rilasciato lo scorso anno un gioiellino come l'EP "Eldens Boning", gli svedesi Ereb Altor tornano oggi con quello che è il loro nono album, "Vargtimman"; licenziato da Hammerheart Records, questa nuova fatica del quartetto di Gävle come sempre guidato dall'inossidabile duo Mats/Ragnar ci mostra una band definitivamente consapevole dei propri mezzi e che si scrolla di dosso l'ingombrante ombra dei Bathory, sin dalla loro fondazione l'elemento principale delle loro influenze. Proseguendo perfettamente quanto intrapreso col precedente EP - disponibile come bonus nell'edizione Deluxe -, gli Ereb Altor dimostrano una personalità ed una maturità stilistica forse ancora mai toccate sinora dai Nostri; sin dalle prime note dell'epicissima "I Have the Sky" dimostrano quella consapevolezza di cui dicevamo poco sopra, prendendoci per mano e guidandoci in un viaggio sonoro tra le fredde foreste e gli inaccessibili picchi scandinavi. Certo, alla metà del disco c'è un piccolo inciampo con la non proprio riuscitissima "Alvablot", ma i Nostri compensano con una serie di brani che sono ascrivibili tra i migliori prodotti sinora, come la furiosa "Rise of the Destroyer" e la tellurica "Den Dighra Döden", o ancora i battaglieri e folkish toni di "Fenris" - probabilmente il miglior pezzo dell'album - e della già citata "I Have the Sky", fino ad arrivare alla title-track.
Per quanto ci riguarda, l'ideale sarebbe procurarsi l'edizione Deluxe che comprende anche "Eldens Boning", sempre qualora non l'abbiate già nella vostra collezione. "Vargtimman" è un album che si attesta su livelli qualitativi più che soddisfacenti e che ci consegna una band come gli Ereb Altor che dallo scorso anno sembra essere in forma a dir poco smagliante.

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Opinione inserita da Daniele Ogre    11 Gennaio, 2022
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Continuiamo l'opera di recupero di dischi usciti durante la scorsa annata con il quarto album degli olandesi Caedere, band Technical/Brutal Death attiva sin dalla fine degli anni '90, ma che - diciamo - si è sempre presa il suo tempo per rilasciare nuovi album. Come detto, "Eighty Years' War (Dutch War of Independence)" è solo il quarto album per la band di Haaksbergen ed arriva dopo ben sette anni dal predecessore "The Lost Conveyance". Licenziato da Via Nocturna, "Eighty Years' War" è un concept sulla Guerra d'Indipendenza olandese ed i tumulti religiosi avvenuti in quelle terre tra il 1568 ed il 1648; un concept storico dunque, affrontato dalla band olandese con un sound che mischia alla perfezione tecnica e brutalità (Skinless, Deeds of Flesh, Aborted sono sicuramente tra le massime influenze per i Nostri). Particolarità di "Eighty Years' War" è che è stato registrato con ancora la formazione del 2020, con quindi il membro fondatore Michiel Lankhorst al microfono (sostituito nel 2020 da Ben de Graaff dei Phlebotomized) e senza batterista, con i compiti dati al session Michiel van der Plicht (Pestilence, ex-God Dethroned, ex-Prostitute Disfigurement). Tra blast beat di violenza inaudita ("Inquisition", "Sea Baggars"), pesantissimi rallentamenti ("Council of Blood") e non pochi passaggi tecnicamente ineccepibili, i Caedere ci portano per mano in un periodo sanguinoso nella storia della loro terra d'origine con un lotto di brani a cui il termine che maggiormente si addice è sicuramente "spietati"; delle doti dietro le pelli di van der Plicht ovviamente quasi non ce n'è bisogno di parlarne, ma va però messo l'accento sul canto del cigno di Michiel Lankhorst alla voce, autore di una prestazione magistrale a nostro avviso, e sull'incredibile lavoro della coppia d'asce Ottink/Luijken.
Dopo un lavoro ben al di sopra di una semplice sufficienza come come questo "Eighty Years' War", ci si chiede se i Caedere adesso ci faranno aspettare di nuovo molti anni prima di tornare con un nuovo disco. Dato che siamo sprovvisti di sfera di cristallo, possiamo giusto consigliare agli amanti della frangia più tecnica del Brutal Death di accaparrarsi una copia di questo disco: troverete pane per i vostri denti.

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Opinione inserita da Daniele Ogre    10 Gennaio, 2022
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Sono passati tre anni da quando abbiamo incontrato per la prima volta i portoghesi Nihility, all'epoca dell'uscita del loro debutto targato Black Lion Records, "Thus Spoke the Antichrist"; oggi, sotto l'egida di Vicious Instinct Records, la Blackened Death Metal band lusitana torna con il secondo full-length, "Beyond Human Concepts", album che presenta diverse differenze rispetto al predecessore. Il primo album dei Nostri riuscì a colpire per l'ottima commistione tra Black/Death centro europeo e Death Metal dalla scuola statunitense, con quest'ultimo che prende un ruolo preponderante in questa seconda fatica del quartetto portoghese, con pattern à la Morbid Angel/Deicide che "prendono il sopravvento" rispetto alla rigida durezza delle sonorità di Behemoth, Belphegor e compagnia, che pure non manca, sia chiari ("Destroy the Shackles of Prejudice"). Non solo questo però: già dall'opener "Martyrdom for the End" e la seguente "Hubris", notiamo come i Nihility abbiano aperto anche a certi passaggi più thrashy che rimandano ai colossi Vader, oltre che a passaggi in cui ritroviamo melodie e ritmiche tipicamente Melodic Death (vedasi anche "Human Stupidity"). "Beyond Human Concepts" è, insomma, un lavoro più vario oltre che, per certi versi, più maturo e completo del proprio predecessore: e complice proprio questa varietà unita ad una durata totale che non arriva alla mezz'ora, questo secondo studio album dei Nihility riesce a non annoiare in nessuna delle nove tracce che compongono la tracklist. Un piccolo passo avanti, una piccola evoluzione per i Nihility: una crescita che si ripercuote in un secondo album molto interessante che lascia ben sperare per ulteriori passi in avanti in futuro prossimo album. Insomma, la band portoghese è da seguire con una certa attenzione.

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Opinione inserita da Daniele Ogre    10 Gennaio, 2022
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Uscito lo scorso agosto, "Salting the Earth" è il secondo album dei death metallers svedesi Grisly, ennesimo tra i tantissimi gruppi dello stakanovista Rogga Johansson, qui accompagnato dal bassista Dennis Blomberg (Down Among the Dead Men, ex-Paganizer, ex-Those Who Bring the Torture) e dal batterista Henke Lundgren. Licenziato da Xtreem Music, "Salting the Earth" è il classico compendio di come suoni un disco old school Swedish Death: sezione ritmica arrembante e chitarre estremamente granitiche, con riffoni pesanti in cui risaltano i classicissimi suoni del leggendario pedale HM-2 (ovviamente settato sul livello "Terremoto"); una mezz'ora totale per dieci brani veloci e ferali, che passano rapidamente riuscendo a lasciare il proprio segno. Ovviamente questa seconda fatica dei Grisly è quanto mai soddisfacente, ma non è che ci si aspettasse qualcosa di diverso da un veterano dall'esperienza mastodontica come mr. Johansson; non brillerà certo per originalità - e vorremmo ben vedere -, ma comunque "Salting the Earth" ha dalla sua diversi punti a favore, a partire da composizione ed esecuzione, che appaiono entrambe sicuramente buone, ed a questo vanno aggiunte una produzione praticamente perfetta per il genere e la durata dei brani quasi sempre contenuta (fa eccezione solo la conclusiva "Souls Last Caress"), cosa che rende l'ascolto dell'album un ottimo intrattenimento "senza pretese", con la possibilità di tirare il fiato a metà disco: tra una "By Inferno's Light" ed una "Mutilator", una "Wickedness that Lurks Within" ed una "Mexico (Reign of Bullets)", una "Last Days in Fear" ed una "Driver", troviamo anche il minuto e mezzo di atmosfere al pianoforte di "Skymningssonaten", saggiamente messa a metà album. Poco da aggiungere: per i fans dei vari Dismember, Grave, Entombed, Paganizer, Nirvana 2002, Carnage e tutta la compagnia, i Grisly potranno essere semplicemente una più che buonissima aggiunta alla collezione.

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Opinione inserita da Daniele Ogre    07 Gennaio, 2022
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Ai più scafati per quanto riguarda il sottobosco Death Metal, non sarà di certo sfuggito il nome dei Darkened, band intenrazionale che ha rilasciato nel settembre 2020 su Edged Circle Productions il primo full-length "Kingdom of Decay" (da noi non recensito solo perché all'epoca ancora non collaboravamo con l'agenzia che si occupa della promozione della label norvegese). Dopo un anno e qualche mese i Darkened tornano con un brevissimo EP, "Mourn the Dying Light", licenziato sempre da Edged Circle Productions e disponibile solo in digitale ed in formato LP 7". Va da sé, questo lavoro lo consigliamo esclusivamente a titolo di completamento della propria collezione se siete fanatici di vinili, e soprattutto in coppia col precedente album, qualora non lo abbiate già. Per chi ancora non ha avuto il piacere di conoscere il quintetto internazionale, i Darkened sono sostanzialmente un supergruppo che si divide tra Svezia, UK e Canada formato da musicisti che non sono propriamente dei novellini: Gord Olson (AngelBlast) alla voce, Linus Nirbrant (This Ending) e Hempa Brynolfsson (AngelBlast, Ordo Inferus) alle chitarre, ed una sezione ritmica di tutto rispetto formata da Andrew Whale (ex-Bolt Thrower, ex-Memoriam) dietro le pelli e Tobias Cristiansson (Grave, ex-Dismember) al basso, con quest'ultimo subentrato nel 2020 a Daryl Kahan (Funebrarum, ex-Disma). Musicalmente i Darkened si muovono a cavallo tra il marziale Death Metl britannico ed il Death/Doom centro-europeo, generi che come sappiamo vanno a braccetto e che vedono in Bolt Thrower, Hail of Bullets, Memoriam ed Asphyx i nomi di punta... e non a caso sono quelle che maggiormente influenzano il sound dei Nostri. E la recensione, in pratica, è tutta qua: "Black Winter" e "The Slime Runs Down Your Throat" sono due brani di buonissima fattura e che meritano più di un ascolto per poter prendere confidenza con questa band, ma in caso di acquisto consigliamo sempre di prenderlo in coppia con "Kingdom of Decay" o aggiungendo anche il debut EP "Into the Blackness". Li aspetteremo con un prossimo album per poterne parlare più a fondo.

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Opinione inserita da Daniele Ogre    07 Gennaio, 2022
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Finito il 2021 sotto il segno della Svezia, Transcending Obscurity Records comincia il 2022 sotto il segno della Svezia; mentre il 31 dicembre è uscito il nuovo album di veterani come i Wombbath, questa nuova annata parte con un debutto assoluto, quello dei Necrophagous, band Death Metal nata nel 2019 dopo la fuoriuscita di Tommy Carlsson (chitarra/voce, anche ex-Visceral Bleeding) e Martin Michaelsson (batteria) dagli Entrails, insieme all'altro ex-Entrails Joakom Svensson (basso, anche nei Birdflesh); il trio così composto senza alcun indugio parte subito alla carica con un primo full-length, "In Chaos Ascend", come detto prima uscita del nuovo anno per la sempre più celebre label indiana. E' la vecchia scuola americana ad influenzare in toto il sound dei Necrophagous: Morbid Angel, Cannibal Corpse e Deicide su tutti, cosa che diviene quanto mai palese dopo la prima massacrante doppietta di pezzi formata da "Order of the Lion" e "At Dawn Thee Immolate", quest'ultimo uno dei tre singoli apripista insieme a "In Chaos, Ascend" e "Wolf Mother". Coadiuvati da una produzione che si sposa perfettamente con le proprie sonorità, i Necrophagous mettono sul piatto 3/4 d'ora pesanti come macigni, richiamando secondo dopo secondo quel potente US Death Metal del periodo fine 90's-inizi anni 2000. Grazie ad un lavoro di composizione attentissimo ed un'esecuzione chirurgica, il trio svedese può permettersi di caricare a testa bassa senza concedere un attimo di tregua, riuscendo anche, a nostro avviso, a superare lo scoglio di una durata forse un po' lunghetta: magari un paio di pezzi in meno avrebbero giovato all'economia generale dell'album, ma essendo tutti di buonissima fattura sarebbe compito arduo indicarli. Per gli amanti di questo specifico sound, i Necrophagous potranno rappresentare una novità più che piacevole; nel suo essere un "semplice" disco Death Metal, "In Chaos Ascend" non presenta alcun punto debole: ascolto consigliato!

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