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Opinione scritta da Graziano

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Opinione inserita da Graziano    24 Giugno, 2020
Ultimo aggiornamento: 25 Giugno, 2020
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Da Cuneo dopo dieci anni di attività tra EP, split ed altre produzioni, i Dogs for Breakfast pubblicano il loro secondo album chiamato "Suiru". La loro proposta è super interessante, in quanto il loro sound è un melting pot eterogeneo tra sludge mischiato a fortissimi richiami hardcore.
In questo “Suiru”, le idee sono chiare: impreziosire il loro sound cupo ed oscuro con parti fondamentalmente aggressive. Tutto ciò è accompagnato da una produzione eccellente che si sposa in modo perfetto con l’estremizzarsi dello sludge-core (chiamiamolo così per farvi rendere una idea del loro sound super variegato) che risulta dinamico. Mi ha stupito il loro sound in quanto è miscelato anche ad un po’ di old-school swedish death e soprattutto al terremotante sound forgiato anni orsono in casa Motorhead. Tra le tante influenze mi ricordano anche i Converge, per l'ecletticità e la diversificazione che hanno dalla prima all'ultima traccia. Ho apprezzato le sfuriate che la formazione propone, come la title-track, “Dreaming Of Hell, Leaving Reality” e “Ravening Wolf”; “Running In Vain” ci fa rifiatare e rallentare l’andatura per un po’, per poi abbandonarsi all’ottimo intermezzo strumentale-acustico “Corde”.
Un gran bel ritorno per i Dogs For Breakfast, dunque, che maturano con vigore ed intelligenza, non proponendo chissà cosa, ma facendolo comunque bene, con gusto e cognizione di causa. Aggiungo anche che sono stati una piacevole scoperta, visto che mi erano del tutto sconosciuti: recupererò prestissimo i loro lavori precedenti. Sento di dovermi congratulare con la band per l'ottima proposta, augurando loro il meglio.

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Opinione inserita da Graziano    24 Giugno, 2020
Ultimo aggiornamento: 25 Giugno, 2020
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I torinesi Dust offrono una proposta interessante ed assolutamente pregevole, il loro è un sound moderno, concreto, senza fronzoli con alternanza di rabbia, emotività e di adrenalina.
La struttura dei brani è dinamica e si notano le influenze della "nuova scuola", soprattutto d'oltreoceano. Il cantato è bello aggressivo, mentre i riff sono coinvolgenti ed assolutamente ricchi di parti che fanno la differenza, come ad esempio in "Another Place to Hide", oppure in "Until the Last Breath", con un ottimo assolo davvero ben eseguito. La particolare "Black Stranger" mi è piaciuta molto per via dell'interpretazione e della diversificazione nella composizione rispetto alle altre già citate. Dopo "Above the Surface", segue la title-track, "Break the Silence", e successivamente anche "Waiting for Death". E' chiaro come il sound dei Dust sia abbastanza particolare, essendo un mix eterogeneo Metalcore con vampate Thrash. Il lavoro proposto è più che sufficiente ed è soprattutto prodotto abbastanza bene, questo fa rendere tutto il loro range musicale godibile ed affatto banale. Ovviamente nulla è perfetto, ma non mi sento di sottolineare troppo i difetti (in una recensione bisogna dare un parere quanto più oggettivo possibile) ed il mio parere rimane positivo, sperando in una evoluzione compositiva maggiore del gruppo, che comunque dà già adesso ottima prova delle proprie abilità. Quello che c'è è suonato bene e sicuramente la potenza di questo gruppo dal vivo sarà in grado di scatenare poghi violenti e moshing spacca-ossa.

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Opinione inserita da Graziano    24 Giugno, 2020
Ultimo aggiornamento: 25 Giugno, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

I Bleed Someone Dry fanno centro con un album molto eclettico ed assolutamente attuale. Il sound proposto è un deathcore molto moderno che, sin dalla opener “Vexation”, ci fa capire di che pasta sono fatti. La produzione fa comprendere la qualità della band, dato che enfatizza tutta la violenza sonora che sono in grado di sprigionare. Ma nel loro deathcore trovano posto anche voci pulite, come nella title-track, influenze più 'core e dissonanti in “Plague of Broken Dreams”, oppure richiami allo sludge nella traccia "The Modern Dissident Movement". "Unorthodox" (questo il titolo del disco) riesce a fare qualcosa di niente affatto scontato: riesce ad essere un qualcosa di genuino e naturale. La nota fondamentale è la diversificazione della loro proposta per nulla banale e scontata. Da acquistare per i fans del genere e non solo.

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4.5
Opinione inserita da Graziano    22 Giugno, 2020
Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 2020
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L'outfit metal/core di Pittsburgh 156/Silence debutta con successo rilasciando, senza alcun ausilio esterno (se non quello di una agenzia pr), il loro album chiamato "Irrational Pull".
Prodotto da Andy Nelson (Weekend Nachos) e masterizzato in Audioesiege, ogni elemento del disco s'infrange sul cranio. Abbiamo davanti un lavoro dal suono enorme dall'inizio alla fine, con una produzione così brillante e sbalorditiva da fare invidia a bands più blasonate del settore. Brani come "Upset Unfed" o "Problem Addict" sono una vivida miscela di metalcore dei primi anni 2000 e una rivisitazione moderna di suoni nu metal assolutamente enormi.

Il tintinnio di stili e trame è stato sempre presente nella loro breve ma superlativa carriera. Passando dall'aggressività brutale dell'hardcore alle vibrazioni "post" che permeano tutto il disco, le linee di basso sulla title track hanno un'atmosfera distinta e di impatto. Il sound è caratterizzato da passaggi senza interruzioni, tra momenti duramente devastanti e momenti più cupi.

Con tutto il fervore di una band che attacca il mondo per la prima volta, i nativi di Pittsburgh non hanno ancora perso lo slancio per creare anche turbolente "palle da demolizione". Perché il loro sound ti sfracella le costole, quasi letteralmente! "Denouement" invece cambia registro: un'epica espansiva carica di emozioni. Il finale si sente dopo venticinque minuti di ferocia.

Irrational Pull è davvero un disco coi "cosiddetti" che deve essere ascoltato da chiunque cerchi un metalcore potente, ma mai statico e banale. Il mio augurio è che questi ragazzi vadano avanti, perché hanno tanto da dire. Complimenti!

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Opinione inserita da Graziano    22 Giugno, 2020
Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

"Spiritual Revolution" è il quarto album in studio della band metal greca Mind Terrorist, contenente nove nuove tracce e pubblicato da One People One Struggle Records (OPOS). Ci tengo a ringraziare il gruppo che mi ha fornito personalmente una copia fisica dell'album in una versione speciale. Per la precisione sono state stampate solo 188 copie digipack in tiratura limitata, andate letteralmente in fumo in pochi giorni. I ragazzi, gentilmente, mi hanno omaggiato del numero 187, quindi non potevo esimermi dal parlarvene ancora una volta dopo la precedente recensione su questo portale. Ma torniamo a noi e al lavoro in questione!
Le registrazioni, il missaggio e il mastering dell disco hanno avuto luogo negli Stati Uniti, in Grecia, nei Paesi Bassi e in Germania, tra maggio e dicembre 2019. "Spiritual Revolution" è un concept album incentrato sul processo fondamentale di trasformazione interiore secondo cui ognuno di noi spezza gli effetti velenosi del globalismo, del consumismo e della moderna civiltà in generale. Essere nel mondo ma non appartenervi è uno scopo nella vita attraverso il quale ci si rende conto che la modernità non è semplicemente un modo di vivere..
Possiamo definire brevemente l'album come metal alternativo, poiché il suono proposto è un mix omogeneo di vari elementi sia di matrice europea che americana, sebbene la band abbia sede a Larissa (Grecia). Il melting pot proposto dalla band è pieno zeppo di riferimenti allo stile death metal svedese con influenze principalmente date da gruppi come At The Gates, Soilwork, The Haunted, un po' di Dismember e ultimi In Flames. Lo stile, poi, incontra anche l'hardcore americano di Hatebreed e Madball.
"Spiritual Revolution" è pesante, melodico e piuttosto accattivante, sicuramente ideale per i fan del metal estremo che amano spaziare tra melodie e riff duri da combinare con una performance vocale a metà tra il pulito e l'aspro.
Il lavoro della chitarra è meravigliosamente intricato, pesante e duro da un lato, ma anche melodico nei passaggi e nei ritornelli dall'altro. La batteria si lascia andare in qualche tecnicismo, sfoggiando un uso eccellente del riempimento (sempre al servizio della musica) e una doppia cassa davvero fenomenale. La voce, poi, è l'elemento più particolare poiché la band, rispetto ai gruppi svedesi o metalcore, non è in scream o growl, ma più verso l'hardcore punk. Devo dire che nonostante sia di impatto, la voce si fonde comunque bene con il suono proposto. Questo può anche essere visto come un demerito ma credo che in questo caso dia ulteriore personalità alla proposta, e rispetto al precedente lavoro si nota una maturazione ed una consapevolezza maggiori.
La traccia "Revolt against The Modern World" è il masterpiece dell'album, il riassunto di un lavoro straordinario a cui sento di dare un 5/5 per la passione che rilascia e per la spiritualità che trasuda attraverso i testi; questi ultimi piuttosto significativi che rendono l'album un concept ben lavorato ed interessante. Leggendo il booklet ho notato come il comparto letterario abbia svolto un ruolo fondamentale nel lavoro in questione, e l'inclusione di figure ispirate, ad esempio, a George Orwell e al suo "1984", mi ha davvero fatto piacere, essendo un autore che apprezzo. Prima di concludere tengo a precisare che oltre al brano sopra citato, c'è anche un altro pezzo apprezzabile che mi è letteralmente entrato in testa, "End Of Tradition", che inizia proprio con uno speech tratto, appunto, da "1984".
Ma la sorpresa non è finita. Una canzone dalla linea vocale rapcore nei testi greci che mostra un altro lato della band, un po' insolito dato il suono proposto nelle altre tracce.
Nota di merito anche per il settore grafico dell'album ben fatto con attenzione ai minimi dettagli (anche l'occhio vuole la sua parte). Va detto che tutto il design è stato creato dal design di Richard Manson (Doomsdaykvlt) mentre AD Media ha supervisionato le produzioni per visualizzatori e video lyrics.
Un must per i fan del metal moderno, soprattutto per la matrice heavy impreziosita dal loro caratteristico "metallic hardcore"... un crossover eterogeneo ed esplosivo!

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Opinione inserita da Graziano    22 Giugno, 2020
Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 2020
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Il duo dei R.O.T., acronimo di “Revolution Of Two”, esordisce con questo omonimo album mettendo in luce la propria abilità compositiva, frutto della combinazione di un death melodico con derivazioni che abbracciano in parte anche progressive, alternative e technical death metal.

A partire dall'ispirazione che non manca affatto e sembra abbracciare una grande quantità di sottogeneri contemporanei e non, il gruppo si presenta come death metal melodico. Possiamo citare influenze come i primi In Flames, ispirazioni old school derivanti dai Death ed anche qualcosa vicino ai Maidens.
In generale la composizione è eccellente, seppur acerba in alcuni punti, lasciando intuire che le qualità ci sono e si sentono per tutto il disco.

Quello di Revolution Of Two è qualcosa che non vi dovete far sfuggire: groove, breakdown, influenze anche prog... un disco eterogeneo che in futuro, con le giuste accortezze, potrà far sfornare ai due ragazzi di Cassino veri e propri capolavori.

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Opinione inserita da Graziano    22 Giugno, 2020
Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 2020
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Sydney Fate è una Alternative Metal band originaria di Cardiff, nel Galles del Sud, nel Regno Unito; il loro LP di debutto, "Silicon Nitride" è stato registrato e prodotto da Sam Graves e Joe Graves (Asking Alexandria, Eyes Set To Kill, In Visions), la cosa che colpisce ovviamente non è solo chi ha prodotto l'album, ma il modo in cui è stato prodotto, in maniera davvero notevole e tutte le sfumature colpiscono dal primo ascolto.
La nostalgia ha colpito duramente quando ho sentito le urla di Adam Rapado: la voce di Adam mi ha dato enormi vibrazioni di Ronnie Radke, principalmente dell'era Dying Is Your Latest Fashion e ne sono così felice. Mi ricordo dei tempi in cui questa musica era di moda e, sebbene non approvassi la sub-cultura vicino all'emo, non disdegnavo di essere curioso e di ascoltare qualcosa, sebbene non entrasse principalmente nelle mie corde.
La prima traccia "TACENDA", contiene alcuni testi incisivi e ricchi di significato. Con le prime 4 parole, la voce profonda e leggermente sgangherata di Bailey Edward mi ha attirato e preparato al 100% di un album di metalcore nostalgico, prodotto bene ma soprattutto, molto godibile. Thomas Atkinson-Turner alla batteria fa davvero un ottimo lavoro, sfornando parti e fills a mio avviso sempre azzeccati ed in linea con la proposta editoriale della band. Il prossimo è "Sound Alive", originariamente la traccia del titolo per il loro EP, pubblicato in modo indipendente alla fine del 2018. Questa canzone mi ha afferrato dall'inizio, sebbene in essa ci siano attitudini vicine al pop-punk. Questo pezzo è il primo assaggio della straordinaria gamma vocale di Adam. "Falling Forward" è probabilmente il mio preferito dall'album, tra il coro accattivante e l'assolo di chitarra che porta alla fine, penso che questa canzone sarebbe stata un successo anche nel 2006. Altra traccia che merita sicuramente una menzione è "Oceans", che vede la partecipazione del produttore Sam Graves che con Adam forma un duo interessante e super versatile. "Chelsey Grin" guadagna il suo posto come ballad dell'album e apprezzo tantissimo la citazione del noto gruppo. La traccia "Courthouse Problematic" conferma la qualità di questa band che, seppure suoni un metalcore molto melodico ed emozionale, dimostra come ci sia qualità dietro una band che è prodotta in maniera notevole e che sfrutta qualsiasi tecnica compositiva per sfornare un prodotto molto interessante, che fa ritornare alla mente un tipo di metalcore purtroppo non così tanto comune ma che, secondo me, ha ancora molto da dire.
"Silicon Nitride" colpisce dal primo ascolto, e nonostante tutto, riesce a scalfire l'animo del metallaro più oltranzista ed intransigente, lasciando sensazioni bellissime, un messaggio positivo e soprattutto songwriting e produzioni di qualità. Consigliatissimo a chi si fonava e frangiava i capelli nel 2006-2008, ma anche a chi vuole godere di un emotional-metalcore ben fatto, mai banale e soprattutto ricco di influenze anche attuali e moderne.

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0.5
Opinione inserita da Graziano    05 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 05 Settembre, 2018
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La recensione di questo disco è particolare perchè mi trovo avanti ad una biforcazione: giudicare il disco per il messaggio o per la proposta artistica. Iniziamo dalla musica (perchè i contenuti extra musicali sono un di più).
Grande assente qui è l’urgenza che dati i contenuti impegnati (o supposti tali) dovrebbe farsi sentire anche attraverso gli strumenti, altrimenti a cosa servirebbe veicolare il messaggio attraverso una musica così derivativa e scarica? Si finisce per vanificarne l’intento. Ed è infatti quel che capita nella quasi totalità dei brani ivi contenuti. Un coacervo di canzoncine nu che non avrebbero tirato nemmeno 15/20 anni fa, tra una rappata mal messa su chitarrone che poi tanto one non sembrano essere, un tentativo – malamente fallito – di tirare in ballo l’alt-metal più moderno e una terrificante cover dei Rage Against The Machine (Wake Up). Addirittura in Boss vi sono elementi di quell'aberrazione chiamata trap, difatti questa è una traccia bella viscida, incosistente ed inconcludente. Il trap va di moda, ma infilarlo "ad capocchiam" in un disco nu metal solo per cavalcarne il trend, è davvero imbarazzante.
Niente da fare, comunque. Il disco non decolla, la temperatura resta gelida ed inconsistente. Se miss Shamaya avesse impostato il disco su coordinate più moderne, nostalgiche e meno propagandistiche sarebbe stato meglio: non è che riciclare il sound di 20 anni fa sia una mossa audace, cioè mi sembra tutto un copia-incolla senza originialità, dall'inizio alla fine, senza consistenza e senza nessuna proposta che ti farebbe ri-ascoltare il disco o una traccia singola.
Uno dei peggiori dischi del 2018, per quanto mi riguarda, addirittura grazie a questo disco mi fanno rivalutare gruppi come Attack Attack e vari gruppettini emocore... dire che questo disco sia scandaloso è un complimento e, se avessi potuto, avrei dato 0 su 5. Se mi conoscete bene, non ho mai sparato a zero sui gruppi e vi invito a vedere le altri miei recensioni per capire che di solito colui che scrive si appella a tutta l'apertura mentale del mondo, ma arrivare con un disco del genere, con ripetuti plagi e rimandi a gruppi nu metal, senza personalità e senza consistenza è scandaloso, lo ripeto.
Riguardo il messaggio extra musicale, purtroppo quando la propaganda supera la proposta artistica ci si scontra con un evidente problema: per accaparrarsi qualche vendita in più si leva al fattore ideologico (faccio presente che io non patteggio per nessuno, così evitiamo polemiche, dato che la politica non mi interessa, anzi la odio), che non fa onore a nessun progetto, quindi per non dilungarmi in argomenti che in queste pagine non sono consoni termino la recensione con:
La musica non è un comizio elettorale, è arte... forse agli otep è sfuggito proprio questo, perchè se avessero pensato meno a Trump (che mi sta sui "cosidetti", sia chiaro) e di più agli arrangiamenti di qualità, forse avrebbero fatto qualcosa di decente.

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3.0
Opinione inserita da Graziano    05 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 05 Settembre, 2018
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I Nemeziz sono una band tedesca nata nel 2012 a Oehna, riattivati nel 2015 dopo un periodo di pausa. Dopo una demo l’anno scorso e svariati teaser e singoli lungo l’estate, hanno finalmente pubblicato il loro primo album. “Gerechter Zorn” è un album è di stampo alternative, con suoni appesantiti in alcuni punti attingendo da heavy e nu metal, che danno un contrasto particolare con i riff piuttosto semplici dell’alternative anni '90. Si inizia con “Unikat“: primo pezzo dell’album. Un inizio niente male, con riff molto orecchiabili, suoni puliti e pestati, senza cedere mai per tutta la durata della canzone. Si tratta di uno dei pezzi pesanti più godibili, classificabile come nu metal, nonostante la durata scarna (sotto i 3 minuti) tipica dell’alternative. Altro pezzo degno di nota è “Runde nr.3/Mytos Barbarossa“: quinta canzone, qui ci troviamo di fronte ad alternative rock puro dove i riff semplici e leggeri e ritornelli orecchiabili la fanno da padrone, sebbene vi siano scelte davvero interessanti, il sound rimane comunque fermo a 18 anni fa, facendo rimembrare al sottoscritto parecchi gruppi di inizio anni 2000 che andavano dal crossover fino ai limite del punk, quasi. “Alte Wunden“ nono brano, è uno dei pezzi degni di nota: la ritmica e la tonalità differenti, vanno però a sconfinare e ad incrociare un sound quasi vicino al pop. Questa band ha idee davvero pregevoli ma qualcosa non ha ingranato come previsto. Il potenziale c’è, le idee ci sono, ma manca un poco la realizzazione: canzoni che iniziano bene, ma poi si impantanano senza andare seriamente sul metal, ma accontentandosi di linee semplici alternative e sbalzi bruschi da un’influenza all’altra, eseguiti in maniera superficiale, sebbene vi sia potenziale bisogna però trovare la giusta identità; non si può confenzionare un prodotto che a tratti sembra Slipknot, a tratti sembra Offspring e addirittura Blink 182, fino a sconfinare nel pop più sempliciotto.
Quindi, nonostante le buone premesse, non si va oltre la sufficienza.

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Opinione inserita da Graziano    05 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 05 Settembre, 2018
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"Ecos Da Selva Urbana" è un disco Thrash Metal/Crossover distruttivo e totalmente cantato in portoghese, con cui i Rasgos fanno il loro debutto nella scena metal. Schiacci «play» e un treno di note ti investe. Il quintetto portoghese attinge a piene mani in quel calderone di suggerimenti dati dalle culture thrash più gettonate. La vita ti scorre davanti agli occhi, ti rammenti di Slayer, Kreator, D.R.I. e Hatesphere. «Rasgo». Il sound è solido, come è solido il fondamento di "Ecos Da Selva Urbana", album ricco di personalità, sebbene qualche sbavatura qua e là nel sound si senta; l'album è bello trascinante nonostante i troppi pezzi "fotocopia". Rimane comunque una buona prova di questo gruppo portoghese, sebbene non sia consigliabile a chi non mastica troppo questo tipo di thrash metal al confine con il crossover.

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