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Opinione scritta da Sabatino Lugburz Maiello

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Opinione inserita da Sabatino Lugburz Maiello    24 Marzo, 2020
Ultimo aggiornamento: 25 Marzo, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

Il primo ascolto di "Monarchy of Shadows", nuovo EP della band newyorchese Tombs, mi catapulta in un'atmosfera grigia e lugubre, su una spiaggia desolata sferzata dal vento. Sull'oscuro orizzonte si intravede la sagoma di una città, le cui luci fanno fatica a farsi strada nella nebbia.

Formatisi nei luoghi più oscuri di Brooklyn nel 2007, i Tombs riversano nelle loro opere il surrealismo e la ferocia del metallo nero, dosandolo con diverse influenze sperimentali radicate nella mente del fondatore Mike Hill. Dopo quattro album e diversi EP/demo, cambi di formazione e accordi discografici, la band cambia nuovamente formazione e casa discografica per il nuovo EP. Firmando un contratto con la francese Season of Mist, vede aggiungersi alle proprie fila tutti i membri della Death Metal band Kalopsia. Quest'ultima fatica segna l'inizio di un nuovo capitolo per i Tombs, distorcendo ulteriormente l'essenza del Black Metal intorno a disordini mentali, intricati angoli emotivi e la tetra natura urbana.
Il disco inizia con un presagio. La prima traccia "Monarchy of Shadows" apre con suggestivi synth drammatici e malinconici, interrompendo bruscamente il sogno con una violenta sferzata di metallo nero. Ululati feroci e voci inquietanti, accompagnate da chitarre dure e melodiche, intensificano la tensione crescente. Riff frenetici e una batteria incessante e cruda danno inizio a "Once Falls the Guillotine", dove intensità ed epicità si fondono creando uno dei pezzi migliori di tutto l'EP. Si prosegue con la terza traccia, "Necro Alchemy", dove la voce si inasprisce e il suono soffocante delle chitarre ci trasporta in un'aggressiva melodia nera. La traccia successiva "Man Behind the Sun", ci trasferisce in un mondo etereo dai suoni Post-Black, con chitarre estremamente frenetiche e voci che variano da scream e growl a una linea vocale pulita e cupa. L'insieme dà vita a un effetto ipnotico che culmina in un'esplosione bestiale di BM, dove tamburi ritmati e ossessivi ci avvicinano al pezzo successivo. "The Dark Rift" combina una batteria incessante e cruda, con scream acuti e tetre voci che rilasciano gloriosi riff taglienti e melodici, rallentando verso la fine. La sesta e ultima traccia, "Path of Totality (Midnight Sun)", segue la stessa regola del quarto pezzo. Ululati gelidi, assalti di chitarra ammalianti e tamburi disarmonici, regalano a questo pezzo un'atmosfera aspra e venefica, chiudendo così il cerchio.

I Tombs etichettano il loro genere come "metal sperimentale", descrivendo il loro sound come "post-punk tetro e feroce Black Metal tradizionale". Di certo è una descrizione accurata, anche se ci sono tantissimi elementi Post-Metal. Tutto l'EP si fa ascoltare abbastanza bene, anche se personalmente ho dovuto ascoltarlo più volte per cercare di capire quali fossero i momenti più incisivi e suggestivi dell'opera perché, tranne alcuni pezzi, non è stato di forte impatto.

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Opinione inserita da Sabatino Lugburz Maiello    18 Marzo, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

Paura, l'emozione primordiale che ha accompagnato sin dal principio l'ascesa dell'essere umano. Molte volte provocata da situazioni di pericolo, che siano reali o frutto della mente disturbata, causando la separazione dell'individuo dalla sua coscienza. L'incapacità di reagire secondo logica e di gestire le proprie emozioni, la tremenda inconsapevolezza di non comprendere la realtà.

I Medico Peste esplorano le emozioni più oscure e contorte della mente umana, un Black Metal schizofrenico e maniacale dove discordia e delirio la fanno da padrone. Il progetto nasce originariamente a Cracovia nel 2010 per mano di Lazarus e Nefar. Dopo un malsano demo uscito nel 2011, nel 2012 seguì il debutto del loro primo album "א: Tremendum et Fascinatio". Con questo full-length, la band polacca ha impressionato gran parte della scena BM mondiale con il loro distinto approccio al genere. Pur avendo tra le fila due membri dei colossali Mgła, i Medico Peste hanno uno stile bizzarro e venefico che varia dalle classiche tematiche del BM alle emozioni più oscure e contorte del cervello. Il nuovissimo album in uscita "ב :The Black Bile", si basa su uno scenario terribile della follia che ruota attorno a danze Butō, paura primordiale, archetipi grotteschi e junghiani. Il disco ci mostra uno sguardo differente sulla morte e sulla religione, esplorando le fantasie distorte di un soggetto tormentato, nevrotico e schizofrenico.

Apre con voci crude e lancinanti. "God Knows Why" ci mostra l'ossessività incalzante che ci accompagnerà per tutta la durata dell'album. Prosegue con "All Too Human" che parte con arrangiamenti "Mglaiani" per poi rallentare e cadere nel baratro, dove orridi synth e macabre cantilene vengono fomentate dalla pazzia. Passando a "Numinous Catastrophy", dai riff pulsanti e melodici, si passa subito all'abisso depressivo di "Were Saviours Believers?", risonanza del DSBM. Il quinto pezzo "Skin" dà spazio a inquietanti impulsi ritmici, susseguito da orgie di follia e rabbia psicopatica. Malsane vibrazioni alla Urfaust aprono la sesta traccia: "Holy Opium". Lenta ed inquietante, è un susseguirsi di aggressività, oscurità e scatti rabbiosi fuori di testa. "The Black Bile", ultimo pezzo del full-length, conclude il percorso disagiato intrapreso finora. Accordi abrasivi che alienano il pensiero, e ritmi percussivi che abbattono tutto in una sequenza di colpi fragorosi. Principi basilari del metallo nero.

I Medico Peste hanno fatto un lavoro superbo, magistrale e malato, in tutte le sue caotiche fantasie. Un disco dissonante e tremendamente inquietante, un ascolto disturbante ed evocativo che difficilmente verrà dimenticato. Citando Freud: "Diventando troppo potenti le fantasie pongono le condizioni per la nascita di una nevrosi o di una psicosi". Esattamente quello che i Medico Peste mi hanno trasmesso per tutta la durata del disco.

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Opinione inserita da Sabatino Lugburz Maiello    12 Marzo, 2020
Ultimo aggiornamento: 13 Marzo, 2020
Top 50 Opinionisti  -  

Forte pioggia accompagnata da fragorosi tuoni, squarciano l'oscura atmosfera del rituale incombente. Cupi suoni di corno e synth agghiaccianti si fanno strada attraverso il temporale, lasciando spazio al chaos e alla perdizione. Così ha inizio "Vnitas Pvritas Existentia", quinto full-length della band germanica Negator. Un Black Metal occulto in chiave moderna, crudo e gelido che ti deflagra i timpani.

La band di Amburgo si formò nel 2003, guidati dalla voce del carismatico Nachtgarm. Attraverso i loro primi quattro pellegrinaggi all'inferno, la band tedesca ha unito molteplici influenze di altre band come tra tutti i Behemoth, i Satyricon, Marduk e probabilmente i più evidenti Dark Funeral. La formula per la quinta fatica dei Negator resta la stessa: suoni cupi e pesanti, voci estremamente glaciali e gutturali con componenti death e thrash, ma soprattutto la loro fede verso l'occulto e il chaos infernale. Questo potremmo dedurlo anche solo guardando il sublime artwork utilizzato per la copertina del disco, che ci catapulta all'interno di un mondo medievale fatto di feroci inquisizioni, messe nere e preghiere rivolte a dei malvagi.

Il mondo va in frantumi già a partire dalla prima traccia "Temple of Light", dove il temporale viene scosso da una chitarra potente e frenetica. La voce glaciale accompagna perfettamente il rituale che sta per compiersi nel tempio. Proseguendo con "Sangvis serpentis" si entra in modalità Satyricon, facendo largo a suoni più melodici, pur non perdendo di brutalità. In seguito giungiamo alla frenetica preghiera "Χαῖρε φῶς" (Khaire Phos), un inno alla tanto ricercata conoscenza. Con "Pyroleophis", arrangiamenti dinamici accompagnati da un tocco di epicità, ci cullano attraverso sentieri tracciati da sangue e fuoco, che conducono alle nefaste profezie di "Prophets of Fire". Inizia quasi strumentale fino a quando la possente voce di Nachtgarm non prende il comando, riff malinconici e melodici ne esaltano la liturgia. "Ritvs sex" ci catapulta alla pura violenza sonora, con batteria ipnotica e cori cavernosi e aspri, dove si inneggia a gran voce il titolo del disco. Cosa che accompagna anche "Regnvm spiritvs immvndi", una vera e propria evocazione melodica della macchina da guerra teutonica che avanza come un'armata verso "Et Verbvm caro factvm est", consegnando la propria anima alla sacrilega trinità. "Rite of the Trident", ultima traccia del full-lenght che racchiude tutto il chaos ascoltato finora, chiudendo come si deve il rituale intonando una preghiera nera al portatore di luce per accedere al trono della sublime e irragiungibile conoscenza.
Così come è iniziato, la pioggia termina il rituale, scemando nel silenzio del vuoto. Inoltre vi è presente anche una bonus track "Der Ruf der See", altra dose di pura frenesia ed empia violenza.

Immaginate legioni di demoni e innumerevoli schiere infernali pronte a mettere a ferro e fuoco il mondo, tra chaos, lussuria e atrocità di ogni genere, questo è quello che bisogna aspettarsi da "Vnitas Pvritas Existentia". La blasfema band germanica poteva osare un po' di più, ma tutto sembra avere senso. Un disco ben prodotto che, personalmente, non ha mai annoiato. Sicuramente sono cose già sentite, ma la violenza tedesca dei Negator riesce a distruggere la sua stessa monotonia.

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