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Opinione scritta da Celestial Dream

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Opinione inserita da Celestial Dream    08 Luglio, 2021
Ultimo aggiornamento: 08 Luglio, 2021
#1 recensione  -  

Scandinavian hard rock per i Seventh Crystal, nuovo act in arrivo dalle terre nordiche. Il singer svedese Kristian Fyhr (Perpetual Etude) aveva iniziato a lavorare per comporre un disco solista quando successivamente la cosa si è ingrandita. Ha deciso così di dedicarsi solamente alla voce ingaggiando quattro musicisti in modo da formare una vera e propria band.

Il risultato è davvero interessante; l'impatto melodico dei brani contenuti in questo “Delirium” è notevole, ma non manca la potenza tipica dell'hard rock moderno di scuola nordica, alla H.E.A.T. ed Eclipse e soprattutto One Desire per intenderci. Brani come “Say What You Need To Say”, la title-track e “Broken Mirror” hanno un impatto notevole grazie a melodie ruffiane e di facile presa, con un tocco pop qua e là, ma anche chitarre possenti ed una produzione esplosiva. La ballatona strappa cuori “Should've Known Better” prosegue l'ascolto su buoni binari con un sound cristallino che caratterizza anche l'assolo di chitarra. Gli arrangiamenti moderni di “So Beautiful” lasciano spazio alla potenza di “Time To Let It Go” e poi via con l'iper catchy “Bright And Clear” che sembra quasi strizzare l'occhiolino per invitarci a canticchiare.

Davvero un gran bel debutto per i Seventh Crystal; “Delirium” è è un lavoro elegante e piacevole che farà la gioia di ogni amante dello scandi-rock di matrice moderna!

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Opinione inserita da Celestial Dream    08 Luglio, 2021
Ultimo aggiornamento: 08 Luglio, 2021
#1 recensione  -  

Torna in pista Matteo Brigo, eclettico chitarrista padovano conosciuto per il suo feeling notevole con le sei corde. Terzo capitolo con questo “Space Pirate” per l' “artista pazzo” che nei suoi lavori solisti strumentali - “It Works!” prima e “80’s Movies” subito dopo - ha sempre dato spazio alla sue enormi doti creative e fantasiose ispirandosi alle varie influenze ottantiane in ambito cinematografico ma anche per quanto riguarda videogiochi e serie tv.

Confermata la squadra dei precedenti dischi non solo nella line-up ma anche con Flaminia Spinelli ad occuparsi della grafiche e ad Alex De Rosso per quanto riguarda la produzione.
Il guitar-hero veneto si diverte nel creare melodie ariose con il suo strumento e questo è percepibile dopo poche note. Non solo tecnica quindi, Matteo ci ha abituati anche in passato a trovare un ottimo bilanciamento, ottenendo brani invitanti anche per chi non si nutre di sole abilità chitarristiche. Ironia e melodia che accompagnano l'ascolto tra hard rock ed heavy metal con qualche evidente influenza che va da Satriani a Stave Vai passando per Van Halen ma con un tocco molto personale. La title-track che apre il disco mischia sonorità classiche con divagazioni progressive mentre con “Three-Headed Monkey” (chiaro il riferimento a quel capolavoro di videogioco che fu “The Curse Of Monkey Island”) la sensazione è essere catapultati all'interno di un videogame degli anni '80 (chi ha detto Mario Bros?). Si esplorano confini visitati da pochi forse nessuno, con tastiere dal sound midi che catapultano l'ascoltatore all'interno di quelle sonorità più classiche ed eighties, ascoltare “Grog” per credere. Rispetto al passato troviamo qualche passaggio più folk (spinto magari dal concept piratesco che ci sta sotto) come dimostra “On Stranger Tides”, ma non manca qualche momento più tipicamente heavy-rock vedi “Release The Kraken”, song che parte con un bel riffone salvo poi esplodere su indiavolate trame chitarriste.

“Space Pirate” è il naturale proseguimento degli album precedenti, un altro centro per il funambolico chitarrista padovano!

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2.5
Opinione inserita da Celestial Dream    07 Luglio, 2021
Ultimo aggiornamento: 07 Luglio, 2021
#1 recensione  -  

Dopo “Wooden Box” - debutto pubblicato lo scorso anno - si rifà sotto Tuple, artista finlandese che continua la propria strada all'interno dell'Aor e melodic rock con questo “Welcome To Hell”.

Brani dalla struttura semplice con la presenza di melodie abbastanza classiche e poco ricercate; il lavoro di Riitis, amico di Tommi “Tuple” Salmela, in fase di songwriting non fa certo brillare gli occhi. E la presenza di due special guests del mondo metal come Noora Louhimo (Battle Beast) e Tony Kakko (Sonata Arctica) non cambia di molto le cose. Qualche (raro) pezzo piacevole come la coinvolgente “Pride” con il suo coretto da stadio e un assolo lungo e ben assestato lo si trova, ma bisogna proprio cercare bene all'interno della tracklist. In generale l'ascolto risulta noioso e anche la prestazione vocale del nostro Tuple non è che convinca molto. Peccato perché sul lato tecnico i musicisti presenti sarebbero preparati ma questo “Welcome To Hell” è uno di quei dischi che non trasmettono niente di elettrizzante e arrivati alla fine la voglia di ripartire è pressoché nulla.

Il consiglio è di prendersi più tempo nel creare qualcosa di più ricercato e personale senza cadere nel banale costantemente. Perché se al debutto si può concedere e perdonare qualche pecca, qui ci si attendeva almeno un passettino in avanti.

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3.5
Opinione inserita da Celestial Dream    06 Luglio, 2021
Ultimo aggiornamento: 06 Luglio, 2021
#1 recensione  -  

Riecco i King Company con il nuovissimo “Trapped”, terzo disco in studio che vede l'inserimento in formazione del nuovo singer Ilkka Kestitalo.

Formati nel 2014 dal batterista Mirka ”Leka” Rantanen (Raskasta joulua, Warmen, ex-Thunderstone, ex-Kotipelto, etc.) la band poteva vantare la presenza dell'ex frontman dei Thunderstone Pasi Rantanen con i primi due dischi (“One for the Road” del 2016 e “Queen of Hearts” del 2018 ) che videro la luce sotto il controllo della Frontiers Music. Il quintetto finlandese si muove su territori melodic hard rock con un sound pieno e robusto anche se le melodie vocali sono sempre ben curate. Pubblicato dalla Aor Heaven, questo nuovo lavoro continua la strada tracciata dai suoi predecessori; le più robuste “I Will Be Here” e “Screen Is Your Life” lasciano spazio alle melodie incisive di “Trapped in Heart” e “Dangerous Tonight ” senza dimenticare la presenza della bellissima ballata teatrale “Death of Soul”. Il tocco più puramente Aor di “Stephanie” colpisce con arrangiamenti ottantiani, mentre il suono più moderno, in stile scandinavo alla Eclipse per intenderci, arriva con l'uno-due formato da “Nothing for Free” e “Fair Winds”.

Un lavoro godibile pur se fin troppo lineare a senza la presenza di quel brano capace di restare in testa e di elettrizzare fin dal primo ascolto. Nessun filler, una buona qualità; i King Company si confermano band valida all'interno del panorama mondiale!

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4.0
Opinione inserita da Celestial Dream    05 Luglio, 2021
Ultimo aggiornamento: 05 Luglio, 2021
#1 recensione  -  

Tornano i Midnite City, band che seguiamo da tempo. I loro precedenti lavori ci avevano convinto fino ad un certo punto meritando una piena sufficienza ma nulla più, ma qui il gruppo inglese pare aver fatto un passo un netto avanti pur seguendo ancora senza troppa personalità il classico sound Hair Metal e Party Rock.

Brani pieni zeppi di energia, che dal vivo sanno sicuramente coinvolgere il pubblico; le dieci songs che compongono questo nuovo “Itch You Can’t Scratch” tirano dritte a testa bassa come dimostra l'apertura affidata a “Crawlin’ In the Dirt”. Qualche inserto di tastiera più evidente rispetto al passato rendono il sound più moderno e il tutto funziona come dimostra la buona hit “Atomic”, pezzo semplice ma che rimane in testa. La lenta “Fire Inside” potrebbe risultare banale ma si lascia ascoltare con piacere così come la spensierata “I Don’t Need Another Heartache”. La maturazione della band è evidente all'ascolto di brani come “They Only Come Out At Night”; ritmi cadenzati, coretti ben assestati ed un pathos crescente che esplode su un buon refrain. E che dire della ballatona orchestrale “If It’s Over” che mette in mostra un'eleganza tutt'altro che scontata?

Gli amanti del glam e dello sleaze metal troveranno pane per i loro denti con “Itch You Can Scratch” dei Midnite City, un lavoro di indubbia classe per una band in netta crescita!

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4.5
Opinione inserita da Celestial Dream    05 Luglio, 2021
Ultimo aggiornamento: 05 Luglio, 2021
#1 recensione  -  

Siete in cerca di una buona dose di melodic hard rock da spararvi a tutto volume durante le vacanze estive? Fermi qui perché i Devils In Heaven fanno sicuramente per voi!

La band dalla Tasmania partì come cover band negli anni '80 fino ad arrivare a Sidney ed iniziare a scrivere brani propri. Ma proprio quando stava per nascere qualcosa di buono per la loro carriera, ad inizio anni '90, il music business era ormai troppo distante dalla direzione musicale della band. La solita storia che ci porta oggi un disco, questo “Rise”, che raccoglie tutto quello che il gruppo ha composto nel tempo. Un lavoro magico costruito su composizioni fresche che ci riportano alla mente band storiche della scena Aor e melodic hard rock come Night Ranger, Journey, Survivor, Starship e REO Speedwagon. La spettacolare ed elegante partenza con “Liberation” e “The Night Is Over”, le melodie calde di “ Take Me” e della ballatona “Ain’t It A Wonder”, sono tutti momenti attorniati da grande classe. Una band preparata anche dal punto di vista tecnico con la voce calda ed espressiva del singer che si esalta sulle note di “Say A Prayer”, pezzo che provò a far decollare la carriera della band nel lontano 1990. Arrangiamenti un po' sci-fi per la melodica “Listen To My Heart” che ci avvicina al finale fino alla prorompente lenta “Heart, Mind & Soul”.

Non lasciatevi fuorviare da un'imbarazzante copertina; “Rise” è un gran disco che ci riporta direttamente ai tempi magici di questa musica anche nella lontana Tasmania con i Devils In Heaven.

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2.5
Opinione inserita da Celestial Dream    05 Luglio, 2021
Ultimo aggiornamento: 05 Luglio, 2021
#1 recensione  -  

I Triton Devs sono una creazione musicale del chitarrista e compositore Blacky Lee Stone, che si è concentrato nella stesura di dieci brani che si muovono tra hard rock ed heavy metal con un tocco power-prog.

La prima cosa che ahimè salta all'orecchio è la pessima produzione che accompagna l'ascolto; purtroppo oggi, nel 2021, non siamo abituati ad avere a che fare con dei suoni così approssimativi. Sarà anche colpa di questo, ma pure i brani faticano a decollare diventando davvero a tratti pesanti e poco attraenti. L'opener in stile classico “Another Round” lascia spazio alle divagazioni moderne e dal tocco funky di “This Summer Day” e alle chitarre pesanti di “The Show” che presenta anche inserti vocali growl. “The Light of Your Skin” è senza dubbi uno dei momenti più riusciti del disco con atmosfere progressive ben bilanciate con le linee vocali ed un buon lavoro con la chitarra, così come la solida “Higher” che viaggia bene sulle note rapide suonate da Blacky sulle sue sei corde.

Non è comunque abbastanza. “Stay Alive” è un disco eclettico che parte subito leggermente azzoppato da una produzione insufficiente e non si salva del tutto neppure grazie al songwriting messo in campo; per ora questo progetto Triton Devs dimostra di avere ancora molta, molta strada da fare.

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3.0
Opinione inserita da Celestial Dream    01 Luglio, 2021
Ultimo aggiornamento: 01 Luglio, 2021
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Tornano gli Angelwings, band che avevamo lasciato con un disco più che discreto nel 2017. Questo “Primordium” è un mix tra gothic, progressive e melodic metal con tinte moderne e – a tratti – oscure.

Il sound del sestetto proveniente da Gibilterra è costruito sulla voce della brava singer Davinia Cano e su chitarre potenti circondate da orchestrazioni dirompenti di chiara scuola symphonic metal e che rimandano a band come Xandria ed Epica. Per quanto riguarda il cantato, la frontgirl si muove con discreta destrezza tra lo stile lirico e note più classiche; queste ultime sono quelle più utilizzate e che avvolgono brani come “Genesis”, song che apre il disco in maniera coraggiosa con i suoi dieci minuti di durata, testimoniando la sicurezza ormai raggiunta dalla band. Pezzi abbastanza prevedibili ed un songwriting al quale manca una buona dose di freschezza e genuinità rendono però l'ascolto poco scorrevole. La title-track fatica a decollare così come poco dopo “Nature's Lullaby” che presenta qualche inserto growl e la più orchestrale, ariosa ma allo stesso tempo scontata “Fallen Angel Song”. Le atmosfere malinconiche e sofferenti di “Trapped” risultano invece tra le più riuscite.

Un disco suonato e composto senza grossi difetti ma allo stesso tempo incapace di accendersi e trasmettere vibrazioni positive; in un mercato inflazionato come quello attuale serve decisamente di più per attirare l'attenzione.

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3.5
Opinione inserita da Celestial Dream    29 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 29 Giugno, 2021
#1 recensione  -  

Da Schilde, in Belgio, per proporci un hard rock classico che tanto deve alla scena Ottantiana di band come Deep Purple, Led Zeppelin, Van Halen, Whitesnake e Wolfmother; gli Scarved ritornano dopo quattro anni di silenzio con “Flashback” disco composto da dieci pezzi ricchi di passione, forse non sempre elettrizzanti e a tratti un po' sempliciotti ma capaci di trasmettere energia e groove.

Come attraverso l'andatura coinvolgente della title-track, che si infiamma durante il refrain, o poco più in la con la ruvida “Schizofrenic”. Ma la forza del disco è proprio la dinamicità; la scoppiettante e vivace “Head Over Heels” si alterna alle sonorità più moderne di “Lockdown” ed alla ballata “Lost In Space” con un sound caratterizzato dalla carica della singer Caro e dal lavoro eclettico e classico del chitarrista Luc Van Dessel. Entrambi sono gli unici due membri rimasti dalla formazione originale.

Niente di irrinunciabile questo “Flashback”, ma un disco che coinvolge e mette in evidenza la dedizione dei musicisti coinvolti.

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Opinione inserita da Celestial Dream    29 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 29 Giugno, 2021
#1 recensione  -  

Gli inglesi Neonfly sono attivi dal 2008 e grazie ad un paio di dischi ben composti hanno attirato le attenzioni di molti amanti del power metal melodico con un sound diretto e d'impatto tra Dragonforce, Sonata Arctica e primi Power Quest.

Ora la band si rimette all'opera ed il risultato è questa loro terza release intitolata "The Future, Tonight", un disco che fa intendere già dalla copertina un approccio più moderno (non è un caso che il disco sia prodotto da Romesh Dodangoda, che tra gli altri ha lavorato per i Bring Me The Horizon) ed un sound che punta più su melodie catchy e arrangiamenti moderni lasciando da parte le canzoni power sparate a tutta velocità del passato. Un prodotto che si lascia ascoltare con piacere ma che probabilmente non colpisce fino in fondo per colpa della mancanza di qualche brano in grado di farsi riconoscere e memorizzare all'interno della tracklist. La partenza melodica di “This World Is Burning” lascia spazio al tocco più al passo coi tempi della title-track dove compare come ospite Björn "Speed" Strid (Soilwork, The Night Flight Orchestra) ed il suo cantato in growl. Dopo la fiacca “More Than A Lifetime”, si riparte con la potente “Another Eden “ che si alterna poco più avanti alla lenta “The Things We Left Behind (And The Things That Slipped Away)”, ma come detto, arrivati alla fine rimane ben poco.

I Neonfly provano a cambiare le carte in gioco per cercare di ottenere qualcosa in più rispetto al passato, ma la sensazione è che si siano snaturati un po' troppo con il rischio di ricadere nel calderone dei tanti gruppi della scena moderna.

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