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29 Gen

Daniele Armanini, singer dei Septem, ci svela "Pseudonica" In evidenza

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E’ con noi Daniele Armanini, cantante dei Septem, per parlarci del loro ultimo disco “Pseudonica”.

 

AAM: Ciao Daniele e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com; dato che è la prima intervista per la nostra webzine, ti va di raccontarci la storia dei Septem? Come nasce il gruppo insomma e cosa significa il vostro nome?

DA: La band nasce a La Spezia nel 2003 e, dopo vari cambi di formazione, a partire dal mio ingresso (2008) e quello di Enrico Montaperto (chitarrista, 2009) la line up si stabilizza. L'attività live prende quota ed iniziamo a girare l'Italia da nord a sud. Nel 2011 esce la nostra prima demo per Nadir Music con la quale ci troveremo talmente alla grande per cui decidiamo di collaborare sempre con loro e far uscire nel 2013 il nostro primo ed omonimo album, successivamente Living Storm (secondo album, 2016) ed oggi di nuovo con il nostro terzo disco: Pseudonica. Nel tempo abbiamo avuto il piacere di suonare con le maggiori band nazionali: Sadist, Necrodeath, Pino Scotto, Strana Officina, Sabotage, Skanners e con diversi acts internazionali come Voivod, Tank, Killer Smile e Sinister, ad esempio. Abbiamo girato un po' in tutta Italia, ma siamo riusciti anche ad esibirci a Londra, Tirana e Salonicco. Insomma ci siamo rimboccati le maniche e con le nostre forze abbiamo cercato di suonare ovunque e farci conoscere. Il moniker Septem nasce dal fatto che in origine i componenti erano effettivamente sette! Ma il simbolismo legato al numero sette è davvero molto significativo in molte culture e scienze, questo nome piaceva davvero tanto ai membri della band che lo hanno preso a cuore. Inoltre è un nome che non identifica immediatamente band e genere musicale di appartenenza e poteva creare curiosità intorno a noi e questo era un altro buon motivo per battezzare il gruppo con questo nome.

 

AAM: Come avviene il processo compositivo nei Septem, è opera di uno solo di voi oppure è un lavoro di squadra?

DA: Solitamente è un lavoro di squadra. Tutti ci occupiamo di tutti gli aspetti compositivi e visivi dei nostri lavori. Ognuno è in grado di portare buone idee che vengono poi rielaborate da tutta la band in modo da ottenere un risultato soddisfacente per ognuno di noi.

 

AAM: Chi si occupa dei testi e nasce prima la musica o il testo in un vostro brano?

DA: Di solito dei testi me ne occupo io ma gli spunti e i suggerimenti per le liriche sono sempre all'ordine del giorno anche da parte degli altri. Come ti dicevo, partecipiamo tutti al processo compositivo e quindi la nascita di una canzone può avvenire in molti modi: dal classico riff di chitarra, da una melodia vocale, da un giro di basso. Possiamo iniziare in molti modi ma il lavoro rimane sempre corale, questa è una costante.

 

AAM: Veniamo a “Pseudonica”, come mai la scelta di questo titolo e cosa significa?

DA: La storia è lunga da raccontare. Per farla breve Pseudonica è un parola che ho “inventato” e che rappresenta qualcosa di latente che cresce lentamente e quando si manifesta ci sconvolge. E' il simbolo di ciò che non avevamo previsto e che al suo palesarsi ci porta incredibili sorprese. Pseudonica rappresenta ciò a cui non pensiamo o non abbiamo motivo di credere che esista, o qualcosa di insperato che può scaturire in qualsiasi situazione e che cambia la nostra vita o la segna in modo indelebile. Pseudonica è l'ineluttabilità oltre il nostro pensiero.

 

AAM: Quale legame c’è tra l’artwork ed il titolo dell’album?

DA: Il tema di fondo dell'album è l'idea che tutto quello che viviamo in questa vita, in questo tempo e dimensione lo ritroveremo in un altro universo o da un un'altra parte. Tutto questo, magari, sotto altra forma o energia; trasformato e rigenerato. Sono dell'idea che nulla vada perduto per sempre o almeno non tutto vada perduto... Ritroveremo prima o poi da qualche altra parte ciò che qui non abbiamo più. Le persone, le esperienze vissute, l'amore, l'arte, tutto quello che di vero e di intenso abbiamo conosciuto qui, ci aspetterà in un mondo diverso. La copertina rappresenta questa idea. La nascita, l'evoluzione, la fine e di nuovo l'inizio. Un ciclo infinito come l'universo. La figura (noi e ciò che viviamo) davanti ad un portale il quale indica il passaggio all'altra parte (The Otherside) che ci attende per un nuovo inizio e per ritrovarci.

 

AAM: A proposito, chi si occupa di realizzare le vostre copertine? Ho notato che spesso ricordano lavori di metal estremo, mentre il vostro è un sound più classicamente heavy….

DA: Per le copertine di ogni album ci siamo affidati sempre a Riccardo Bucchioni, un nostro caro amico e straordinario professionista che vanta un grande curriculum. Il concept grafico e l'idea di base degli artwork sono ovviamente nostri, ma la mano che poi esegue e rende così belle ed evocative le nostre copertine sono solo merito al 100% di Riccardo. Senza di lui le nostre idee rimarrebbero solo delle idee, appunto! Ci piace (già dal nome) non essere catalogati subito in un genere musicale e sono d'accordo con te che graficamente diamo l'impressione un po' black o metal estremo! Ma ci piace molto il modo in cui realizziamo la parte grafica con uno stile un po' alla Gustave Dorè.

 

AAM: Adoro la suite “Sa femmina accabadora”; vi siete forse ispirati al romanzo di Michela Murgia per questo brano? Tra l’altro, voi siete liguri, mentre la tradizione dell’ultima madre, l’accabadora, è della Sardegna….

DA: No, non lo abbiamo nemmeno mai letto. Diciamo che avendo girato molto per tutta Italia ed avendo nella band membri di origine sarda (Enrico e Luca) siamo venuti a conoscenza di questa leggenda e ci è parso fantastico poter scrivere un pezzo evocativo su una figura così.  Sinceramente di draghi, vichinghi e leggende nordiche io personalmente mi sarei un po' annoiato e abbiamo quindi optato per l'Accabadora e per parlare di una storia oscura e onirica che credo sia poco conosciuta, ma molto intrigante.

 

AAM: Di cosa trattano i testi dell’album? C’è forse un concept che li lega tra loro, oppure sono completamente indipendenti l’uno dall’altro?

DA: Come ti dicevo, c'è l'idea dell'altra dimensione, del passaggio, della trasformazione e dell'inaspettato. Questi sono i temi che legano l'album. Poi però c'è anche Call of Love, che esula da tutti questi contesti diciamo oscuri, la quale parla “banalmente” d'amore. Abbiamo voluto appositamente inserire una bella strappamutande per avere un momento “leggero”. Siamo amanti di tutto il rock metal e facciamo parte di quella generazione che adora anche band come Whitesnake, Skid Row, Journey, Hard Rock fino all' A.O.R. Ci piaceva l'idea di dare spazio ad un momento easy e così abbiamo fatto. Adoriamo Call of Love e spero possa piacere anche ai nostri fans.

 

AAM: Ho trovato un po’ fuori contesto (tranne che nella title-track in cui il sound a tratti si indurisce alquanto) l’uso del growling nei vostri pezzi; chi se ne occupa e perché ritenete necessario il suo utilizzo?

DA: Il growl è nato sin da subito nei nostri pezzi. Quando abbiamo scritto Rebirt (presente sul nostro omonimo album d'esordio) avevo inizialmente pensato ed eseguito un cantato totalmente growl e ci è sembrata una bella idea. Abbiamo poi deciso che del growl se ne occupasse a suo tempo Francesco Scontrini il nostro ex chitarrista ed oggi Luca Riggio che è con noi ormai da 3-4 anni. L'uso della doppia voce ci consente di spaziare maggiormente anche a livello di influenze personali. A noi piace molto l'idea.

 

AAM: Trovo il vostro sound abbastanza vicino ai maestri Iron Maiden, mentre ho letto di qualcuno che vi paragona ad In Flames ed Helloween. Personalmente non mi trovo assolutamente d’accordo con questi ultimi paragoni, tu cosa ne pensi?

DA: Beh, sono d'accordo con te. Gli Irons sono parte del nostro background, è innegabile: siamo metallari! Scherzi a parte, dico sempre che tutte le bands, musicalmente parlando sono figlie di altre bands a loro volta e ne portano i geni musicali, quindi anche gli Irons si saranno ispirati a qualcuno come tutti. Detto questo però, bisogna essere bravi a far trasparire la propria personalità attraverso la musica e portare avanti il discorso in modo originale, inserendo del proprio estro senza limitarsi ad una imitazione sterile. Noi penso questo obiettivo lo abbiamo raggiunto e lo stiamo evolvendo di disco in disco e già stiamo pensando al prossimo per portare avanti ed evolvere il nostro sound. In Flames ed Helloween li conosciamo certamente, ma non credo abbiamo quel tipo di approccio. La nostra fortuna è di avere nella band cinque persone con gusti talmente differenti che ci consentono di attingere da molte fonti, anche non prettamente rock o metal. Adoriamo Lucio Battisti di cui abbiamo fatto una cover live un paio di anni fa, una esperienza magnifica!

 

AAM: Avete realizzato un video per “Blood and soul”, una delle canzoni più ricche d’energia dell’album; cosa ci raccontate al riguardo? Dove l’avete girato e quale storia c’è (se c’è) dietro al video che sembra riprendere una vostra esibizione live?

DA: Lo abbiamo girato a La Spezia alla Skaletta Rock Club grazie alla regia di Massimo Zannoni dei The Manges! Il video richiama i concetti che ti ho espresso precedentemente e addirittura abbiamo coinvolto gli ex membri dei Septem perché, come ti dicevo, prima o poi ci si ritrova! Blood and Soul è la prima canzone dell'album che abbiamo scritto ed è nata al primo colpo così come la senti. Siamo fierissimi di questa canzone che ci ha spinti avanti musicalmente e ci ha fatto capire che potevamo picchiare di più. Il nostro intento è quello di mescolare melodia e potenza per garantire l'identità e la peculiarità ad ogni nostro brano.

 

AAM: A proposito di live, come state vivendo questo lungo e delicato momento legato alla pandemia? Riuscirete a fare qualche concerto, avete già programmato qualcosa?

DA: Come ben puoi capire stiamo vivendo un periodo difficilissimo, ma posso già dirti che sono in ballo un po' di date che a breve spero avremo il piacere di annunciare. Italia ed estero! Incrociamo le dita!

 

AAM: Tornando al video, avete in programma di realizzarne altri ed, in caso positivo, puoi anticiparci qualcosa?

DA: Ormai è già uscito il lyric video di The North Star realizzato da Tommy Talamanca (Sadist) ai Nadir Studio. Stiamo già pensando a nuovi video e siamo in fase di idealizzazione, appena sarà possibile ne gireremo sicuramente un paio.

 

AAM: Una domanda che mi piace sempre porre alla prima intervista: quale musicista o gruppo vi ha così influenzato da convincervi ad imparare a suonare il vostro strumento o cantare?

DA: Io personalmente ti dico i Deep Purple! Sono rimasto fulminato da ragazzino (avrò avuto una decina di anni) da Smoke on the Water e da lì è partita tutta la mia passione  ed amore per il rock, il metal e la musica in generale. Gli altri ti direbbero sicuramente: Queen, Iron Maiden, Pantera, Dream Theater ,etc etc... Ti garantisco che la lista è lunghissima!

 

AAM: Credo di essermi dilungato anche troppo, ti ringrazio della disponibilità e concludo, come consuetudine, lasciando uno spazio a tua disposizione per aggiungere un tuo messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

DA: Ti ringrazio dello spazio e del tempo che ci hai dedicato. Saluto tutti i lettori di allaroundmetal.com e spero ci potremo vedere dal vivo al più presto. Noi stiamo lavorando per tornare sul palco quanto prima, nel frattempo potete seguirci su tutte le principali piattaforme musicali e social: FB, Instagram, Spotify, Youtube etc etc. Non mancate ai concerti che ci andiamo poi a bere una birra al bancone, offrono i Septem! Ciao a tutti. Be good, drink beer, fuck and Rock'n'Roll!

Ultima modifica il Sabato, 29 Gennaio 2022 18:25
Ninni Cangiano

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