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01 Mar

I Beriedir ed il loro "AQVA"

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Ad un mese circa dall’uscita dell’ottimo “AQVA”, allaroundmetal.com ha intervistato i Beriedir; eccovi il resoconto.

 

AAM: Ciao ragazzi e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com; dato che è la prima intervista per la nostra webzine, vi va di raccontarci la storia dei Beriedir? Come nasce il gruppo insomma e cosa significa il vostro nome?

Stefano: Ciao! Grazie a voi per averci proposto questa intervista, è sempre un piacere per noi. Dunque, la storia dei Beriedir inizia a tutti gli effetti nel 2015, dopo qualche anno di esperienza con vari musicisti e primi inediti scritti, quando trovai la prima formazione stabile per una band. Pubblicammo il primo EP “The Line” lo stesso anno, dando il via alla nostra produzione musicale e le attività live. Il nome è una parola in Sindarin, una delle lingue elfiche ideate da Tolkien. Significa “custode”, un termine che associamo spesso agli angeli (figure molto care a me e alla band) e che ha un valore particolare per noi: non è solo un soldato truce con il compito di allontanare un intruso, ma ha anche il ruolo di conservare ciò che sta all’interno del luogo che custodisce, di prendersene cura. Ho sempre trovato questo aspetto è molto importante e, all’epoca, come ora, lo sento molto vicino.

 

AAM: Veniamo a “AQVA”, come mai la scelta di questo titolo ed, a proposito, si scrive tutto in maiuscolo oppure no? Mi sembra anche ci sia un legame evidente tra l’artwork ed il titolo…

Stefano: Il momento della scelta del titolo è avvenuto quando ormai l’interezza dei testi era già stata ultimata, avevamo già l’intenzione di scegliere un titolo inerente all’acqua, essendo un elemento ricorrente nei vari pezzi, ma eravamo davvero indecisi. Ad un certo punto, dopo le prove, Ciro scandisce, come a fare lo spelling, “A, Q, V, A”. L’idea, concisa e senza volersi troppo legare ad una singola title track, ci è piaciuta da subito. Va scritto tutto in maiuscolo: “AQVA”, ma si pronuncia come “acqua”. L’artwork è un argomento molto interessante per noi: il punto focale è un faro, altro soggetto che mi è molto caro, avvolto da un mare in tempesta. Sulle scale che portano al suo ingresso si può intravedere un angelo, che con la sua presenza nel faro rende quel luogo l’apoteosi del luogo sicuro e di conforto: il custode per eccellenza che presiede alla guida più importante per chi si trova in un mare in tempesta. Detto ciò, si può affermare che, pur non avendo una vera e propria title track, la traccia “The Angel in the Lighthouse” sia quasi la nostra “cover track”. Per la sua produzione, ci siamo affidati alla perizia di Ludovico Cioffi, che aveva già realizzato la copertina del nostro disco d’esordio, “The Path Beyond the Moon”.

 

AAM: Di cosa trattano i testi del disco? C’è forse un concept che li lega tra loro, oppure sono completamente indipendenti l’uno dall’altro?

Stefano: Ogni pezzo utilizza l’elemento dell’acqua, o un luogo legato ad essa, per raccontare una storia. Il fil rouge che attraversa le varie canzoni è sempre la condizione umana, che sia un lutto, una voglia di lasciarsi qualcosa alle spalle o una riflessione sulla sofferenza e come superarla senza raccontarsi troppe favole. Per fare un esempio, cito di nuovo “The Angel in the Lighthouse”, la quale affronta il senso di inadeguatezza dell’essere umano di fronte alla sua incommensurabilità con lo splendore di un astro, ma che può trovare il suo modo di brillare nella forma di un faro, umano nella sua costruzione, ma prezioso per un marinaio tanto quanto una stella.

 

AAM: Chi si occupa dei testi e nasce prima la musica o il testo in una canzone dei Beriedir?

Stefano: Mi occupo io dei testi, scaturendo essi spesso dalle mie esperienze personali. Fortunatamente, il resto della band si ritrova molto in certi concetti e si sentono coinvolti nelle nostre tematiche. Solitamente nasce prima la musica, su cui poi viene cucito ad hoc un testo; anche se a volte capita che io abbia già pronte alcune righe o frasi che adatto poi alla musica. Altre volte, più raramente, un testo in forma grezza nasce in concomitanza con delle melodie vocali, su cui poi costruiamo l’arrangiamento.

 

AAM: Come avviene il processo compositivo dei pezzi dei Beriedir, è opera di uno solo di voi oppure è un lavoro d’equipe?

Stefano: Come per i testi, la base delle canzoni viene principalmente da me, ma in seguito avviene un lavoro corale per arrangiamenti, sezioni completamente nuove e tutte quelle piccole chicche che arrivano da tutti i membri della band. Nessuno è escluso e l’apporto di tutti è fondamentale.

 

AAM: A proposito del songwriting, i vostri brani hanno spesso minutaggio “importante”, il che potrebbe aprire al rischio di essere prolissi o, ancora peggio, noiosi; ciò nonostante, non ho notato assolutamente nulla di tutto ciò nei vostri componimenti, dove sta il segreto dei Beriedir per essere sempre interessanti e mai “esagerati”?

Stefano: Innanzitutto grazie per il complimento, ci fa piacere che i nostri pezzi siano risultati scorrevoli e interessanti! Non pensiamo ci sia un vero e proprio segreto, cerchiamo di ottimizzare le sezioni delle canzoni in base al tiro intrinseco del pezzo, senza crogiolarci troppo in ciò che scriviamo. Le ripetizioni ossessive di un riff a cui ci affezioniamo sono del tutto umane e comprensibili, ma rischiano di minare la solidità del brano. Forse la qualità che ci permette di tenere “in riga” le canzoni è il fatto che ci annoiamo in fretta e cerchiamo di tenere alta in primis la nostra attenzione.

 

AAM: Il vostro sound agli albori era assimilabile al melodic death, mentre ormai siete classificabili come “power/prog”, da cosa è dipesa un’evoluzione così drastica?

Stefano: In realtà, le sonorità melodic death erano presenti nelle primissime composizioni della band, ma nessuna di esse ha mai raggiunto lo stadio di pubblicazione. Già il nostro primo disco era decisamente sul power/prog, con la vena progressive che è diventata più solida con “AQVA”. Per quanto riguarda il perché della scelta del genere, rispondiamo sempre che non ci sia mai stata una vera e propria decisione sulla direzione musicale delle composizioni: scriviamo e suoniamo ciò che ci viene, che è influenzato sia da ascolti recenti che passati.

 

AAM: Credo che il paragone con i Vision Divine sia abbastanza calzante e, guarda caso, avete avuto proprio Ivan Giannini ospite in un pezzo. Cosa ci raccontate al riguardo, insomma come è nata questa collaborazione?

Stefano: I Vision Divine sono una delle mie band preferite, se non LA mia band preferita, quindi aspettavo questa collaborazione da molto tempo. Io ed Ivan ci siamo conosciuti al loro primo concerto a Milano con la nuova formazione, quando gli ho portato una copia di “The Path Beyond the Moon” al banco del merch dopo il live. Mi aveva scorto tra il pubblico cantare tutte le canzoni e da lì è nato tutto. Ci siamo sentiti su Facebook nei giorni seguenti quando mi ha fatto una specie di recensione del nostro album, dandomi consigli preziosissimi. Ci siamo poi rivisti ad un altro concerto a Milano, questa volta al Legend Club, dove io e Simone gli abbiamo proposto il featuring. Quando ha accettato con entusiasmo penso di aver saltato dalla gioia! Le sue voci su “Stormbound” sono qualcosa di meraviglioso.

 

AAM: Nella line-up del vostro primo album c’era un solo chitarrista, mentre adesso in formazione ce ne sono due. Come mai questo cambiamento e vi va di presentarci i due “nuovi acquisti”?

Stefano: L’aumento della complessità delle parti di chitarra e il desiderio di sperimentare maggiormente con questo strumento rispetto al primo disco ci ha portato all’adottare un secondo chitarrista in formazione. Francesco è stato il primo ad entrare nella band, dapprima al fianco del vecchio chitarrista, Marco, poi da solo quando quest’ultimo è uscito nel 2019 dalla band e infine insieme a Simone, entrato in formazione al concludersi dello stesso anno.

Francesco: Io e Stefano ci siamo conosciuti in un’altra band prog, dove lui era entrato come tastierista. C’è stata subito molta sintonia e dopo un po’ mi ha proposto il ruolo di chitarrista dei Beriedir, essendo la band al lavoro su materiale che trovavo molto interessante e nelle mie corde.

Simone: Ho conosciuto Stefano in università nel 2016, ma abbiamo cominciato a collaborare come musicisti solo ad inizio 2019 in un progetto a cui stiamo ancora lavorando e di cui speriamo di dare notizia molto presto! Nel corso dello stesso anno mi sono appassionato alla musica dei Beriedir ed infine sono stato accolto in formazione, non senza aver assillato Stefano a sufficienza!

 

AAM: Avete realizzato un video per “At candle light”, in cui siete tutti vestiti di bianco; come mai questa scelta un po’ in controtendenza verso il mondo metal dove impera il “total black”?

Stefano: Per quanto possa sembrare una scelta anticonformista, per staccarci dallo stereotipo del metallaro in nero, l’opzione del bianco ci è sempre piaciuta a prescindere da ciò. Porta con sé un’aria più antica, solenne, come qualcosa fuori dal tempo. E poi, come citavo sopra, richiama la figura dell’angelo.

 

AAM: Dove avete girato il video? Avete qualche aneddoto simpatico da raccontarci al riguardo?

Stefano: Il videoclip è stato realizzato presso il Castello di Cavernago, di proprietà dei Gonzaga, che ci hanno ospitati con estrema gentilezza. È un posto incredibile, un gioiello di architettura italiana. Una cosa molto suggestiva è stata pensare al fatto che fossimo in casa di due principi: il Principe Carlo Gonzaga e la Principessa Lauretana Stagno D’Alcontres, fa uno strano effetto nel ventunesimo secolo e ti trasporta direttamente nel passato. E poi le capre: c’erano delle caprette adorabili nel fossato e mentiremmo nel negare di essere stati lì a guardarle per un sacco di tempo, tentando anche di comunicarci con scarsi risultati.

 

AAM: Avete in programma di realizzare qualche altro video ed, in caso positivo, potete anticiparci qualcosa?

Stefano: Non vogliamo rovinare la sorpresa, ma penso sia chiaro che qualcosa stia bollendo in pentola.

 

AAM: Argomento live, un argomento complicato in questo difficile momento legato alla pandemia. Cosa ci potete svelare al riguardo? C’è già qualche concerto programmato?

Stefano: Qui si tocca un tasto dolente, come giustamente hai anticipato. Avevamo dei live in programma che aspettavamo con trepidazione, ma han subito molte cancellazioni e rinvii. Ora ci stiamo muovendo per nuove date, sperando in bene.

 

AAM: Ci potete svelare cosa fanno i Beriedir nella vita di tutti i giorni, quando non siete impegnati con la vostra musica?

Stefano: Lavoro come tecnico del suono, sia nel mio “Lighthouse Studio”, dove abbiamo registrato tutti i brani prima di affidarli al mix di Simone Mularoni, sia in sede live e in teatri. Nel tempo libero mi dedico a modellismo e altri piccoli hobby.

Simone: Sono programmatore Android, oltre che un appassionato di GDR e altre meraviglie del mondo nerd.

Ciro: Studio ingegneria aerospaziale e nel tempo libero mi diletto con immersioni e scalate, i due estremi del mondo, insomma!

Francesco: Sono studente di medicina, facoltà che assorbe molto del mio tempo. Mi dedico molto alla musica e ho una piccola postazione dove registro per i miei vari progetti.

Daniele: Lavoro ormai da anni come ingegnere industriale, in particolare nel settore della sicurezza sul lavoro. Condivido con Simone la passione per il mondo nerd!

 

AAM: Adesso una domanda che faccio un po’ a tutti alla prima intervista per allaroundmetal.com: quale musicista o gruppo vi ha così influenzato da convincervi ad imparare a suonare il vostro strumento o cantare?

Stefano: Dark Tranquillity, Insomnium e Vision Divine, senza dubbio.

Simone: Direi Queen, Iron Maiden, Devin Townsend e Amorphis.

Ciro: Dream Theater, Avenged Sevenfold, System of a Down, Led Zeppelin!

Francesco: Dream Theater, Tesseract ed Haken.

Daniele: Blind Guardian, Sieges Even, Labyrinth.

 

AAM: Siamo arrivati alla conclusione, vi ringrazio per essere stati con noi e concludo, come consuetudine, lasciando uno spazio a vostra disposizione per aggiungere un messaggio per i lettori di allaroundmetal.com ed i vostri fans.

Beriedir: Ringraziamo la redazione di allaroundmetal.com e ai lettori lasciamo un invito al ricordarsi che qualunque cosa accada ci sarà sempre una canzone a parlare delle vostre paure, ansie e dolori. Noi e tante altre band cerchiamo di fare proprio questo, dopo tutto, ricordare a chi ci ascolta che non sono soli.

Ultima modifica il Martedì, 01 Marzo 2022 20:14
Ninni Cangiano

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