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26 Set

Interessante chiacchierata con il tastierista dei Symphonity, Johannes Frykholm, che ci parla del nuovo disco!

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Da qualche mese è uscito il nuovo album dei Symphonity, Marco Polo: The Metal Soundtrack (qui la recensione https://www.allaroundmetal.com/component/content/article/26-releases/9566-la-maturazione-%C3%A8-arrivata-per-i-symphonity). Ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con il tastierista Johannes Frykholm, cordialissimo e disponibile, per raccontarci del disco e del futuro della band. 


AAM: Ciao Johannes e benvenuto su Allaroundmetal Webzine.

J: Ciao a tutti i lettori, vi siamo grati per questa intervista.


AAM: Comincerei con il chiedervi una piccola presentazione dato che forse non tutti vi conoscono. Come descrivereste la vostra band ad un possibile nuovo fan? Parlateci un po’ della vostra storia...

J: I Symphonity sono una power metal band dalla Repubblica Ceca e suona basandosi principalmente sulle influenze classiche. Difatti le canzoni sono composte ed arrangiate come gli arrangiamenti della musica classica e delle colonne sonore. In parole povere siamo una symphonic/power metal band con influenze neoclassiche e prog metal. Io, come tastierista, sono entrato nella band nel 2021, durante le registrazioni del nuovo album e sono rimasto molto colpito dall’alto livello tecnico dei componenti del gruppo.


AAM: Avete pubblicato pochi album nella vostra carriera ed è un peccato vista la vostra qualità musicale. A cosa è dovuto ciò? Cosa ha ostacolato il corso della vostra storia?

J: Crediamo che la qualità musicale non sia qualcosa a cui vada messa fretta. Ovviamente questo non significa lasciar passare tanti anni fra ogni album però, giusto per fare un esempio, con il nostro nuovo disco Marco Polo – The Metal Soundtrack abbiamo impiegato due anni nella scrittura e nella registrazione senza contare gli impegni della band per il tour di supporto al disco precedente. In passato i vari cambi di formazione hanno influito parecchio sulla lavorazione degli album. Dopo la pubblicazione di King of Persia ci siamo ritrovati senza i due cantanti Olaf Hayer e Herbie Langhans per non parlare dei posti vacanti di diversi strumentisti. Fortunatamente la nuova formazione è la più robusta di sempre con due nuovi vocalist (Mayo Petranin e Konstantin Naumenko) che si completano a vicenda con il proprio e bellissimo stile. Abbiamo poi una tosta sezione ritmica composta dal versatile bassista Tomas Sklénár e dal super veloce batterista Josef Ciganek che riesce a suonare i più incredibili fill di batteria che abbia mai sentito. A completare la lineup ci sono io alle tastiere ed il nostro mastermind Libor Krivak alla chitarra con il suo stile veloce, melodico e tecnico da grande shredder.


AAM: Il vostro primo album (Voice from the Silence) è stato notevole. Fu un power metal molto interessante con quel qualcosa in più rispetto alla massa. Con il successivo King Of Persia c’è stata un evoluzione ed ha cominciato a farsi strada il prog metal nella vostra musica. Avevate già l’idea che queste sonorità sarebbero poi finite nel nuovo album Marco Polo – The Metal Soundtrack?

J: Grazie per le belle parole. Il nostro chitarrista Libor ha sempre avuto l’idea di scrivere sonorità power metal che fossero differenti da qualunque altra band. Con King Of Persia lo potete sentire chiaramente. C’è un’impronta marcatamente sinfonica nel secondo album arrangiata con parti orchestrali e strumenti etnici; nella stessa titletrack, "Prince Of Persia", c’è un’atmosfera che ricorda molto una colonna sonora. Quando sono stati composti gli arrangiamenti per il nuovo disco era ovvio che avrebbero dovuto sia corrispondere all’ottimo lavoro fatto in King Of Persia sia anche evolvere in qualcosa di più ampio e magniloquente in modo tale da rispecchiare la storia di Marco Polo che presenta una geografia diversa oltre che una storia diversa.


AAM: Parlateci quindi nel dettaglio di questo nuovo disco. Come è nato?

J: Non abbiamo sempre una visione completa di un concept album. Libor, diverso tempo fa, è stato ispirato da uno show televisivo degli anni ‘80 riguardo Marco Polo e qualche anno dopo vennero pianificate solamente una o due tracce basate su quelle tematiche. In seguito venne registrata solo “Crimson Silk” che però era estranea all’idea di base. Nel frattempo ci si rese conto che diverse parti della storia potevano essere espresse in diversi modi e ci decidemmo quindi a dare vita a Marco Polo – The Metal Soundtrack. Per spiegare meglio: l’idea di fondo era avere differenti canzoni che rappresentassero il viaggio di Marco in diverse parti del mondo utilizzando armonie e strumenti che rispecchiassero quei luoghi. Per esempio, nelle canzoni “Crimson Silk” e “The Plague”, Marco sta viaggiando attraverso l’Armenia e la Persia e questi percorsi vengono evidenziati tramite l’uso di strumenti etnici come l’Oud e il Duduk. Ci sono anche molte percussioni addizionali registrate dal nostro amico Ladislav Šiška direttamente live in studio. Anche nell’epica traccia di dieci minuti, “Mongols”, ci sono diversi strumenti etnici che vogliono rafforzare le sensazioni che prova Marco durante il viaggio in Mongolia. Ovviamente l’intero album non è solo una colonna sonora sperimentale ma un vero e proprio album di symphonic/power metal che contiene parti pesanti, prog, componenti orchestrali ed il materiale più potente che abbiamo mai scritto e registrato.


AAM: Solitamente come lavorate ad un album? Lo componete individualmente o vi trovate tutti assieme in studio?

J: Con questo nuovo disco abbiamo seguito un processo compositivo individuale soprattutto per il fatto che la nostra lineup è molto più internazionale che in passato: metà della band si trova in Repubblica Ceca, un cantante abita in Slovacchia ed un altro in Ucraina mentre io abito in Svezia. Aggiungete il fatto che la pandemia causata dal covid ha pesantemente ristretto le possibilità di spostamento quindi non abbiamo avuto altra scelta. Libor e Thomas hanno lavorato assieme assistendo anche la registrazioni della parti di batteria di Josef. Nel frattempo io, Mayo e Konstantin abbiamo registrato in studi separati nei nostri rispettivi paesi e spedito tutto il materiale agli altri per unire il tutto. La musica è stata composta interamente da Libor ad eccezione della traccia bonus, composta da me assieme Libor stesso mentre le liriche sono di Tomas, Mayo e Konstantin. Due tracce invece hanno i testi scritti da Billy Jeffs dei Memories Of Old. Le uniche volte che si siamo trovati assieme è stato per la preparazione dei concerti dal vivo e per registrate il videoclip per la traccia “I Found My Way Back Home”.


AAM: Ci sarà la possibilità di vedervi in tour per supportare il nuovo disco?

J: Recentemente abbiamo annunciato che ad ottobre suoneremo al Power Metal Quest Fest a Birmingham, UK che sarà il nostro primo show nel Regno Unito. Stiamo valutando diverse opportunità per un tour in Europa ma ciò dipenderà dalle condizioni dei viaggi e dalle possibili restrizioni a causa della pandemia. In più il nostro vocalist Konstantin Naumenko vive in Ucraina e purtroppo la situazione lì è ancora critica. Faremo tutto ciò che possiamo per celebrare il nostro nuovo album dal vivo assieme ai nostri fan europei!


AAM: Avete mai pensato a comporre una colonna sonora per un film? Avete mai ricevuto proposte?

J: Sfortunatamente non abbiamo mai avuto proposte di questo tipo finora! Sarebbe sicuramente un esperienza divertente. In qualche modo, comporre canzoni di metal sinfonico è simile a comporre una colonna sonora perché è come dipingere un quadro musicale e far combaciare umori, luoghi, archi temporali e personaggi. La parola “colonna sonora” è anche una parola all’interno del titolo del nuovo album perché rispecchia il nostro modo di pensare la vita ed il viaggio di Marco Polo durante la sua vita in formato di metal sinfonico.


AAM: Tre album che hanno segnato la tua vita.

J: Personalmente uno dei più importanti fu il primo album power metal che ascoltai quando avevo circa cinque anni ovvero Ecliptica dei Sonata Arctica. Invece il primo album che mi fece intraprendere un percorso di scoperta del genere power metal fu Keeper of the Seven Keys Pt 2 degli Helloween. Un altro album che invece mi ha fatto realizzare che avrei amato il power metal più di ogni altro genere è stato Magic Never Dies dei Power Quest che è stato il mio disco preferito per molti anni. Questi sono i tre dischi che hanno cambiato il mio modo di vedere ed ascoltare musica!


AAM: Avete già delle idee per il futuro?

J: Il primo obiettivo è di andare in tour per supportare il nuovo disco iniziando dall’Europa e suonare in paesi in cui non siamo mai stati, un po’ come fece Marco Polo. Il Regno Unito ad ottobre sarà qualcosa di importante per noi e solo il fato dirà cosa arriverà in seguito. Siamo orgogliosi del nuovo disco e non vediamo l’ora di incontrare i nostri fan da tutto il mondo e suonare i pezzi dal vivo


AAM: C’è un particolare musicista o band con cui ti piacerebbe collaborare ma non hai mai avuto la possibilità di farlo?
J: Abbiamo tutti differenti idee con chi sarebbe figo collaborare. Sarebbe fantastico lavorare nuovamente assieme alla cantante operistica Jana Hrochová, voce mezzo soprano solista del National Theatre a Brno. Lei registrò alcune parti vocali per la titletrack del nostro album precedente King Of Persia ed anche nel nuovo album ha registrato alcune vocals nelle tracce “Venezia” e “Venezia Finale”. Abbiamo avuto anche il piacere di avere come ospite ai cori il nostro primo cantante Herbie Langhans. Di mio sono già onorato di aver potuto lavorare con così fantastici musicisti. Se dovessi nominare qualcuno con cui mi piacerebbe lavorare in futuro, sarebbe un sogno farlo con Tobias Sammet degli Avantasia o Tuomas Holopainen dei Nightwish e vedere come lavorano e come la loro mente opera.


AAM: Grazie mille per l’intervista. Vi auguriamo il meglio! Salutate i lettori come preferite.

J: Grazie mille a voi e a tutti i lettori per il supporto. Ascoltate e comprate il nuovo album. Non vediamo l’ora di vedervi dal vivo.

Ultima modifica il Martedì, 27 Settembre 2022 19:12
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