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15 Mar

Intervista ai Serenity - Fabio D'Amore In evidenza

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Eccoci con Fabio D’Amore, bassista dei Serenity, per parlare del nuovo album “Codex Atlanticus” e delle tante novità che ci sono attorno alla band.

 

 

D.: Ciao Fabio, in primis grazie di essere ancora qui con noi di allaroundmetal.com. Partiamo subito dai cambi nella line-up della band; c’è stata una mezza rivoluzione, puoi svelarci i motivi che hanno portato all’uscita del chitarrista storico Thomas Buchberger, nonché di Clementine Delauney e Mario Hirzinger?

R.: Ciao! E grazie mille a voi per avermi concesso questa intervista.

Si, puoi dirlo forte, ci sono stati parecchi cambiamenti. Mario e Thomas avevano manifestato da parecchio tempo l’idea e la volontà di lasciare la band, per motivi personali e artistici, e anche per dedicarsi alla famiglia e al tempo libero.

Per Clementine invece, la questione è diversa. Abbiamo provato una strada assieme, che si è semplicemente conclusa, ed entrambi le parti hanno deciso di separarsi amichevolmente. Avevamo obiettivi e vedute completamente diverse.

 

 

D.:Ci presenti il nuovo chitarrista Cris Hermsdörfer?

R.: Certamente. Cris ci segue e ci ha aiutati sin dal 2011, quando per la prima volta abbiamo avuto bisogno di lui durante l’Out of the dark tour. Da allora, quando era chitarrista nei Visions of Atlantis, siamo sempre rimasti legati, anche grazie al fatto che ho registrato il loro album in Italia presso i miei Artesonika Recording Studios, nel 2012, e ha fatto si che fossimo sempre a stretto contatto. Thomas ultimamente non riusciva a seguirci live, quindi per tutto il 2013 e 2014 Cris ci ha seguiti, ed è stato un piacere poi poterlo annunciare e confermare in pianta stabile nella nostra formazione.

E’ un chitarrista molto diverso da Thomas, ha un approccio molto più rock e moderno, e la cosa mi piace molto!

 

 

D.: Adesso che non ci sono più la voce femminile ed un tastierista, come state ovviando a questa mancanza nel tour?

R.: Tasha ci accompagnerà durante le prossime tournee come voce femminile e parteciperà ai vari brani dove abbiamo bisogno del suo aiuto. Per quanto riguarda le tastiere, quando abbiamo bisogno di un pianista o un tastierista, Franz-Josef Houser ci aiuta da molti anni, fin da quando Mario ha avuto le prime difficoltà a seguire i tour.

 

 

D.: Nella scorsa intervista mi avevi detto che era soprattutto Thomas Buchberger a comporre le musiche, per questo nuovo album come si è sviluppato il processo compositivo?

R.:Si hai ragione, e abbiamo dovuto ovviare alla defezione del nostro compositore principale.

Abbiamo optato per un lavoro di squadra, dove tutte le parti sono state coinvolte nella creazione del nuovo album, coordinate dal produttore Jan Vacik dei Dream Sound Studio di Monaco. Il tutto corredato dalle orchestrazioni dell’austriaco Lukas Knoebl.

 

 

D.: Ho trovato il vostro sound abbastanza differente rispetto al passato, con una perdita delle sonorità più progressive ed una sterzata verso il symphonic power, sei d’accordo con questo mio punto di vista ed, in caso positivo, da cosa pensi sia determinato?

R.: Certo, dipende sempre dal punto di vista dal quale guardi la band e il proprio sound. Per alcuni possiamo essere ancora troppo complessi e poco catchy, per alcuni siamo troppo power o troppo sinfonici. Di sicuro, la nostra intenzione era di tornare più verso le nostre origini. Ad un sound più compatto e fresco, male vocal-oriented, ed è quello che ci sentiamo di aver fatto.

 

 

D.: Come mai avete scelto di comporre una sorta di concept sulla figura di Leonardo Da Vinci e chi si è occupato della stesura dei testi questa volta?

R.:Si, ben detto. E’ una sorta di concept, perché c’è un tema principale che si basa su un’unica figura storica, quella di Leonardo Da Vinci, ma non è un vero concept album come i fans del prog si aspetterebbero. Non c’è un collegamento temporale tra un pezzo e l’altro, né un collegamento musicale tra i brani. E’ una sorta di diario. Come il “Codex Atlanticus” custodito al museo a lui dedicato a Milano.

I testi sono stati realizzati un po’ da tutti noi, ma anche Mario Hirzinger ci ha aiutato nuovamente alla stesura, scrivendo due brani.

 

 

D.: Chi ha realizzato lo splendido artwork dell’album?

R.: L’artwork è stato realizzato da Gyula Havancsák, un artista ungherese, che ha fatto un ottimo lavoro!

 

 

D.: Come mai hai deciso di cantare anche tu in “Spirit in the flesh”? Ti sei reso conto, ascoltandoti, che il tuo timbro è molto simile a quello di Tobias Sammet?

R.: Purtroppo la similitudine con Sammet, alla quale non avevo mai pensato, mi ha un po’ “oscurato” e nel 90 percento dei casi i media sono ancora convinti sia stato lui a cantare.

Ho sempre cantato backing vocals dal vivo con la band ed alcune volte anche parti lead. C’è sempre stata la volontà di fare parti soliste anche in studio ma, per una cosa o per l’altra, questo non è accaduto. Questa volta abbiamo deciso di provare con Spirit in the flesh, ma anche le strofe e finali di ritornelli di Sprouts of Terror. Ne siamo rimasti contenti e le abbiamo mantenute.

 

 

D.: Avremo altre occasioni in futuro di ascoltare Fabio D’Amore come protagonista al microfono?

R.: Credo e spero proprio di si!

 

 

D.: Personalmente adoro “Sprouts of terror” e “Fate of light”, ci sono dei brani dell’album che tu preferisci rispetto agli altri ed, in caso positivo, per quale motivo?

R.: No, sinceramente non so se sarei in grado di sceglierne uno o un paio come preferiti. Sono molto legato a tutto il disco in generale.

 

 

D.: Personalmente non amo particolarmente le brevi intro che oramai sono una sorta di immancabile abitudine nei dischi metal; preferirei piuttosto un vero e proprio brano strumentale come una sorta di ouverture classica, invece che un paio di minuti risicati che spesso non servono a nulla e si saltano inevitabilmente. Tu cosa pensi al riguardo?

R.: Posso capire cosa intendi, e sinceramente non disdegno neanche la tua opzione. Mi piacciono entrambe le soluzioni.

 

 

D.: Il vostro cantante Georg Neuhauser è stato di recente coinvolto nel progetto Phantasma, di cui è uscito un bellissimo disco di recente. Cosa ci puoi raccontare di questa sua esperienza? Sempre se ti ha detto qualcosa al riguardo...

R.: Era una cosa che aveva intenzione di fare da un bel po’ di tempo, e sono contento che l’abbia realizzata, e anche che sia piaciuta molto ai fans. Ho ascoltato il disco un paio di volte e mi è piaciuto particolarmente. So che il lavoro è stato molto lineare, e che tutti gli ospiti si sono completamente calati nella parte, come aveva in mente! Decisamente soddisfacente!

 

 

D.: So che gestisci gli Artesonika Studios, cosa ci puoi raccontare di questa tua altra attività?

R.: Sono molti anni che, assieme al mio socio e co-produttore Ivan Moni Bidin (Starsick System, Pathosray) gestisco gli studi di registrazione. E’ un’ottima occasione per venire a contatto con nuovi artisti e nuove realtà musicali, sia locali che estere. E’ un qualcosa che mi arricchisce parecchio. Sono sempre molto contento di tornare dalle tournee e proseguire le registrazioni di vari album e vari artisti. Dà molto dinamismo alla mia carriera.

 

 

D.: Nella tua regione, il Friuli Venezia-Giulia, ci sono tante validissime metal bands, tra cui spiccano sicuramente i Rhapsody (nelle loro due formazioni) e gli Elvenking, da cosa ritieni possa nascere questo fermento artistico in quella che è una piccola regione al confine con altri Stati?

R.: Hai perfettamente ragione. Credo dipenda dagli incroci di varie culture e correnti che ci sono sempre stati nella nostra regione, molti input che sono sempre arrivati dal resto dell’Italia e dai due Stati limitrofi. Credo che ci siano molti musicisti e persone interessate alla musica, ne ho l’occasione di notarlo di continuo in studio.

 

 

D.: Credo di essermi dilungato anche abbastanza, ti ringrazio e concludo quindi come d’abitudine, lasciandoti uno spazio a tua completa disposizione, per un messaggio finale ai fans dei Serenity ed ai lettori di allaroundmetal.com.

R.: Vorrei ringraziare tutti i fans, ed in questo caso i vostri lettori e i fans italiani, per il supporto e anche per la data che abbiamo fatto a Bosco Marengo (AL) durante il tour. E’ stata una piacevole sorpresa dopo molti anni che non suonavo in Italia. Grazie ancora!!

 

Ultima modifica il Martedì, 15 Marzo 2016 22:48
Ninni Cangiano

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