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28 Ott

IN FLAMES: Intervista ad ANDERS FRIDÉN In evidenza

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Lo scorso settembre, AllAroundMetal.com ha avuto la fortuna di poter scambiare 4 chiacchiere con Anders Fridén, Voce storica degli svedesi In Flames:

un’oretta in compagnia del disponibilissimo Anders, che ci racconta l’approccio avuto con “BATTLES” in prossima uscita, la separazione dal batterista Daniel Svensson, e il background che si cela nel nuovo songwriting delle icone del Melodic Death Metal svedese:

 

Benvenuto su All Around Metal, Anders, grazie per essere qui.

Iniziamo con una domanda riguardo alle prossime pubblicazioni firmate IN FLAMES: un Live Album appena uscito e un’uscita programmata per il nuovo lavoro in Studio.

Come mai la scelta di fare una doppia release? 

 

A:

Ciao a tutti e grazie a voi.

Si, solitamente si tende a fare una uscita all’anno, sia che si tratti di studio che, in questo caso, di album “live”, ma abbiamo deciso di non soffermarci sul binomio in questione, e abbiamo pensato di far distribuire i due lavori a distanza ravvicinata proprio per non rimanere nella solita e canonica media.

Il Live DVD conta 20 pezzi, ed è stato registrato nel 2014. Inizialmente doveva uscire dopo il disco nuovo, ma con la label abbiamo pensato fosse meglio fare uscire prima una raccolta e soltanto dopo il nuovo album. Volevo fortemente un disco Live, perché credo abbia una resa molto bella, una sorta di documentario.

 

“Sounds from the heart of Gothenburg” conta brani che bene o male ripercorrono tutta la carriera degli In Flames. Ci dai qualche news riguardo la registrazione? Ad esempio, la scelta della scaletta è stata influenzata dall’uscita del disco, o avete deciso di rilasciarlo dopo aver fatto la performance?

 

A:

Il disco è stato registrato in una notte, ricordo, molto lunga (ride, ndr), e le canzoni le avevamo già pianificate, appunto per dare spazio a tutta la carriera della band.

Abbiamo scelto più o meno brani da tutti i “periodi” degli In Flames, avremmo voluto includerne ancora, ma sarebbe stato effettivamente troppo lungo.

La differenza più grande è stata effettivamente la gestione di tutte le parti che invece faresti in un album studio, ma che dal vivo non riproponi per mantenere una resa più pura.

E’ stato bello riproporre qualcosa che descrive cosa sono stati gli In Flames in passato misto con il nostro nuovo Sound.

 

Molti dei Vs Fans dicono che gli IN FLAMES hanno inventato quello che ad oggi viene chiamato “Swedish Death Metal” un filone che vede la vostra Band come referente ufficiale. Sei d’accordo con questa sorta di ”etichetta”?

 

A:

Non so, in realtà mi verrebbe da dire che siamo solo un gruppo di ragazzi a cui piace l’heavy metal, che sono cresciuti ascoltandolo e bevendoci sopra dell birre (Ride ndr), non avevamo idea di quanto sarebbe successo, i contratti, gli impegni, l’essere conosciuti al di fuori dei nostri personali confini..siamo felici di tutto ciò, sia chiaro, ma non abbiamo dato peso a tutte le possibili conseguenze che il nostro approccio avrebbe portato.

Non so dire se abbiamo effettivamente inventato qualcosa o riproposto quanto a noi sembrava giusto “filtrare”..magari abbiamo “rubato” da ciò che ci piaceva, e, suonandolo lo abbiamo trasformato, come fanno tutti quelli che passano da essere fans ad essere musicisti..non lo so, so che il death metal ci ha formato con tutte le influenze che ci hanno contraddistinto, come la NWOBHM, lo Speed Metal etc..alla fine le abbiamo prese e mescolate assieme attraverso la nostra interpretazione, e se i Fans decidono che abbiamo inventato un nostro personale filone, beh..sono contento e onorato del risultato, ovviamente, anche se non credo che andrò mai per strada a dire cose come “hey, ho inventato uno stile nuovo..”(ride..).

 

Ad oggi, come vedi la tua personale evoluzione musicale? Ti senti orgoglioso di quanto hanno saputo dare e darti gli InFlames?

 

A: 

Non penso che mi guarderò mai indietro valutando il singolo episodio. Non posso essere fiero di una sola parte del mio operato come musicista, di una sola canzone come di un singolo periodo. Preferisco pensare che un giorno mi guarderò indietro e potrò valutare tutto il mio percorso nella sua interezza, essendo fiero del fatto che ho effettivamente fatto parte di qualcosa di reale, qualcosa che siamo riusciti a creare da una realtà piccola come quella della nostra città e che nel tempo è diventata molto più grande e conosciuta anche a livello internazionale. 

 

 

Parliamo di “BATTLES”: puoi dirci qualcosa riguardo alle tematiche del disco, così come qualcosa di specifico riguardo la scelta del titolo?:

 

A:

Guarda è molto semplice: il titolo, che rispecchia tutto il disco, in effetti, è riferito alle singole e personali battaglie che ognuno di noi deve combattere. Sempre, e da sempre. Segue un percorso molto simile a quello della crescita psicologica di tutti noi, soffermandosi su come cambiano le difficoltà che dobbiamo affrontare nel corso di una vita, da quando siamo giovani, sino al giorno della nostra morte. Fa riferimento sia alla capacità di valutare e riconoscere il proprio passato che al coraggio di affrontare il futuro, abbracciandone tutte le possibilità. E’, in effetti, qualcosa che suonerà molto familiare a tutti gli ascoltatori, ovviamente, visto che credo proprio rispecchi il pensiero di chiunque affronti un discorso come questo. E’ una cosa molto comune, con cui tutti abbiamo, almeno un volta, avuto a che fare.

 

Gli IN FLAMES presentano con il nuovo disco, anche un nuovo batterista: cosa ci puoi dire di questa collaborazione ? La separazione dal Daniel Svensson è stata qualcosa di inaspettato?

 

A:

Daniel aveva bisogno di stare un po’ di tempo con la sua famiglia, nulla di più naturale. Una motivazione molto ragionevole, aggiungerei.

E’ stata molto dura all’inizio, ovviamente: Dan è prima di tutto un amico e sentire che avrebbe voluto separarsi da noi non è stata una cosa facile da affrontare (..18 anni sono difficili da cancellare,no?). Ma c’è anche da dire che non siamo più dei ragazzini, e stare lontani dalle proprie famiglie per dei mesi durante gli impegni del tour è una cosa che per alcuni può diventare più difficile che per altri. E’ stato piuttosto strano renderci conto che non ci sarebbe più stato, da li in avanti..abbiamo cercato di affrontare la cosa  con professionalità, e ci siamo recati negli studios  a Los Angeles per procedere comunque con le registrazioni, per poi valutare il da farsi in itinere. Ed è stato cosi che il nostro produttore ci ha proposto questo ragazzo che stava registrando come turnista per un’altra band (come spesso succede da quelle parti): si è avvicinato ed ha chiesto “Hey, ragazzi, posso provare?” e abbiamo subito capito che si trattava della persona giusta: Joe Rickard è un musicista preparato ed appassionato, capace di dare alla Band quanto serviva. Ci è sembrato un’ottimo acquisto, e ci siamo anche resi conto che avrebbe sostituito degnamente Dan, tributandogli quanto avrebbe giustamente meritato.

 

 

Tra non molto avrete la possibilità di tornare in Tour: i fans devono aspettarsi qualche sorpresa particolare?

 

A:

No, nulla se non il fatto che suoneremo forse un po più a lungo del solito e proporremo naturalmente molti brani tratti dal nuovo “Battles”. Avremo anche qualche classico del passato, ma non dedicheremo troppo spazio ai vecchissimi pezzi: siamo nel 2016 e dobbiamo promuovere un disco appena uscito.

 

A proposito di passato: esiste qualcosa che vorresti cambiare nei trascorsi degli In Flames?

Se potessi tornare indietro, cambieresti qualcosa o lasceresti tutto così com’è?

 

A:

Non cambierei assolutamente nulla. Sono molto fiero di dove siamo arrivati e di come lo abbiamo fatto. Sia chiaro, adoro gli In Flames di ora così come adoro il nostro passato discografico, ma credo che sia inutile fermarsi a pensare ciò che era evitando di godere appieno ciò che abbiamo avuto la fortuna e l’onore di diventare. Gli In Flames sono proprio questo.

 

 

 

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