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Nonostante la pandemia, nonostante la forzata assenza di tour, gli eroi del folk metal finlandese, i Korpiklaani sono tornati puntualissimi con il loro undicesimo album intitolato “Jylhä". Di seguito la nostra intervista con il fisarmonicista Sami Perttula, che ci racconterà della lavorazione dell'album ma anche come hanno passato il terribile 2020, piani futuri, e canzoni preferite. Buona Lettura!

 

Ciao Sami e bentornato su Allaroundmetal.com. Prima di tutto, come stai e come hai vissuto questo disastroso 2020. Come la situazione in Finlandia? E come l’avete affrontata voi Korpiklaani?

Sami:Un saluto a tutti. Per fortuna tutti noi siamo riusciti ad evitare il contagio. Dopotutto ad oggi la Finlandia sembra essere uno dei paesi più sicuri dal punto di vista pandemico, infatti il Covid non ci ha mai colpiti così duramente come è successo ad esempio da voi in Italia. Quindi c’è stata questa sorta di situazione di vantaggio, il nostro governo ovviamente sta ponendo molte attenzioni sulle nuove varianti del virus. Quando c’è stato il primo lockdown tutti noi abbiamo pensato tipo: “Nah, nel giro di 3 mesi si risolverà tutto e torneremo presto in tour”. Per diversi membri della band, i Korpiklaani rappresentano il lavoro principale, quindi tutta questa faccenda ci ha colpito molto. La cosa positiva è che abbiamo avuto molto più tempo per finire il nuovo album e girare dei video di alta qualità

 

Il Covid ha colpito duramente molte professioni tra cui appunto l’industria musicale, quali pensi saranno le conseguenze per il mondo musicale dopo tutto questo?

Sami:In generale penso che per una questione di causa effetto, le etichette più potenti diventeranno ancora più potenti, e quelle più piccole purtroppo scompariranno. Per fortuna la musica la fanno i musicisti, e possiamo sempre ricominciare tutto da capo dopo questa pandemia, sicuramente al momento, da un punto di vista prettamente economico, è una situazione molto impegnativa

 

Nonostante la situazione non sia migliorata, con tutte le restrizioni del caso, in primo luogo, non poter fare i tour, avete comunque deciso di far uscire il nuovo album. E’ stata una vostra scelta, o quella della Nuclear Blast? Avete forse accordi in tal senso?

Sami: E’ stata in gran parte nostra, avendo ormai parecchi anni alle spalle, dovrebbe essere un dovere avere un nuovo album almeno ogni tre anni. Per le band ad inizio carriera la cosa migliore sarebbe averne uno all’anno, almeno i primi anni.  Di positivo c’è che con gli anni ci siamo migliorati continuamente, fino ad arrivare al punto che il primo traguardo per noi è principalmente sfornare un lavoro di alta qualità, rispetto a ciò che abbiamo fatto in precedenza, e questo richiede del tempo. D'altra parte ci sono anche determinati costi di produzione per un buon studio album, poi tutto è nelle mani dalle persone, se queste sono pronte e possono spendere dei soldi per ascoltare musica

 

Parlerei a questo punto di “Jylhä”. Intanto che significa? E quali sono i temi principali dei brani?

Sami: “Jylhä” significa maestoso, ma anche selvaggio, ruvido, nell’accezione positiva del termine. Avevamo altre opzioni per il titolo, ma poi abbiamo sentito che l’album suonava proprio maestoso, quindi perché non dargli questo nome! Il tema principale che in qualche modo collega le canzoni è quello dell’omicidio, molti dei testi si basano su storie entrate a far parte del folklore finlandese, sul mistero di alcuni tragici assassinii avvenuti nel nostro paese. “Niemi” parla di ciò che successe sul lago di Bodom negli anni sessanta, mentre “Juuret” riguarda un altro crimine mai risolto, avvenuto negli anni cinquanta. Detto questo, non trovo che il disco abbia atmosfere cupe, direi che musicalmente risulta invece piacevolmente potente. Poi ovviamente ci sono anche un paio di Alcohol Song…in queste non viene ucciso nessuno

 

Dietro ai vostri testi in finlandese c’è ancora l’autore Tuomas Keskimäki?

Sami: Si, Tuomas è ancora l’autore dei nostri testi. Ci da fiducia ed è piacevole lavorare con lui, quindi gli abbiamo chiesto di nuovo di darci una mano. Sai, fa un gran bel lavoro e lo fa in tempi brevi. Ovviamente anche Jonne (Järvelä ndr) ha un gran da fare con l’arrangiamento dei testi

 

Ancor più che nei vostri precedenti album, sembra che cerchiate sempre più sperimentazioni e approcci musicali differenti. Dal refrain super catchy di “Sanaton Maa”, passando ai ritmi reggae ad esempio. Quale diresti siano le maggiori differenze tra questo e i vostri lavori passati?

Sami: Penso che quest’album sia il più particolareggiato. Abbiamo speso un sacco di tempo sugli arrangiamenti. Abbiamo anche un nuovo batterista, Samuli (Mikkonen ndr), che ha fatto un ottimo lavoro per le sue parti, giorno dopo giorno nello scantinato di Jonne! Il fatto di avere molti e differenti tipi di canzoni nei dischi credo sia uno dei nostri punti forza. Nello stesso disco, ci puoi trovare un’allegrissima alcohol song, così come una cupissima canzone dai toni doom, o ancora un sound sinfonico o power metal, ma tutte suonano sempre come un lavoro dei Korpiklaani

 

E tra le diverse canzoni riusciresti a sceglierne una che rappresenti al meglio lo spirito di “Jylhä”?

Sami: Non potrei sceglierne solo una. Piuttosto sceglierei una qualsiasi a caso e direi che rappresenta al meglio l’album, perché in realtà sono tutte buone canzoni e non possiamo non appoggiarle tutte. Quando abbiamo iniziato a mettere giù le idee del nuovo disco, la prima cosa che ci siamo detti è che doveva essere corto e diretto. Sono uscite un sacco di buone canzoni ed abbiamo deciso di inserirle tutte

 

Raccontaci il processo di registrazione di Jylhä”

Sami: In parte siamo stati nello studio privato di Jonne, in parte nello studio di Janne Saksa ad Hämeenlinna. Ci troviamo bene a lavorare con lui e troviamo abbia fatto già un ottimo lavoro con il precedente “Kulkija”, così abbiamo deciso di tornare da lui. Tutte le parti degli strumenti acustici e popolari le abbiamo registrate nel giro di una settimana, quindi non ti saprei dire come è andata poi, il mio lavoro era finito a quel punto

 

Invece che ci dici dei video che avete girato?

Sami: Sono stati girati da Markky Kirves ed il suo team. Siamo stati davvero fortunati ad aver avuto l’opportunità di suonare con lui! Non solo ha le idee chiare, ma anche uno stile molto personale ed in più non ha mai girato video per altre metal band. Quindi ha un suo approccio artistico diverso e che sa di nuovo. Abbiamo sempre voluto girare dei buoni video e ci siamo impegnati soprattutto per questo album, ci crediamo, e questo periodo ci è sembrato giusto per concentrarci su di loro. Sentivamo che c’era un gran bisogno di girare dei bei video musicali lontani da tutta questa storia della pandemia

 

Di solito dopo l’uscita di un disco le band si preparano per i tour promozionali. Vista la situazione, che farete questa volta? Forse aspettando giorni migliori avete in mente un live in streaming?

Sami: Sembrerebbe una soluzione, ma la storia dei live in streaming, per come la vediamo non è la via giusta per la musica. Gran parte delle persone hanno bisogno della sensazione reale di stare insieme, bere birra, scambiare quattro chiacchiere mentre ascoltano la musica che amano dal vivo. Ovviamente siamo pronti a tutto questo, ma dipende dalle regole che ogni paese sta mettendo in atto per contrastare il Covid. Direi che aspetteremo di vedere come si evolvono le cose, e quando sarà il momento, partiremo per un tour vero

 

Ogni musicista a cui faccio questa domanda dice che il suo album preferito è sempre l’ultimo che ha scritto, ma seriamente se dovessi dire qual’è il tuo album preferito dei Korpiklaani quale sceglieresti? E qual è in generale la canzone che più ti piace suonare dal vivo?

Sami: Dipende molto dal mio stato d’animo. Quindi il mio album preferito in realtà cambia spesso. Ti posso dire che “Ukon Wacka” ha un posto importante per me. Per quel che riguarda la canzone, adoro suonare dal vivo quelle più veloci e divertenti, tipo “Kirki”


Ok per me è tutto. Grazie per il tuo tempo, vi auguro ogni bene e come di prassi, l’ultima parola a te, se c’è qualcosa che non ti chiesto e vuoi aggiungere, è giunto il momento

Sami: Prendetevi cura gli uni degli altri, e supportate la scena musicale come potete, soprattutto adesso che è stata messa in ginocchio da questa pandemia

Pubblicato in Interviste

LE TOP 10 DEL 2017 DELLO STAFF DI AAM

Venerdì, 09 Febbraio 2018 14:14

Come ogni anno, anche se questa volta con un po' di ritardo rispetto al solito, eccoci a presentarvi le Top 10 dello staff di Allaroundmetal.com. Come sempre, dati i gusti eterogenei dei nostri collaboratori, le varie classifiche saranno a dir poco varie... Ma bando alle ciance e passiamo ai listoni: ENJOY!

**********

Daniele “Ogre” Cristiano:
1. Cannibal Corpse - Red Before Black
2. Progenie Terrestre Pura – OltreLuna
3. Scuorn – Parthenope
4. Verge - The Process of Self-Becoming
5. The Black Dahlia Murder – Nightbringers
6. Benighted – Necrobreed
7. Hideous Divinity – Adveniens
8. Wolfheart – Tyhjyys
9. Hour of Penance - Cast the Forst Stone
10. The Great Old Ones - EOD: A Tale of Dark Legacy
E' stato un anno particolarmente ottimo per la scena Death Metal (qui il mio approfondimento con la Top15 del 2017), non stupisce quindi di trovare al primo posto un disco Death: e non potevano che essere i Cannibal Corpse, perché... beh, perché sono i Cannibal Corpse! Subito dopo tre modi diversi d'intendere il Black, con tre gruppi sorprendenti: Progenie Terrestre Pura, Scuorn (nel cui album sono coinvolto anche io) e i fantastici finlandesi Verge. Per il resto, come vedete non mancano nomi italiani come i colossi Death nostrani Hideous Divinity e Hour of Penance. Ad onor di cronaca, altri ottimi dischi che però son fuori dalla Top10 sono quelli di Septicflesh, Kreator, Dynfari... ma la lista potrebbe essere lunghissima.

Corrado Franceschini:
1) Motorhead – Under Cover
2) Game Over – Blessed are The heretics
3) Def Leppard – Histerya 30 Anniversary 
4) Tarchon Fist – Proud To Be Dinosaurs
5) Game Over – Claiming Supremacy
6) Gort – A Morte Ad Mortem  
Il 2017 è stato un anno dedicato in parte alle vecchie recensioni ed è per questo che trovate solo sei posizioni invece di 10. I primi tre dischi hanno ricevuto come voto dal sottoscritto 4,5/5 mentre i restanti 3 si sono assestati su 4/5. Tutto sommato annata positiva con conferma delle band italiane e qualche defaillance (Ritchie Blackmore’ Rainbow- Live in Birmingham 2016 Voto:2,5/5).

Anthony Weird:
1.Septicflesh – Codex Omega
2.Cannibal Corpse – Red Before Black
3.Cradle Of Filth – “Cryptoriana – The Seductiveness Of Decay“
4.Paradise Lost – Medusa
5.The Black Dahlia Murder – “Nightbringers“
6.Scuorn – Parthenope
7.Marilyn Manson – “Heaven Upside Down“
8.Kreator – Gods Of Violence
9.Dying Fetus – Wrong One To Fuck With
10.Ne Obliviscaris - Urn
Il lavoro dei Cannibal Corpse é sicuramente gustoso per gli appassionati, una scarica di violenza tritacarne, e sicuramente la grande rivelazione dell'anno sono stati gli Scuorn, ma ovviamente, spiccano i Paradise Lost, con un lavoro che secondo me non é il degno erede di "The Plague Within", ma é in ogni caso straordinario. I Septicflesh in ogni caso regnano sovrani e la leggenda continua...

Rob M:
1. Nightbringer "Terra Damnata"
2. Bestia Arcana "Holókauston"
3. Blut Aus Nord "Deus Salutis Meæ"
4. Progenie Terrestre Pura "oltreLuna"
5. Convulsing / Siberian Hell Sounds - split album
6. Aosoth "The Inside Scriptures"
7. The Great Old Ones "EOD: A Tale of Dark Legacy"
8. Spectral Voice "Eroded Corridors of Unbeing"
9. Ensnared "Dysangelium"
10. Verge "The Process Of Self Becoming"
11. LaColpa "Mea Maxima Culpa"
12. OMEGA "Eve"
13. Fleurety "The White Death"
14. Necandi Homines "Da'at"
15. Anamnesi "La Proiezione Del Fuoco"
Quest'anno è stata una gran fatica trovare e nominare alcune tra le migliori uscite di settore. Troppi titoli e tantissime bands che magari non ricordo ma che avrebbero meritato di essere inserite in questa top 15 per il 2017. Nella speranza di un 2018 ancora più intenso e ricco di album da ricordare vi presento la mia classifica "best of 2017"!

Luigi Macera Mascitelli:
1. Cannibal Corpse – “Red Before Black”:  senza troppi giri di parole, i Cannibal Corpse meritano a testa bassa la medaglia d’oro. Uno storico ritorno a quella brutalità, cattiveria e sound che li hanno contraddistinti per anni, una band che se anche volesse non riuscirebbe mai a tirare fuori un prodotto flop, la perfezione fatta album… Con i CC il 2017 fissa un paletto importante nella storia del brutal death metal, un punto di riferimento per chiunque voglia solo minimamente approcciarsi al genere.
2. Destruction – “Thrash Anthems II”: in seconda posizione ci sono loro, gli dei del thrash metal europeo, tre titani che infiammano ancora i palchi dopo trent’anni di carriera. “Thrash Anthems II” è la prova che la vecchia scuola ancora ha in mano le redini ed è capace di tirare fuori prodotti a dir poco sbalorditivi, con un sound violento, cattivo e distruttivo. Il tutto accompagnato dall’immortale voce di Schmier e dai suoi micidiali acuti.
3. Mors Principium Est - “Embers Of a Dying World”: medaglia di bronzo per i finlandesi Mors Principium Est che ci hanno regalato un signor album di puro melodic death metal cattivo, disperato, tagliente come un rasoio ed estremamente malinconico. Complimenti alla band per aver dato al classico sound finlandese quel tocco violento e scuro di stampo scandinavo che fa guadagnare il podio al loro spettacolare lavoro.
4. Kreator – “Gods Of Violence”
5. Obituary – “Obituary”
6. Folkstone – “Ossidiana”
7. Overkill – “The Grinding Wheel”
8. Trivium – “The Sin And The Sentence”
9. Marty Friedman - “Wall Of Sound”
10. Dying Fetus - “Wrong One To Fuck With”

Davide Pappalardo:
1 Blut Aus Nord - Deus Salutis Meæ: Il progetto di Vlad, da sempre simbolo di un black metal dai mille volti, si ripropone in chiave più sperimentale con un disco dove trame oscure e violenza abissale si legano a suoni ossessivi e opprimenti di matrice industrial/doom. 
2 Godflesh – Post Self: I padri dell'industrial metal propriamente detto tornano con un disco che riesce a rielaborare il loro suono mantenendo tutte le caratteristiche della band, grazie ad una riscoperta delle radici industriali e post punk che sono state fondamento da sempre per la loro formula meccanica ed ossessiva. Un album che si conferma tra i migliori in assoluto della loro discografia
3 3teeth – <shutdown.exe>: La band californiana, forte di un tour con i Tool e di un'attenzione mediatica nei loro confronti non così scontata, presenta un secondo album capace di rielaborare il sound industrial metal anni novanta sotto un'ottica contemporanea, tra riferimenti al mondo post-internet e richiami a nomi quali Kmfdm, White Zombie, Minsitry, Rammstein. 
4 Bell Witch – Mirror Reaper
5 Morbid Angel ‎– Kingdoms Disdained
6 Vassafor – Malediction
7 Mastodon – Emperor Of Sand
8 Converge – The Dusk In Us
9 Body Count – Bloodlust 
10 Sunlight's Bane : The Blackest Volume, Like All The Earth Was Buried

Enzo Prenotto:
1. Spiritual Beggars - Sunrise To Sundown: Un grande ritorno discografico per la band di Amott, che si conferma un compositore talentuoso e di notevole spessore artistico, ben supportato da eccellenti musicisti. Sunrise To Sundown non è un capolavoro ma un più che degno album da ascoltare e riascoltare, meritevole di far parte di una notevole discografia.
2. Klimt1918 - Sentimentale/jugend:  Il nuovo doppio album dei Klimt 1918 va assaporato piano piano, magari prediligendo l’ascolto in notturna. Sarebbe stato lecito però aspettarsi un pochino di innovazione in più, ma con album di tale qualità non se ne sente tanto la mancanza. Nonostante alcune soluzioni strumentali ripetitive, la band è promossa senza dubbio. Consigliatissima la versione art book contenente entrambi gli album (ed una bonus track). Buon ascolto!
3. Solstafir - Berdreyminn: Disco di qualità che appassionerà gli amanti di atmosfere dolci e delicate ma che magari farà storcere il naso a chi si aspettava qualcosa di più “forte” e diretto. Da ascoltare ancora e ancora, non ci si pentirà di questa scelta.
4. Crippled Black Phoenix - Bronze: Bronze è uno di quei dischi che fanno fare pace con la musica, anzi, che la fanno apprezzare ancora di più per il suo essere libera e senza limiti; è un’opera da avere assolutamente e che lascerà di sicuro soddisfatto ed elettrizzato un pubblico particolarmente eterogeneo.
5. Orden Ogan - Gunman: Il quartetto tedesco non sbaglia un solo album e continua il suo percorso nel power metal lasciando il segno in ogni ritornello con delle melodie che non vi molleranno mai.
6. Alchimia - Musa: Un lavoro nostrano che merita assolutamente un posto di rilievo nel panorama musicale generale che dimostra quanto noi italiani possiamo rivaleggiare con il duro mondo esterno. Consigliatissimo a tutti, specie agli appassionati di sonorità romantico/malinconiche.
7. Anathema - The Optimist: La finale ed epica “Back to the Start” sembra quasi una dichiarazione di intenti, o forse ricorda che per andare avanti non bisogna mai dimenticare del tutto il passato ed una band come gli Anathema ha fatto semplicemente questo, prendendo il meglio del proprio repertorio per confezionare un prodotto di altissima qualità ed allo stesso tempo diverso. Non un capolavoro ma l’ennesimo grande album!
8. Mother Engine - Hangar: Hangar è un ottimo lavoro che sorprende per la moltitudine di varianti ben congegnate ed intrecciate al meglio. Etichettabili come prog senza esserlo davvero. Consigliatissimi!
9. The Lords Of Altamont - The Wild Sound Of Lords Of Altamont: Un disco di puro e semplice rock’n’roll da sparare a tutto volume con pochissimi cali di tensione che si assesta su di una qualità medio/alta in maniera costante.
10. Sepultura - Machine Messiah: Anche se qualche brano è sottotono l’album sorprende e porta i Sepultura a dimostrare un’insperata motivazione per andare avanti. Sarebbe stato di giovamento una cura maggiore nei ritornelli, ma nel complesso il lavoro merita di stare in ogni collezione. Alla faccia di chi li dava per spacciati senza i fratelli Cavalera.

Gianni Izzo:
1. Elvenking: “Secrets Of The Magick Grimoire”: 3 anni dopo l’ottimo “The Pagan Manifesto”, gli Elvenking tornano con un altro disco che mantiene alta la bandiera del metal italiano. Dai toni un po’ più oscuri rispetto al precedente, “Secrets…” si presenta come una perfetta via di mezzo tra “The Pagan Manifesto”, “The Scythe” e “The Winter Wake”, che poi sono a mio avviso gli album più riusciti dei friulani. 
2. Cradle Of Filth “Cryptoriana”: conferma lo stato di grazia compositiva dei vampirotti inglesi, che non saranno più quelli della prima ora, conclusa con il colossale “Midian”, ma sicuramente stanno vivendo una seconda giovinezza.
3. Folk Metal Jacket “Eulogy For The Gentle Fools”: La vera sorpresa di quest’anno, oltre al ritorno di Vintersorg ad un sound finalmente all’altezza del suo nome, è questo full-length degli italianissimi Folk Metal Jacket. Un album non immediato, ma che cresce ad ogni ascolto, grazie ad una perizia tecnica ed una particolare dimestichezza nel fondere il prog figlio degli anni ’70, al folk metal moderno.
4. Vintersorg “Till Fjälls Del II”
5. Wintersun “The Forest Season”
6. Diablo Swing Orchestra “Pacifistcuffs”
7. Alestorm “No Grave But The Sea”
8. The Dark Element “S/T”
9. Orden Ogan “Gunmen”
10. Ensiferum “Two Paths”

Federico Orano:
1. H.e.a.t.: Into the great unknown - Ascoltate le anteprime pubblicato online i fans si erano preoccupati non poco ma mai fidarsi prima di aver ascoltato un disco dall'inizio alla fine. Gli H.e.a.t evolvono ma rimangono al top in campo melodic hard rock con un disco magistrale!
2. Elvenking: Secrets Of The Magick Grimoire - Gli Elvenking non deludono mai. Un lavoro complesso che vira verso nuovi orizzonti ma alla fine un altro pieno centro per Aydan e soci.
3. Stan Bush: Change the world - Stan Bush ė uno dei più grandi artisti in campo aor fin dagli anni 80 e questo lavoro è un gioiellino che funziona come un orologio svizzero dall'inizio alla fine e che non toglieresti mai dallo stereo!
4. Battle Beast: Bringer of pain
5. Galderia: Return of the cosmic men
6. Eclipse: Monumentum
7. Brother Firetribe: Sunbound
8. Raintimes: s/t
9. Nocturnal Rites: Phoenix
10. Labyrinth: Architecture of a god

Ninni Cangiano:
1. White Skull – Will of the strong
2. Nayades – White winter tales
3. Kaledon – Carnagus Emperor of darkness
4. Arrayan Path – Dawn of Aquarius 
5. Skeletoon – Ticking clock
6. Folkstone - Ossidiana
7. Serenity – Lionheart 
8. Blazon Stone – Down in the dark
9. Power Quest – Sixth dimension
10. Elvenking – Secrets of the magic grimoire
Il 2017 è stato un anno ricco di ottimi dischi ed è stato davvero arduo per me stilare una classifica ed eliminare dischi che magari meritavano ugualmente. Il top per me è il disco dei White Skull, una vera bomba di power metal, tra le migliori uscite in assoluto a livello mondiale. Al secondo posto ho piazzato a sorpresa gli spagnoli Nayades, autori di un disco eccelso. Per il terzo gradino del podio è stato arduo scegliere tra Skeletoon, Arrayan Path, Folkstone (ma quel plagio di Zucchero nelle prime note dell’album??) e Kaledon; ho deciso di assegnarlo a questi ultimi, visto il cambiamento rispetto ai loro abituali standard del passato; ma anche gli altri meritano ogni considerazione.

Francesco Noli:
1. H.E.A.T.- Into The Great Unknown
2. ALICE COOPER- Paranormal Personality
3. DOUBLE CRASH SYNDROM Omonimo
4. SATANS HOLLOW Omonimo
5. OZ- Transition State
6. METALIAN- Midnight Rider
7. PORTRAIT - Burn The World
8. EVIL INVADERS - Feed Me Violence
9. VENOM INC - AVÉ
10. CANNIBAL CORPSE - Red Before Black
Heat è un concentrato di melodia, classe e suoni bombastici tendenti al ruffiano ma non svenduti. Grandi melodie e grandi cori. Alice Cooper semplicemente immenso, si rinnova in ogni decade e tira fuori 10 pezzi se vogliamo semplici, ma di grande impatto. Double Crash Syndrome una sorpresa per l'ex chitarrista dei Sodom anni 90, che esordisce con un album di puro punk/roll irriverente e suonato a manetta.

Virgilio Donati:
1. Minraud - Vox Populi: I Minraud hanno debuttato con un album di elevato livello, nel quale hanno saputo far confluire diverse influenze di matrice progressiva, lasciando intravedere una buona personalità, ottenendo uno stile tecnico, fresco, moderno e fantasioso.
2. Fabulae Dramatis - Solar Time's Fables: I Fabulae Dramatis riescono a realizzare un disco che va decisamente fuori dagli schemi, sfuggendo a qualsiasi forma di etichetta o catalogazione: l'album si rivela un autentico crocevia di stili e di culture, che vengono fatte convivere con assoluta naturalezza e lucidità.
3. Sons of Apollo - Psychotic Symphony: Con una superband di questo livello, messa insieme dalla rinnovata accoppiata costituita dai due ex Dream Theater Sherinian e Portnoy, era facile immaginare un disco di qualità e le aspettative non vengono deluse con questo album che esalta sonorità classiche tra metal prog e hard rock.
4. Crimfall - Amain
5. Xandria - Theater of Dimensions
6. Divinity Compromised - Terminal
7. Communic - Where Echoes Gather
8. Uneven Structure - La Partition
9. Overkhaos - Beware of Truth
10. Soen – Lykaia

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