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24-08-2022 Nanowar Of Steel @ Iren Green Park - Reggio Emilia (c/o festa PD) In evidenza

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24-08-2022 Nanowar Of Steel @ Iren Green Park - Reggio Emilia (c/o festa PD)

Quando ho saputo che i Nanowar Of Steel avrebbero suonato gratis (concerto organizzato da TempoRock, Fuori Orario, The Abyss Booking and Promotion, Rebel Circle e altre realtà della scena musicale N.d.A.) all’Iren Green Park a tre chilometri da casa mia, complice la richiesta di effettuare un live report (grazie a Emiliano e Ninni), ho colto la palla al balzo. L’Iren Green Park è una grossa area in cemento attigua alla RCF arena del Campo Volo. Sul luogo vi sono alcuni punti di ristoro, delle panchine in fondo, e il banco mixer situato in posizione centrale. Essendo la prima volta che vedevo i Nanowar Of Steel non sapevo cosa aspettarmi da loro. Ho sempre preso seriamente la musica Heavy Metal e per me il genere demenziale inizia e finisce con gli Skiantos. Devo invece ammettere che la formazione romana ha saputo mettere in piedi uno show convincente e coinvolgente. Ciò è stato possibile grazie anche a un pubblico sulle 2400 unità circa, che ha risposto alla grande alle sollecitazioni che venivano dal palco. Dopo un’introduzione “pomposa” con annesse immagini del compianto Gigi Sabani la cui faccia è stata inserita su più corpi di personaggi famosi, parte “La maledizione di Capitan Findus”. L’assalto all’arma bianca parte da una musica imparentata con il Power Metal – Folk e va a buon segno lasciando presagire che sarà una serata divertente. Segue “The Call Of Chtulhu” dove uno dei cantanti indossa una maschera con le fattezze del  personaggio immaginario di E. A. Poe con tanto di cellulare modello Startac. Il pezzo, come si evince dal sottotitolo presente sul plettro che ho acquistato al banco del merchandising, ovvero buy or die, parla dell’assiduo battage pubblicitario dei Call Center. Arriva “Il Cacciatore della notte” e, di nuovo, si palesa il cantante con una nuova veste. Stavolta si tratta di un costume da barbagianni e il pubblico, quando richiesto, sa bene cosa gridare: il nome del rapace notturno. E’ la volta di un interessante siparietto/canzone ovvero la risposta al “violento” wall of death dei concerti Thrash. Si tratta del “Wall Of Love”. Prima viene spiegata la fattezza coreografica con una musica che da “Damage Inc.” dei Metallica a “Careless Whisper” dei Wham e poi, sulle stesse note, viene chiesto al pubblico di dividersi in due tronconi per poi riunirsi in un abbraccio corale. Una sorta di liberazione dalla pandemia viste le privazioni subite in due anni. Ho letto delle critiche mosse ai Nanowar Of Steel dove si diceva che la band non suona Heavy Metal. Non so come questa cosa possa trovare conferma dopo avere ascoltato il Power di ispirazione Helloween di “Ironmonger (The Copier Of The Seven Keys) ” Certo che fra una citazione di Baker Street di Gerry Rafferty all’interno del brano e molte altre presenti in altri pezzi tributate a band come Bee Gees e Mike Oldfield non si può parlare di Heavy Metal ortodosso ma dire che non ci sia nulla del suono che amiamo, significa non avere ascoltato nulla. Dopo una intro sullo stile di “Esmeralda” (vedi musical Notre Dame De Paris di Riccardo Cocciante N.d.A.) nella quale viene citata Sharon Stone arriva “…And Then I Noticed She Was A Gargoyle”. Ecco che si parla di estate e sul palco spunta un salvagente a forma di Orca assassina; alcune persone, galvanizzate, tirano fuori il cellulare per fare un filmino ed è così che si balla con la discussa e pluri visualizzata “Norwegian Reggaeton”. Anche “L’Opelatole Ecologico” è una canzone che marcia a pieni giri nello stile del Power Metal e vi suggerisco di leggere il testo per capire che, con il demenziale, si può anche cercare di educare. Ero già troppo grande per apprezzare totalmente cartoni animati come Jeeg Robot d’acciaio o Mazinga Z ma possiedo un’anima che, per certi versi, è rimasta quella di un bambino. Non si può spiegare altrimenti il come mai una canzone come “Gabonzo Robot” mi è rimasta in testa più e più giorni. Probabilmente perché è una sorta di filastrocca per bambini e questo aiuta a memorizzarla e canticchiarla. Poteva mai mancare un riferimento al Sud e ail drago cattivo che, in sintesi è un mariuolo? Certo che no e allora, con uno stile neo melodico napoletano incrociato con il Metal ecco arrivare “Scugnizzi Of The Land Of Fires”. Il calcio in Italia è lo sport più popolare ed è un bersaglio sin troppo semplice da colpire ma i Nanowar Of Steel sono riusciti a fare cantare in coro tutto il pubblico tanto che sembrava di essere in un settore dello stadio. Estate; tempo di concerti e di… ascelle sudate ed è così che scatta un nuovo siparietto per insegnare al pubblico una nuova coreografia con tanto di battimani a tempo. “Armpits Of Immortals” è coinvolgente e anche se non siete dei calciofili ma “semplici” appassionati di musica, vi ritroverete a fare il tifo per la band e per le sue squadre strampalate che scorrono nel clip sul maxischermo a fondo palco: particolare importante per capire meglio i testi più volte proposti durante il set. Si sventolino le bandiere e si gridi: “Alla pugna, Alla pugna”; i più avvezzi fra voi hanno capito che sto parlando dell’anthem “Feudalesimo e Libertà”. Il gruppo si ritira per un brevissimo lasso di tempo e torna per concedere il bis. Il riff di “Tricycles Of Steel” ende l’aria e si torna ai tempi d’oro dei capelli lunghi quando si faceva headbanging. Ovviamente il testo è dissacrante e prende in giro i Manowar ma, con questo genere, come potete arrabbiarvi sul serio; piuttosto sorvolate e non ascoltatelo. “Uranus” e altri sui pianeti scorrono sullo schermo, mentre la musica si diffonde nell’aria. Mi stavo chiedendo se ci sarebbe stato un riferimento alla canzone “Aquarius” e, naturalmente, c’è stato: una delle poche cose prevedibili per chi, come me, ha una certa età ed era neofita dei concerti del gruppo laziale. Un altro momento corale è in arrivo: si tratta della celebrazione in massa di “Valhalleluja” che avviene a suon di Gospel e Soul. Il pubblico inscena il più classico trenino che ci sia ma il vedere le facce felici che mi girano attorno; mi hanno preso e “ingabbiato”, e le mani dei partecipanti che si toccano, mi ha reso veramente felice. Siamo alla fine e “La Polenta Taragnarock”: un vero e proprio inno a questo cibo del Nordest; ovviamente in chiave ridicola ma con una musica corroborante, chiude il concerto. Dal lato tecnico non tutto è filato liscio visto che qualche svarione si è sentito ma poco importa; il divertimento c’è stato e la band ha dimostrato di saper suonare e intrattenere il pubblico. Unico neo il fatto che il volume generale al mixer è stato tenuto un pelino basso; una scelta che, probabilmente, è stata dettata dal fatto che eravamo in una festa del PD dove c’erano molte altre realtà (giochi e dibattiti) attive.

Ultima modifica il Mercoledì, 31 Agosto 2022 18:52
Corrado Franceschini

Oltre 50 anni di età e più di 35 anni di ascolti musicali.

Sito web: it-it.facebook.com/people/Corrado-Franceschini/100000158003912
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