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23-04-2016 Speed Stroke e Junkie Dildoz al Borderline di Modena In evidenza

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Per forza di cose visto che non conoscevo la produzione musicale di Speed Stroke e Junkie Dildoz questo, più che un live report, sarà una serie di appunti messi per iscritto. La serata del 23 aprile al Borderline, locale dei Lowlanders M.C. Modena ha visto collaborare la NeBuranda Corporation, La Soldiers Of Sound Agency e la Bagana Rock Agency che ha nel roster gli Speed Stroke. La serata per chi vi scrive aveva molteplici scopi. Prima cosa era da lungo tempo che con Bura, uno dei due “soci” della NeBuranda Corporation (l’altro è Neb), dovevamo incontrarci. Seconda cosa dovevo conoscere di persona Massimo Bonini della S.O.S. Agency dopo scambi di news e comunicati vari avvenuti fra noi. Terza cosa dovevo conoscere Tommaso Dettori, cantante dei Junkie Dildoz, e ritrovare Brian Ancillotti, batterista di Junkie Dildoz e Ancillotti. Quarta cosa, ma non per questo meno importante, anzi, dovevo vedere i due gruppi dal vivo per conoscere meglio le loro proposte musicali e i loro show. Dopo i convenevoli di rito che si sono trasformate in una sorta di chiacchiere tra amici, e questo nei concerti metal mi capita spesso per fortuna, ha inizio la serata vera e propria. Dopo le 22,30 salgono sul palco i Junkie Dildoz. La prima cosa che si nota sono i loro colori. A dire il vero il nero è preponderante tanto che si potrebbero scambiare per colori di guerra. Come si evince invece dai titoli di pezzi come “Hard As Sex”, “Pornation” o “Fuck U, We Rock”, titolo del mini C.D. il retaggio si rifà apertamente alla cultura Glam di gruppi “teatrali” come Motley Crue o il Vecchio zio Alice Cooper e simili e, come mi ha spiegato Tommaso, la intenzione è quella di riportare in auge un periodo, ed un modo di vita, oscurati dal grigio del Grunge. Ho parlato Glam ma non si può racchiudere la musica degli Junkie Dildoz solo in questo recinto. A mio avviso la componente di certo Rock (and  Roll) dei paesi scandinavi è ben presente così come una certa rabbia della cultura di strada. Se poi dovesse sfuggire da dove tutto è iniziato ci pensa “If I Have”, dalla scaletta mi pare quella, con il suo riff che ricorda da vicino “You Really Got Me” dei Kinks (anno 1964). Un suono non proprio “aperto” né potente, ma il gruppo di questo non ha colpa. Junkie Dildoz non avevano il loro fonico e il soundcheck in pratica non è stato fatto. In più mi è parso di intuire che sul palco non tutto fosse in regola. Queste cose hanno parzialmente penalizzato una performance che, comunque, ha visto i musicisti dare tutto se stessi per scaldare una platea avvezza alle sonorità descritte sopra. Io dico la mia: visto che sono in giro da parecchi anni, probabilmente gli Junkie Dildoz risentono dei molti cambi di formazione che hanno dovuto affrontare, non ultimo il bassista entrato da poco. Se riusciranno a stabilizzare il tutto, e ad avere un poco di risorse in più, hanno le carte in regola per piacere alla grande ed offrire uno show con tanto di “contorno” come vorrebbero anche se, teniamolo presente, siamo sempre in Italia. Cambio palco e salgono sul palco gli Speed Stroke. Come detto non sapevo cosa aspettarmi da loro oltre a quello che avevo visto, e sentito, su Youtube. Signori miei: forti dell’aiuto di un fonico che ha “sparato” il volume a livello concerto all’aperto gli Speed Stroke hanno vinto e convinto. Una formazione che si rifà apertamente al Glam a cominciare dall’abbigliamento ha offerto una prestazione a livello di acts europei più blasonati. Movenze del cantante che ha finto di suicidarsi con cappio al collo, ed è crollato fingendo di spararsi, sono cose viste altre volte ma fatte con la giusta dose di irriverenza lasciano il segno. E gli strumentisti direte voi? Gli altri ragazzi del gruppo  hanno fatto muro compatto ed hanno “girato” alla grande. Pezzi come “Sick Of You”, la fantastica “Demon Alcohol” o ancora “Age Of Rock ‘n’ Roll” sono pieni di energia e creati apposta per dimenarsi, cosa fatta regolarmente da alcune ragazze nelle prime file durante il concerto. Che vi devo dire? Fino a che ci saranno gruppi così l’Italia non sarà mai seconda a nessuno. Certo: arriviamo con anni di ritardo ad avere una “cultura” Rock, ma ciò che avevamo perso agli inizi, con le nostre band lo stiamo recuperando a grandi passi. Finita questa intensa avventura trasformata in una specie di party tra amici, sono tornato a casa ancora una volta, con la carica giusta per affrontare la settimana. Il Rock e il Metal distolgono per poche ore dai problemi reali. Cerchiamo di dare una mano a chi si sbatte per propagandare questa cultura e non perdiamoci in faide inutili e controproducenti. Ricordatevi che il “nemico” ci vorrebbe divisi e succubi di ciò che viene spacciato per Rock e non lo è minimamente.

Ultima modifica il Martedì, 10 Maggio 2016 11:47
Corrado Franceschini

Oltre 50 anni di età e più di 35 anni di ascolti musicali.

Sito web: it-it.facebook.com/people/Corrado-Franceschini/100000158003912
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