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30 Ott

Enslaved + Ne Obliviscaris + Oceans of Slumber @ Circolo Colony (28/10/2016) In evidenza

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Che il Circolo Colony sia uno dei nodi fondamentali del metal italiano è ormai un dato di fatto, soprattutto dopo il week-end appena trascorso, dove si è tenuta una tripletta al quale il sottoscritto è riuscito a partecipare ad almeno due appuntamenti.

Dell'importanza mondiale che ormai gli Enslaved e i Ne Obliviscaris hanno assunto penso possiamo essere tutti d'accordo, e chi segue i miei articoli sa benissimo quanto io ami entrambe le band. È per questo che, grazie agli amici della Season of Mist, venerdì sera ho avuto la possibilità di assistere a un tour unico nel suo genere, che ha portato al piccolo circolo di Brescia tre esperienze da tre paesi diversi come il Texas, l'Australia e la Norvegia.

Arrivato sul posto mi trovo con Tim Charles, leader degli australiani, per una breve intervista che potrete leggere tra poco. Il Colony è pronto a una serata di buona affluenza, con tanto di Enslaved che cazzeggiano alla grande in giro per il locale.

Ad aprire la serata ci sono i texani Oceans of Slumber, dediti a un progressive metal dalle tinte blackeggianti. Devo dire che non conoscevo la band in questione, ma sono rimasto piacevolmente sorpreso dalle atmosfere avantgarde/blues del quintetto texano, che, capitanato dalla bravissima Cammie Gilbert, ci immerge in atmosfere che spaziano dalla cattiveria del black più duro al prog rock dei Moody Blues, dai quali i nostri ricavano una cover dell'immortale Nights in White Satin. Un gruppo che sicuramente meriterà di essere recuperato dopo questa bella serata.

Appena si spengono le luci per i Ne Obliviscaris io sono già in visibilio. La band australiana, completamente autogestita grazie alla campagnia di crowdfunding, porta sul palco del Colony una scaletta ovviamente corta per ovvie ragioni di tempo (per chi non lo sapesse i loro pezzi durano dagli 8 ai 13 minuti), che comincia con Devour Me, Colossus (part. I) Black holes. Avevo molta paura di come potessero rendere dal vivo i pezzi del combo australiano, ma non sono rimasto per nulla deluso: al di là che scenicamente avere due mancini nella band fa una porca figura, le atmosfere di Citadel ci sono tutte, così come quelle di Portal of I, dal quale ci vengono proposte Of Petrichor Weaves Black Noise e la finale And Plague Flowers The Kaleidoscope. La mia hype da fanboy esaltato per gli Enslaved non mi ha impedito di godermi questa bellissima esibizione: contando la giovane età dei membri dei NeO spero di potermene godere ancora molte.

Setlist:

  1. Devour Me, Colossus (part. I) Black holes
  2. Of Petrichor Weaves Black Noise
  3. Painters of the tempest (part. I) Wyrmholes
  4. Painters of the tempest (part. II) Triptych Lux
  5. Pyrrhic
  6. And plague flowers the Caleidoscope

Che gli Enslaved possano non piacere sono assolutamente d'accordo, ci mancherebbe, ma sostenere che la loro importanza non sia ormai di portata mondiale è impossibile. Il colosso guidato da Ivar Bjørnson è veramente uno di quei gruppi che non ne ha mai sbagliata una, sin dagli inizi black/viking fino ai nuovi lidi prog/black. Il motivo per cui sono qui è chiarissimo: voglio sentire i pezzi di Riitiir e In Times dal vivo. Vengo subito accontentato con la opener affidata a Roots of the Mountain, per la quale comincio già a svitarmi il cranio. Gli Enslaved sono veramente un unicum, anche dal vivo, vista l'attitudine al cazzeggio nonostante la serietà della musica suonata. Epico il momento in cui, dopo aver suonato Ruun, Grutle Kjellson chiede al pubblico "Are you having a good time? Of course, it's a stupid question after only two songs", per non parlare di quando presenta gli altri membri della band in un idiotissimo italiano maccheronico. Finalmente riesco a godermi dal vivo pezzi come Building with fire, The Crossing e One Thousand Years of Rain: nonostante il tizio di fronte a me abbia delle fastidiosissime treccine che ad ogni headbanging mi piovono in faccia stile mazza chiodata riesco pure a prendermi la prima fila sugli encores. Dieci pezzi per un'ora e mezza di pura epicità, che conferma gli Enslaved come una delle più importanti realtà del panorama metal moderno.

Setlist:

  1. Roots of the Mountain
  2. Ruun
  3. The Watcher
  4. Building with Fire
  5. Ethica Odini
  6. Fenris
  7. The Crossing
  8. Ground

Encores:

  1. One Thousand years of Rain
  2. Allfadr Odinn
Ultima modifica il Domenica, 30 Ottobre 2016 15:32
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