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Corrado Franceschini

Corrado Franceschini

Oltre 50 anni di età e più di 35 anni di ascolti musicali.

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Il mio scopo era quello di realizzare un’intervista con uno dei componenti dei Rhapsody e non sapevo se mi sarebbe toccato in sorte Luca Turilli o Fabio Lione. Sapevo comunque che, come andava, sarei caduto bene. Fatta l’intervista con Fabio Lione (la potete leggere qui) il mio compito non poteva dirsi esaurito dato che, e voi lo sapete bene, quando sono “di servizio” per un concerto, ci scappa sempre il live report completo. Una volta tanto parto da un aspetto che, molto spesso viene discusso e, talvolta, suscita perplessità e rabbia. Voglio iniziare parlando del pubblico presente. Una volta tanto posso dire che l’affluenza ad un concerto, per una location come quella del Fuori Orario di Taneto di Gattatico, è stata soddisfacente. Alla fine della serata erano ben più di 150 i paganti e questo, per come girano le cose in Italia, non è un dato trascurabile. Vuoi che la data fosse l’unica prevista (al momento) per presentare il nuovo C.D. dei Rhapsody “Zero Gravity (Rebirth And revolution) ”, vuoi che la band gode ancora di gran stima e affetto, vuoi che il bill era ben assortito, la risposta da parte della gente non è mancata. Se poi ci mettiamo che, in concomitanza, c’era il Rock The Castle a Verona si può dire che è andata bene così. Il concerto si è svolto nell’area esterna del Fuori Orario e non poteva essere altrimenti visto il gran caldo dei giorni precedenti. Sabato sei luglio la temperatura era accettabile ma dentro al locale, ho fatto una capatina durante l’intervista della collega Mary con i Trick or Treat, era impossibile resistere per parecchio tempo.

 

Avevo assistito alle prove pomeridiane degli Ancient Bards e dei Trick or Treat e avevo intuito che i suoni erano di buona qualità ma, per avere la risposta definitiva, bisognava aspettare il concerto. Dopo il meet and greet gratuito che ha permesso a chiunque di far firmare un oggetto dai Rhapsody al completo e fare una foto, si parte con gli Ancient Bards. La band viene accolta da un vero e proprio boato del pubblico e da mani alzate. La carica è quella giusta.

 

Non avevo mai visto la formazione riminese all’opera dal vivo e, per questo, non sapevo cosa aspettarmi. Il sestetto, che presentava  Dario Capacci alla batteria in sostituzione di Federico Gatti, ha allestito un set dove hanno trovato ampio spazio i brani tratti dall’ultimo C.D. “Origine – The Black Crystal Sword Saga Part 2”. Il primo singolo “Impious Dystropia”, battente e epico come pochi, ha lasciato modo alle growling vocals di Simone Bertozzi, anche chitarrista, e alla voce di Sara Squadrani di caricare a mille i presenti e di mostrare le caratteristiche tecniche di musicisti come Martino Garattoni (bs), Claudio Pietronik (ch) e Daniele Mazza (ts). Se pensate che la violenza o l’epicità siano le uniche caratteristiche degli Ancient Bards siete in errore. E’ difficile non farsi ammaliare o perdersi nell’incanto di “Light” e qui vorrei aprire una parentesi. La tecnologia aiuta i musicisti e gli Ancient Bards non fanno eccezione usando delle basi ma, per ciò che riguarda la voce, o la si ha o non c’è Santo che tenga. Sara Squadrani ha dimostrato di avere voce e di saperla modulare a dovere risultando quasi perfetta. Certo, non potete chiederle di cantare come un omaccione ma, a quello, ci pensa Simone. Per chiudere il trittico dei pezzi estratti dal nuovo album non poteva mancare il secondo singolo “Fantasy’s Wings” dove il pubblico ha “cavalcato” assieme ai bardi dimostrando di gradire a pieno la proposta musicale. Dal remoto passato del gruppo è stato riesumato il pezzo “The Birth Of Evil” che ha fatto bella mostra di se assieme ad altre perle vecchie nuove come “Across This Life” (dall’album “A New Dawn Ending”) “Aureum Legacy” e altre ancora. Uno show coinvolgente che mi spinge ad esortarvi ad andare a supportare gli Ancient Bards in sede live se ne avrete l’occasione, a patto che vi piaccia il genere, ovviamente.

Dopo un breve cambio palco tocca ai Trick Or Treat scaldare gli animi. Avevo visto la band dal vivo altre quattro volte quindi sapevo bene cosa aspettarmi da Alessandro Conti (vc) e dai suoi compagni d’avventura. I Trick Or Treat sembrano non prendersi troppo sul serio e hanno quell’aria da eterni ragazzi che traspare dalle loro parole ma, quando suonano, lo fanno con tutto l’impegno e la tecnica che ci vuole. Partiti come cover band dei tedeschi Helloween i modenesi ne hanno fatta di strada crescendo album dopo album e calcando terreni diversi a suon di brani originali, cover di cartoni animati e rifacimenti divertenti (“Girls Just Want To Have Fun” di Cindy Lauper) e collaborazioni varie. Con questa premessa non ci si poteva aspettare altro che una scaletta varia. Nel loro set, infatti, hanno trovato posto vecchi pezzi come la divertente “Loser Song” (da “Tin Soldier”) mischiati ad altri come la coinvolgente “United” (da “Rabbits Hill II”) il cui ritornello mi ha accompagnato nel viaggio di ritorno verso casa. Non poteva mancare un ricordo del recentemente scomparso Andrè Matos con “Prince With a 1000 Enemies”. Così come la vita è fatta di dolori esistono anche delle gioie. I ragazzi si sono divertiti a “distrarre” i presenti dicendo: “Basta con il Metal è ora di andare a f…”  una brevissima intro/cover di Gigi D’agostino in pieno stile maranza è stata data in pasto a un  pubblico che ha gradito, tanto da mettersi a saltellare e cantare in coro. Non potevano mancare i brani collegati ai cartoni animati ed è così che i cinque hanno fatto cantare a squarciagola tutti quanti, o almeno quelli nati dopo il 1975; io nel 1987, anno d’uscita del cartone animato, ero già adulto, con “Jam”: pezzo che ha visto salire sul palco Sara Squadrani. Dal recente progetto dedicato ai “Cavalieri Dello Zodiaco”, ovvero dal disco “The Legend Of XII Saints”, è stato estratto il singolo “Taurus: Great Horn”. Tra balli, qualche “pogo”, e tanta buona musica, si conclude una performance che lascia facce contente e vogliose di continuare la “festa”. Un lungo intervallo, qualche chiacchierata con amici, e arriva l’ora dei Turilli/Lione Rhapsody.

Per chi come me ha visto centinaia di concerti, ci sono dei segnali inequivocabili che i musicisti hanno voglia di svolgere bene il loro compito. Mentre intervistavo un tranquillo ma esaustivo Fabio Lione avevo a pochi metri Luca Turilli che era impegnato con un’altra testata e, dalle sue parole che non capivo ma che sgorgavano copiose, si intuiva quanta anima avesse messo in questo progetto e nelle canzoni in esso contenute. Come se non bastasse la stretta di mano “lanciatami” da Luca attraverso le transenne e la “contrazione nervosa”, sommata alla concentrazione durante il live set, hanno portato lui, assieme a tutto il gruppo, ad ottenere un ottimo risultato. Passando alla musica che ho potuto ascoltare è inutile che vi dica con quale entusiasmo e perizia Turilli/Lione, validamente assecondati da Dominique Leurquin (ch),Patrice Guers (bs), e Alex Holzwarth (bt)hanno contagiato il pubblico. Nel set hanno trovato posto i nuovi brani, vi ricordo che il C.D “Zero Gravity (Rebirth And Revolution)” era uscito il giorno prima, assieme a quelli dei Rhapsody. Per l’omaggio al defunto attore Christopher Lee, invece, è stata scelta “Reign Of Terror” (Rhapsody Of Fire –  “The Frozen Tears Of Angels” – 2010). L’epicità della musica del gruppo è fuori discussione anche se nell’ultimo C.D. Turilli e Lione si sono trovati a “sperimentare” nuove sonorità: nuove per i Rhapsody, ovviamente. L’audio dal fondo del Fuori Orario non è risultato sempre inappuntabile ma la classe innata dei musicisti ha prevalso alla grande. Il piccolo inconveniente della mancanza delle luci sul palco non ha fatto grandi danni grazie anche a gente calma “allietata” da un Fabio Lione capace di trasmettere serenità in un frangente scomodo da gestire per qualsiasi band. Se “Phoenix Rising” e “D.N.A. (Demon And Angel)” hanno traghettato i presenti attraverso il nuovo corso del duo a rimarcare il passato più o meno lontano, ci hanno pensato pezzi come “Land Of Immortals” e “On The Way To Ainor”. Naturalmente non sono mancati momenti di “pausa” come il solo di batteria, a dire il vero nella norma, o il solo di basso, già più “pepato”. Fabio non ha perso l’occasione di mettere in mostra la sua voce con la cover di “Time To Say Goodbye”, ovvero “Con te Partirò”, che, stranamente, non è stata cantata in coro come mi aspettavo. Dopo “Unholy Warcry” è ora di chiudere bottega, più che altro per ragioni di tempo, e dal palco è possibile vedere la soddisfazione di un Luca Turilli che saluta a mani giunte e la commozione di Fabio Lione (giurerei di avere visto una lacrima scendere sul suo viso). In tempi remoti i Rhapsody vennero ferocemente criticati per l’uso di basi sul palco. Oggi che tutti o quasi le usano che avete da dire? Io ho trovato tre gruppi in piena forma e questo mi basta.

Nota: grazie agli organizzatori del concerto per l’accoglienza che mi hanno riservato  e grazie alla “collega” Mary Rock che ha gentilmente fornito alcune delle foto di questo articolo.

 

E’ inevitabile: ogni qual volta che esce qualcosa che riguarda i Motorhead, sia come gruppo che come progetto parallelo di uno dei componenti, la cosa finisce nelle mie mani e io, da vecchissimo fan di Lemmy & co. sono felicissimo. Avevo recensito il C.D. “Philthy Lies” (rimane il mistero se scrivere il titolo così oppure “Phylthy Lies” n.d.r.) dei Little Villains, gruppo formato da Phil Taylor e James Alexander Childs, affibbiando alla band 3,5/5. Venuto a conoscenza del fatto che il quartetto, con un altro batterista ovviamente, sarebbe venuto a Parma per una data allo Splinter Club, non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di essere presente al concerto per raccontarvelo. Partenza alle 19.00 da Reggio Emilia sotto una pioggia che, pur avendo imperversato tutto il giorno, non accennava a smettere. Arrivo al locale giusto in tempo per l’apertura e noto che non c’è nessuno che si accinge a entrare. Sapevo che l’affluenza sarebbe stata scarsa dato che la sera prima c’era stato un altro concerto, il giorno stesso c’era un festival in zona e che, oltre alla pioggia, era anche domenica ma nessuno…?! Non so se ringraziarvi per avere reso la mia esperienza di cronista unica o bacchettarvi per la mancata presenza ma, tant’è, è andata così. Entro grazie all’accredito ricevuto dalla band. Il locale è ancora semi buio ma il palco è sistemato.

Chiedo se è possibile salutare i Little Villains e Gabriele, uno dei gestori dello Splinter, mi dice che la band si sta rilassando ma si può fare. Mi presento e, dopo quattro chiacchiere amichevoli con il quartetto e uno scatto fotografico effettuato nel piccolo camerino, torno fuori.

 

E’ il momento di conoscere il gruppo di supporto e, visto che non c’è nessuno, la cosa riesce facilmente. Simone, basso e voce dei Binge Drinkers, band modenese che aprirà la serata, mi fa una breve storia del gruppo e mi parla dell’E.P. “Rock n’Roll Odissey” uscito nel febbraio 2019. Passano i minuti tra un sorso di birra e altre ciarle sino a che viene il momento di salire sul palco. Quando accadono cose di questo genere: mi riferisco ad un locale con poche persone, consiglio a tutti i gruppi di prenderla come una prova generale per i prossimi concerti. Fortunatamente i Binge Drinkers non si sono abbattuti e, caricati dal tifo fatto dai Little Villains presenti a bordo palco, hanno cominciato il loro breve set.

Il terzetto ha dimostrato di essere compatto e lo ha fatto a suon di musica dura e “quadrata”. Non è facile mettere a fuoco la proposta dei Binge Drinkers. Molto spesso si ha a che fare con l’Hard Rock, Grunge, in qualche momento spunta fuori un’anima Punk alla Blink 182 e, infine, spunta fuori una componente Southern (retaggio della prima formazione n.d.a.). Un batterista che picchia sodo e che non potrebbe fare altrimenti dato che proviene da esperienze Thrash, un chitarrista minimale e dai soli non invadenti ma al servizio della musica, nonostante qualche imprecisione, e un basso potente, hanno condotto in porto una prova difficile ma abbastanza soddisfacente. Mi riservo di andare a vedere il gruppo quando si esibirà da headliner e sono sicuro che troverò una band più motivata. Se proprio devo dare un consiglio direi a Simone di trovare un cantante dalla voce “ruvida” che possa rappresentare al meglio i suoi testi.

Setlist Binge Drinkers:

On The Run

Bad Seed

Freedom Of Pain

Astray

Hangover

Breve attesa per il cambio palco ed è ora di vedere all’opera i Little Villains. L’inizio è veramente folgorante. L’inedita “Butcher Bird” è una botta di energia sparata a suon di Rock e condita con sudore e divertimento. James e compagni propongono una musica semplice ma sono dei professionisti e questo lo si capisce al volo. La seconda track in scaletta (“Running Around”) conferma in pieno la buona forma dei quattro e mi invita a roteare la testa a mo di headbangin’.

“Traitor” viene eseguita con perizia e l’energia profusa non accenna a diminuire: vi ricordo che i Little Villains stanno suonando di fronte a sei persone, staff del locale compreso. Dopo “In his Blood” James decide, a sorpresa, di dedicarmi “Enemy”, e accompagna la dedica con alcune parole; mi riservo di chiedere di cosa parla il brano in sede d’intervista. Parte la tirata “Messerschmitt” e la “botta d’energia” non accenna a diminuire. Si arriva alla strumentale “Mush” e se fino ad ora ho messo in luce l’aspetto professionale dei quattro americani, posso soffermarmi a parlare anche del loro aspetto goliardico. Il chitarrista Owen Childs, dall’aspetto il più giovane del gruppo, approfitta, grazie all’assist di Simone dei Binge Drinkers, della pizza sfornata dai gestori dello Splinter e se ne caccia in bocca un pezzo continuando a suonare. La voglia di divertirsi e la verve di Owen dimostrano che il futuro della musica è in buone mani.

 

Si approda all’anthem “In The Head” e la mia testa ricomincia a muoversi con un posato headbangin’. Siamo agli sgoccioli e i piccoli villani si apprestano al commiato con “The Last” (in realtà non so se questo è il titolo esatto n.d.a.). A chiudere il set, come si suole dire breve ma intenso, arriva l’alternative sound di “Attack”. Che altro aggiungere? I Little Villains non stupiscono con effetti speciali ma gettano in pasto al pubblico i loro riff corposi e il loro Rock vario. A me va bene così e mi spiace per quanti si sono persi uno show più che gradevole.  

Setlist Little Villains:

1. Butcher Bird

2. Running Around

3. Traitor

4. In his Blood

5. Enemy

6. Messerschmitt

7. Mush (instrumental)

8. In the Head

9. The Last

10. Attack

 

ATTENZIONE: questo non è un trattato di filosofia sulla musica ne una analisi tecnica per quanto riguarda brani composti, bravura e tecnica dei musicisti. Quale amante della musica e artista a mia volta scriverò le mie impressioni, più o meno oggettive, di una bella serata passata ad ascoltare buona musica e a veder esibirsi bravi artisti.

 

Il festival si è svolto l'11 Maggio 2019 a Fabrica Di Roma, un paesetto della Tuscia in provincia di Viterbo, al VintagE Live Club, una boccata di aria fresca nella moria di locali che ha colpito la zona in questi anni (giuro, a Viterbo è da anni che manca una sala concerti). Il VintagE si divide in varie stanza: veranda, zona bar, sala concerti e sala prove al piano superiore. E' nella sala concerto che iniza la serata con tavoli apparecchiati per la cena. Come rappresentante di Facciamo Valere Il Metallo Italiano ho l'onore di cenare insieme a Federica "Faith" Sciamanna, organizzatrice del festival, cantante degli Shiver, insegnante di canto non che uno dei fondatori della Backstage Academy, scuola di musica nata a Viterbo e che ora conta diverse sedi in Italia e non solo. Fra un piatto di hamburger e patatine e un po' di insalata ecco che arrivano le 21:00 e si inizia a levare i tavoli.

Saliamo sul palco per una piccola introduzione della serata e a fare 2 chiacchere con la prima band mentre si sistemano sul palco. Da qui in poi si è svolta la magia.

 

Soul Synesthesia: gruppo di recentissima formazione, tanto da essere questo il loro primo live. Sono 4 giovani ragazzi che presentano brani da loro composti con un misto fra metal e punk. A mio avviso riescono a fare della loro inesperienza una forza, i brani non contengono riff troppo difficili o metriche estreme ma nella loro semplicità riescono ad ipnotizzare chi ascolta, riescono a trasportarti in una dimensione senza tempo. Dopo una iniziale, normale, timidezza i 4 si sono sciolti e brano dopo brano hanno tirato fuori grinta e passione. Con dedizione e l'esperienza necessaria riusciranno a tirare fuori qualcosa di veramente bello. Per ora potete seguirli sui vari social e su YouTube trovate la loro Black Gold, il loro primo singolo.

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/SoulSynesthesia/

Black Gold: https://www.youtube.com/watch?v=s7HBJTujZ08

 

The Resilient: un altro quartetto si esibisce come seconda band, i The Resilient presentano brani con un misto fra heavy e grunge, carichi di energia e momenti davvero esplosivi. Colpisce molto la rabbia che esprime il cantante, come anche i giochi un po' fuori dalle righe di chitarra e basso, il tutto ridimensionato da una batteria che scandisce il tempo come un orologio. In pratica non ti danno il tempo di annoiarti. Seguiteli sui social per restare aggiornati riguardo al loro primo EP in lavorazione.

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/TheResilient.band/

 

So What:I So What sono musicisti che fra un progetto e l'altro portano delle loro reinterpretazioni di brani famosi, uno fra tutti "Killing In The Name" dei Rage Against The Machine, riportando sul palco le stesse energie e passione. Andate a vedere la loro pagina Facebook per scoprire i progetti di cui fanno parte i membri che li compongono. (chiedo scusa per le poche parole spese ma l'argomento cover band non è molto apprezzato in certi ambiti.)

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/sowhatrockband/

 

Amaca: Gli Amaca sono 3 ragazzi pieni di energie che coinvolgerebbero persino un pubblico di anzini. Un aggettivo che mi è venuto in mente per descriverli è "adolescenziali" ma non in un senso cattivo, bensì in una accezione più che positiva. Sono ragazzi che si lasciano trasportare dalle emozioni, emozioni che riescono benissimo a rappresentare con gli strumenti. I testi sono in italiano e questo gli fa onore, fra amori e dolori riescono a riportarti (almeno quelli della mia generazione) ai tempi del liceo, ma presentano anche riflessioni sulla vita. Hanno alle spalle già un album "Come Una Piuma" del quale potete trovare il singolo "Ehi Tu" su YouTube. Sono al lavoro sul nuove album, del quale hanno presentato alcuni brani durante il concerto, e devo dire che si sente una certa crescita e "maturazione" che promette bene.

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/AmacaBand/

Ehi Tu: https://www.youtube.com/watch?v=ijKMKW6AmXM

 

Arriviamo agli headliner della serata, una band con la quale si sale parecchio di tono e di volumi, i Tractors: la band è composta da nomi famosi nella scena viterbese e non solo, poichè hanno militato e in parte militano tutt'ora in nomi quali Lord Vampyr, Voltumna, Enforces ed altri. Si presentano sul palco vestiti da contadini, non solo per ricollegarsi ai temi trattati ma anche per far capire agli spettatori che la loro musica sarà di una "ignoranza" mostruosa. Attivi dal 2013 si presentano come band di genere "Agrimetal", un misto fra heavy, speed, thrash, german power e old school horror metal. Credo sia più facile andare ad ascoltarli piuttosto che cercare di capire di che cosa si tratti solo leggendo. Fra potenti chitarre, batteria veloce e voce fra pulito e scream i 4 contadini dell'apocalisse presentano testi che mixano tematiche horror ad una ironia pungente, un esempio possono essere i brani "Arma Letame", tratta da una storia vera (andate ai loro live per saperne di più) e "Chicken's Life", la tragica storia di un pollo condannato a morte. I Tractors si appoggiano ai Fear No One Recording Studios di Emiliano Natali, anche loro bassista e cantante, dove hanno registrato nomi queli Aborym e Voltumna, giusto per citarne 2. Se volete farvi 2 risate mentre pogate freneticamente a ritmi folli i Tractors fanno al caso vostro, quindi vi suggerisco di seguire anche loro sui social per essere informati sulle loro date live. Ovviamente li trovate anche su YouTube ad esempio con il loro brano "Il Silenzio Dei Pappataci".

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/Tractorizer/

Il Silenzio Dei Pappataci: https://www.youtube.com/watch?v=ATmPZnyh2eQ

 

Spero di non avervi annoiato, non sono di certo un giornalista ma da bravo amante della musica non potevo lasciare un evento del genere senza recensioni. Ringrazio Federica e la Backstage Academy insieme al VintagE Live Club per aver organizzato questa serata, ringrazio tutte le band per aver portato la loro ottima musica alle mie orecchie. Spero sinceramente che questo evento possa ripetersi periodicamente e intanto invito voi lettori a seguire i prossimi eventi del VintagE e della Backstage che ha già in lavorazione altre cose. Ringrazio infine AllaroundMetal, anche webzine ufficiale di Facciamo Valere Il Metallo Italiano, per avermi dato un piccolo spazio per parlare di questo evento!

Backstage Accademy: https://www.facebook.com/backstageacademyofficial/

VintagE Live Club: https://www.facebook.com/VintageLiveClub/

 

E’ difficile trovare libri che hanno come argomento il movimento Heavy Metal underground nazionale. Se poi ci spostiamo a livello regionale o territoriale, la cosa diventa impossibile. “Rumore, sudore e vecchie cassette”, libro di Daniele Guglielmi uscito nel settembre del 2018 per la casa editrice Sette Città, viene a colmare questo vuoto andando a scavare nei meandri del Metal della zona della Tuscia ed è un esempio unico nel suo genere. Date le mie origini laziali da parte di madre ho letto con interesse le biografie e le discografie accluse ed ho respirato un’aria musicale che non conoscevo e che veniva, e viene, da una terra dove si trovano le mie radici affettive: una terra che ho frequentato assiduamente per decenni.

D) Ciao Daniele, ben arrivato su www.allaroundmetal.com. Visto che il tuo non è un nome propriamente noto puoi rilasciare ai nostri lettori qualche cenno biografico?

Ciao Corrado. Allora, iniziamo. In effetti, io sono l’ultimo degli sconosciuti, questo è innegabile. Sono semplicemente un appassionato di rock e metal che dal 1986 segue la scena, con particolare attenzione all’underground. Ho collaborato negli anni 90 con alcune fanzine cartacee e successivamente con diversi siti musicali e non. Mi sono sempre dilettato a scrivere. Ho in archivio moltissimo materiale ancora inedito. Oggi curo una rubrica fissa che “straparla” di musica su un blog (arenone.it) chiamata 33 ghiri.

D) Cosa ti ha spinto a scrivere “Rumore, sudore e vecchie cassette”, quanto tempo ha richiesto la stesura del libro e come mai hai avuto l’idea di dividerlo in tre parti?

È tutto scritto nell’introduzione. Ero a casa e stavo ascoltando una vecchia demo degli Stiff, a mio modesto avviso una delle band seminali del metal italiano. Molti non li conoscono, solo per il fatto che non siano riusciti mai a far uscire una release ufficiale. Mi sembrava un’ingiustizia enorme. Partendo da questa considerazione mi son chiesto quante band dal repertorio inedito fossero esistite dagli anni ottanta ad oggi nella mia provincia. Prima ho organizzato il mio archivio personale e poi sono andato a contattare i vari protagonisti ed ho cercato di stilare una lista quanto più esaustiva possibile. Il lavoro è durato circa dodici mesi, e ho dovuto dividere il testo in tre sezioni per poter rendere la fruizione della trattazione maggiormente organica e quanto più possibile uniforme. Ho individuato le band hard rock e metal nel primo capitolo, tutte le realtà estreme e d’avanguardia nel secondo, chiudendo con le band alternative, utilizzando questo ultimo spazio per tutti i gruppi difficilmente catalogabili. Mi sono spinto fino alle realtà meno commerciali, escludendo il pop ed evitando la scena punk e hardcore, in quanto già oggetto di un precedente lavoro dell’amico Andrea Corsetti.

D) Una domanda scaturita dal fatto che nel libro sono presenti delle discografie di gruppi, talvolta sconosciuti, curate e accurate; sei un appassionato di demo, un collezionista “seriale” o altro?

Sono un collezionista compulsivo. Catalogo e acquisto materiale da oltre trent’anni. Mi è sempre interessato il lato sommerso del rock duro, senza limitarmi alle band più mainstream. Nonostante negli anni, in modo sistematico, abbia selezionato sempre più la ricerca, ho la possibilità di attingere ad un archivio composto da un notevole bacino di release, tutte rigorosamente originali. Ho un cattivo rapporto con la musica digitale e con lo streaming in genere. Considerando anche il fatto che la realtà della zona non è certo così vasta, non mi è stato difficile contattare amici e conoscenti per poter integrare quanto negli anni non avevo avuto la possibilità di reperire, includendo materiale inedito sia audio che fotografico.

 

D) Il libro prende in esame i gruppi della Tuscia romana, ovvero dell’alto Lazio, pensi che possa avere interesse a livello nazionale oppure catalizzerà l’attenzione di persone della zona presa in esame o che, come me, sono appassionate di musica Hard & Metal nazionale non che avidi lettori?

Non può non interessare che tutti, indipendentemente dalla provenienza. Il testo interessa più di settanta band e molte non possono e non devono essere ignorate. Tra l’altro diversi gruppi già godono di una fama nazionale e internazionale, per la qualità della loro proposta e per la professionalità dei loro lavori. Questo mio modesto tributo non può essere considerato un testo per la Tuscia laziale, ma contiene moltissime indicazioni per avere la possibilità di conoscere gruppi veramente di livello. In questa sede, non sarebbe opportuno sceglierne alcune, ma mi limito ad invitarvi a scoprirle, perché vi assicuro che vale la pena. Tra l’altro, alcuni gruppi del passato, pungolati dal mio interesse hanno cercato in questi mesi di aprire di nuovo gli archivi e hanno diffuso in rete molto materiale. Non mi prendo il merito di tutto questo, ma ne sono estremamente felice.

D) Quali sono state, stesura a parte,  le maggiori difficoltà nello scrivere il libro? Hai trovato più collaborazione o “reticenza” da parte di chi ha vissuto le cose in un certo periodo e, magari, le aveva sepolte sotto il tappeto perché le riteneva solo una fase dell’adolescenza/gioventù?

Ad essere sinceri la maggior parte delle persone che ho contattato mi hanno riservato un trattamento encomiabile e con il loro entusiasmo, in qualche maniera, mi hanno dato la forza di concludere un lavoro che sulla carta appariva non certo semplice. C’è stato qualche caso isolato di soggetti che sono stati particolarmente reticenti a mettermi a disposizione del materiale, soprattutto per mancanza cronica e generalizzata di empatia. Questo è un problema molto diffuso in ambito musicale e non certo a Viterbo e provincia solamente. Altri li ho trovati in difficoltà, al momento in cui ho riesumato loro vecchi progetti musicali, nei quali oggi non si riconoscono più a livello artistico. Anche questo fenomeno, in ambito musicale, non è certo nuovo.

D) Leggendo il libro si ha l’idea che la scena del viterbese, soprattutto per ciò che riguarda gli studi di registrazione e i musicisti, sia appannaggio di poche persone che, spesso, creano nuovi gruppi o fanno parte di diverse band: è così?

Ovviamente la trattazione è ricollegabile ad un’area geografica piuttosto ridotta ed è fisiologico che certi nominativi appaiono coinvolti in diverse realtà artistiche. C’è qualche soggetto che ha materialmente inaugurato la scena e ancora oggi è sulla breccia. La gente di queste parti spesso ha la pellaccia dura e se crede in quel che fa non abdica certo con facilità.

D) Esistono dei locali che danno spazio alla musica dal vivo e “voce” alle band della zona? Trovi che la scena dell’alto Lazio sia coesa oppure anche li, come dappertutto, esistono rivalità, invidie, ripicche o altre cose che portano scompiglio e, parere personale, non aiutano nessuno?

La mancanza cronica di locali, come in altre parti d’Italia, da sempre è stata a Viterbo e provincia un problema. Oggi, tale vuoto è ancor più evidente nel capoluogo, un po’ meno in provincia, dove qualche realtà si sta affermando in modo professionale. In troppe situazioni, comunque, le serate con maggior affluenza vengono prenotate per tribute band. Questa non è certamente una scelta dei proprietari dei locali, ma una precisa indicazione del pubblico. Riflettiamo.

D) Come sei entrato in contatto con Emanuele Paris (uno dei miei cugini n.d.a.) della casa editrice Sette Città? Come è stato accolto il tuo progetto? In caso di stesura di un nuovo libro hai intenzione di collaborare di nuovo con questa piccola ma efficiente casa editrice legata al territorio?

Con Emanuele ci conoscevamo. Un amico mi ha indirizzato a lui per proporre il manoscritto. Ho trovato collaborazione, massima disponibilità e professionalità. Nessuna imposizione e totale libertà sotto ogni punto di vista. Sarebbe un grande onore per me, in caso dovessi pubblicare in futuro, avvalermi ancora una volta della casa editrice Sette Città, piccola, determinata e molto ambiziosa.

D) Dove si può reperire il tuo libro e dove e come è possibile contattarti per avere aggiornamenti sulla tua attività?

Il libro in città e in provincia si può trovare nelle librerie del circuito distributivo di Sette Città e in rete sulle maggiori piattaforme di vendita on line e ovviamente sul sito della casa editrice (www.settecitta.eu).

Per finire, vorrei ringraziare te Corrado e www.allaroundmetal.com per avermi contattato, con la speranza possiate essere in tanti ad essere curiosi nel conoscere la scena di Viterbo e provincia. Non vi pentirete. Alla prossima.

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