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Corrado Franceschini

Corrado Franceschini

Oltre 50 anni di età e più di 35 anni di ascolti musicali.

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Intervista con Saverio "Sabbe" Rossi dei Dominance

Domenica, 16 Settembre 2018 08:37 Pubblicato in Interviste

 

Quello che leggerete è il frutto di una chiacchierata a ruota libera effettuata faccia a faccia con Saverio “Sabbe” Rossi, bassista dei Dominance, tenuta al cospetto di un paio di birre.

C) Ciao Saverio. Ben arrivato su www.allaroundmetal.com

S) Grazie mille.

C) Come prima cosa ti chiederei di tracciare in sintesi data, circostanze della nascita e discografia dei Dominance.

S) Così, al volo. Raccogliere venti anni di storia in pochi minuti non è semplice; cercherò di fare del mio meglio. I Dominance sono nati nel 1992 da un’idea di Davide Tognoni, il nostro ex batterista, il quale ha pensato bene di formare questa band assieme a persone appassionate di Metal. In seguito sono entrati in formazione Massimo Baroni alla chitarra, Mauro Bolognesi, il nostro ex cantante, Alessandro Zanotti all’altra chitarra e il sottoscritto al basso. Con questa formazione siamo andati avanti fino al 1999. E’ stato un periodo molto bello e conviviale. Ci ha unito questa passione anche se avevamo esperienze diverse. Zanotti, ad esempio, veniva dal mondo Straight Edge. Questo ha fatto si che il nostro primo album fosse poco o nulla scontato. Il primo full leght è uscito per Scarlet Records ed è stata per noi una cosa abbastanza sorprendente. Avevamo deciso di fare un demo su cassetta da dare alle varie etichette ma Lorenzo Dehò, all’epoca bassista dei Time Machine, aveva l’etichetta Lucretia Records e ci aveva contattato per fare il full lenght. La Lucretia Records subì varie vicissitudini ma uno dei collaboratori, Stefano Longhi, ci offrì l’opportunità di entrare nel roster della sua etichetta, la Scarlet appunto, e di completare il primo disco registrato in analogico. Il disco fu registrato allo storico T.M.B. Rockhouse di Modena. Il primo album ha ricevuto recensioni lusinghiere da testate come Metal Hammer, Metal Shock, Grindzone e da varie fanzine italiane ed europee visto che il nostro batterista riceveva richieste di interviste un poco da tutte le parti del mondo. Il tutto è stato completato da un concerto a Biella di supporto a Malevolent Creation, Krabator e Master. Abbiamo poi avuto modo di incontrare i nostri ex compagni di etichetta Necrodeath e per noi è stato il modo di conoscere meglio un ambiente interessante e una scena fiorente.

C) Questo è ciò che riguarda il primo disco cosa puoi dirmi sugli altri due?

S) Dopo il primo album, purtroppo abbiamo subito dei cambiamenti di line up, una cosa abbastanza costante nella nostra storia. Dopo la rottura con la Scarlet Records i chitarrista Zanotti e Baroni hanno abbandonato il progetto ed è subentrato Marco Bertolini che, assieme a Gianluca Fontanesi darà vita alle chitarre del secondo album “Echoes Of Human Decay” che uscirà nel 2009 per Kolony Records, etichetta di Lorenzo Marchello. Avevamo incontrato Lorenzo ad un nostro concerto dato che era un nostro fan e visto che aveva creato la Kolony Records, è stato naturale per lui, e per noi, la concretizzazione del secondo disco.

C) Per quanto riguarda il vostro terzo disco come sono andate le cose?

S) Su questo disco mi devo di nuovo soffermare parecchio visto che ci sono stati i cambiamenti di formazione più importanti. Marco Bertolini ci ha abbandonato per motivi di studio ma, soprattutto, i Dominance hanno perso due colonne portanti come Mauro Bolognesi (voce) e il fondatore Davide Tognoni (batteria). Le ragioni delle defezioni sono state spiegate da loro nel rispettivo social network ma, indubbiamente, questi abbandoni hanno minato fortemente l’attività. Il nostro terzo album, “XX: The Rising Vengeance”, è stato registrato agli Audiocore Studio da Luca Cocconi e Simone Sighinolfi. Fortunatamente abbiamo avuto la fortuna di incontrare persone come Gabriel Cavazzini (in questo caso alla chitarra n.d.a.) e Max Marri (voce) che hanno saputo colmare questo enorme vuoto. Max Marri suona anche la batteria negli Stonedrift, band Stoner, dove ci sono persone come Emiliano Dalcomune , che conosci, e poi fa parte degli Unscarred, cover band dei Pantera, assieme a Frank Morri e altri, visto che ha avuto questo imprinting e, per certi versi, ha questa attitudine mentale.

C) Ho visto che nel concerto tributo ad Artio (Andrea Artioli, chitarrista degli Injury morto l’anno scorso n.d.a.) è salito con sul palco Dottor Viossy (chitarra).

S) Dottor Viossy ha voluto sposare la causa dei Dominance e devo dire che questa cosa ha suscitato in noi stupore. Non ti nascondo il fatto che nel primo concerto con lui alla chitarra mi tremavano un poco le gambe visto che è un chitarrista di professione e un musicista di caratura internazionale. Si è trovato con del materiale nuovo, voleva fare della musica estrema  e ha scelto noi come band. Inutile dire che noi ci restiamo volentieri a fare il ruolo di “cavie” per i suoi esperimenti.

 C) Visto che sei l’unico membro rimasto della formazione originale ti pesa questo fatto? Ti mancano i compagni di un tempo? hai mai pensato di mollare la presa?

S)Mi sono posto questa domanda alcune volte e devo dire che l’assenza dei compagni di un tempo mi ha pesato parecchio visto che siamo stati assieme per quasi venti anni. Purtroppo i fatti e le scelte della vita ci hanno portato su strade diverse ma auguro loro buona fortuna per le loro vite. La mancanza c’è sempre ma i nuovi compagni d’avventura me la fanno sentire il meno possibile.

C) Siete da poco entrati in studio. Puoi darmi qualche anticipazione sul prossimo album o lasciamo tutto all’immaginazione di chi legge?

S) qualche anticipazione te la posso dare di sicuro. Anzitutto collaboriamo con la Sheratan Records che è una nuova etichetta capitanata da Frank Morri e da Viossy. Stiamo lavorando per la prima volta in maniera davvero professionale. Sull’album nuovo ti posso dire che sarà una sorta di anno zero per noi Dominance in quanto ci sarà un’evoluzione stilistica. Ho sempre creduto, da membro superstite, che riproporre un album come “Anthems Of Ancient Splendour” nel 2018 non abbia molto senso. Credo che gli album vivano nel momento in cui sono composti. Nel prossimo album (uscirà non prima del 2019 n.d.a.) si sentirà molto l’influenza che hanno portato i nuovi arrivati nelle composizioni e inseriremo alcune sorprese.

C) Nel lavoro che farete in sala di registrazione verrà usata molta tecnologia? Suonerete in diretta? Assemblerete tutto con dei Pro Tools?

S) Useremo la tecnologia compatibilmente con le produzioni che escono fuori oggigiorno. Non navighiamo nell’oro ed abbiamo tutti delle situazioni lavorative per cui dobbiamo scegliere la situazione meno dispendiosa. Pur non suonando in diretta, cosa che a me comunque manca, posso dire che la tecnologia non influirà più di tanto sul risultato. La tecnologia, se usata con parsimonia e in maniera corretta offre un valido aiuto. Se si parla invece del gruppo che fa premere il pulsante al produttore e si lascia condizionare non sono d’accordo come penso saranno d’accordo i musicisti.

 

C) Recensendo il vostro primo singolo del precedente album (“Dear Next Victim” n.d.a.) avevo parlato di un brano tosto ma dalle sonorità più Djent oriented che Death. La pensi così anche tu o la vedi in altra maniera?

S)  Non proprio. Posso capire che chi ha ascoltato il disco precedente possa pensarla così ma ora ci affidiamo finalmente a una produzione moderna che ci soddisfa; sarebbe stupido non usarla. Naturalmente cerchiamo di non abusarne e di rimanere pur sempre nel campo Death. E’ come avere più cartucce a disposizione: non vogliamo rimanere fermi ai soliti 4 stilemi del Death.

C) in una precedente chiacchierata mi avevi detto che qualcuno vi accusava di esservi “venduti” a nuove sonorità. Cosa vuoi rispondere a queste persone?

S) Se uno fa queste affermazioni gli dico di ascoltare attentamente il nostro terzo C.D. Venduti in che senso poi? Fino a che suono la musica che mi piace possono accusarmi di quel cazzo che vogliono; sono cazzi loro.

C) Pensi che la scena Heavy Metal italiana sia abbastanza unita o credi che ci sono troppi gruppi dediti a “zappare il proprio orticello”?

S) Questo è un tasto dolente. Secondo il mio punto di vista la scena è piena di ottime band pronte a competere con realtà estere più blasonate. Purtroppo c’è di mezzo questa cosa tipicamente italiana per cui si vede l’altra band un poco come un nemico. Non ci si rende conto che se una band “sfonda”,  è un aiuto per tutta la scena. Sono contento che gruppi come ad esempio gli Hour of Penance (Death Metal da Roma n.d.a.) possono emergere perché portano luce su tutta la scena Death italiana che è molto viva e interessante.

C) Visto che la scena emiliana è molto unita a quali band si sentono più vicini i Dominance?

S)Naturalmente con tutte le band con le quali abbiamo collaborato, collaboriamo e delle quali siamo anche fans. Posso citare gli Injury, dei quali ho avuto l’onore di avere fatto brevemente parte e vorrei ricordare di nuovo “Artio” che è un musicista che rimarrà nel mio cuore e in quello di molti emiliani e non solo. Cito anche i Fear Between Crowd con i quali abbiamo condiviso il tour in Ucraina a settembre 2017 e con i quali si è creata una grossa sinergia. Apro una parentesi per salutare i ragazzi del progetto Headbangers che i fortunati hanno visto al Monster Of Rèz. La band è un poco un sunto di quello che io vorrei vedere nella scena Heavy Metal e cioè grandi musicisti che si incontrano e fanno cose carine.

C) Riguardo al tour in Ucraina vuoi aggiungere qualcosa? Hai qualche aneddoto da raccontare?

S) Il tour in Ucraina è stato un’esperienza importante sia a livello musicale che umano; una settimana di tour de force dove abbiamo toccato vari paesi e più ci si avvicinava alla zona del Donbass e più si sentiva la presenza militare. Sostanzialmente, almeno per il mio colpo d’occhio, ho constatato che i momenti di aggregazione come un concerto, sono visti come una bolla d’aria per loro, dove divertirsi e dimenticare (per un momento) la situazione di disagio economico e di segregazione sociale che sono costretti a subire. Non potrò mai dimenticare un episodio in particolare: una coppia di ragazze lesbiche che ci raccontavano di come, le diverse identità sessuali, da loro sono duramente represse, e che trovano uno spazio in queste manifestazioni ludiche. Sono convito che in tutto il mondo, aldilà delle convinzioni politiche, i giovani nei concerti metal vogliano solamente e semplicemente divertirsi ed evadere, seppur per un momento, dai problemi che affliggono la loro quotidianità. Ho avuto modo di parlare con loro, e si parlava di musica, di strumenti, di concerti come accade da noi. Questa la trovo una cosa stupenda.

C) Per un veterano della scena come te è più facile vivere il mondo del Metal così come è oggi, o torneresti indietro negli anni?

S) Io non mi considero un veterano; quando mi dicono così dico di no. Ho questa passione e la coltivo. Credo che la passione sia rimasta invariata. I nuovi mezzi tipo internet aiutano molto a far conoscere la nostra musica. Non faccio della dietrologia; le epoche cambiano e io vivo alla giornata con la mia passione.

C) Negli ultimi tempi avete suonato parecchio in giro. Avete un’agenzia che vi trova le date o fate tutto da soli?

S) Agenzia direi di no ma ci sono delle persone che ci seguono da vicino. Per la prima volta abbiamo l’opportunità di collaborare con una realtà professionale, rappresentata dalle persone della nostra etichetta, che ci sta seguendo da vicino e che ci sta aiutando. Sappiamo qual è la situazione italiana così come sappiamo che trovare date e locali nei quali esibirsi è sempre più difficile. Non ci interessa chi promette mari e monti; andiamo molto sulla fiducia.

C) Quindi niente pay to play?

S) Niente pay to play; escluso assolutamente!

C) C’è qualche consiglio che vorresti dare a chi è più giovane di voi? Qual è il segreto per resistere all’interno del mondo del Metal visto che i guadagni sono praticamente nulli?

S) Credo di essere la persona meno adatta a dare consigli. Posso dire che se hai una passione svolgila, mettici studio, costanza e i risultati prima o poi arriveranno. Non bisogna bruciare le tappe.

C) Quando eravamo giovani circolavano molte fanzine e il mondo del web non esisteva. Cosa ne pensi della carta stampata; è una cosa obsoleta o mantiene il suo fascino?

S)Stai parlando con uno che collezionava fanzine. Mi piacevano molto quelle tipo Evoluzione Sonora. Collezionavo anche vari demo e vorrei fare una piccola nota critica ad alcuni recensori. Con l’avvento di internet è diventato facile reperire informazioni e molti si improvvisano recensori. Dico che sono veramente pochi gli esempi di recensori seri e uno ce l’ho davanti adesso (bontà tua Sabbe. n.d.a.). C’è molta gente che pensa di sapere tutto e si erge su un piedistallo. Molti vogliono usare le fanzines e web zines come sorta di trampolino di lancio. Non voglio generalizzare. Ci sono ancora webzine che sono valide e con hanno una storia solida alle spalle ma, innegabilmente, ci sono anche molti recensori improvvisati.

C) Si parla spesso di scarsa presenza ai concerti di Heavy Metal undergorund. Quale potrebbe essere la ricetta per invertire tale tendenza?

S) La risposta è nella domanda; venire ai concerti. Scherzi a parte bisogna creare più occasioni, aumentare la richiesta. Per quanto riguarda i gestori dovrebbero guardare meno ai facili guadagni anche se so che avere un locale comporta costi. La scena deve essere unita nel senso che, se le band si danno una mano e si organizzano concerti con più gruppi, si allarga la proposta.

C) Una curiosità: i Dominance hanno del merchandising e  se sì, dove si può reperire?

S) Non siamo mai stati cultori ne feticisti del merchandising anche perché produrre certe cose costa. Abbiamo una nostra maglietta che si può acquistare sulla nostra pagina Facebook www.facebook.com/dominancemetalband. Non abbiamo altro anche perché, se pur l’aspetto è importante, non ci interessa avere una nostra griffe.

C) Una domanda estemporanea. Siccome si dice che l’arte non ha prezzo tu a quanto lo venderesti un C.D. oggigiorno?

S)Anche qui vai a toccare un argomento spinoso. Fortunatamente i C.D. non costano più come una volta. Una volta c’erano molte persone che lucravano su un C.D. Da questo punto di vista il fenomeno Napster è stato molto utile perché ha smascherato un’industria discografica che era una sorta di ladrocinio. Internet ha il vantaggio di fare conoscere band locali a tutto il mondo e a questo dovrebbe seguire l’acquisto di materiale originale. Una certa inversione di tendenza c’è già. Si va a rispolverare il vecchio vinile, c’è voglia di materiale fisico e non digitale come si nota ai concerti. Bisognerebbe essere più onesti e fare un discorso più allargato dal punto di vista della distribuzione.

C) E’ il momento della domanda classica ovvero quali saranno i prossimi impegni dei Dominance.

S) Faremo poche date selezionate. La nostra priorità al momento è finire il C.D. e dobbiamo concentrarci su quello.

C) Colgo l’occasione per ringraziarti della precisione delle risposte. Se vuoi ricordare dove trovare news e aggiornamenti sulla vostra attività hai campo libero.

S) Invito tutti i lettori a rimanere sintonizzati e rinnovo l’invito a seguirci sulla nostra pagina Facebook (https://www.facebook.com/DominanceMetalBand/) visto che dea qui a poco proporremo delle piccole anteprime del nuovo lavoro. Invito i lettori a seguire anche la pagina della nostra etichetta Sheratan Records (https://www.facebook.com/SheratanRecords/)

Foto a corredo dell'articolo fatte da Corrado Franceschini il 26-05-2018 al Monster Of Rèz di Reggio Emilia svoltosi in ricordo di Andrea "Artio" Artioli"

Ecco la seconda parte dell'intervista a Pino Scotto. La prima la trovate qui (http://www.allaroundmetal.com/interviste/item/13312-28-05-2018-intervista-telefonica-con-pino-scotto-prima-parte)

P.S.) Altro argomento dei miei testi è quando la vita è “sopraffatta” dai falsi ideali come la droga o l’alcool. Chi sta la in alto; i potenti, quelli che sanno, hanno giocato e giocano su questo. In America, ad esempio, l’eroina veniva somministrata ai soldati. Una cosa che non ho capito è come mai la droga è illegale mentre l’alcool no. Bisognerebbe che facessimo una guerra allo Stato perché in questo modo, facendo circolare queste cose, loro continuano a fare il cazzo che vogliono.

C) Visto che sono particolarmente affezionato ai Motorhead, vorrei sapere come è nato il testo di “The Eagle Scream” (pezzo dedicato a Lemmy n.d.a.)

P.S.) E’ successa una cosa molto strana; una sorta di magia. La notte in cui è morto Lemmy l’ho sognato che volava via come un’aquila e quando mi sono svegliato ho smesso di fare tutto quello che facevo e non diciamo cosa. Era come se in quella notte avessi combattuto tutti i miei demoni; demoni che duravano da 40 anni. Diciamo che il mio corpo aveva bisogno di un segnale anche se non avevo particolari problemi di salute. Sinceramente a 69 anni era anche arrivato il momento di smetterla.

C) Vogliamo riprendere il discorso sui testi dell’album?

P.S.) “Cage of Mind”, della quale abbiamo registrato il video dal vivo al Legend di Milano, parla proprio delle pare che noi ci facciamo quando invece, per combattere i propri ostacoli e le proprie paure, basterebbe alzare il culo dalla sedia, uscire di casa e darsi da fare per affrontarle. “Crashing Tonight”, invece, parla di un incontro ravvicinato, molto ravvicinato se mi capisci, avuto nel Rock‘N’ Roll club di Milano (ho promesso a Pino, tra una risata e l’altra, che vi avrei consigliato di leggere attentamente il testo n.d.a.)

C) Un ultima domanda riguardo all’album; sono sicuro che, in alcuni pezzi, la voce è stata “rinforzata” cosa mi dici al riguardo?

P.S.) Tu sai cosa sono le armonizzazioni? Quelle sono armonizzazioni. Non sono voci rinforzate. Quando tu fai una voce ci vai sopra e poi ci metti una quinta o un’ottava. Quello che ti serve insomma. Nella struttura classica della canzone, ad esempio, già quando fai il ritornello raddoppi la voce. E’ normale e lo fanno tutti.

C) Vuoi dirmi qualcosa riguardo al programma che conduci ora?

P.S.) Come sai trasmettevamo in video sulla piattaforma di Sky ma siccome io mandavo continuamente  a fare in culo i vari realities; X factor in primis che come sai è di Sky, a forza di dirci di smetterla e di farla finita ci hanno tagliato. Alla fine è  stato pure meglio visto che sono due anni che siamo su Facebook e facciamo diecimila volte i numeri di prima visto che è gratis e, in più,i ragazzi stanno sempre connessi con il P.C. e il programma sta andando benissimo.

C) Vorrei farti una domanda sulle “intromissioni”. mi risulta che ogni tanto qualcuno si spaccia per te sul social. Cosa vorresti dirgli?

P.S.) Cosa vorrei dirgli? Alla fine io mi incazzo soprattutto quando vanno a toccare mio figlio; li divento una iena proprio. Queste persone non hanno una vita: hanno bisogno di offendere gli altri e si sentono potenti e invece non lo sanno che sono solo delle piccole merde tipo escrementi di ratto senza palle, senza vita, senza niente. Sicuramente mi fanno solo pena; dovrebbero farsi curare questi ragazzi.

C) Visto che spesso spacchi l’opinione pubblica in due dicendo ciò che pensi credi di avere più fans o denigratori?

P.S) Guarda... Io sono convinto di questo: se non hai denigratori vuol dire che non vali un cazzo; vuol dire che non stai facendo niente di buono.

C) Stai affrontando un lungo tour; visto che spesso si parla della mancanza di pubblico ai concerti tu come la pensi?

P.S.) Sicuramente non suoniamo negli stadi come fa Vasco. Vasco è il numero uno ma fa tre concerti all’anno mentre noi ne facciamo cento. Se andiamo ad accumulare i numeri non dico che facciamo la stessa cifra. Devi contare che in Lombardia da quando è uscito l’album, solo in zona, ho già fatto sei date. Non facciamo posti come il forum ma potevo andare all’Alcatraz sì. A me piace la dimensione dei piccoli club; mi piace vedere la gente in faccia quando canto, mi piace andare tra i ragazzi, confrontarmi con loro.

C) Toglimi una curiosità riesci a vivere con la musica?

P.S.) Sono in pensione da 13 anni dalla fabbrica. Dovevo andare in pensione a 57 anni. Sono andato a 54 con tre anni di mobilità perché la mia azienda, dove ho sempre ho lavorato per 35 anni, cambiava denominazione sociale. Una volta diventavamo francesi, una volta americani ma, quando avvenivano queste fusioni, operai e impiegati erano in esubero, così venivano lasciati a casa e gente di 50 anni sapeva che, magari, non avrebbe più trovato lavoro. Lo Stato italiano ha dimostrato ancora una volta di essere una merda. Il lavoro mi  ha dato la forza e la possibilità di scegliere fra tanti programmi che mi hanno chiamato e mi chiamano perché io sono libero. Non so se sono bravo, se scrivo bene, se canto bene, ma questo è il mio sogno, lo vivo fino in fondo e nessuno me lo deve toccare perché ho combattuto tutta la vita per realizzarlo. Ho mandato a fare in culo talmente tanta gente; personaggi famosi dei quali non ti faccio i nomi. Con il lavoro, quindi, oltre a mantenere la famiglia, mi sono organizzato da solo la mia strada, i miei concerti e nessuno, compresi i produttori, mi ha mai rotto i coglioni.

C) Parlando di concerti hai qualche aneddoto recente da raccontare?

P.S.) L’anno scorso abbiamo fatto un concerto nello stesso luogo e sullo stesso palco dove si era esibito Jimy Hendrix e dove aveva suonato 50 anni fa. Non l’ho fatto io; mi hanno chiamato gli organizzatori per fare un paio di pezzi e c’erano gente come Eugenio Finardi e, appunto, l’ex batterista di Hendrix; è stata una serata fantastica. Quello che dico sempre ai ragazzi è: “Non smettete mai di sognare”. Non vale solo per la musica ma anche per la beneficienza o per il giocare a pallone. Bisogna coltivare la propria passione come ho fatto io che, in alternativa e senza di essa, sarei potuto diventare un ladro o uno spacciatore.

C) L’ultima domanda è un classico. Quali sono i tuoi progetti futuri e, poi, volevo sapere se è vero che andrai come giudice a Sanremo Rock (l’intervista è stata fatta prima dell’evento n.d.a.).

P.S.) Non ero molto convinto poi ho parlalto con Davidone, il mio fratellone di Milano, e mi ha detto: “Pino vai tu; piuttosto che qualche stronzo magari riesci a fare vincere un gruppo con i contro cazzi”. E’ un gioco per scegliere un paio di band e farle emergere visto che ai giovani che suonano, e ce ne sono di veramente bravi, nessuno da una possibilità. Guarda cosa è successo con X Factor che rischia di fare diventare il metal un fenomeno da baraccone e lo dico parlando di Al Bano. Quando avevamo suonato nella sua terra sei anni fa ci aveva definito come dei satanisti e adesso, invece, lo vedi fare il segno delle corna di fianco a Cristina (Scabbia dei Lacuna Coil n.d.a.).

C) Io avrei finito le domande. Se vuoi aggiungere qualcosa sei libero di farlo.

P.S.) Dico solo abbiate cura del vostro strumento o, se cantate della vostra voce. Trattate bene la vostra passione e rispettatela perché vi regala un sogno.

C) Grazie mille Pino. Spero di venire a vederti quando verrai al Capus Industry Music di Parma il 5-10-2018

P.S.) Se verrai sarà un vero piacere conoscerti di persona. Un saluto a te e ai lettori.


 

Non voglio soffermarmi su chi è Pino Scotto e su cosa ha rappresentato, e rappresenta, per la musica Rock italiana. Siete abbastanza grandi da avere un’opinione tutta vostra e il mio scopo è quello di farvi conoscere una persona che ha vissuto e vive il Rock sulla propria pelle. Quello che state per leggere è il resoconto sincero, fedele, diviso in due parti, di una lunga chiacchierata telefonica avvenuta con Pino Scotto il 28-05-2018. Il carismatico singer si è espresso in piena libertà e con umiltà ed è’ stato un vero piacere ricevere una risposta a tutte le mie domande, comprese alcune che ritenevo “scomode”.

C) Ciao Pino! Ben arrivato su www.allaroundmetal.com se sei d’accordo inizierei l’intervista senza altri preamboli.

P.S.) Vai tranquillo. Vai alla grande proprio.

C) Non credo che assisteremo mai alla reunion dei Vanadium. Hai voglia di ricordare ai nostri lettori quali sono stati i momenti migliori e peggiori che hai vissuto con loro?

P.S.) Di peggiori non ce ne sono stati nel senso che è stato un sogno. Quando è fallita la Durium, però, ci siamo ritrovati a fare un paio d’album con delle etichette che non ci hanno supportato adeguatamente: non hanno voluto investire soldi e c’è stato un susseguente calo nelle vendite. Con i Vanadium è andato tutto a scemare e non ci siamo sciolti perché abbiamo litigato ma perché ci siamo accorti che, a livello di band, avevamo già detto tutto. L’ultimo album, quello con i testi in italiano (“Nel Cuore del Caos” n.d.a.), io sono stato il primo a rinnegarlo perché alcuni pezzi non dovevano neanche uscire e poi perché la scelta di cantare in italiano non si adattava in pieno alla band. Non dico che l’album fa schifo ma non c’entrava un cazzo con i Vanadium.

C) Sempre in tema di ricordi ho una curiosità personale; cosa ne pensi del Monsters Of Rock di Reggio Emilia? Molti si ricordano di sassi e bottiglie lanciati a te sul palco ma del lato emozionale non ne parla mai nessuno.

P.S.) C’era un’atmosfera fantastica con tutte le persone che urlavano là fuori e avevo appena finito di parlare con Phil Anselmo e con Ronnie james Dio… Era una giornata da sogno. Ci sono stati due coglioni dal Veneto; li ho incontrati ad un mio concerto in seguito e sono venuti a chiedermi scusa, che erano andati per vedere i Pantera e che hanno lanciato un sasso. Non li ho picchiati solo perché hanno avuto le palle per venire a chiedermi scusa di persona. Penso che due coglioni su 45.000 persone non  contino un cazzo.

C) Il tuo nuovo album si intitola “Eye For An Eye” e credo che il titolo sia ispirato alla legge del taglione. Tu a chi applicheresti tale legge?

P.S.) Dico che la gente, vedi l’ultima farsa del governo (era appena “saltato” il primo accordo Mattarella/Lega/Movimento cinque stelle), si è rotta le scatole e, quindi, dovrebbe cominciare a combattere. A chi applicherei alla lettera la legge? A tutti: a questo sistema, a questa demenza umana, a questa bastardaggine e alla gente che vive succhiando il sangue degli altri. E’ uno spettacolo dell’ignoranza capisci?  Gente che continua ad infilare pali nel culo. Ci vorrebbe prima una rivoluzioni culturale e poi magari una di quelle “fisiche”.

C)  Il chitarrista Steve Angarthal ha coprodotto e arrangiato i brani dell’ultimo album. Gli hai lasciato carta bianca o ti sei riservato di avere l’ultima parola?

P.S.) Naturalmente abbiamo deciso tutto insieme ma mi sono fidato perché, a parte la bravura del musicista, è proprio uno dei miei migliori amici da anni ed è una persona corretta ed entusiasta. Come tutti i grandi musicisti potrebbe suonare in una delle migliori band del mondo ma, come dire, sappiamo come è la situazione nel nostro paese di merda.

C) A mio avviso in molti pezzi dell’album si respira un’aria di ritorno al passato tu la vedi così o in maniera differente?

P.S) Avevo già detto da mesi che volevo fare un album di Hard Rock ’70/ ’80 poi, già con i Firetrails e riportando in giro i pezzi dei Vanadium, si era consolidata questa voglia. L’album sta andando benissimo e sono arrivate molte recensioni, anche dall’estero. Vedi; In questo paese non devi cambiare e puoi continuare a fare il paraculo. Quando con i Vanadium ci siamo sciolti avrei potuto benissimo fare un album che riportasse quelle sonorità e invece no. Avevo voglia di cambiare e tornare al Blues, Al Rock n’Roll, all’italiano invece, come detto, non devi cambiare ma continuare a suonare le stesse cose come fanno questi famosi.

C) Quindi le canzoni che hai inciso con Caparezza (“Gli arbitri ti picchiano” n.d.a) e J.Ax le salvi?

P.S.) Certo che le salvo così come salvo quella che ho fatto con gli Extrema. Sono tutte collaborazioni che nessuno mi ha proposto e che ho voluto io; sono tutti artisti che sono venuti a suonare nei MIEI dischi.

C) Quale pensi che sia, se c’è, il pezzo che è riuscito meglio o quello che più ti rappresenta.

P.S.) Non puoi farmi una domanda simile; ci sono parecchi pezzi  ai quali sono legato.

C) Credo che un posto speciale lo meriti quello dedicato alla tua mamma.

P.S.) E’ il pezzo al quale sono più legato in questo album visto che è nato da un sentimento di profondo dolore, dolore per la sua mancanza.

C) Come mai la scelta di proporre in “Eye For An Eye” due cover?

P.S.) In realtà la cover doveva essere una sola (“One Way Out” dell’Allman Brothers Band n.d.a.) perchè io sono molto legato al Southern Rock: l’ho suonato parecchio negli anni ’70 e ho suonato parecchio anche l’armonica per cui, quando è morto Gregg Allman,  ho ritenuto giusto omaggiarlo con un pezzo. Per “One Way To Rock”, invece, è andata così: eravamo in studio che stavamo provando dei riff ed è uscito fuori questo brano. Lo abbiamo registrato in diretta senza pensarci troppo sù.

C) Ti ritieni soddisfatto per come sono venute fuori?

P.S.) Si , sicuramente.

C)Visto che spesso suoni in locali e festival Bikers cosa condividi del pensiero di questi motociclisti?

P.S.) In passato io stesso sono stato un Biker ma a causa di un brutto incidente ho lasciato stare la moto. Sono legato al loro pensiero di vita diversa, di farsi i loro club, di avere la libertà e l’indipendenza dal mondo esterno.

C) A questo punto ti vorrei chiedere qualcosa sui testi.

P.S.) Io sono sempre stato uno al quale stanno sulle palle i testi sull’amore, sui draghi e cose simili per cui, avendo la possibilità di parlare alla gente, ho sempre cercato di trattare dei temi sociali e importanti. Gente come Bob Dylan mi ha fatto capire che un pezzo può fare più male di una pallottola. Come sai io mi espongo sempre e mi faccio molti nemici. Non bacio il culo a nessuno e ho una faccia sola quando mi sveglio al mattino; il personaggio e la persona Pino Scotto, sono la stessa cosa. A proposito di temi io parlo della difesa personale in casa propria. Io dico: “Se tu entri in casa mia sappi che, se non sei invitato, sono cazzi tuoi. Io non ho una pistola, ne ho due e ti sparo".

Fine prima parte.

Link alla recensione di “Eye For An Eye”:

http://allaroundmetal.com/component/content/article/26-releases/4824-pino-scotto-non-si-smentisce-mai

Inizio questo live report ringraziando Max Iantorno di Apocalypse Extreme Agency per avermi concesso l’esclusiva, il caseificio “La Rosa” per l’ospitalità e ultime, ma non per questo meno importanti, le persone e le band che hanno amichevolmente condiviso chiacchiere e informazioni con il vostro cronista. Questo report verrà fatto per gran parte “a sensazioni” visto che delle cinque band presenti due non le conoscevo affatto (Ural e Joke It) due le conoscevo per avere ascoltato qualche cosa (Vexovoid e National Suicide) e l’ultima, i Game Over, la conoscevo e la conosco bene avendo recensito tutte le uscite dei thrashers ferraresi da inizio carriera ad oggi. Dopo 25 chilometri di strada e leggera nebbia alle 19,30 circa arrivo al Caseificio “La Rosa” di Poviglio. Vengo fatto accomodare da Max nel backstage del locale dove, finalmente, trovo un posto abbastanza ampio. I gruppi stanno banchettando e si rilassano in attesa di entrare in scena. Mi guardo attorno, bevo una birra e… Si comincia. Sono curioso di scoprire le band e i loro componenti così mi presento per “estorcere” qualche notizia e per informare i “referenti” della mia presenza e del “lavoro” che svolgerò. Esco e prendo confidenza con il locale. Bancone bar da un lato, spazio centrale che, a pieno regime, può contenere duecento persone comode e soppalco dove è stata sistemata la mercanzia e gli stands della Tornado Ride Records (vinili e45 giri), e Creepy Cakes (torte). Dopo uno shot di vodka offerto gentilmente dal chitarrista dei Joke It (sono in debito man!) scambio due chiacchiere con Renato Chiccoli dei Game Over. “Reno” mi dice che la prima volta che li vidi dal vivo (chiesi subito il loro demo n.d.a.)era l’unico maggiorenne della band, mi parla brevemente del tour in Cina dove si sta cercando di creare una scena, della difficoltà di suonare in Italia e del atto che Game Over si considerano ancora underground.

La serata ha inizio e i primi a salire sul palco sono gli Ural. Guardando le foto del quartetto torinese/piacentino mi ero fatto l’idea di avere a che fare con una band giovane invece, a posteriori, ho scoperto che Ural sono nati nel 2010 e hanno pubblicato un demo, un’E.P. a tre pezzi e un album, “Party With The Wolves” con splendida copertina stile Mike Ploog,  uscito nel 2016 per la ETN. Avevo ascoltato qualche pezzo del C.D. e avevo notato che i ritmi erano serrati: una sorta di “tupa tupa” incessante del tipo palla avanti e pedalare con pochissime concessioni alla melodia. Il resoconto della prestazione dal vivo concorda perfettamente con ciò che avevo ascoltato. Ural non si perdono in fronzoli o inutili orpelli. Aggrediscono con la loro musica l’ascoltatore e via andare. Devo dire che reggere uno show lungo con una musica del genere può portare ad un certo dejà vu che non fa stare attento chi ascolta come dovrebbe. Il riferimento che avevo letto in rete fatto allo stile dei Voivod a mio avviso non c’entra molto con ciò che Ural propongono né come violenza, né nei passaggi della seconda fase del gruppo canadese ossia quella più tecnica. Nel compenso una prestazione energica ma che, in futuro, avrà bisogno di un poco di varietà in più.

Max ci ha abituato a cambi di palco rapidi e così, dopo qualche chiacchiera nel backstage, torno nel proscenio per seguire i Joke It, gruppo di Belluno che ha due E.P.’s all’attivo (“Joke With Us” del 2015 e “No Hope” del 2017). Non date retta al chitarrista, quello che mi ha offerto lo shot, se vi dice che Joke It fanno schifo: non è vero e il loro show lo ha dimostrato. Il gruppo, tra berrettini Thrash e maglia dei Madball in bella vista, sfodera un’attitudine Thrash/Core che sfocia in momenti dove la chitarra forgia riffs stop n’go che aiutano la proposta a non essere statica. Il cantante, poi, saltella dinoccolato tra il Mike Muir e il Jovanotti style (so che il paragone tra i due non regge ma questa è stata l’impressione n.d.a) e aggredisce il pubblico da fronte palco usando  una voce uniforme che mi ha lasciato qualche perplessità. Uno show breve ma coordinato fa dei Joke It una delle band da seguire nell’immediato futuro.

Dopo i Joke It salgono sul palco i toscani Vexovoid. Il gruppo toscano ha all’attivo due singoli, l’E.P. a 100 copie “Herald Of The Stars” del 2014 ed è in previsione a dicembre 2017, l’uscita del C.D. “Call Of The Starforger”. Mi ero perso parecchie date di questo terzetto, tra le quali quella al primo festival di Facciamo Valere Il Metallo Italiano, ed ero veramente curioso di vedere la prestazione on stage. Talvolta i gruppi con una formazione a tre elementi risultano “vuoti” e si è portati a pensare che, con una seconda chitarra, il suono sarebbe più corposo. Non è questo il caso dei Vexovoid che se la cavano benissimo e che riescono a dare corposità al loro show grazie anche ad un volume aumentato, se pur di poco,  rispetto alle band precedenti. Il pubblico, leggermente incrementato, viene chiamato al Pogo/Mosh e, finalmente, da segni di vita grazie anche ad uno sparuto gruppo di thrashers (di Torino?) con giubbini pieni di patches ed è lì che mi assale un po’ di nostalgia per i miei bei vecchi tempi andati. I musicisti mi sono parsi concentrati e il loro Prog – Tech Thrash Metal di ispirazione “spaziale” è risultato abbastanza vario e decisamente interessante. C’è stato anche il tempo per presentare “The Starforger” dall’imminente album. Il pezzo, abbastanza lungo per i cliché del genere, ha messo in luce le qualità dei Vexovoid e se tanto mi da tanto, prepariamoci ad un full lenght C.D. di qualità. 

Dopo i Vexovoid tocca ai National Suicide scaldare l’ambiente. Il gruppo del Trentino Alto Adige può essere considerato tra i veterani del genere dato che è nato nel 2005 e ha all’attivo il demo “The Old Family Is still Alive” (2005), e i C.D.’s omonimo del 2009, “Anotheround” del 2016 e il recente “Massacra Elite” del 2017 (più alcune canzoni su alcune compilations n.d.a.). Che dire dello show dei cinque ragazzi? Studiato, carico, coinvolgente. Si vede che i chitarristi sono dei professionisti e che il cantante Stefano Mini ha avuto una lunghissima militanza in parecchi gruppi (canta anche nei Racket). Proprio Stefano si dà da fare per spronare il pubblico e ci riesce. Bello il Pogo che si scatena a più riprese e bellissimo, non che comico, il momento nel quale una ragazza perde una lente degli occhiali e tutti si fermano per cercarla. Uno show potente con mosse che, ricalcando gli stereotipi, fanno capire una certa accortezza e accuratezza nel preparare uno show con i due chitarristi che si giocano gli assoli in buona maniera e una sezione ritmica che dona forza e compattezza.

Terminato lo show dei National Suicide vado nel backstage per salutare Stefano e dirgli del buon voto ricevuto dall’ultimo C.D. su www.allaroundmetal.com. Inutile dire che, come tutti gli altri ragazzi dei gruppi, ho trovato una persona disponibile e per niente spocchiosa alla faccia di certe pseudo rockstars.

Prima dello show dei Game Over è il momento della premiazione del contest che vedeva la possibilità di aggiudicarsi tre premi. Max e “Reno” estrapolano da un foglio i vincitori, su tre solo uno è presente, e si può dare il via ad una sorta di prova suoni in diretta. Qualche problema c’è, e ci sarà anche durante lo show ma tutto sommato si può cominciare. Game Over, forti di una discografia composta da un demo, due E.P. e quattro full lenght compreso l’ultimo “Claiming Supremacy” uscito lo stesso giorno per Scarlet Records,  avevano puntato su un release party strutturato come quello dell’anno scorso al Kaleidos di Poviglio con l’intero nuovo album suonato dal vivo e inframmezzato da alcuni pezzi vecchi.

Si parte con l’immancabile “Another Dose Of Thrash” suonata ad una velocità che ogni volta mi stravolge. Mi domando sempre per quanto è possibile resistere suonando certe ritmiche quando l’età avanza. Non è il caso dei Game Over che di energia ne hanno da vendere. Dopo di ciò comincia lo show dedicato ai pezzi nuovi. Non mi sembra che ci siano grossi cambiamenti di ritmo in casa dei quattro ferraresi. Il Thrash solido e compatto con un muro di suono conclamato è la loro caratteristica e tale rimane. Le velocità claustrofobiche si susseguono e poco importa se talvolta la voce non si sente bene o se qualche “svisata” scappa di mano. Presenza, velocità, aggressione. Il Thrash è soprattutto questo e i Game Over sono tra i migliori alfieri del genere. Da segnalare alla fine del set una cover di “Metal Thrashing Mad” (Anthrax) che soddisfa i presenti (un centinaio circa) e lascia con il sorriso, e soddisfatto, chi ama questo genere di musica. Sarò più preciso riguardo ai contenuti dei brani in sede di recensione ma, lasciatemelo dire, i Game Over sono una band meritevole di essere  lanciata ai massimi livelli.

 

Dopo lo show torno nel backstage per salutare Max e “Reno” e ne approfitto per chiedere una maglia di “Claiming Supremacy”. Non lo faccio mai perché so quanto il merchandising è importante per i gruppi per tirare avanti fra mille difficoltà ma i Game Over li sento un poco come dei miei discendenti visto che mi ricordano tante cose del mio passato: gioventù, spensieratezza, energia, forza, voglia di cambiare il mondo. Si chiude qui questa “avventura” e il mio invito è sempre lo stesso: se potete andate a supportare le realtà del metallo italiano. Magari non scoprirete nulla di nuovo nel tipo di suono proposto ma troverete un ambiente fatto di amici e, soprattutto, rispetto,

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