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Ninni Cangiano

Ninni Cangiano

Keep the faith alive!!

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A pochi giorni dall’uscita di “Blood-fury-domination”, il nuovo album degli Arthemis, eccoci con il bassista Giorgio “JT” Terenziani, per svelare qualche altro dettaglio sul disco e scambiare qualche battuta.

 

AAM.: Ciao Giorgio e benvenuto su allaroundmetal.com! Grazie di essere qui con noi. Partiamo subito parlando del nuovo album “Blood-fury-domination”; sbaglio o sulla copertina sono raffigurate le tre Erinni? Ed, in caso affermativo, come mai questa scelta?

JT. Ciao e grazie a te per lo spazio che ci dedichi. Ehm… no, è un caso fortuito, non voluto. Ce lo stanno dicendo in tanti quindi, abbiamo deciso: da oggi in poi in copertina ci saranno le 3 Erinni. In realtà, come dicevo è un caso, cercavamo di rappresentare con 3 elementi iconici gli aspetti di BLOOD, FURY e DOMINATION. Mi ricordo: eravamo a cena all’Old wild west e ci siamo messi a disegnare su le tovagliette e in contemporanea a vedere idee su internet (analog meets digital) e alla fine abbiamo deciso di rappresentare 3 demoni donna come icone per l’idea dell’album.

 

 

AAM.: Di cosa parlano i testi dell’album e chi si è occupato della loro stesura?

JT.: Possiamo dire che ci sono un paio di temi che legano tutti i testi al di là delle immagini che vengono usate per rendere l’idea in ogni singolo brano. La prima costante è l’ambientazione: spesso ci si trova in un mondo apocalittico, dispotico o tribale come a voler descrivere un’iperbole di ciò che non funziona della società moderna o dei suoi caratteri più estremi. Già Undead (primo singolo) è un bel manifesto di questa ambientazione. Allo stesso tempo c’è voglia di rivalsa, impegno e il concetto di mettercela tutta per raggiungere i propri obiettivi ed essere sé stessi. I testi sono tutti di Andy, caso a parte If I fall scritta anche da Fabio. Su questa però non vi dico nulla e vi faccio andare a leggere il testo a voi l’interpretazione…

 

 

AAM.: Vi siete resi conto che avete realizzato una bomba di disco? Quali sono stati i primi responsi della critica al riguardo?

JT.: Noi ce l’abbiamo messa tutta e questo album è frutto di una band che è stata on the road e ha condiviso: palchi, km, idee, risate, scazzi e musica per 3 anni. Nel 2013 la formazione si è assestata per come è oggi e ci siamo dati un po’ di tempo in modo che ognuno conoscesse così bene i suoi compagni da poter scrivere rispettando il carattere di tutti. La cosa che più ci piace è che si tratta di un disco corale dove si sente la personalità di ogni singolo membro, ma la somma è molto di più delle singole parti. Se dici che è una bomba ci crediamo: lo ribattezziamo BOMB-FURY-DOMINATION? Ah ah!!

Il responso al momento è MOOOOOLTO buono. Noi cerchiamo sempre di stare con i piedi per terra e di non farci dei castelli, ma vedere che c’è interesse e movimento tanto dagli addetti ai lavori: giornalisti, promoter, radio, quanto dai fans, da una bella spinta!

 

 

AAM .: Personalmente, nella mia recensione, ho indicato il disco come quello della vostra definitiva maturazione; che ne pensi di questa mia idea?

JT.: E’ difficile giudicarsi “da dentro”, noi non ci sentiamo maturi, un po’ perché siamo ancora dei cazzoni, ma anche perché credo che questo B-F-D sia il primo album di un percorso. Mi spiego: sicuramente è un disco diverso da prima, non tanto per il marchio Arthemis, quello rimane e si sente, ma perché non c’è voglia di esagerare o fare show off, ma di scrivere e arrivare al pubblico, fargli sbattere la testa e dargli un pacco di energia. Rimane l’energia, la botta del metal, ma credimi se ti dico che è l’inizio di un percorso di un suono per noi nuovo che stiamo sviluppando a ogni singola prova, demo o live. Quindi sì, maturati, ma in piena corsa.

 

 

AAM.: Il vostro precedente album “We fight” fu registrato in diversi studi; questa volta come vi siete regolati?

JT.: Abbiamo potenziato ancora di più questo aspetto quindi: 4 musicisti, 4 studi diversi. In questi anni ognuno di noi ha investito in strumentazione e professionalità, per poter avere il lusso di registrare nel proprio home/project studio. Detta così sembra tutto più facile, ma in realtà comporta un sacco di responsabilità perché tu sei l’unico giudice e da una parte non vuoi “stare indietro”, dall’altra non devi esagerare per sforare i tempi o perdere la naturalezza della parti. Avere il proprio studio è bellissimo, ma dalla scelta della strumentazione alla realizzazione delle parti per il disco ogni passo è una sfida e una responsabilità. Detto ciò, credo proprio che continueremo su questa strada lasciando invece il mix e master a soggetti terzi, anche per avere voci diverse che ci danno la propria opinione prima della finalizzazione dell’album.

 

 

AAM.: Ci sono episodi simpatici che ci vuoi raccontare occorsi durante le registrazioni?

JT.: La registrazione in realtà è stata un momento clausura ah ah!!… quindi divertente da fuori, a volte folle e paranoica quando ci sei in mezzo. I momenti più divertenti per noi sono durante la stesura dei brani o nelle pre-produzioni, in quei frangenti sei libero di sperimentare e viene fuori il meglio e il peggio di tutti. Punto fisso: storpiare i testi e renderli delle prese per il culo… Ah, ecco questa è bella: ognuno di noi ha un archivio con le peggiori take dove ci sono errori incredibili o suoni sconosciuti all’umana comprensione. La cosa più bella è quando ti capitano questi episodi mentre stai facendo i video report: vedere le facce e sentire la sfilza di improperi è notevole e vorrei farti notare che spesso si parla da soli, quindi doppia ridicolaggine. Immaginati un video dove vedi uno che registra super concentrato e poi ad un certo punto, dal niente, sbotta con tutto sé stesso.

 

 

AAM.: Rispetto al precedente lavoro da studio, adesso ci sei tu nel ruolo del bassista. Ti va di raccontarci come e perchè c’è stato questo cambiamento?

JT .: Ciao sono Giorgio Terenziani… ok, questa è una battuta risale a un vecchio video didattico che inizia così e ancora oggi mi prendono in giro: adesso rispondo seriamente. Partiamo dal presupposto che io conosco Andy dal 2001 e i ragazzi… da sempre. Avevamo già condiviso palchi, siamo colleghi all’MMI e avevo seguito parte del processo produttivo di Heroes (tuning delle voci) e We Fight (registrazione del basso). Nel 2013 Damiano (grande amico ed ex-studente) ha semplicemente detto che voleva cambiare strada e uscire dal circuito metal, cosa che poi ha fatto… a quel punto i ragazzi dovevano cercare un bassista. Subito volevano cercare qualcuno di più alto, bello e muscoloso di Damiano, poi non so cosa sia successo e hanno chiamato me. No, in realtà ci siamo trovati a pranzo io ed Andy, lui mi ha parlato del problema del bassista chiedendomi se potevo conoscere qualcuno di fidato e sostanzialmente mentre finiva al frase abbiamo entrambi alzato la testa ci siamo guardati come per dire. “Ehm… lo sto chiedendo a te” “Ehm… lo stai chiedendo a me?!??”. Credo che sia stato molto naturale per tutti e personalmente sono stracontento e credo anche loro. (domani news ufficiale che mi hanno cacciato dopo l’intervista)

 

 

AAM.: Siete una band molto attiva “on stage”, avremo occasione presto di rivedere gli Arthemis dal vivo? Ed, in caso positivo, ci svelate qualcuna delle prossime date?

JT.: Il live è la nostra dimensione naturale, facciamo una musica che è difficile da imbrigliare ed è fatta di sudore ed energia. Questa estate saremo soprattutto in Italia per inizia a promuovere BFD, proprio in questi giorni invece ci hanno confermato la presenza a Bloodstock 2k17 (UK) ed è inutile dire che siamo super contenti. Prossime date, dopo il release party si passa al 27 Maggio Trenago Rock Fest poi 17 e 18 Giugno: Bovolone e Straevil Fest, ma non sono le uniche anzi.

 

 

AAM.: All’ultima nostra intervista con Andy eravamo rimasti che stavate lavorando alla riedizione del vostro debut album “Church of the holy ghost” (l’unico che manca alla mia collezione!), a che punto siamo?

R.: ehm… prossima domanda… aspetta che chiamo Andy per una risposta più politica..

 

 

AAM.: Come nasce oggi un brano degli Arthemis e che differenze ci sono nel modo di comporre rispetto al passato?

JT.: I brani nascono principalmente da un’idea o un riff di Andy. Questa cosa non è da sottovalutare quando un brano nasce da un riff la cosa è abbastanza ovvia, ma perché da un’idea? Quasi subito viene messo un titolo (non definitivo) alle idee in sviluppo per avere un tema, un mood con il quale sviluppare il brano. Fatto questo il percorso è random: a volte viene prima il ritmo, a volte la linea vocale, a volte un’idea di arrangiamento. Quando più o meno c’è il brano, ognuno prende in mano la sua parte e tutti insieme e si costruisce l’incastro. Sì, tutti insieme, perché il pezzo deve essere di una band che suona, non 3 strumenti che fanno i compiti a casa. Testi e arrangiamento vocale arrivano per ultimi. Cosa curiosa: quando invece registriamo, facciamo sempre il basso dopo le chitarre, così Andy ha spazio per provare arrangiamenti, rivolti, suoni senza avere l’ancora di una nota grave che blocca l’armonia.

 

 

AAM.: So che alcuni di voi sono insegnanti di musica, quali suggerimenti daresti ad un nuovo allievo pieno di sogni che vuole imparare uno strumento musicale?

JT.: Studia, segui la tua passione e non metterti barriere. Scopri il tuo talento, potenzialo e cerca di imparare tutte quelle cose che non fanno parte di te, ma servono. Oggi, riassumendo, devi saper: suonare, creare un suono personale e funzionale, saperti registrare a livello audio e direi anche a livello video. La preparazione quindi può essere specifica, ma deve comprendere anche questi aspetti.

 

 

AAM.: A tal proposito, secondo te c’è un’età consigliabile per iniziare a studiare uno strumento musicale?

JT .: Per quanto riguarda tecnica, orecchio e sensibilità ovviamente prima è, meglio è. Se invece parliamo di divertimento o fase creativa qualsiasi età è buona, alla fine suoni sempre quello che sei.

 

 

AAM.: Credo che per oggi ci siamo anche dilungati parecchio; ti ringrazio per la pazienza e lascio a te come consuetudine uno spazio finale per lasciare un messaggio ai lettori di allaroundmetal.com.

JT.: Ancora una volta grazie mille per lo spazio e come direbbe Fabio “Keep the Arthemis flame allliiiiveeeeeee”. Ok, seriamente, state sintonizzati sulla nostra pagina Facebook perché stiamo preparando un po’ di soprese audio/video da qui a settembre e abbiamo intenzione di non lasciarvi a bocca asciutta. Più musica, più video, magari un challenge, insomma… tante cose in pentola.

Grazie ancoooooooraaaaaa!!!!

 

A qualche giorno dall'uscita di "Ticking Clock", secondo album degli SkeleToon, ci siamo ritrovati con il bassista della band, Charlie Dho, per avere qualche altra notizia sul nuovo album ed, in genere, sulla vita della band ligure. Eccovene il resoconto.

 

D.: Ciao Charlie e grazie di essere qui con noi. Per chi non conosce gli SkeleToon, ti va di raccontarci la vostra storia? Come è nata la band, chi ne fa parte adesso, ecc.

R.:La band è nata dalla mente pazzoide di Tomi. Io ed Henry (Sydoz) per piu' di dieci anni abbiamo suonato insieme a Tomi in diversi progetti, ma in nessuno aveva mai avuto la possibilità di esprimersi al meglio e fare quello che veramente gli piaceva così, nel 2015, su ispirazione della musica e dello stile di vita seguita fin da adolescente, ha deciso di far esordire il debut degli SkeleToon. Noi, ben contenti, siamo salpati insieme a lui in questa avventura. Si sono succeduti alcuni chitarristi che, per problemi in famiglia o lavorativi, non hanno più potuto continuare con noi, ma ora abbiamo trovato la quadra insieme ad Andy Cappellari, giovane talentuoso chitarrista genovese e Fabry Taricco, mio compaesano e amico da decadi, una mitraglia ritmica delle sei corde.

 

 

D.: Voi definite la vostra musica come “Nerd metal”, da dove arriva questa definizione e cosa significa per voi?

R.: E' la definizione di quello che siamo nella vita di tutti i giorni e che, volenti o nolenti, si va a rispecchiare nella musica che produciamo. Siamo amanti dei grandi classici anni 80/90, dei videogiochi e dei fumetti. Diciamo che in un genere pieno di draghi e spade noi li abbiamo sostituiti con una Delorean e un joypad ahahah!

 

 

D.: Veniamo a “Ticking clock”, so che c’è tutta una combinazione numerica dietro ai titoli dei vostri dischi, sia questo che il precedente, così come sarà nei prossimi; ti va di svelarci questo particolare?

R.: Si esatto! Complimenti per aver decifrato il codice, allora!!! In pratica abbiamo inserito qualche piccolo enigma nei titoli dei nostri album: il primo disco “The Curse of The avenger” ha un titolo composto da 20 lettere, corrispondenti alla 20^ posizione della lettera “T” nell’alfabeto inglese. “Ticking Clock”, invece, è composto da 15 lettere, e abbiamo così la lettera “L”…T,L…diciamo che l’acronimo che si verrà a delineare sarà chiaro solo al 5 album, e ti assicuro che è qualcosa da principi del Nerd!! Ahahahha!!! Piccola curiosità: ogni disco inizia sempre con la lettera “T”, lo hai notato?? Pare che Tomi voglia mantenere questo trend. Ma non posso dirti altro, altrimenti finisce che ti svelo il titolo del nuovo album! Ahahahah!!

 

 

D.: Da quello che ho appreso, il disco è pieno di riferimenti agli anni ’80, ce ne racconti qualcuno e soprattutto da dove trae origine questo amore per quegli anni?

R.:Tranne quel giovincello (…!!..) di Andy, noi altri siamo tutti nati negli anni '80, riscoprire quegli anni è come tornare indietro nel tempo, per mantenere sempre vivo il nostro spirito giocoso e spensierato che non si è mai assopito, nonostante lo scorrere dell'orologio.

 

 

D.: Se non erro anche la copertina ha riferimenti del genere... a proposito, chi l’ha realizzata e che legame ha con il titolo del disco?

R.: E’ un artwork che adoriamo, disegnato da Stan Decker, un musicista e grafico francese che ha firmato copertine di Masterplan, Primal Fear, Hardline, Tyketto e Serious Black… ci sarebbe anche qualche nuovo nome da inserire nella lista, ma non possiamo ancora farlo, ma possiamo dirvi che Stan ha finalmente raggiunto l’olimpo che merita. Tutto l’artwork rispecchia esattamente lo spirito della band racchiuso in un album come “Ticking Clock”, non potevamo essere più felici!

 

 

D.: Anche il vostro video fa riferimento a dei videogiochi di quel periodo, come è nata questa idea?

R.: Io e Tomi ci stavamo prendendo una birra in un pub della zona per parlare del disco che in quel momento era in registrazione. Come avrai capito facilmente i nostri discorsi finiscono su argomentazioni nerd. Così è bastato unire i due discorsi che avevano tenuto banco tutta la serata... et voilà! La scelta di fare un video 8bit prendendo spunto da videogiochi che ci avevano fatto consumare i polpastrelli è risultata la scelta più naturale.

 

 

D.: Avete già realizzato diversi video finora, vi va di raccontarci qualche episodio simpatico accaduto durante le riprese?

R.: Ce ne sono a migliaia, per lo più di quel tipo che preferisco celare!! Ahahahah!! Partiamo dall'ultimo video, “Mooncry": è stato girato tutto su telo verde e il grosso del lavoro è stato fatto in post-produzione dal mitico staff di Mizuko-Video, grazie al quale siamo diventati protagonisti dei nostri videogame preferiti. Di quelle registrazioni mi ricordo un freddo cane, eravamo nell'entroterra ligure in un capannone a dicembre con -2 gradi , nel video siamo in maglietta e saltavamo come grilli per riscaldarci per poi correre a ricoprirci di corsa assaltando il termos di caffè caldo appena veniva fermata la ripresa. “The Curse of the avenger” è stato girato per alcune scene in un pub della zona all'ora dell'aperitivo e vedere le facce della gente squadrare me e Tomi vestiti da pirati è stato impagabile. Per finire il delirio più totale è avvenuto nel video di “Heavy Metal Dreamers” quando abbiamo interpretato la band “Tamarrica”: queste scene sono state girate per ultime con qualche bicchiere in corpo di troppo e il regista che ci incitava ad esagerare... lascio ai lettori, che invito a guardare il video, i commenti sulla riuscita o meno della richiesta… ahahaha!

 

 

D.: Ma torniamo al nuovo disco. Avete diversi ospiti, ma come viene fuori la storia di questa Tomika Fulida e chi se l’è inventato questo nome?

R.:Ahahahah!!! Devi sapere che in sede di mix, ci siamo accorti che la voce di Tomi in “Falling into darkness” sembrava davvero quella di una ragazza! Così ci siamo detti: ehi, tutte le band ricche e famose hanno un ospite del gentil sesso, vogliamo mica essere da meno??? Ed ecco nata Tomika, la versione femminile del nostro cantante dalla voce androgina!!! Aahahahhahah!!

 

 

D.: E gli altri ospiti stranieri come li avete contattati?

R.: Tomi se ne è occupato personalmente. Diciamo solo che internet, ad oggi, concede questi privilegi che un tempo erano davvero impensabili. Ogni ospite sul disco, nonostante fosse un nome già molto più importante di SkeleToon, ha risposto con entusiasmo e disponibilità. Siamo davvero rimasti sorpresi da come gli artisti Veri siano Umili e allo stesso tempo professionali!

 

 

D.: Guido Benedetti dei Trick or Treat ha scritto e suonato tutte le parti di chitarra, in cosa hanno partecipato allora Andy Cappellari e Fabrizio Taricco?

R.: Andy e Fabri sono arrivati nella band a registrazioni compiute. A livello di songwriting quindi, non hanno partecipato, ma stiamo gia pianificando i brani che usciranno sul prossimo disco, e sicuramente, questa volta, saranno tutti i membri della band a scrivere le canzoni, non solo Tomi.

 

 

D.: Anche questo disco è uscito per Revalve Records; avete altri albums in programma con loro?

R.: Ad ora non sappiamo risponderti in merito. Revalve ha fatto con noi un grandissimo lavoro e abbiamo un ottimo rapporto con Rob. Riguardo il futuro, speriamo solo di poter continuare a fare del nostro meglio, lavorando con chi, come Revalve, ha cura dei propri gruppi. Vedremo cosa succederà dal 2018 in avanti...

 

 

D.: Presto partirete in tour con Trick or Treat, DGM e Secret Sphere; come è nata questa collaborazione?

R.: Con i Trick è un’amicizia di vecchia data. Il primo live insieme risale agli anni 2000 quando loro erano tributo Halloween e io e Tomi suonavamo nei The Fallen Angel, tributo Maiden. Risale agli stessi anni anche l'amicizia con Michele Luppi (Secret Sphere) con i quali abbiamo fatto diversi live insieme in giro per l’Italia. Penso che andare in tour insieme a loro sarà un po' come andare a fare un viaggio in famiglia. Non finiremo mai di ringraziare Truck Me Hard & Frontiers per questa occasione (per noi) d’oro!!

 

 

D.: Ti va di svelarci cosa fanno gli SkeleToon quando non suonano, nella vita di tutti i giorni?

R.:Facciamo ognuno lavori differenti. Cerchiamo di conciliare il dover con il piacere, ahahah! Oggi come oggi, non è facile riuscirci, ma diciamo che stiamo dando del nostro meglio... 4 su 5 sono felici genitori di piccoli musicisti, questo si può inserire come lavoro??ahahah!!

 

 

D.: Credo sia tutto per questa volta, concludo come consuetudine lasciando uno spazio a tua disposizione per aggiungere un tuo messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

R.:Grazie a tutti per essere stati qui con noi! Speriamo di vedervi ai nostri Live a cantare i brani di Ticking Clock, un disco che per noi significa davvero molto e del quale non potremmo essere più fieri!!!

Ancestral: Jo Lombardo ci parla di "Master of fate"

Domenica, 26 Febbraio 2017 11:56 Pubblicato in Interviste

Eccoci con Jo Lombardo, singer degli Ancestral, per una chiacchierata su “Master of fate”, nuovo album della band, e su tanti altri argomenti.

 

D.: Jo e grazie di essere qui con noi. Sei il nuovo cantante degli Ancestral, ti va di raccontarci come sei entrato a far parte di questa band?

R. Ciao grazie a voi per questa intervista!! Beh, ti racconto in breve come è andata:

In quel periodo gli Ancestral erano alla ricerca di un cantante ed, avendo avuto modo di ascoltare la mia voce con Metatrone ed Orion Riders, diciamo che hanno trovato in me ciò che cercavano, ovvero la componente mancante, anche perchè penso non sia stato facile rimpiazzare un cantate altrettanto bravo come Olivo. Io mi sono trovato subito a mio agio, nel 2012 gli Ancestral fecero un concerto a Catania come Fabio Lione band, dopo il concerto, mentre aspettavo la fila per incontrare Fabio, Domiziano (bassista) mi fece entrare direttamente nei camerini, cosi ci siamo conosciuti di persona e da lì nacque una simpatia. Qualche tempo dopo mi contattarono proponendomi di far parte degli Ancestral, così ascoltando qualche traccia del promo cd, considerata la qualità delle canzoni, accettai senza pensarci troppo. Non pensai nemmeno ad eventuali problemi che potevano venirsi a creare facendo già parte di una band che mi impegna abbastanza, senza considerare inoltre gli impegni di famiglia e lavoro. Anche la distanza tra Catania e Trapani non è indifferente e nonostante i vari spostamenti tra registrazioni e prove, tutto sommato è stato piacevole e non mi sono pesati assolutamente; loro sono dei ragazzi straordinari e dei musicisti all’altezza della situazione! Sono davvero soddisfatto!

 

 

D.: Oltre a te, da qualche anno c’è anche un nuovo membro nella band, rispetto alla formazione del precedente disco, il chitarrista Carmelo Scozzari che è subentrato a Giovanni Battista Ferantello. Sei al corrente dei motivi di questa sostituzione e ci puoi presentare Carmelo?

R.: Personalmente ho già trovato Carmelo Scozzari integrato al 100% nella band, il motivo del cambio di chitarrista, che io sappia, è legato ad impegni familiari e lavorativi. Carmelo, oltre ad essere un chitarrista di grande livello, è un ragazzo davvero umile, come diciamo noi, a portata di mano, quando l’ho ascoltato e visto il suo modo di suonare, sono rimasto molto colpito. Oltre ad essere un virtuoso ha anche molto gusto in fase di composizione e inoltre mi è di grande aiuto nei live perchè ha una voce niente male, e riesce anche a farmi i cori mentre suona!! Cosa poteva capitare di meglio agli Ancestral?

 

 

D.: Ci sono voluti 10 anni per gli Ancestral per registrare il loro secondo album, cosa è successo alla band in tutto questo tempo e dovremo aspettare un’altra decade per il terzo disco?

R.: Ahahahahahha nooo!! Non penso proprio che bisognerà aspettare tanto, anche perchè la line up ora è stabile, ti sembrerà strano ma siamo già in fase di composizione, quindi penso che a breve dovremo poter riuscire a registrare il 3° capitolo Ancestral. Il problema della nostra assenza è stato dovuto anche a questo, ovvero una line up non stabile. D’altronde, quando non si è sintonizzati sulle stesse frequenze, la cosa si fa pesante e di conseguenza passa del tempo anche per fare una semplice prova. Poi capita l’inevitabile, va via un chitarrista o ancor peggio il cantante e tutto ciò diventa disarmante….

 

 

D.: Parliamo del nuovo disco, chi si è occupato della stesura dei testi e di cosa parlano?

R. I testi sono stati scritti da Domiziano e parlano di tematiche differenti, sia di carattere storico, fantasy o anche di attualità. Diciamo che agli Ancestral piace unire fantasia, storia e realtà, con riferimento alla terra dalla quale provengono.

Su “Wind of Egadi”, ad esempio, parliamo della battaglia finale combattuta tra le Isole Egadi durante la prima guerra punica; in “Master of Fate” abbiamo cercato di esprimere “l’illusione” dell’uomo di sentirsi libero e padrone del proprio destino o meglio “capitano della propria anima”, come citava il grande Nelson Mandela; “On The Route of Death” è il ritaglio di un articolo di giornale, l’unione di diverse “parole chiavi” che danno vita al testo che parla della tragedia dei migranti nel Mediterraneo.

 

 

D.: Chi ha realizzato la copertina del disco e quale legame ha con i testi dell’album?

L’artwork, è stato curato da Massimiliano (batterista) che è anche un graphic designer, il legame con i testi è rappresentato dai templi, il mare, le isole Egadi che si intravedono all’orizzonte, e poi c’è il nostro personaggio in evidenza, che in questo album rappresenta il padrone del destino.

 

 

D.: Dove avete registrato l’album e chi si è occupato della fase di mix e mastering?

R.: L’ intero lavoro di preproduzione è stato realizzato nel nostro studio a Castelvetrano e curato da Massimiliano, abbiamo comodamente registrato step by step, avendo avuto il tempo di buttare giù del materiale così da sviluppare, maturare e registrare le canzoni, facendo prove di missaggio. Vedendo che i brani suonavano già abbastanza bene, abbiamo cercato uno studio per il lavoro finale di re-amping mix e mastering optando per gli Hertz Studio in Polonia che devo dire, per “Master of Fate” sono stati la ciliegina sulla torta!

 

 

D.: Ci racconti qualche episodio simpatico accaduto durante le registrazioni? Oppure siete tutti troppo seri e tutto fila liscio senza nulla da raccontare?

R.: Ma dai, certo!! Posso dirti che di cose belle ne sono capitate, tra vari spostamenti, da Catania a Castelvestrano, molto spesso pernottavo lì e magari la sera si usciva, oppure andavamo a vedere i templi di Selinunte, dove in estate organizzano concerti, diciamo era facile trovare il tempo anche per svagarsi un po’ e passare delle serate insieme, oltre che a restare tutto il giorno in studio; mi ricordo di una sera a cena, si parlava del lavoro svolto e di progetti futuri, e siamo rimasti fino alle 3 del mattino a parlare e bere Jagermeister sapendo, che l’indomani, avremmo dovuto svegliarci presto per continuare le registrazioni, ed io dovevo tra l’altro rientrare a Catania. Tutto ciò che ricordo è di essere andato a letto col soffitto che girava scivolando tra le braccia di morfeus canticchiando “Alexander The Great” degli Iron Maiden!!!

 

 

D.: “Master of fate” è uscito per la tedesca Iron Shield Records, avete altri lavori in progetto con loro, oppure il contratto era solo per questo disco?

R.: Abbiamo firmato con Iron Shield Records per un solo disco, finora siamo soddisfatti del lavoro che stanno facendo e il disco sembra essere facilmente reperibile, vediamo per il futuro come si metteranno le cose!! 

 

 

D.: Avete realizzato anche, come consuetudine, una cover. Questa volta avete scelto “Savage”, un vecchio brano degli Helloween, come mai questa scelta e quanto è stata dura per te cantare parti del grande Michael Kiske?

R.: Certo scegliere una cover degli Helloween non è stato facile. Tra i vari brani  abbiamo scelto “Savage” perché, secondo noi , rientra nei canoni Ancestral. Oltre ad essere un canzone stupenda, come dici tu, non è facile da cantare e mi ha impegnato parecchio, per fortuna quando ho iniziato a cantare avevo come riferimenti Dickinson e Kiske e mi sono trovato comunque a mio agio con quel tipo di tonalità e devo dire che alla fine è uscita abbastanza bene!

 

 

D.: Tu canti anche nei Metatrone, con cui di recente avete realizzato un video, cosa ci racconti di questa esperienza?

R.: Saluto i miei amici Metatrone!! Devo dire che fare un video è sempre una cosa piacevole, anche se, per quanto possa sembrare semplice, non lo è affatto in quanto, dietro a 5 minuti di canzone, c’è tutto un lavoro di realizzazione, montaggio, scenografie e quant’altro. Devo dire inoltre che è molto faticoso ripetere la canzone per almeno 15 volte, diventa quasi un concerto, perché, anche se si è in playback, devi comunque canticchiare per  essere sincronizzato alla base. Nonostante tutto comunque ci si diverte e le risate non mancano mai.

 

 

D.: A proposito di altre tue esperienze, ma gli Orion Riders esistono ancora? Dopo lo splendido debut “A new dawn” del 2004 non ho più saputo nulla....

R. “A New Dawn”... adoro questo disco!! Purtroppo gli Orion Riders attualmente non esistono più per motivi di line up e divergenze musicali, la band ormai non è più in attività. Qualche anno fa avevamo deciso di far uscire il nuovo album, era tutto pronto, pre-produzione di 12 brani, ma alla fine, il lavoro di quasi 10 anni è rimasto archiviato... chissà magari, tra qualche anno ci ritorna la voglia di fare un nuovo lavoro insieme!

 

 

D.: Ma torniamo agli Ancestral. Avete in programma qualche data live per supportare il nuovo album ed, in caso affermativo, ci puoi svelare qualcosa?

R. Al momento stiamo cercando di proporci per suonare il disco live quanto più possibile, è la nostra priorità, ma non è semplice. Il 17 Marzo, saremo di supporto ai Goblin per una data a Catania, ci sarà da divertirsi!

 

 

D.: Ti va di raccontarci cosa fanno gli Ancestral nella vita di tutti i giorni?

R. Ehehe! Siamo persone normali che come tutti, ogni giorno, tirano a campare tra lavoro, impegni vari e famiglia. La musica è la nostra valvola di sfogo, senza la quale non potremmo vivere. Purtroppo, l’arte in Italia non è considerata nemmeno un lavoro... non c’è nessun supporto ai giovani e nessuna sensibilizzazione alla creatività. Un vero peccato! Se poi consideri che nei paesi scandinavi, le bands godono di finanziamenti statali per poter andare in tour, allora diventi una bestia, perché noi Italiani non siamo inferiori a nessuno.

 

 

D.: Concludo come consuetudine la nostra intervista, ringraziandoti per essere stato con noi e lasciando uno spazio a tua disposizione per aggiungere un tuo messaggio finale ai lettori di allaroundmetal.com.

R.: Grazie a te Ninni per la bella chiacchierata, è stato un vero piacere, vorrei invitare chi non conosce gli Ancestral e i metallari più scettici, a darci una possibilità acquistando il nostro “Master of Fate”, potete contattarci direttamente o proporci dei live, siamo a vostra disposizione!! Graziee!

L'esoterismo in musica dei Deathless Legacy

Giovedì, 16 Febbraio 2017 19:21 Pubblicato in Interviste

Eccoci con i Deathless Legacy per una piacevole chiacchierata sull’esoterismo insito nel nuovo album “Dance with devils”.

 

 

 

D.: Ciao ragazzi e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com! Che ne dite, per chi ancora non vi conosce, di raccontarci la storia dei Deathless Legacy, partendo da chi ha fondato la band e come siete arrivati ad essere quella band che ha realizzato “Dance with devils”? So, ad esempio, che siete nati come tribute band dei Death SS.....

R.: Siamo nati da un’idea del batterista Frater Orion e della cantante Steva, abbiamo militato per alcuni anni come tribute band dei Death ss, periodo nel quale già presentavamo alcuni brani che poi sono finiti nel nostro primo album “Rise From The Grave”. È stata un’esperienza molto formativa, che ci ha permesso di evolverci nel gusto e nella sensibilità musicale.

 

 

D.: Quanto sono importanti per voi il trucco e la teatralità ed, in genere, l’impatto visivo del vostro aspetto?

R.: Naturalmente per noi sono molto importanti, studiamo tutto quello che riguarda l’aspetto visivo della nostra performance almeno quanto quello musicale. il che sostanzialmente raddoppia (o forse triplica) il lavoro da fare per mettere su uno spettacolo.

 

 

D.: Il vostro sound viene definito come “horror metal”, secondo voi cosa significa questa definizione?

R.: Per noi l’Horror metal è un genere trasversale con solide radici nel gothic metal classico, ma che spazia e si mescola a tanti altri sottogeneri (del metal, ma anche del rock). A tenere unita questa amalgama alchemica è il tema horrorifico preponderante. Siamo artisti molto eclettici, quindi questo ampio territorio musicale su cui muoversi ci gratifica e ci diverte.

 

 

D.: Ma parliamo del vostro nuovo album “Dance with devils”, so che sulla copertina realizzata da Frater Orion ci sono tutta una serie di elementi esoterici, vi va di spiegarci qualcosa al riguardo?

R.: Certo, la copertina è una rappresentazione alternativa e simbolica dell’arcano XVI “La Torre”. Dai ciarlatani questa carta viene definita come portatrice di sventura. In realtà il suo vero significato è quello dello “Sconvolgimento interiore”. Nella nostra rappresentazione, una gigantesca sfera alata, che simboleggia la nostra identità, scarica il suo fulmine sulla piramide dell’io, dischiudendo il mundus cereris e liberando i diavoli che si celano dentro di noi. Due sono le energie preponderanti in questo magico gioco, Lo Zolfo Rosso Luciferino e il Piombo Saturnale.  

 

 

D.: I testi dell’album sono legati da un concept sulle streghe; cosa raccontano e come mai avete scelto una simile tematica comune?

R.: Abbiamo voluto creare un filo conduttore per questo album, Le streghe appunto. Ne parliamo sotto ogni aspetto, da quello delle loro torture e assassinio nell’Inquisizione, a quello del Sabba e della sua funzione, passando per molto altro ancora. La ragione per cui abbiamo scelto questo tema è semplice: parliamo di noi stesse.

 

 

D.: Avete mai pensato che la vostra musica potrebbe calzare a pennello come colonna sonora di un film horror? Ed, in caso positivo, avete mai avuto proposte del genere?

R.: Il mondo odierno del cinema non è molto propenso al rock in generale per le sue colonne sonore, soprattutto perché si tratta di musica cantata, dove invece per le soundtrack è preferita solamente della musica strumentale. Sicuramente abbiamo dato prova delle nostre capacità anche nel creare dei sounscapes che possono essere cinematografici nei nostri brani di introduzione degli album. Aspettiamo solamente che il regista giusto ci evochi

 

 

D.: Come nasce un brano dei Deathless Legacy? E’ un lavoro di squadra oppure si occupa uno di voi di tutto quanto?

R.: Un nostro brano nasce molto gradualmente. Arriva un’idea molto abbozzata, e si comincia a lavorarci sopra tutti insieme e ad estendere quell’idea fino a trasformarla in un brano. è un lavoro che impegna tutta la band.

 

 

D.: Non ho mai assistito ad un vostro concerto, ma come fate a riportare in sede live tutte le vostre atmosfere, oltre al trucco, costumi ed a tutto il resto che vi contraddistingue?

R.: Tutto inizia portandosi appresso una valanga di attrezzatura e un’ora di trucco prima del concerto. In realtà la nostra vera atmosfera è proprio quella Live, la vera difficoltà è semmai portare questa atmosfera all’interno del materiale online.

 

 

D.: A proposito, so che avete in programma alcune date a breve; potete farci un resoconto di quali saranno i vostri prossimi concerti, in modo che magari qualche nostro lettore possa esserne informato?

R.:

4 febbraio 2017 - Borderline [Pisa]

 

11 Febbraio 2017 - Cominutà Giovanile [Busto Arsizio]

 

18 Febbraio 2017 - Wave [Misano Adriatico]

 

25 Febbraio 2017 - Traffic [Roma]

 

4 Marzo 2017 - The One [Cassano D'Adda]

 

11 Marzo 2017 - Theremin [Massa]

 

25 Marzo 2017 - Padiglione 14 [Torino]

 

1 Aprile 2017 - Centrale Rock [Erba]

 

7 Aprile 2017 - Midian [Cremona]

 

8 aprile 2017 - Angelo Azzurro [Genova]


Queste sono le prime date, presto ne annunceremo altre!

 

 

D.: Avete girato un video per il brano “Witches brew”, cosa ci raccontate su questa esperienza? E di cosa narra il filmato?

R.: Si tratta della storia di 3 uomini che vengono rapiti e seviziati da un gruppo di streghe. Tenteranno di fuggire ma… guardatevi il video! Nei nostri videoclip cerchiamo sempre di inserire uno o più elementi di shock visivo, non necessariamente incentrato sulla violenza, ma anche su elementi di disgusto e rifiuto sociale. Negli ultimi anni abbiamo sempre effettuato le riprese nel bel mezzo dell’inverno, con temperature totalmente incompatibili con il vestiario (Nullo) delle riprese. Ma ormai è noto che il nostro Regista e Batterista Frater Orion è un Sadico.

 

 

D.: Ora una domanda che mi piace porre sempre alla prima intervista per la nostra webzine. Quali artisti o musicisti vi hanno portato ad essere quello che siete adesso e vi hanno convinto ad intraprendere un percorso musicale?

R.: La risposta è molto Semplice: Death SS, King Diamond, Rob Zombie.

 

 

D.: Sulla vostra pagina Facebook ho trovato una cover di “Careless whispers” di George Michael, come mai avete scelto un brano così distante dal mondo metal?

R.: Quel brano riguarda una serie di cover soliste proposte dalla nostra cantante Steva. Quel particolare brano è un tributo al ricordo di George Michael che è stato per lei un artista molto importante e formativo fin dall’infanzia.

 

 

D.: Credo di aver approfittato a lungo della vostra disponibilità... concludo, come consuetudine, ringraziando e lasciando uno spazio finale a vostra disposizione per aggiungere un vostro messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

R.: Tra le pagine del nostro nuovo album si nasconde un labirinto. Chi persevererà a trovarne la soluzione sarà messo ancora alla prova. Ma solamente chi del suo intelletto farà leva, e imparerà ciò che non sa, perseverando senza resa, otterrà ciò che nascosto si cela e che apre le porte per quella grande e buia stanza tetra.

 

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