A+ A A-
Ninni Cangiano

Ninni Cangiano

Keep the faith alive!!

URL del sito web: Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tony "Mad" Fontò ci parla del nuovo album dei White Skull

Mercoledì, 14 Giugno 2017 19:51 Pubblicato in Interviste

Tony “Mad” Fontò, chitarrista e storico leader dei White Skull ci parla del nuovo album “Will of the strong” e dei progetti della sua band.

 

AAM: Ciao Tony e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com; è un onore per me che vi seguo ormai da quasi 20 anni. Parliamo subito del nuovo disco “Will of the strong”, si tratta forse di un concept album? Di cosa parlano i testi?

WS: Ciao, grazie e onorato di rispondere alle vostre domande… Il disco non è un concept vero e proprio, ma un album a tema… In Will Of The Strong ci sono tre canzoni che seguono la saga Vichinga. E’ per noi una continuazione di quello che abbiamo scritto in Tales From The North con una prospettiva più moderna. La title track parla dei Vichinghi mentre I Am Your Queen e Shieldmaiden raccontano storie di Valchirie.

Le rimanenti sette canzoni parlano di donne che hanno lasciato un segno nella storia. Canzoni alle quali ci siamo impegnati a trasmettere il pensiero di queste guerriere e i loro caratteri.

Infine Sacrifice è un omaggio a tutti quelli che non si sono mai piegati ed hanno accettato le sfide fino a perdere la vita ma non il proprio onore.

 

 

AAM: Alla fine di “Lady of hope” c’è una specie di discorso alla folla, di cosa si tratta?

WS: E’ uno tra i discorsi più importanti di EVITA al popolo Argentino.

 

 

AAM: E’ la prima volta che passano ben cinque anni prima tra un vostro disco e l’altro, che è successo ai White Skull dopo l’uscita di “Under this flag”?

WS: Niente di grave… diciamo che dopo l’uscita di UTF ci siamo buttati a capofitto nell’attività live e ci siam divertiti un bel po’, poi pian pianino abbiamo iniziato a scrivere delle nuove songs, ci siamo dedicati alle nostre vite, poi siamo tornati on the road con il Best of tour e abbiamo terminato di comporre il nuovo lavoro. Finito il Best fo tour abbiam deciso di lavorare alla pre-produzione e poi alla produzione vera e propria dell’album ed eccoci qua, son passati 5 anni… Non essendo la musica la nostra principale professione, abbiam deciso che potevamo andar più tranquilli con la stesura delle nuove song, in modo da essere sicuri di ciò che scrivevamo.

 

 

AAM: Possiamo dire che forse questo è il vostro album migliore, il lavoro più “internazionale” se mi passi il termine? Siete consci di aver realizzato una bomba di disco?

WS: Non per peccare di presunzione, ma si lo riteniamo un gran lavoro, noi dal canto nostro abbiamo dato il nostro meglio e son felice di ricevere i complimenti ed i feedback che stiamo ricevendo. Credo che dei nostri album sia senza dubbio il migliore.

 

 

AAM: Avete anche raggiunto una certa stabilità di line-up, forse questa è la formazione migliore sin dagli anni ’90?

WS: Ogni tempo ha la sua storia e i suoi perché, non esiste una line-up migliore, l’importante è remare tutti assieme nella stessa direzione, questo fa della line-up la migliore.

 

 

AAM: Ci racconti qualche episodio simpatico accaduto durante la registrazione? A proposito, dove è stato registrato l’album?

WS: L’album è stato registrato a Loria (TV) presso i New Sin Studio. In ogni istante abbiamo vissuto episodi simpatici, l’aria che si respirava era molto rilassata, ma non per questo poco attenta… Abbiamo effettuato dei video durante le registrazioni che, spero, andranno a comporre un pacchetto di video contenenti i making of, quindi a guardarli ci sarà anche da farsi due risate, state sintonizzati…

 

 

AAM: Chi ha realizzato la copertina di “Will of the strong” e quale legame ha con i testi dell’album?

WS: La copertina è stata realizzata da Gaetano Di Falco (Manowar - House of Lords - Ten), mentre le idee sono pervenute da parte della Band. Abbiamo spiegato il significato del disco per noi e abbiamo trasmesso le nostre idee a Gaetano, il quale ha capito da subito cosa volevamo ed ha tradotto in immagine la nostra idea. All’interno del disegno ci sono dei collegamenti con i testi, ma la copertina di per se esprime il concetto dell’album per intero. Ci sono un sacco di significati da scoprire sul disegno.

 

 

AAM: Siete passati attraverso gli anni da avere dischi usciti per una label internazionale come la Nuclear Blast, alla italianissima Dragonheart Records. Come spieghi il fatto che una band del vostro valore e con la vostra storia non sia sotto contratto con un’etichetta internazionale come tutti i grandi nome del metal mondiale?

WS: Sinceramente non posso spiegarlo e comunque ci troviamo bene con la Dragonheart, che non dimentichiamo è una costola di Audioglobe, la distribuzione nr. 1 in Italia; tra l’altro sarà pure italiana, e di questo ne vado fiero, ma hanno la distribuzione ovunque.

 

 

AAM: Dall’alto della tua esperienza, come vedi il fenomeno delle autoproduzioni a cui tante bands, più o meno piccole, stanno ricorrendo ultimamente per guadagnare qualcosa dalla loro musica?

WS: Io credo che rispetto ad una volta le cose son cambiate radicalmente. Se una volta ti autoproducevi, arrivavi a fare una demo con la quale, se eri fortunato o bravo, riuscivi ad avere un contratto discografico e da lì iniziava da la tua carriera e la tua visibilità nel mondo della musica. Ora con internet tutto è cambiato e anche chi si autoproduce ha voce, quindi il mercato è saturo, io credo che la piramide sia sempre la cosa più giusta, ora la piramide non c’è più o meglio la piramide si crea con ascolti e vendite.

 

 

AAM: Una domanda che mi sono accorto di non averti mai posto durante le nostre passate chiacchierate. Come nasce un brano dei White Skull? Nascono prima i testi o le musiche?

WS: Di solito nascono prima le musiche, dalle quali Federica trae ispirazione per i testi. Il processo è semplice, ci si trova, si portano idee e si cerca di mettere in piedi un brano, poi ci registriamo per fissare le idee e infine si valuta e si modifica, registrando una sorta di pre-produzione, dando forma quindi ad un abbozzo di canzone. Una volta abbozzata, prima del processo di registrazione vero e proprio, si procede ad una vera e propria pre-produzione dove si registrano tutti i brani e si sente cosa funziona e cosa no.

 

 

AAM: I White Skull sono una band nata per essere on stage, avete suonato tantissimo in passato e so che avete già in progetto diverse date; cosa ci puoi svelare dei vostri prossimi impegni live? Ci sarà spazio per qualche concerto fuori dall’Italia?

WS: Sicuramente si, proprio oggi si discuteva di questo con dei promoters, ma per il momento meglio non dire nulla. Intanto quest’estate suoneremo a numerosi festival, poi da settembre si passerà ai club d’Italia e estero, per il momento è ancora tutto in programmazione, una cosa è certa, per il momento: suoneremo live!

 

 

AAM: A proposito di estero, cosa si dice dei White Skull fuori dall’Italia? Hai già qualche responso della stampa estera sul nuovo disco?

WS: Si certo, sta andando molto bene ovunque e questo mi rende molto felice, i numeri sono positivi, ha appena iniziato a lavorare, aspettiamo fiduciosi di raccogliere qualche frutto.

 

 

AAM: Avete girato un video per “Will of the strong”, cosa ci racconti al riguardo? Dove l’avete girato e perchè avete scelto proprio questo pezzo?

WS: Il video è stato girato a Vetralla (VT) dalla troupe di Emiliano Giuliante e il Gravit studio, al quale hanno partecipato i combattenti del Ragnarock combat elite, i quali hanno allestito il villaggio, portando sul luogo una quantità considerevole di armi, scudi e vestiti dell’epoca, tutti i combattenti del gruppo e anche altri amici, che ringrazio. Il brano scelto è stato Will Of The Strong per le tematiche trattate, si sposava bene con l’idea del video proposta dal regista.

 

 

AAM: Per oggi è tutto, ti ringrazio di averci dedicato un po’ del tuo tempo trascorso qui assieme a noi; ti lascio uno spazio libero, come consuetudine, per un messaggio finale ai lettori di allaroundmetal.com

WS: Grazie a tutti per il supporto e vi aspettiamo numerosi ai concerti… in alto gli scudi and…. Stay Strong!!

 

Dai Monti Urali, i Concordea si raccontano su Allaroundmetal

Mercoledì, 14 Giugno 2017 19:31 Pubblicato in Interviste

Eccoci con la chitarrista Daria Piankova e con il tastierista Alexey Turetskov, direttamente dalla Russia, che ci parlano dei Concordea e della loro musica.

 

AAM: Ciao Daria, ciao Alexey, grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com!

C. insieme: Ciaoo! Grazie innanzitutto per averci dato la possibilità di questa intervista per Allaroundmetal!

 

 

AAM: Daria, per iniziare complimenti per il tuo italiano! Come hai imparato così bene la nostra difficile lingua, soprattutto considerando che dalle tue parti si usano caratteri cirillici molto diversi dai nostri?

D.: Dato che non ho vissuto mai in Italia, lo scrivo abbastanza bene, ma ovviamente il mio italiano parlato non è paragonabile all’italiano della gente che lo parla tutti i giorni... Tanto tempo fa ho cominciato a prendere lezioni e poi sono andata a fare la traduttrice e poi l’interprete. Quindi diciamo che ho imparato lavorando. Comunque qualche “sbagliaccio” da straniera mi piace farlo sempre ahah!!

 

 

AAM: Ma parliamo dei Concordea, ci raccontate la storia della band?

D.: Il gruppo è stato fondato da me e un altro chitarrista nel 2011. Ma forse meglio dire che ci siamo incontrati nel 2011, perché la formazione era completa solo verso metà del 2012. In quel settembre abbiamo suonato il primo concerto. E da lì è cominciata tutta l’avventura.

A: Per quanto riguarda me, mi sono unito al gruppo nel 2012 proprio in quel momento, come dice Daria, quando la formazione si stava completando.

 

 

AAM: Nel vostro EP d’esordio cantava il mitico Andrea Bicego, questa volta a cantare è Filippo Tezza; pare che nel destino dei Concordea ci sia sempre un cantante italiano, del Veneto in particolare.... come la spiegate questa particolarità?

D.: Il fatto che la mia passione per il power metal è partita proprio dalla musica italiana ha dato il suo contributo. Quando ci siamo resi conto che possiamo cercare il cantante uralese ancora per dieci anni o magari venti (perché quello “giusto” forse non è ancora nato a Ekaterinburg haha!!), abbiamo deciso di lanciare il progetto di studio. Che cosa avverrà dopo? Who knows...  Prima ho conosciuto Andrea attraverso la sua collaborazione con Fabio Lione. Una volta finita la collaborazione con Andrea, ho contattato Filippo che è un suo amico e ha cortesemente accettato la nostra proposta di incidere l’album.

 

 

AAM: Ma parliamo di “Over wide spaces”, di cosa parlano i testi? C’è forse un concept che li lega tra loro? E chi si occupa della loro scrittura?

D.: Ho scritto tutti i testi e ti dico che non c’è un concept particolare che lega tutto. Le tematiche sono molto diverse. Almeno due canzoni parlano del destino di un complesso musicale. Oltre questo, ad esempio, “Between two worlds” parla dei social networks, “Confession of my pride” è ispirata da una favola popolare russa che parla della Principessa (“tsarevna” in russo) Rana. La trama tipico della fiaba è questa: il principe Ivàn è costretto a sposare una rana, perché la trova in seguito a un rituale: i principi scoccavano una freccia in modo casuale e là dove fosse caduta avrebbero trovato la loro futura sposa. La rana, a differenza delle mogli dei fratelli del principe Ivàn, riesce ad adempiere perfettamente a tutte le prove cui lo zar, il suocero, la sottopone grazie alla magia. Quando lo zar invita Ivan e sua moglie a un banchetto, la rana si presenta come una bellissima ragazza. Il principe Ivàn brucia di nascosto la pelle di rana della moglie, ma lei è costretta ad abbandonarlo, trasformandosi in un cigno bianco e rammaricandosi del fatto che il principe non aveva potuto aspettare un po’, per liberarla dalla magia che la trasformava. Ivàn intraprende un lungo e duro viaggio per cercarla e, prima di trovarla, deve superare tanti ostacoli. Come ogni fiaba popolare questa ha molti significati ed io l’ho interpretata a modo mio.

 

 

AAM: E le musiche? Come nasce un brano dei Concordea? E’ un lavoro di squadra tra te ed Alexey?

D.: Normalmente è un lavoro di squadra. Ognuno propone il suo pezzo...

A.: Certe volte si propongono solo le singole parti di un pezzo e poi si costruisce un brano definito.

D.: ...e poi facciamo arrangiamenti insieme, si scelgono suoni, si scrive la linea vocale.

A.: Di solito prima viene la musica e poi il testo. L’eccezione è “Potrait”, per il quale prima è stato scritto il testo e la musica è venuta dopo.

 

 

AAM: Come mai siete rimasti solo in due nella formazione ufficiale e vi avvalete solo di ospiti?

D.: La storia è banalissima. Sai come era? Come nella nostra canzone “Confessione del mio orgoglio”: pensavo che arrivasse lo scioglimento ed invece era solo inizio. Quanto spesso dicevamo “ecco, finalmente abbiamo trovato...” (e poi puoi dire che ti piace: cantante, batterista, secondo chitarrista ecc.) e poi la persona risultava o poco capace, oppure voleva qualcos’altro, o aveva altre priorità ecc. Credo che la storia sia ben nota a tutti quelli che suonano in una band, specialmente se  in “piccoli gruppi”. L’ultimo cantante di Ekaterinburg che abbiamo contattato ha preso tempo per pensare e poi ci ha detto che non voleva partecipare, perché gli piaceva cantare le cover e non voleva inventare qualcosa di suo....

A.: E’ abbastanza difficile trovare dei musicisti per il proprio progetto, specialmente nella nostra città. Certa gente arrivava e poi se ne andava. Potevamo cercare una formazione stabile ancora per tanto tempo, ma intanto il tempo passava. Quindi abbiamo deciso di chiuderci nello studio nonostante tutto e cominciare a lavorare sul disco.

 

 

AAM: A proposito, ci puoi svelare chi ha suonato la batteria nel vostro disco o deve rimanere segreto?

C.: Nel 2017 deve rimanere segreto e poi vediamo J

 

 

AAM: Ho trovato il vostro disco semplicemente fantastico, uno dei migliori ascoltati quest’anno, possibile che nessuna label vi abbia offerto un contratto per pubblicarlo, tanto da costringervi all’autoproduzione?

D.: Ti ringraziamo molto per il tuo voto che ci hai dato! Che soddisfazione! J L’autoproduzione è una nostra consapevole scelta, perché nessuna label può essere interessata a promuovere e pubblicizzare un disco sconosciuto come il nostro, come invece siamo interessati noi stessi, quindi abbiamo deciso di tenere per noi tutti i diritti di copyright.

A.: Al momento i gruppi hanno la possibilità di promuoversi da soli e così stiamo facendo anche noi. Se qualcuno però ci proporrà qualcosa, tipo un contratto, vedremo quali condizioni ci proporrà.

 

 

AAM: Chi ha realizzato la copertina del disco e quale legame ha con i testi dell’album, se lo ha?

D.: La copertina è disegnata da Gaspare Frazzitta, è un giovane designer conosciuto grazie alla sua collaborazione con i Dark Lunacy. Il concept è nostro ed è molto legato a tante canzoni, innanzitutto a “Confession of my pride” e “Between two worlds”. Il cigno spiega le ali sopra “Wide spaces” e vola lontano, forse in un altro mondo... O forse spicca un volo tra Russia e Italia? Haha!!

A.: Prima di Gaspare ci siamo rivolti ad altri disegnatori, ma Gaspare è riuscito a realizzare l’idea molto meglio degli altri.

 

 

AAM: Ho notato un grosso miglioramento anche nella registrazione rispetto al precedente EP, dove avete registrato il disco?

D.: L’abbiamo registrato nel nostro studio a Ekaterinburg e stavolta eravamo noi a controllare tutto il processo dell’incisione degli strumenti. Tutte le voci sono registrate in Italia nello studio di Francesco Gambarini, che è il chitarrista degli Empathica, uno dei gruppi in cui canta Filippo.

A.: Bisogna menzionare lo studio che ha fatto il mixaggio e il master, perchè ha un grande impatto sul suono finale. Stavolta abbiamo lavorato con TA Production.

 

 

AAM: Cosa dobbiamo aspettarci adesso dal futuro dei Concordea?

D.: Mah... non ti saprei dire! Proprio di questo parla l’ultima canzone “The Unknown”. Non lo sappiamo che cosa aspettare. Ovviamente ci piacerebbe organizzare una serie di concerti, ma bisogna essere sponsorizzati. J Vedremo...

A.: Cavolo, quanto vorremmo salire sul palco e spaccarlo finalmente! J

 

 

AAM:Come si presenta la scena metal in Russia? So che ci sono parecchie bands attive ed anche qualche label conosciuta anche fuori dal vostro paese.....

A.: Abbiamo tante bands di differente valore. Alcune sono popolari qui (credo che in Russia siano la maggioranza) e poco conosciute all’estero. Però esistono anche quelle che non conosce nessuno nel nostro paese, ma sono popolari altrove. Penso che un ruolo importante lo abbia la lingua delle canzoni. E anche la promozione ovviamente. In estate ci sono i festival musicali. Da noi arrivano i gruppi famosi, però normalmente solo a Mosca e San Pietroburgo. Non tanti arrivano a Ekaterinburg. J

 

 

AAM: Una domanda che faccio sempre alla prima intervista per allaroundmetal.com; quali band/artisti sono stati fondamentali per imparare a suonare il tuo strumento?

A.:  Suonavo vari strumenti, ho cominciato con la fisarmonica, poi mi sono innamorata di jazz ed ho imparato a suonare il sassofono. J Per parlare delle “tastiere nel metal”, i gruppi fondamentali che mi hanno ispirato sono i Nightwish, Sonata Arctica e Dream Theater.

D.: Come avevo detto, il metal italiano è diventato il mio primo “amore” quando ho scoperto le bands come Rhapsody, Highlord, Vision Divine, Labyrinth... Poi è arrivato l’amore per il metal melodico finlandese e qui l’amore assoluto è per i Sonata Arctica. Ovviamente ci sono tantissimi altri gruppi e generi. Ultimamente mi piace molto il rock inglese, secondo me i Keane sono fantastici.

 

 

AAM: Se dovessi salvare da un incendio solamente 3 dischi, quali sceglieresti (esclusi naturalmente quelli dei Concordea)?

A.: Non sceglierei solo tre, altrimenti brucerebbe tutto! J

D.: Ninni capisci che mi chiedi una scelta difficilissima? ;) Ok, i miei tre dischi sarebbero “Symphony of Enchanted Lands” dei Rhapsody, “Stream of Consciousness” dei Vision Divine e “Hopes and fears” dei Keane.

 

 

AAM: Credo di aver esaurito le domande. Vi ringrazio ancora per la disponibilità e concludo lasciandovi uno spazio a disposizione per un messaggio finale ai lettori di allaroundmetal.com

D.: Grazie a te per le domande interessanti e per la tua recensione! Che i lettori di allaroundmetal.compossano godere della bella musica, perchè la musica bella prolunga la vita!

A.: Grazie allaroundmetal per la possibilità di essere sulle vostre pagine! Ringrazio tutti i lettori per il tempo impiegato a leggere questa intervista! Ascoltate metal, ascoltate i Concordea!

 

Dany All (al secolo Daniele Bisi) dei Fogalord ci racconta del concept che c’è dietro il loro nuovo disco “Masters of war” e si intrattiene con noi in una piacevole chiacchierata. Eccovi il resoconto.

 

AAM: Ciao Dany e grazie di essere qui con noi di Allaroundmetal.com, partiamo subito parlando di “Masters of war” e dei suoi testi; di cosa parlano? C’è forse un concept a legarli tra loro?

FOG: Ciao Ninni e grazie di averci invitato a parlare del nostro nuovo cd! Sì, Masters of War è un concept, e ti dirò di più, la storia dietro al cd è la colonna portante di tutto il lavoro, al punto che ogni canzone è direttamente collegata tematicamente e musicalmente al concept, ed è quasi impossibile scollegare e isolare le canzoni tra loro. E’ tutto come un percorso, e non dico che vada ascoltato con la storia e i testi sotto, ma di sicuro Masters of War si apre all’ascolto seguendo questo percorso dall’inizio alla fine; dall’introduzione della tempesta, alla presentazione dell’inverno (“Rising through the Mist of Time”) e della primavera (“Daughter of the Morning Light”) via via sempre più dentro nella storia, che parla della natura e delle forze che contrapposte prima e poi unite danno origine a tutto.

 

 

AAM: Trovo la copertina semplicemente splendida, chi l’ha realizzata?

FOG: Grazie! La copertina è di Felipe Machado Franco, ormai strafamoso per aver lavorato con Blind Guardian, Rhapsody e mille altre band. La scelta è ricaduta su di lui perché aveva già realizzato la copertina di Legend, e dato che i due cd sono collegati (Masters of War è quello che succede prima di ALTBI, quando il Foglord non esiste ancora) ci piaceva ricreare un collegamento anche nell’aspetto visivo. Infatti, la copertina di MoW riprende il retro di Legend, con i Gates (of the Silent Storm) sullo sfondo.

 

 

AAM: Ci presenti i due nuovi innesti nella band, rispetto alla formazione che registrò “A legend to believe in” e da cosa sono dipesi questi cambiamenti?

FOG: I due ‘nuovi’ componenti della band sono Giuseppe Lombardo al basso (Myriad Light) e Nicolò Bernini alla batteria (Blaze of Sorrow); ormai sono nei Fogalord da tre e più anni, dato che Nico ha suonato dal vivo con i Fogalord da sempre, mentre Giuseppe si è unito poco dopo.

Al di là del perché siano arrivati, mi interessa di più spiegare cosa hanno portato nei Fogalord, oltre un grande entusiasmo, perché Nicolò (che proviene dall’ambiente Black Metal) ci ha dato una spinta verso l’estremo nella sezione ritmica, mentre Giuseppe (che era già un fan dei Fogalord prima di entrare nella band!) ha portato una gran potenza nel suono!

 

 

AAM: Sono passati 5 anni dal vostro debut album, cosa hanno fatto nel frattempo i Fogalord? Dovremo aspettare un altro quinquennio per il vostro terzo disco?

FOG: Hai anche una domanda di riserva?! No, scherzi a parte, le tempistiche sono molto lunghe e me ne rendo conto, ma questo disco è importantissimo per me, e volevo che fosse tutto come doveva essere; poi può non piacere o ci si possono trovare mille difetti, ma è come avrei voluto che fosse, e il tempo necessario è stato questo… Per il prossimo nessun programma ancora, magari saranno solo 4… :-D

 

 

AAM: Ho trovato questo disco più epico rispetto al precedente e con più atmosfere, quasi più teatrale; sei d’accordo con me ed, in caso positivo, come spieghi questo cambiamento?

FOG: Sono assolutamente d’accordo su epicità e atmosfere, e se per “teatrale” intendi Wagneriano direi che hai proprio centrato il punto! Sì, la differenza tra MoW e Legend è abbastanza grande, anche perché raccontano due storie comunque diverse: Legend è più battagliero mentre appunto MoW è più incentrato sull’atmosfera e l’epicità intesa come intensità e potenza delle forze della natura, e questo si riflette anche ovviamente nella musica e nei testi. In MoW ci sono le canzoni più tirate che io abbia mai scritto, come “Rising” e “When the Blizzard Awakes”, ma anche le più soffuse come “Daughter of the Morning Light” e “The Gift of the White Lady”: direi che sia un disco molto estremo, benché unito da un percorso comune.

 

 

AAM: Come nasce un brano dei Fogalord? E’ un lavoro di squadra oppure fa tutto uno di voi?

FOG: Bè i Fogalord erano nati tanti anni fa come mio progetto solista, proprio perché volevo raccontare una storia in musica, e il percorso compositivo ha continuato ad essere portato avanti solo da me anche per Masters of War, sebbene adesso, rispetto al periodo di Legend, i Fogalord siano una vera band.

 

 

AAM: Riallacciandoci alla prima domanda dell’intervista, chi si occupa della stesura dei testi dei brani? Nascono prima le musiche o i testi?

FOG: Per i testi vale la stessa cosa, dato che per me hanno quasi la stessa importanza della musica; per me la concezione dei cd dei Fogalord è quella di un tutt’uno tra storia e musica che la racconta: quindi la storia viene prima, ed è seguita dalla musica, mentre i testi li scrivo per ultimi, cercando di chiudere il cerchio iniziato con il concept.

 

 

AAM: Nel precedente disco c’erano diversi artisti ospiti, questa volta?

FOG: Questa volta invece non c’è nessun ospite ‘famoso’: i tanti ospiti di Legend venivano dal fatto che era appunto un progetto solista, e avevo chiamato vari musicisti che conoscevo a registrare il cd, mentre per Masters of War avevamo già tutto quello che ci serviva per la parte metal…

Ci sono invece un coro classico di più 40 elementi e due ospiti che suonano strumenti a fiato particolari: la Piva emiliana, strumento tradizionale della nostra terra oggi quasi scomparso completamente, e il corno inglese, un legno dal suono pastorale che è stato anche utilizzato nell’ottocento…indovinate da chi? ;-)

 

 

AAM: Secondo album per la Limb Music, come vi trovate con questa label tedesca? Avete ancora altri album sotto contratto con loro?

FOG: Per il momento abbiamo ancora il contratto con loro, e ci troviamo bene: Limb dopo aver scoperto Helloween e Rhapsody non ha certo bisogno di presentazioni!

 

 

AAM: Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro dei Fogalord? Avete già qualche data live programmata?

FOG: No, al momento non abbiamo nessuna data prevista, ma aggiorneremo immediatamente le nostre pagine web appena ci saranno novità, quindi rimanete sintonizzati…

 

 

AAM: Cosa fanno i Fogalord nella vita di tutti i giorni? Immagino non si riesca a vivere di musica...

FOG: Vivere di musica al giorno d’oggi è molto difficile, specialmente con il metal, e abbiamo tutti altre attività; io ne ho due, lavoro in un negozio di elettronica al mattino e al pomeriggio insegno musica in Conservatorio…

 

 

AAM: Che ci racconti sui Synthphonia Suprema? Esistono ancora?

FOG: Altra domanda di riserva? Ormai le scrivo io le domande! :-D

 

 

AAM: Una domanda che mi piace sempre porre alla prima intervista per allaroundmetal; quali sono stati i musicisti che ti hanno convinto ad imparare a suonare e sono stati le maggiori influenze per la tua musica?

FOG: A suonare il pianoforte quando ero un ragazzino sicuramente Mozart, mentre con il tempo e per quel che riguarda la composizione ovviamente il ‘solito’ Wagner… I Rhapsody di Legendary Tales invece mi hanno convinto a suonare metal, seguiti a ruota dai Blind Guardian di Nightfall e dai Manowar... tutti! Poi i miei gusti sono anche cambiati nel tempo, ma se parliamo dei miei inizi i nomi sono sicuramente quelli (e che dischi che uscivano nel 97/98!).

 

 

AAM: Chiudo qui la nostra intervista, ringraziandoti ancora e lasciando come consuetudine uno spazio a tua disposizione per aggiungere un tuo messaggio ai lettori di allaroundmetal.com.

FOG: E io rignrazio ancora te Ninni per lo spazio che ci hai dato e per tutte le parole che hai speso per “Masters of War”: ai lettori di allaroundmetal.com che vorranno ascoltare il nostro nuovo cd consiglio di farlo pensandolo proprio come una storia, perché così la musica prende veramente una piega diversa, e naturalmente il mio ultimo consiglio è sempre… Follow the fog! Ciao!

 

I Mastercastle ed il "Nettare degli Dei"

Domenica, 04 Giugno 2017 17:05 Pubblicato in Interviste

I Mastercastle, poco dopo l’uscita del loro nuovo album “Wine of heaven”, hanno deciso di trascorrere un po’ di tempo con noi; ecco cosa ci hanno detto Giorgia Gueglio, Pier Gonella e Steve Vawamas.

 

AAM: Ciao ragazzi e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com! “Wine of heaven” ha una copertina splendida, chi l’ha realizzata?

Giorgia Gueglio: L’ha realizzata il nostro grafico di fiducia Massimiliano Mendolia, ha realizzato tutte le nostre copertine a parte On fire, e lo ringraziamo pubblicamente

Pier Gonella: Collaboriamo da tanto tempo, e come in passato, Giorgia ha avuto l'idea di base della copertina, raccogliendo i nostri pareri e le tematiche dei testi. Dopodichè, test dopo test, siamo arrivati al risultato migliore: una copertina che fosse "metal" ma allo stesso tempo di classe, senza cadere nel "pacchiamo"o nel banale. Mendolia ha realizzato anche il logo Mastercastle, oltre alla grafica per l'album "Odyssea" e vari altri lavori.

Giorgia Gueglio: La mia idea iniziale era realizzare un concept sul vino, un prodotto meraviglioso della nostra terra, mettendo come titolo ad ogni brano un nome di vino o vitigno. Es Merlot, Barbaresco, Pigato ecc. Era un’idea anomala per un gruppo metal, dove nei titoli ci sono in genere parole tipo ‘Blood’, ‘Nightmare’, ‘Rage’. Quindi ho deciso di non rischiare troppo, mantenendo però il vino nel titolo, elevandolo ad un idea di spiritualità. E’ diventato ‘Il nettare degli Dei’ un’ideale bevanda che non crea dipendenza, ma che ci permette di elevarci dalla realtà quando diventa pesante.

 

 

AAM: Di cosa parlano i testi dell’album?

Giorgia Gueglio: Trattano di diversi argomenti, ma in primo luogo di emozioni, di sentimento, di passione.

 

 

AAM: Ho notato un certo rallentamento nel sound rispetto al passato; adesso la vostra musica è molto più melodica ed elegante; siete d’accordo con me su questo ed, in caso affermativo, si tratta di una scelta studiata oppure è venuto tutto così naturalmente?

Giorgia Gueglio: E’ avvenuto tutto in modo molto spontaneo, così come è successo per gli altri dischi. Senza metterci d’accordo a tavolino, abbiamo composto insieme e ci siamo ascoltati a vicenda. Il risultato è questo. A volte sembra che la musica decida da sola come crearsi.

Pier Gonella: L'idea di partenza è sempre realizzare qualcosa di un po' diverso o più moderno, ma sul come non decidiamo mai... Ho scritto vari riff su chitarra accordata molto bassa, che a volte rende di più nei mid tempo. Da lì in maniera naturale siamo andati avanti. Come sempre non c'era nulla di ragionato a priori. Anzi a questo giro non abbiamo realizzato nessuna pre-produzione. Abbiamo registrato e "riregistrato" i pezzi già in qualità definitiva, in modo da conservare la freschezza e l'istintività di tante esecuzioni che poi di solito si vanno a "ricopiare" in studio e per qualche alchimia non rendono più come prima. Lavorando "in casa" MusicArt è stato tutto più facile.

Steve Vawamas: Possiamo dire che, con il passare del tempo, il suono dei dischi si evolve e anche noi abbiamo cercato di modernizzare un po’ il suono... abbiamo concepito questo disco con delle chitarre detunizzate in si grave ottenendo un risultato potente e in linea con i vari dischi che escono al momento.... mentre negli altri dischi precedenti questo veniva fatto in alcune tracce, in questo si è voluto confermare a pieno... il risultato è stato dei migliori, cosi che la melodia della voce potesse essere ancor più valorizzata...

 

 

AAM: Pare che il ruolo di batterista nei Mastercastle difficilmente resti stabile... Alessio Spallarossa non ha bisogno di presentazioni, come è entrato nella band ed è possibile sapere perchè Francesco La Rosa è uscito dalla formazione?

Pier Gonella: Francesco la Rosa è un batterista eccezionale ed il suo lavoro sul disco "Enfer" ed i concerti successivi è stato più che lodevole. Semplicemente poco dopo esser entrato in formazione è entrato stabilmente anche negli Extrema, negli MPire Of Evil e tanti altri progetti. Siamo andati avanti finché era possibile, ma giustamente a un certo punto i suoi impegni sommati ai nostri erano spesso incompatibili, così ci presentò Alessio per vari concerti, che alla fine è diventato membro ufficiale. Siamo sempre in contatto con Francesco, l'anno scorso ha suonato vari brani del progetto Odyssea, e proprio in Wine of Heaven ha suonato l'ultimo brano, "Making Love".

 

 

AAM: Toglietemi una curiosità, ma la conclusiva “Making love” l’ho trovata alquanto avulsa dal resto del disco, si tratta di una cover oppure è proprio un brano vostro?

Pier Gonella: E' una cover di Yngwie Malmsteen. E' un brano un po' diverso dallo stile neoclassico di Yngwie ed essendo più vicino all' hard rock, è sempre piaciuto molto anche a Giorgia, così alla fine ci siamo decisi a farne una nostra interpretazione

 

 

AAM: Nei vostri precedenti lavori c’è sempre stato qualche ospite, questa volta?

Pier Gonella: Beh si, anche questa volta ci sono state collaborazioni. Ho voluto suonare e programmare personalmente le parti di tastiera in tutto l'album, ma nel lento "Black Three's Heart" (brano composto da Steve Vawamas), le parti di pianoforte necessitavano un "tocco" più professionale del mio, per cui le ha realizzate Andrea Vulpani, musicista diplomato che collabora per i corsi in MusicArt. Come coristi invece sono presenti Davide Dell'Orto (Drakkar), Claudio Galbiato, Andrea Ranfa (Vanexa).

 

 

AAM: In passato avete realizzato diversi video, c’è qualcosa in programma per questo album ed, in caso positivo, potete svelarci qualcosa?

Giorgia Gueglio: Per adesso stiamo lavorando al nuovo video del singolo "Space Of Variations". Rallentiamo la corsa e cerchiamo di fare le cose per bene

 

 

AAM: Capitolo live. A quando un vero e proprio tour dei Mastercastle? Avete in programma già qualche data che potete rivelarci?

Pier Gonella: La prima data a seguito di Wine Of Heaven è il 17 giugno allo Straevil Festival di Borgosatollo. Per il resto, come sempre, gestiamo poche date, ma belle e mirate evitando qualsiasi forma di "pay to play".

 

 

AAM: Quali consigli dareste ad un giovane fan dei Mastercastle che si innamora di uno strumento musicale e decide di mettersi ad impararlo (sia egli un cantante o un musicista)?

Giorgia Gueglio: Direi di non mollare. In questi periodi è facile approcciarsi agli strumenti o al canto, ma è altrettanto facile mollare non appena le cose si fanno difficili. Direi di resistere, di proseguire, di non saltare da una cosa all’altra. E’ l’unico modo per raggiungere risultati che poi ci renderanno felici.

 

 

AAM: Ci sono voluti due anni e mezzo da “Enfer” al nuovo disco, avremo da aspettare ancora a lungo per il prossimo album oppure state già lavorando su qualcosa?

Pier Gonella: Al momento non ancora, siamo proprio a ridosso della pubblicazione. Le idee non ci mancano mai, compatibilmente con i nostri impegni sia di band, sia di corsi di musica, cercheremo di non far aspettare tanto i nostri fans!

 

 

AAM: Per oggi concludiamo qui la nostra intervista, grazie ancora per la vostra disponibilità e, come consuetudine, lascio uno spazio libero a vostra disposizione per un messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

Giorgia Gueglio:Grazie a voi e a tutti quanti leggono allaraoundmetal.com Grazie a voi noi siamo spronati ad andare avanti, grazie alla vostra passione, noi alimentiamo la nostra

Pier Gonella: Grazie mille per questa opportunita. Seguite i Mastercastle sui vari social, non perdete l'edizione digipack deluxe di Wine of Heaven e naturalmente a presto!

Steve Vawamas: Grazie per le domande e grazie a colore che hanno letto queste righe!!!

 

releases

Fans del Power Metal scandinavo, segnatevi il nome degli Evermore!
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dark Forest, un EP per i fans degli Elvenking
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Arriva anche sul mercato europeo il discreto EP dei Phantasmagore
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il nuovo Zornheym è molto più che un momentaneo sonno della ragione
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Sufficiente la prima prova su lunga distanza dei Last Retch
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Orgg: in "Dimonios" il grido dei caduti dimenticati!
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

Un EP piuttosto inutile per la one man band Foul Body Autopsy
Valutazione Autore
 
2.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
L'ostinazione a rinnegare la personalità: debutto per gli Stormbound
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Blood Of Indigo: non sempre esagerare porta buoni risultati
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Andy Gillion: un disco strumentale dedicato ai videogiochi
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Daniele Liverani: un disco (parzialmente) diverso dal solito
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dekta: dalla Spagna con un Metal aggressivo e moderno
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Consigli Per Gli Acquisti

  1. TOOL
  2. Dalle Recensioni
  3. Cuffie
  4. Libri
  5. Amazon Music Unlimited

Login

Sign In

User Registration
or Annulla