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Ninni Cangiano

Ninni Cangiano

Keep the faith alive!!

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Steve Vawamas è un pezzo di storia del metal italiano ed oggi ha voluto raccontare a noi di allaroundmetal.com un po’ della sua vita, a poche settimane dall’uscita del nuovo disco dei suoi Athlantis intitolato “Chapter IV”.

 

AAM: Ciao Steve e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com! Ci sono voluti cinque anni per il nuovo disco degli Athlantis, cosa è successo in tutto questo tempo?

S.: Ciao a tutti voi di AAM e a tutti i lettori....dunque ci son voluti 5 anni perchè nel frattempo, come ben sai, sono impegnato su molti fronti... infatti subito dopo M.W.N.D ad oggi sono usciti ben 9 dischi da Mastercastle "On fire" al pimo dei Ruxt "Behind the masquerade" e dentro ci sono progetti come  MusicArt Project - The Black Side of the Moon, Tragedian - Decimation, Shadows of Steel - Crown Of Steel, Odyssea - Storm, Mastercastle - Enfer (De La Bibliotèque Nationale), Bellathrix - Orion, Galleano and Friends - Sun & Light, quindi direi che in questi 5 anni non mi sono annoiato per niente!!! Ed in tutto questo tempo ho organizzato anche la composizione la registrazione e la realizzazione di questo ultimo capitolo chiamato CHAPTER IV!!!

 

 

AAM: Ecco, parliamo di “Chapter IV”, di cosa trattano i testi? C’è un concept che li lega tra loro?

S.: L'album in questione è un mini-concept nel senso che i pezzi cantati da Alessio Calandriello formano il concept che narra: un samurai votato all'onore e alla battaglia, Roul Bees, nel mezzo di una guerra senza fine, viene travolto da un fenomeno inspiegabile e colmo di terrore che lo trasporta in un'altra realtà. Svegliatosi quasi morto per le ferite e lo shock dovuto al viaggio attraverso il buco nero, si sente perduto, disorientato... Dopo essersi ripreso, imbracciando la sua fedele spada, decide di esplorare il luogo e di affrontare ciò che lo aspetta. Non avendo idea di dove si trovi, crede di essere stato trasportato nel futuro, ma non vede nulla di nuovo, solo deserto e gli unici umani che incontra sono selvaggi pronti ad uccidere un loro simile pur di sopravvivere. Tuttavia, Roul si sente vivo e sente di essere stato chiamato per compiere il suo destino ed è deciso ad andare avanti con le sue forze, incitato da una voce, la stessa che ha udito poco prima di risvegliarsi in quel mondo desolato. Nel mezzo di un deserto arido e senza fine, intravede una figura... colui che lo ha chiamato in questo mondo vuole che ora vi metta fine, quel mondo deve ricominciare da zero. Roul è stato creato solo per questo scopo, sacrificarsi per dare nuova vita alla Terra. Si rende conto di trovarsi nel passato e che la sua decisione porterà alla nascita del mondo che già lui conosce... inserisce il codice sognando un nuovo inizio... mentre gli altri pezzi cantati dagli ospiti  sono storie a sé…ognuno ha cantato le proprie emozioni…

 

 

AAM: Ci sono diversi cantanti che si alternano sul disco; ci puoi specificare chi ha cantato nei vari pezzi?

S.: Colgo l'occasione di questa domanda per presentare la band e inizio con il dire che in questo progetto Chapter IV troviamo: alle pelli Francessco La Rosa, alle chitarre Pier Gonella e Gianfranco Puggioni, alla voce Alessio Calanriello e al basso e tastiere io. Come ospiti abbiamo i cantanti che mi chiedevi nella domanda e sono: Roberto Tiranti, Davide Dell'orto, Francesco Ciapica (Jack Spider) Per finire abbiamo anche alla batteria Barbara D'Alessio... l'album è stato registrato ai Musicart Rapallo di Pier Gonella.

 

 

AAM: Come sei entrato in contatto con loro ed, in particolare, chi è Francesco Ciapica?

S.: Alessio Calandriello è un cantante che ha gia cantato nel mio album precedente e, credendo fermamente in lui, ho valutato di fargli cantare tutti i pezzi del disco.... ovvio non potevano mancare gli ospiti quindi: Roberto Tiranti, ormai ci conosciamo da vecchia data infatti era gia nel mio primo omonimo Athlantis... mentre Davide Dell'Orto l'ho conosciuto ad un concerto che abbiamo fatto con Verde Lauro e Mastercastle... mi è piaciuta molto la sua voce e ho pensato di fargli cantare un pezzo.... e ti assicuro che la cosa non si ferma qui... Francesco Ciapica non è altro che Jack Spider e cioè il cantante di M.W.N.D... un ottimo cantante e artista a 360 gradi!!!

 

 

AAM: Chi ha realizzato la copertina del disco?

S.: La copertina del disco è un quadro di Giorgia Gueglio cantante dei Mastecastle... un quadro esposto alla Musicart di Pier Gonella a Rapallo... dal primo momento che l'ho visto, mi è piaciuto tanto.... quando per il mio disco mi occorreva la copertina, ho chiesto a Giorgia se fosse possibile utilizzare quel quadro... e lei felicemente ha accettato!!!

 

 

AAM: Ho trovato diverse atmosfere all’interno dell’album, anche abbastanza eterogenee tra loro; è un tuo modo di sperimentare oppure sono venute fuori spontaneamente a questa maniera?

S.: Diciamo che le cose che scrivo escono un po’ così a sentimento!! Nel mio studio cerco di mettere in musica le mie sensazioni e i miei stati d'animo... si parte a registrare un riff di chitarra e poi via al libero sfogo alla musica che ho dentro... poi certo, in fase di arrangiamento, cerco di far quadrare il tutto... ma ti assicuro che la mia musica non è studiata a tavolino... infatti questo lo puoi notare, se ascolti l'album precedente che è meno veloce, più hard rock, mentre questo è un po’ più veloce!! Il prossimo disco avrà nuove sonorità... mi piace sperimentare un po’ tutti i generi che si avvicinano al classic metal.... ma, tutto sommato, sono le mie sensazioni.... quindi oggi mi sento power e domani magari hard rock...

 

 

AAM: Ci sarà mai la possibilità di vedere stampato su cd “Metalmorphosis”? Ormai sono quasi 10 anni che è stato registrato....

S.: Purtroppo a questa domanda non so come rispondere... e non so per quale motivo quel disco sia lì a marcire in un cassetto... ma sai "la giornata è ancora lunga", magari mi uscirà qualcosa dal cilindro...!!!

 

 

AAM: Sei impegnato in diversi progetti e bands, oltre agli Athlantis, ce ne vuoi parlare?

S.: Come detto all'inizio intervista suono in tanti progetti... il primo e fondamentale per me sono i Mastercastle di cui da poco ha visto la luce il sesto album “Wine of Heaven”.... e con questo ringrazio Pier Gonella che ha creduto in me sin dal primo disco, facendo si che ormai io Pier e Giorgia siamo diventati una squadra solida e compatta... poi nella musica da cosa nasce cosa e sono nate molte collaborazioni, ultima dove suono in pianta stabile sono i Ruxt di Stefano Galleano e Bellathrix di Lalli Cretella... amo la musica e amo suonare e quando qualcuno mi chiama nel proprio progetto non riesco a dire proprio di no.... molto impegnativo però cerco di fare il tutto con molta serietà e professionalità.... mi sembra che nessuno dei musicisti con i quali suono si sia lamentato e per questo sono orgoglioso del mio operato!

 

 

AAM: Cosa fa Steve Vawamas nella vita di tutti i giorni quando non suona?

S.: Faccio un mucchio di cose... io sono un orologiaio e ho un negozio dove pratico questa professione.... poi insegno basso in due scuole di musica e precisamente alla Music Art di Rapallo e al C.A.M di Lavagna... poi insegno chitarra a molti bambini alle prime armi con lo strumento... poi suono in band come tributo ai Litfiba e a collaborazioni con bands locali... sono un musicista del musical Rocky Horror Genova dove portiamo in scena l'intero film recitato e cantato/suonato.... ho un mio studio di registrazione dove sto iniziando a fare registrazioni serie collaborando con i vari studi di Genova..... una vita intensa.... ma felice di fare ogni cosa con gran sacrificio!

 

 

AAM: Riusciremo a vedere gli Athlantis per qualche data live ed, in caso positivo, avete già qualche concerto in programma?

S.: Questa la vedo dura... Athlantis nasce come side project e forse rimarrà tale.... anche perché, come avrai capito, suonare in giro è diventato sempre più complicato... e diciamo che le mie energie live le spendo per band come Mastercastle o Ruxt o Bellatrix.

 

 

AAM: Tornando indietro nel tempo quale artista ti ha convinto ad iniziare a suonare il basso e quali sono le tue maggiori fonti d’ispirazione quando scrivi le tue musiche?

S.: L'artista indiscusso per me è Steve Harris che mi folgorò nel lontano 1984 portandomi al punto di voler suonare come lui... purtroppo in quegli anni non esisteva internet esistevano solo i vinili o le musicassette e la musica te la dovevi tirare giù ad orecchio.... ti lascio immaginare un aspirante bassista di 14 anni che vuol sonare come il più grande dei bassisti metal in circolazione... scarsi risultati ovvio... ma, con il tempo, per cercare di emulare lui, sono riuscito a trovare una mia dimensione musicale.... Steve Harris trivella a suo modo... io trivello a modo mio!!! Come detto prima, il mio bagaglio musicale mi permette di trasformare in musica quello che ho dentro, quindi la fonte della mia ispirazione è quello che ho dentro in primis e poi tutte quelle note/riff/groove che ho ascoltato in tutti questi anni da band del tipo Iron Maiden, Scorpions, Helloween etc etc

 

 

AAM: Se avessi possibilità di salvare tre dei tuoi dischi preferiti da un incendio, quali sceglieresti, escludendo naturalmente quelli degli Athlantis?

S.: 3 sono un po’ pochini... sicuramente salverei tutta la mia discografia.... troppi ricordi... sacrifici... passione... scazzi ... picchi di gioia... in quei 21 dischi (per ora) c'è tutta la mia vita musicale, ma anche i miei stati d'animo... per ogni disco ho dei bei e brutti ricordi... una persona normale sfoglia l'album dei ricordi.... io ascolto le mie note che ho registrato... i luoghi, le ore in saletta, le ore in studio, le ore in casa a studiare la tecnica per realizzare il tutto, i viaggi, le persone, i sacrifici..... certo che, se tornassi indietro, rifarei tutto dal primo album in poi...

 

 

AAM: Concludo qui la nostra chiacchierata, ringraziandoti ancora per la disponibilità e lasciando uno spazio finale a tua disposizione per aggiungere un tuo messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

S.; Grazie a voi di AAM che date la possibilità a noi musicisti di parlare e di farci esprimere sul nostro operato... ringrazio te che hai letto questa chiacchierata e, se sei arrivato a legger sino qui, ti meriti tutta la mia stima... saluto tutti i musicisti che collaborano con me, Daniele Pascali della Diamonds Prod che ha creduto in Athlantis... per maggiori dettagli sulla band vi invito ad entrare nella pagina www.facebook.com/athlantis

.......anche questo è rock and roll!!!!

Venerdì 19 maggio 2017, era parecchio tempo che questo arzillo “vecchietto” non andava ad un concerto, ma per gli Overtures non potevo mancare! Ecco così che mi sposto allo storico “Greenwich Pub”, vera e propria istituzione live da tanti anni, nel ridente paesello di Curtarolo, alle porte di Padova. Ricordando la struttura del Greenwich, mi domandavo come avrebbe fatto a suonare lì una band come gli Overtures, aspettandomi una certa folla di gente, vista la qualità così elevata della proposta musicale.... invece, come tristemente accade da troppo tempo, oltre al fido Federico Orano e me, c’erano circa una settantina di persone (contando anche parenti ed amici delle due bands di apertura)! Devo ammettere che ho provato davvero tristezza per una risposta di pubblico così deludente; poi si legge nei vari forum o siti internet che tutti si lamentano che non ci sono date live, che si fanno suonare solo cover band del cavolo e tutti discorsi vuoti del genere.... ed io mi incazzo quando ci sono eventi del genere e la risposta del metallaro italiota medio è una simile scarsa partecipazione! Potremmo continuare all’infinito a parlare di amenità del genere, senza cavare un ragno dal buco, quindi meglio parlare della musica! Nonostante la struttura del Greenwich non sia il massimo per la musica metal, la resa sonora è decente ed ha permesso di apprezzare gli sforzi delle tre bands esibitesi nel corso della serata. Sono circa le 22, quando salgono sul palco i giovanissimi padovani Perpetual Fate. La band ci presenta un piacevole heavy metal, con la voce particolare della bionda Maria Grazie Zancopé, che attira le attenzioni anche per un costume di scena in stile scolaretta (camicetta bianca con fiocco al collo e pantaloncini neri) che poco c’entra con la grinta che sprigiona dalla sua voce e con l’energia del sound della band. Visto il nome della band, avrei preferito una bella tunica nera da sacerdotessa del “fato perpetuo”, così da dare anche quel tocco di teatralità che non guasta. Non posso che suggerire alla singer di continuare a studiare, perchè credo che abbia davvero delle ottime potenzialità, non essendo la classica ugola lirica stucchevole che ormai inflaziona ed affossa il female fronted melodic metal. Ho avuto modo di apprezzare il batterista Marco Andreetto, poliedrico e protagonista come ben si addice a chi suona questo strumento nel mondo metal e non si limita al classico “tupa-tupa” di accompagnamento. Bravi anche i due chitarristi ed il bassista, per una buona mezz’oretta davvero gradevole. So che la band sta lavorando ad un disco di debutto e spero di poterlo recensire qui sulle pagine di allaroundmetal.com! Dopo un veloce cambio di strumentazione, salgono in pedana gli Innerload, metal band veneziana il cui debut album intitolato “React” fu anche recensito anni fa su queste pagine. Devo ammettere che quando ho visto la band, ho avuto un groppo in gola; se infatti avessi potuto coronare il mio sogno di studiare uno strumento, probabilmente adesso sarei come loro, un quarantacinquenne che lavora per vivere e poi si dedica alla sua passione per la musica metal con un gruppetto di amici, senza pretese da rockstar, ma solo e soltanto per divertirsi e dare sfogo alla propria energia repressa. Quando poi ho visto il cantante Marco Cortese, mi è venuto in mente un mio vecchissimo amico d’infanzia che canta ancora in una piccola band dell’underground barese, stessa impostazione vocale, stessa grinta e passione, persino una discreta somiglianza fisica (tranne che per i capelli....). L’heavy degli Innerload è molto old-school e quindi forse maggiormente adatto ai meno giovani (come appunto il sottoscritto), non dispiace né fa impazzire, ma ci accompagna per un’altra piacevole parentesi in attesa della band principale della serata. Un plauso va indubbiamente alla passione di tutti i musicisti degli Innerload, immagino che non sia facile trovare il tempo di coltivare il proprio amore per il metal, quando non hai più 20 anni e magari hai moglie e figli che ti aspettano a casa (se non sono lì davanti ad urlare con te, come mi sembra di aver visto...). Sono le 23.30 quando attaccano le prime note di “Daemons” e gli Overtures, accompagnati dalle due splendide coriste Nicoletta Rosellini (cantante dei Kalidia) e Alessia Melany Scolletti, la cui presenza indubbiamente impreziosisce la scena. Ero curioso di vedere dal vivo gli Overtures, specie dopo l’uscita dalla band dello storico chitarrista Marco Falanga, sostituito dal giovanissimo chitarrista padovano Massimiliano Pistore e dall’ex-Corte di Lunas Thomas Titze. Devo dire che i due nuovi innesti si sono comportati alla grandissima, mettendo in mostra tutta la loro tecnica. Purtroppo il palchetto del Greenwich è piccolino e quindi i movimenti erano davvero difficili e limitati, eppure lo spettacolo è stato sempre di grande qualità! Eccezionale la prestazione del mitico Luka Klanjscek al basso, così come mostruoso è stato alla batteria Andrea Cum che addirittura, verso la metà del concerto ha letteralmente fatto cedere un sostegno della grancassa che, sulla spinta del doppio pedale ha cominciato a camminare, spostandosi in avanti e costringendo Andrea a vere e proprie contorsioni per continuare a suonare! Fortunatamente gli altri si sono accorti della cosa ed il brano è stato completato con Michele Guaitoli che teneva fermo con un piede lo strumento. Ecco, Michele Guaitoli.... sapevo delle sue immense qualità, ma sono davvero rimasto sorpreso in positivo! E questo sia perchè ho avuto modo di conoscere una persona semplicissima, che riserva attenzioni a tutti senza esitazione e con cui è spontaneo entrare in confidenza, ma anche perchè ho avuto modo di apprezzare la notevole preparazione tecnica da ogni punto di vista. Un vero animale da palcoscenico che intrattiene, scherza ed ha una voce strepitosa! Ritengo che gli Overtures siano una band degna ormai di palchi di livello internazionale; con tutto il rispetto per il Greenwich, ma loro sono di valore maggiore e credo che meritino ogni attenzione; spero vivamente che possano entrare in quel circuito superiore che, per le loro grandi qualità, gli spetterebbe di diritto! La scaletta della serata è stata la seguente:

- Daemons

- The Maze

- Repentance

- Profiled

- Artifacts

- Savior (la mia preferita in assoluto, resa nella versione del 2013)

- Unshared worlds

- Under the northern star

- Delirium

- Through the storm

- Go(l)d

- Programmed to serve

- As clandels we burn

- The oracle

- Angry animals

- Fly angel

 

Su richiesta del pubblico, è stato concesso un bis di Artifacts, con le due coriste che salivano sui tavoli a cantare ed i due chitarristi che suonavano sopra delle sedie e tutti assieme ad urlare a squarciagola il testo della splendida title-track dell’ultimo disco, in un’unione ideale pubblico-band che ha fatto sprigionare tutte le ultime energie rimaste e buttar fuori le tossine che si accumulano nella nostra stressante vita quotidiana. Ho assistito a tantissimi concerti nelle ormai parecchie primavere che ho sulle spalle, ma difficilmente mi sono emozionato così come stasera, grazie Overtures per una splendida serata che spero presto di poter replicare!

 

Ho avuto il piacere di incontrare Alex Mele, leader dei Kaledon, in pausa pranzo a Roma qualche giorno fa, per poi fissare tutto quello che ci siamo detti in una “chiacchierata virtuale”. Eccovene il resoconto.

 

AAM: Ciao Alex e bentornato sulle pagine di allaroundmetal.com, grazie di essere qui con noi. “Carnagus” sarà sicuramente un album differente dal classico stile dei Kaledon, ma ne parleremo più avanti. Adesso volevo che ci spiegassi qualcosa sul personaggio e quale è stato il suo ruolo all’interno della “Legend of the forgotten reign”.

K.: Ciao Ninni, è un piacere essere di nuovo sulle vostre pagine.

Carnagus è l’antagonista di Re Antillius. Erano amici sin dalla tenera età, ma poi gli avvenimenti della vita li hanno divisi, fino a renderli nemici. In punto di morte Carnagus stringe un patto col malvagio Azrael, che lo tramuta in un non-morto. Carnagus diventerà il malvagio re che distruggerà il regno di Kaledon

 

 

AAM: Come dicevamo prima, il sound è molto diverso dal passato e naturalmente si adegua al personaggio, ci spieghi come è venuto fuori?

K.: …guarda, è stato un processo abbastanza naturale! Avendo tematiche, cattive, scure, cupe e se vogliamo… malvagie, mi è stato naturale scrivere musica “malvagia” ahahahh! Ho semplicemente seguito la storia, e la musica si è praticamente scritta da sola.

 

 

AAM: A chi sono venuti in mente quei passaggi quasi death metal, con la batteria in blast beat ed una cattiveria del sound non indifferente?

K.: Subito dopo aver pubblicato Antillius, ho iniziato a suonare una chitarra a 7 corde e, ad esempio, il riff iniziale di “The Beginning Of The Night” è nato durante il primissimo TEST con la chitarra. Mi sono accorto di avere qualcosa di valido in mano e l’ho subito registrato! Tutti gli altri riff sono nati sempre durante il processo di studio con la chitarra a 7 corde, e anche qui, è stato un processo abbastanza naturale. Poi… a composizione ultimata, Manuele Di Ascenzo (batterista), ha infilato molte parti di batteria che andavano a “complicare” il tutto… rendendolo veramente unico.

 

 

AAM: Trovo molto interessanti ed epiche le parti di tastiera di Paolo Campitelli, importanti quasi come quelle delle due chitarre, possiamo affermare che ormai è perfettamente integrato nella band?

K.: Assolutamente si… Paolo è un componente ormai fondamentale, e assolutamente integrato e a suo agio nella band. Ha totale carta bianca sulle sue parti e arrangiamenti.

 

 

AAM: Credo che il vostro nuovo cantante, Michele Guaitoli, non abbia bisogno di presentazioni; che ne dici di raccontare qualcosa di lui a chi ancora non lo conosce e soprattutto qualcosa sui criteri che avete seguito durante i vari provini per la ricerca del nuovo cantante?

K.: Beh… Michele è il cantante degli Overtures. Nel 2015, durante le lunghissime selezioni dei vari cantanti, abbiamo ricevuto il suo provino e ci ha subito colpito.

Chiedemmo un provino home made “buona la prima”, proprio per verificare, timbro, colore, e impatto vocale senza nessun tipo di correzione, filtro, ecc. Lui è stato l’unico a convincerci al 100%... Come è finita poi… lo sapete! Ehehehh!!

 

 

AAM: A proposito chi si è occupato delle parti cantate in growling?

K.: Il growl è stato eseguito dal nostro amico James Mills, cantante degli Hostile. Abbiamo fatto con loro molte date live, quindi quando ci serviva una voce del genere, la scelta è stata scontata.

 

 

AAM: Particolare curioso è che ad ogni cambiamento di cantante, vi è un disco che rompe con il sound tradizionale dei Kaledon; così fu con “Chapter V” quando arrivò Marco Palazzi che era più “morbido” del solito e così è stato questa volta con un notevole indurimento del sound. Come la spieghi questa cosa, semplice casualità o è tutto studiato?

K.: Assolutamente semplice casualità ahahhaahh!!!

Capisco che può sembrare una cosa studiata ma… è assolutamente un caso. Spero che questo album venga accolto meglio di Chapter 5 ehehehehh!!!

 

 

AAM: Questo è anche il primo album con il nuovo batterista Manuele Di Ascenzio; qui urge una presentazione del musicista, dato che finora non aveva mai suonato in una band così importante come la vostra.

K.: Lui è stato la ciliegina che ha completato una torta ormai perfetta! E’ arrivato al momento giusto. Il batterista precedente aveva lasciato la band per disinteresse e Manuele si trovava ad essere appena uscito dalla sua precedente band. Abbiamo fatto un rapido provino ed è subito entrato in formazione… carico e grintoso. Ha dato quel quid in più che ci mancava.

 

 

AAM: Ti va di raccontarci come mai ultimamente, dopo l’uscita di David Folchitto dalla band, il ruolo di batterista dei Kaledon è così “instabile”?

K.: Guarda... è meglio che mi limiti a dire solo che non abbiamo trovato la persona giusta, fino all’arrivo di Manuele! :-) Ora siamo stabili ahahahhah!!

 

 

AAM: Dove avete registrato l’album e chi si è occupato delle fasi di mix e mastering?

K.: Batteria e Voce sono stati registrati nello studio dove lavora Michele, cioè The Groove Factory Music Academy, tutto il resto nei nostri studi domestici privati. Mix e Mastering li ha curati Simone Mularoni dei DGM presso i suoi DOMINATION Studios.

 

 

AAM: Trovo la copertina dell’album alquanto d’impatto, specie per i colori utilizzati; chi l’ha ideata e realizzata?

K.: E’ opera di Jean Pascal Fournier. Il mio artista preferito per le cover Fantasy. Lavorò già per noi su Chapter 6.

 

 

AAM: “Carnagus” è anche il primo album con l’etichetta greca Sleaszy Rider Records; ci racconti come siete entrati in contatto con loro, dopo la scadenza del contratto con la vostra precedente label?

K.: Anche qui è stato un passaggio abbastanza rapido e naturale. Tramite Michele, che lavorava già con loro con gli Overtures, abbiamo ricevuto un offerta che non potevamo rifiutare e il passaggio è stato diretto e indolore.

 

 

AAM: Dopo Altor, Antillius e Carnagus, ci puoi svelare quale sarà il protagonista del prossimo disco dei Kaledon?

K.: eheheheheh! ci sto pensando in questi giorni. Ancora non lo so di preciso!

 

 

AAM: L’ultima volta che ci siamo incontrati, mi avevi confidato di avere una mezza idea su un progetto personale di Alex Mele; ci puoi rivelare qualche dettaglio al riguardo?

K.: Beh si dai ahahahh!!

Sto lavorando ad un album solista da molto tempo e… credo che finalmente quest’anno riuscirò a pubblicarlo! A breve svelerò dettagli e news.

 

 

AAM: Capitolo live. Avremo occasione di vedere in tour i Kaledon? Cosa avete in serbo per i vostri fans, ci sarà spazio anche per i pezzi più vecchi in scaletta, come la mitica “The New Kingdom”?

K.: Faremo più date possibile. Stiamo lavorando per questo. I bravi vecchi ci saranno sicuramente… Quali ancora non lo so ma… ci saranno!

 

 

AAM: A proposito di pezzi storici dei Kaledon, ma che fine ha fatto Claudio Conti, il cantante dei vostri primi dischi?

K.: Ci siamo visti di recente, ovvero quando abbiamo ristampato Chapter 4 nel 2015. Non canta più metal. Non di preciso di cosa si occupi ma… non è più nell’ambiente musicale metal.

 

 

AAM: So che state lavorando alla realizzazione di un video, puoi rivelarci su quale pezzo ed i dettagli delle riprese?

K.: Il video è stato realizzato ieri (30 Aprile 2017) ed il brano scelto è The Evil Witch. Il regista è Matteo Ermeti. A brevissimo uscirà.

 

 

AAM: Credo di essermi dilungato anche abbastanza, concludo, come sempre, ringraziandoti per la disponibilità e lasciandoti uno spazio libero per un tuo saluto finale ai lettori di allaroundmetal.com ed ai fans dei Kaledon

K.: E’ sempre un piacere parlare con te.

Spero di vedervi numerosi ai nostri concerti, e ovviamente spero che il nuovo album vi piaccia.

Mi raccomando… sostenete le band, comprando la musica e non scaricandola illegalmente!

 

Ciao

Alex Mele

 

Cecilia Petrini, voce dei Sinheresy, si racconta qui su allaroundmetal.com e ci parla della sua band e del loro nuovo disco “Domino”.

 

AAM: Ciao e benvenuta su allaroundmetal.com! Grazie di essere qui con noi; dato che è la prima intervista per la nostra webzine, che ne dici di iniziare presentando i Sinheresy a chi ancora non vi conosce?

C.: Ciao! La band è nata a Trieste nel 2009 da un’idea del bassista Davide e del chitarrista Lorenzo, poi dopo poco tempo si sono aggiunti i due cantanti, io e Stefano, e il batterista Alex. Nel 2011 ha fatto il suo ingresso il tastierista Daniele e abbiamo pubblicato il primo Ep “The Spiders and the Butterfly”, nel 2013 abbiamo realizzato il nostro primo full-length “Paint the World” ed ora da poche settimane abbiamo pubblicato il nostro secondo album “Domino”.

 

 

AAM: Una caratteristica che vi contraddistingue è quella di avere sempre la medesima line-up sin dal primo disco. Avete una formula magica per andare sempre d’accordo, oppure c’è qualcosa da cui dipende questa alchimia vincente?

C.: Nessuna formula magica e in realtà non andiamo nemmeno sempre d’accordo (ahahah)! Abbiamo caratteri non facili, siamo tutti molto testardi e ci fronteggiamo spesso sulle decisioni artistiche e gestionali. Ma c’è da dire che siamo partiti tutti insieme da zero, nessuno di noi era un ex-qualcuno o aveva più esperienza rispetto agli altri, quindi siamo letteralmente cresciuti insieme in questo ambiente e questo ci porta ad avere un grande affiatamento.

 

 

AAM: Ma veniamo a parlare di “Domino”, il vostro nuovo album. Credo che segni definitivamente la fine dei richiami ai vostri inizi legati alle influenze dei Nightwish, dando l’inizio ad un percorso molto più personale, come spieghi questa evoluzione?

C.: È stato un percorso molto naturale, a dir la verità quando scriviamo una canzone non pensiamo mai in maniera cosciente alle influenze di altri artisti che possono più o meno trasparire. Scriviamo con l’intento di comunicare una precisa emozione o sensazione, per raccontare una piccola storia in ogni brano. Non ci blocchiamo pensando “no così non va perché ci paragoneranno a questi o quelli…”, tanto i paragoni ci saranno sempre e, credici, a volte ci hanno accostato anche a band che non abbiamo mai sentito in vita nostra… quindi pensiamo che l’importante sia semplicemente scrivere con totale onestà, mettendoci il cuore e lavorando molto sulle proprie esperienze personali per poterle trasferire nel modo più coerente possibile in musica e collocare ogni canzone nella sua giusta dimensione. Questo modo di comporre ci ha portato a mantenere alcuni nostri tratti distintivi, come il gioco di contrasti tra le linee vocali maschile e femminile e le atmosfere orchestrali, ma anche ad arricchire i brani con un sound più potente e moderno e un approccio più diretto nelle strutture e nei temi.

 

 

AAM: Quanto è importante la voce di Stefano Sain, così diversa dai soliti cliché in growling di certo stile gothic sinfonico, nell’economia del sound dei Sinheresy?

C.: La voce di Stefano è importante perché è estremamente versatile e ci permette di adottare un sacco di soluzioni diverse. Stefano è in grado di spaziare da interpretazioni più marcate ed energiche e altre più struggenti e malinconiche sempre con grande intensità! Inoltre è fondamentale la complementarietà con la mia voce; grazie a questo elemento possiamo spesso rendere le canzoni dei veri e propri dialoghi, sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista lirico.

 

 

AAM: Tu, invece, credo abbia un po’ modificato il tuo stile, tralasciando un po’ di liricismi, sei d’accordo con questa mia idea ed, in caso positivo, come mai questa scelta?

C.: In “Domino” in effetti non è presente nessun liricismo, ma non è stata una scelta predeterminata. Come ti dicevamo prima, il nostro intento è quello di veicolare al meglio ogni messaggio di ogni singola canzone e in nessuno dei brani di “Domino” ci sembrava necessario inserire mie parti molto acute e tecniche per ottenere questo risultato. Abbiamo invece voluto spingere sulle mie corde più emotive per far sì che si abbinasse alla perfezione con la performance vocale fortemente interpretativa di Stefano.

 

 

AAM: Di cosa trattano i testi di “Domino” e chi si occupa della sua stesura all’interno della band?

C.: I testi sono stati scritti tutti da me, ad eccezione di “Unspoken words” che è stata scritta da Alex ed è dedicata a suo padre, che è venuto a mancare pochi anni fa, e “The island of salt and grass”, che è basata su un testo in italiano scritto dal padre di Davide, relativo ad un ricordo della sua giovinezza. I testi in generale parlano di relazioni, esperienze e riflessioni personali su ciò che ci circonda, sulle nostre azioni e sulle conseguenze che queste hanno sulle nostre vite. Chiaramente derivano tanto dalle esperienze vissute da me, ma pensiamo che molte persone possano rispecchiarsi in una o più canzoni e sentirle proprie. A volte ci piace giocare con i ruoli delle due voci e quindi nello stesso brano io e Stefano esprimiamo due punti di vista differenti in una sorta di dialogo, come ad esempio in “Believe”. In questo modo i testi non sono solo un “riempitivo” ma sono sempre una parte importante dell’esperienza musicale completa che vogliamo proporre. Leggerli per credere!

 

 

AAM: Cosa rappresenta la copertina dell’album, chi l’ha realizzata e quale legame c’è con i testi?

C.: La copertina è stata realizzata da Jan Yrlund (Darkgrove), e ha un forte legame con le canzoni. Se vuoi, puoi identificare le due figure opposte, una meccanica e una umana, come la “Razionalità” e la “Spiritualità”, oppure la “Tecnologia” e l’”Arte”, insomma come due divinità che giocano e dominano sul nostro mondo in perenne contrasto, ma prive di senso l’una senza l’altra. Anche nelle copertine degli album precedenti, “The Spiders and the Butterfly” e “Paint the World”, avevamo inserito immagini in forte antitesi tra loro, e abbiamo voluto farlo ancora perché rappresenta molto la nostra musica, sempre in equilibrio tra elementi contrapposti come aggressività e dolcezza, melodie molto ariose e ritmiche molto serrate, momenti epici ed altri intimi; questa dualità è un po’ il nostro marchio di fabbrica e sicuramente uno dei nostri punti di forza.

 

 

AAM: Come nasce un brano dei Sinheresy? È un lavoro di squadra, oppure fa tutto qualcuno di voi?

C.: In genere la prima idea nasce da Lorenzo, che propone un riff di chitarra o una struttura già abbastanza definita per una nuova canzone. Davide comincia ad inserire le prime idee d’arrangiamento ed io alcune parole e linee vocali. Questa prima bozza viene poi limata pian piano in sala prove da tutti, con modifiche o aggiunte che vengono discusse e ridiscusse mille volte. Siamo maniacali sui dettagli e siamo capaci di stare giorni interi a litigare per una sola nota o una sola parola! Ma d’altronde l’unico modo per decidere se una canzone può piacere o no al grande pubblico è che piaccia anzitutto a noi! Quindi prima di passare alle registrazioni ufficiali vogliamo essere soddisfatti del nostro lavoro al 100%. Quando arriva l’idea giusta lo senti, e a quel punto è quasi come se la canzone stessa si scrivesse da sola, ma fino a quel momento non diamo l’ok ad altre idee, se non le troviamo abbastanza convincenti. Non ci preoccupiamo di rimaneggiare un brano anche a mesi di distanza dalla prima stesura se sentiamo necessari dei miglioramenti o dei cambiamenti anche drastici.

 

 

AAM: Avete realizzato per la realizzazione di questo album con un mostro sacro come Mika Jussila, cosa ci racconti di questa esperienza?

C.: Mika Jussila è fenomenale, il suo master ha impreziosito ulteriormente il nostro lavoro nonché il lavoro eccellente di Stefano Morabito dei 16th Cellar che ha curato il mix! Ricevere i suoi complimenti per il disco poi è stato un enorme piacere.

 

 

AAM: Avete realizzato un video per “My only faith”, uno dei miei pezzi preferiti, come mai avete scelto proprio questo pezzo e come è nato questo video?

C.: Sin da quando Lorenzo ha portato a prove la bozza di “My only faith” abbiamo deciso che sarebbe stata il primo singolo! Il riff di chitarra è trascinante e ha ispirato immediatamente sia l’arrangiamento che la melodia sognante del verso. Quando poi Stefano ha proposto la parte rap siamo rimasti sorpresi addirittura noi stessi da quanto bene ci stava (ahahah)! Quindi quando abbiamo saputo che avremmo aperto i concerti di Tarja Turunen in alcune delle più belle capitali d’Europa, abbiamo deciso che dovevamo assolutamente approfittare dell’occasione per fare un video. È venuto in tour con noi il nostro regista di fiducia Mario Orman e, tra cinquemila peripezie, ha girato le scene che puoi vedere (non lo ringrazieremo mai abbastanza!). In sede live il pubblico ha reagito alla canzone saltando e dimenandosi con energia pazzesca e, ogni volta che riguardiamo il video, questo ci riempie di soddisfazione e ci dà una gran carica!

 

 

AAM: Avete pensato anche a realizzare un altro video magari più avanti? In caso positivo, credo che “Under your skin” si presterebbe ottimamente, che ne pensi?

C.: Sicuramente realizzeremo un altro video, ma ancora non abbiamo deciso di quale brano! Terremo in considerazione ogni suggerimento!

 

 

AAM: Siete una delle band preferite di mia figlia di 9 anni che sistematicamente mi ruba i vostri cd dagli scaffali e mi chiede sempre quando la porterò ad un vostro concerto. Cosa avete pianificato per promuovere live il nuovo album? Potete rivelarci quali saranno le prime date?

C.: Per il momento abbiamo in programma alcune date nella nostra regione: il 20 maggio suoneremo assieme agli Overtures in occasione della rievocazione storica Romans Longobardorum, e il 27 maggio a Trieste per il Memorial Sibi. Sempre nella nostra città il 7 luglio saremo headliner nella prima serata del festival Rock Camp. Poi nell’arco dell’anno, assieme alla nostra agenzia K2 Music Management, speriamo di poter tornare a suonare in tutta Italia e in Europa e chissà, magari visitare qualche Paese dove non siamo mai stati prima d’ora!

 

 

AAM:: Dato che è la prima intervista per allaroundmetal.com, pongo anche a te quella che è una domanda immancabile: quali sono gli artisti o le bands che vi hanno convinto ad imparare a suonare il vostro strumento o, nel tuo caso, a cantare?

C.: Tutti noi sin da ragazzini ascoltavamo svariati gruppi rock, quindi scegliere solo pochi artisti che ci hanno ispirato è difficile… Per me, potrei dire scontatamente Tarja Turunen, ma il primo vero amore è stato Freddie Mercury. Anche il bassista dei Queen, John Deacon, ha ispirato il nostro Davide assieme a John Such dei Bon Jovi e Steve Harris degli Iron Maiden. E sempre grazie agli Iron Maiden il nostro chitarrista Lorenzo si è avvicinato allo studio della chitarra. Per Stefano potremmo citare molti altri artisti, ma in fondo è stato Lorenzo a convincerlo a cantare (ahahah)!

 

 

AAM: Devi salvare da un incendio solo tre cd della tua collezione, quali scegli e perché?

C.: Se devo scegliere solo tre cd fra tutti… scelgo “The Spiders and the Butterfly”, “Paint the World” e “Domino”! Dopo tutto il lavoro fatto non li lascerei certo bruciare (ahahah)!

 

 

AAM: Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro dei Sinheresy? Dovremo aspettare altri 4 anni per un nuovo album?

C.: Ci auguriamo di no, ma da un lato come puoi immaginare non dipende dalla nostra volontà… realizzare un album comporta molte spese che, almeno per noi, non è possibile sostenere nell’arco di pochi mesi. Dall’altro la composizione di nuovi brani è un processo con tempi sempre imprevedibili, come ti dicevo prima non sai mai quando e come arriva la giusta ispirazione e una canzone può impiegare una settimana, come un anno per vedere la luce! In ogni caso vogliamo lasciarci il tempo di vivere nuove esperienze, sia come band sia nel privato, per poter portare nel nuovo album qualcosa di fresco rispetto ai precedenti. Altrimenti scrivere canzoni non sarebbe diverso da svolgere un compitino per casa…

 

 

AAM: Concludo questa intervista ringraziandoti per la pazienza ed il tempo che ci avete concesso e lasciando, come consuetudine, uno spazio a tua disposizione per un messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

C.: Grazie a allaroundmetal.com per lo spazio dedicato e un saluto a tutti i lettori! Date un ascolto a “Domino”, non ve ne pentirete! E soprattutto sostenete sempre la musica!

 

 

Pic by Afterdepth

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