A+ A A-
Ninni Cangiano

Ninni Cangiano

Keep the faith alive!!

URL del sito web: Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Teo Vago ci parla dei suoi ON-OFF

Venerdì, 12 Maggio 2017 18:59 Pubblicato in Interviste

Teo, voce e chitarra degli ON-OFF ci parla della sua band e del loro ultimo disco, uscito nel corso del 2016.

 

AAM: A distanza di quasi un anno dall’uscita del vostro ultimo lavoro “Borderline” quali sono le vostre sensazioni?

T: Difficile da dirsi... mi spiego meglio: senza dubbio per tutti noi il nostro ultimo lavoro è stato fonte di grande soddisfazione; dalle decine di recensioni ottenute, dal semplice parere di persone direttamente o indirettamente legate alla band o dai commenti di gente che ci ha "scoperto" con BORDERLINE... si evince che l'album è stato recepito in maniera molto molto positiva, addirittura per molti viene considerato il nostro lavoro più riuscito! Quello che però faccio sempre fatica a capire è come viene recepito un nuovo album all'interno del difficile circuito musicale attuale, quanto realmente è servito a far salire la nostra band di un altro piccolo scalino? Grande soddisfazione personale a parte, sono un po' scettico sull'atmosfera che respirano attualmente le bands emergenti.

 

 

AAM: Come trovate la scena italiana e quella europea, siete una band attiva anche fuori dai confini amici?

T: Noi suoniamo spesso in Svizzera e siamo stati per ben tre volte in terra norvegese, quello che possiamo tranquillamente dire è che la differenza c'è! Si nota palesemente ed è tutto un altro mondo non appena si varcano i nostri confini! Non vuole essere la solita lamentela contro l'Italia, amo davvero il mio paese, ma allo stesso tempo è assolutamente difficile non notare dalle nostre parti un enorme disinteresse per tutto ciò che è musica, arte o rispetto per un artista. Il discorso live music poi, o per generalizzare "l'ambiente rock", mi pare stia un po' soffrendo, momentaneamente messo in disparte o sostituito da diversi generi e differenti interessi non necessariamente musicali. Già semplicemente come viene accolta una band in un locale/evento la dice lunga su che grosso divario esiste tra l'Italia e l'estero! Ovviamente anche qui si trovano situazioni assolutamente interessanti e ben organizzate..  ma ho come l'impressione che stiano diventando sempre più rare. Dici che i rockers sono in via d'estinzione?

 

 

AAM: Per anni avete diviso il vostro set in due, da una parte la musica degli ON-OFF, dall’altra quella degli AC/DC, cosa ne pensate di questa band? Quanto siete stati influenzati dalla loro musica?

T: Nonostante siamo nati come band di inediti/cover e successivamente ci siamo specializzati in serate tributo, da quasi un anno prima dell'uscita del nostro primo album (2010) già iniziammo a dividere in due i nostri concerti, arrivando oggi, ormai già da diversi anni, a proporre unicamente un nostro personale show! Nonostante tutto gli AC/DC sono ancora fortemente parte di noi! Sono stati i nostri maestri (... e ritmicamente parlando che maestri!!!), sono stati fonte di ispirazione e di riferimento! Ritengo sia la semplicità l'ingrediente che più di tutti ci hanno insegnato! Ammetto che ho sempre apprezzato maggiormente il periodo Bon Scott, ammirazione per il front-man a parte, ammiro il lato ruvido, l'energia e l'impatto sonoro di quel determinato periodo della band! Nonostante le molte cazzate che stanno facendo ultimamente (mio parere personale), oramai sono delle leggende che comunque non hanno più nulla da dimostrare!

 

 

AAM: Il Rock in generale è una musica di ribellione, genuina, tuttavia non credete che negli ultimi anni le produzioni in studio siano diventate troppo artefatte e prive di naturalezza?

T: Concordo pienamente con te! Già da diversi anni si respira aria di finto, di "troppa precisione", di muri di chitarre perfette, di batterie fredde ed impeccabili, di mastering spinti al limite o di canzoni senza la più minima sbavatura. Ovvio che non possiamo tornare alla tecnologia di trent'anni fa, ma nemmeno essere succubi di una totale dipendenza alla tecnologia. Software e plug-in che renderanno sì tutto molto moderno, commerciale e "all'altezza del mercato", ma che, allo stesso tempo, appiattiscono ciò che c'è di vero nella produzione di una band. Ci sono dischi degli anni '70 che magari sono stati registrati nel cesso, ma che hanno una carica ed un cuore difficilmente replicabili. Suoni semplici che disegnano grandi brani. Eppure se esci oggigiorno con un disco diciamo "vero", per molti viene considerato a livello di un demo. Preferisco un disco di rock'n'roll genuino, fresco e con magari all'interno anche degli errori, che trasuda umiltà e un buon groove, piuttosto che un album perfetto creato a tavolino ritengo sia il genere che lo richiede.

 

 

AAM: Avete la possibilità di scegliere la band con cui andare in tour, fuori il nome…

T: Fino a poco tempo fa avrei detto Motörhead... assolutamente unici ed onesti!!! Altrimenti andiamo sul classico: AIRBOURNE!

 

 

AAM: Che cosa succede nell’imminente futuro in casa On-Off?

T: Attualmente siamo nella classica fase "hey ragazzi, ad un anno esatto dall'ultimo album, ora cosa facciamo?". Diciamo che stiamo momentaneamente tirando le somme, anche se ovviamente il motore creativo è sempre acceso! Non a caso è un continuo sfornare di riff, idee e frammenti di testo da conservare e successivamente rielaborare! Abbiamo già un paio di brani più o meno abbozzati! Prossimamente ci piacerebbe uscire con un EP contenente qualche inedito ed una manciata di brani registrati live... stiamo a vedere!

 

 

AAM: Siete soddisfatti della vostra attività live? Non credete sia difficile suonare oggi Hard Rock/Metal nel nostro paese?

T: Nonostante tutte le difficoltà attualmente riscontrabili nel circuito dei live, come quantità di concerti non possiamo lamentarci. Certo… Ci piacerebbe suonare molto di più ed essere perlomeno presenti in situazioni mirate e rappresentative. Spesso continuare a suonare nel solito circuito risulta, a nostro parere, controproducente. Diventa sì ogni giorno più difficile trovare date, per tutti i motivi che abbiamo citato precedentemente, ma anche perché se la gente non ha la voglia e la pazienza di andare ad ascoltare musica nuova ed emergente, se il rock non è più di moda, è ovvio che le situazioni live diventano sempre le solite, ripetitive e inaccessibili per le nuove leve, inoltre i "localari" sono costretti ad affidarsi sempre più spesso a tributi consolidati o a situazioni sicure, conosciute e quindi redditizie.

 

 

AAM: Il vostro disco ha ottenuto giudizi positivi da parte di critica e pubblico, quanto è stato difficile in fase di stesura brani e registrazione?

T: Difficile non direi, quando un qualcosa ti piace diventa sempre un piacere lavorarci sopra con impegno. L'elemento forse più complicato, anche a livello organizzativo, sta nel fatto che, non facendo il musicista di professione, non si ha a disposizione il giusto tempo da dedicare alle fasi di composizione e recording; si e costretti, quindi, a ritrovarsi in studio con la chitarra in mano magari dopo un'intensa giornata lavorativa e con una manciata di ore davanti per cercare di concludere qualcosa, fattore che indubbiamente fa dilatare notevolmente il tempo indispensabile per terminare con calma il proprio album. Ovviamente non sempre dopo 9 ore di lavoro si arriva davanti al microfono con la giusta carica di energia e testa sgombra, elementi ideali per portarsi avanti senza intoppi!

 

 

AAM: Domanda tecnica, il Rock, l’Hard Rock significa amplificatori Marshall, siete sempre legati a questo marchio o avete preso altre strade?

T: Beh... Nonostante MARSHALL sia ormai un marchio di garanzia per tutto ciò che riguarda il buon rock'n'roll, non disprezzo neanche una testata HIWATT di buona annata durante la registrazione di un nostro disco! Infatti posso assolutamente confermare che sono la nostra scelta di base! Allo stesso tempo però mi sento di affermare che entrambi sono marchi ormai mondiali, "commerciali", pressoché standard; quindi mi piace ogni tanto utilizzare, dare spazio alle creazioni, quali testate o pedalini, di artigiani indipendenti che hanno messo in quell'oggetto tutto il loro ingegno, le idee ed il cuore e magari non sempre ricevono indietro la giusta considerazione. Nomi come Gianni Ferrari (Advance e Ferrari Amp) o SOLODALLAS tanto per citarne un paio!

 

 

AAM: Come vi vedi tra 30 anni?

T: Cacchio! Come mi vedo a 67 anni? Personalmente spero ancora di essere pieno di energia e di voglia di fare, di leggere, di imparare e di ascoltare! Come band... speriamo nel nostro piccolo di lasciare un piccolo segno! Di essere ricordati come un gruppo che ha dato il massimo, che ci ha provato in ogni modo e che è sempre piacevole andare a ripescare quando si vuole ascoltare del buon rock'n'roll genuino! Che magari per qualcuno sia giusto parcheggiare i nostri album tra i preferiti, magari di fianco a mostri sacri come AC/DC, Stones o Zeppelin. Che qualcuno alla domanda: ti ricordi degli ON-OFF? Risponda: "Certo! Quelli si che suonavano!!"

 

 

AAM: Dimmi tre dischi del passato, e tre del presente.

T: Assolutamente LED ZEPPELIN III, “Exile on main street” dei ROLLING STONES e “Powerage” degli AC/DC! Oggi: WOLFMOTHER.. primo album, “Pressure and Time” RIVAL SONS e dai... AIRBOURNE “Running Wild”!! 

 

 

AAM: A voi l’ultima parola, grazie della chiacchierata…

T: GRAZIE A TE!! Nonostante tutto è sempre un piacere poter esprimere il proprio parere, la propria visione delle cose ed avere uno spazio come questo dove poter farsi sentire! Ringraziamo come al solito tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere questa intervista! Ci vediamo al bar dopo il concerto!!!

I liguri Tenebrae si raccontano su allaroundmetal.com

Mercoledì, 10 Maggio 2017 20:08 Pubblicato in Interviste

Allaroundmetal.com ha contattato i Tenebrae per una chiacchierata tutti assieme, parlando dell’ultimo disco della band intitolato “My next dawn”. Ecco le risposte di Massimiliano Zerega (batteria), Marco Arizzi “May” (chitarra), Paolo Ferrarese “Pablo” (voce) ed Antonella Bruzzone “Anti” (testi).

 

AAM: Da poco è fuori il vostro nuovo album, peraltro molto bello, siete soddisfatti della risposta degli addetti ai lavori e pubblico?

Marco: Grazie mille per il tuo parere. Artisticamente e personalmente sono soddisfatto della risposta a livello locale, soprattutto di quando abbiamo presentato il disco. Anche le recensioni, sono andate generalmente molto bene. A livello di pubblico invece diciamo che, rispetto al passato, il passaggio all'inglese ci sta aprendo dei canali che prima erano inevitabilmente chiusi, anche se rimaniamo un gruppo underground come siamo sempre stati.

Massimiliano: Ci piace molto ciò che è stato prodotto. Sembra anche agli addetti del settore.

Pablo: Grazie mille per l’apprezzamento, la risposta dopo l’uscita del nostro lavoro è stata nel complesso molto positiva e anche noi ci riteniamo abbastanza soddisfatti per essere riusciti ad esprimerci attraverso questo disco.

 

 

AAM: Come definite il vostro genere? Gothic Rock, Doom, Dark o altro?

Marco: Il nostro genere è un Metal Atmosferico, che abbraccia varie sfumature dal gotico al doom, e, a detta di tanti, anche se sono poco d’accordo, con una strizzata d'occhio al progressive.

Massimiliano: E' sempre difficile catalogarsi. C'è qualcosa di gotico, non siamo esplicitamente doom.

Pablo: Potrei definire il nostro lavoro “Atmospheric Metal”, con influenze di vari generi.

 

AAM: Ditemi qualcosa riguardo alla vostra attività live.

Marco: Purtroppo non essendo sotto agenzia di booking la nostra attività live si basa sul mero scambio date e sulle opportunità che ci regalano persone come Danilo Lombardo e Katia Daffinotti di poter fare degli spettacoli nel loro bel locale, L'Angelo Azzurro. Per il resto della promozione del disco abbiamo una data in ballo il 29 aprile sempre a Genova e indovinate dove? :)

Massimiliano: Dopo l’uscita del cd abbiamo fatto il release party all’Angelo Azzurro di Genova. Abbiamo poi avuto una data a Cassano d’Adda al “One Metal Live”.

 

 

AAM: Il disco è uscito per Black Tears, label di Genova come voi, come vi siete trovati e soprattutto com’è nata questa collaborazione?

Marco: Daniele è un caro amico appassionato di musica che fa sempre bene il suo lavoro e che conosciamo da anni. Già lui ci seguiva e quindi è stato un attimo trovare l'accordo per la distribuzione e promozione di My Next Dawn, siamo molto contenti del lavoro che svolge.

 

 

AAM: Siete appagati da quanto realizzato fino ad oggi, oppure dietro l’angolo si cela sempre il desiderio di fare la rockstar?

Marco: Artisticamente devo dire di essere contento di tutti e tre i dischi che abbiamo alle spalle. Ognuno di essi era il meglio che in quel momento, potessimo fare. Ovvio che, essendo passati 11 anni e con il senno di poi, alcune cose si sarebbero fatte magari diversamente, ma personalmente non ho nessun rimpianto, siamo dove evidentemente meritiamo di essere.

 

 

AAM:  Parlatemi delle vostre liriche.

Antonella: I testi di “My next dawn” hanno una suggestione dark e malinconica, per lo più simbolica. Raccontano di un viaggio in una dimensione post-apocalittica, un mondo desolato costellato di difficoltà e pericoli dove, all’ambiente ostile, si unisce la barbarie di un’umanità giunta al limite. Si parla di emozioni vissute all’estremo: dalla rabbia, la paura e la tristezza si scoprono gli affetti più profondi, la forza e la speranza . Le vicende sono uno spunto per riflettere sull’uomo di questo tempo e di sempre; le parole, usate per lo più in senso figurativo e il finale aperto lasciano a chi legge e ascolta la possibilità di interpretare e finire la storia.

 

 

AAM: Chi scrive i testi? Chi scrive i brani?

Marco: Il fatto di potersi avvallare di un concept ci consente di poter adattare il genere musicale e l'andamento del brano a seconda del momento della storia. Io mi sono quasi sempre occupato della scrittura dei pezzi anche se è inesatto e ingiusto dire "li ho fatti io" perché poi ognuno ha massima cura delle proprie parti e del proprio strumento; anche in questo caso, pur l'idea partendo magari da uno, si va a plasmare in un insieme che prende forma.

Antonella: Ho avuto il piacere di collaborare con i Tenebrae per la lavorazione di “My next dawn” e del disco precedente (Il fuoco segreto). In entrambi i casi l’ispirazione è nata dall’ascolto delle sonorità che i ragazzi creavano: ho quindi proposto loro un’idea di concept, su cui ci siamo trovati in sintonia e da lì mi sono occupata dell’elaborazione della storia e della stesura dei testi, strutturandoli sulle linee vocali create da Pablo.

 

 

AAM: Le bands che vi hanno influenzato maggiormente in questi anni?

Marco: Personalmente devo dire che non mi sono mai ispirato a nessuno in particolare, tra i miei ascolti ci sono i Pain of Salvation che ho amato per i primi quattro dischi e i Pink Floyd, Radiohead, Smashing Pumpkins. Per quel che riguarda il metal, ascolto tante cose, ma senza innamorarmi di molto di quello che c'è in giro, ma rimango un grandissimo fan dei Megadeth, Iron e Black Sabbath, niente di sconvolgente diciamo.

Massimiliano: Nessuna band in particolare. Si ascolta tanto e poi istintivamente assimili un po’ ovunque.

Pablo: Black Sabbath, bands death-doom quali i Saturnus e generi diversi in cui conta il pathos quali i Saviour Machine e bands della scena dark del passato (Joy Division, The Cure)

 

 

AAM: I dischi che credete siano essenziali?

Massimiliano: Helloween: Keeper Of The Seven Keys I & II - Walls Of Jericho; Iron Maiden: Killers, Iron Maiden, The Number of the beast; Annihilator: Alice in Hell, Never Neverland; Slayer South Of Heaven e poi altri ancora.

Pablo: “Black Sabbath”, “Killers” degli Iron Maiden, “Scum” dei Napalm Death, “Pornography” dei The Cure per dirne solo alcuni.

 

 

AAM: Non siete certo dei ragazzini, credete sia meglio la scena attuale o quella di qualche anno dietro?

Marco: Per me la scena musicale non esiste e non è mai esistita, se la vogliamo come entità unita di gruppo di persone che persegue uno scopo comune. Esistono persone appassionate di musica che ogni tanto si aiutano per cercare di promuovere i loro progetti o per interessi comuni. Molto molto raramente ho visto delle persone che suonano approcciarsi per il mero piacere di ascoltare e vivere la serata per quello che è e dovrebbe essere. Era così in passato ed è così anche oggi, anche se qualche rarissima e piacevole sorpresa c'è stata. Il fatto che ora i confini entro cui muoversi, con il web siano molto più grandi, non significa niente perchè la tecnologia non cambia le persone, ma le rivela. Quindi chi non aveva voglia di andare ai concerti prima, non ci viene neppure adesso e ugualmente fanno le "nuove leve". Poi ci sono mosche bianche che sono sinceramente appassionate di musica e provano a fare da collante, ma la situazione generale per quanto riguarda la musica e la passione verso di essa è veramente avvilente a tutti i livelli.

Massimiliano. La scena attuale è troppo contaminata. Si ascoltano cinquanta bands e sembrano tutte la stessa cosa, perchè si segue un po’ il trend. Difficile distinguersi. Una volta certi nomi importanti li riconoscevi dal primo accordo o tempo.

Pablo: La scena musicale del passato era forse più ispirata, ma anche oggi possiamo trovare bands molto interessanti, che operano magari al di fuori dei canali più seguiti. Per quanto riguarda il pubblico, anche se il modo di fruire la musica è cambiato, gli appassionati ci saranno sempre perchè la musica rimane un riferimento e un modo di comunicare.

 

 

AAM: State già pensando a nuovi brani?

Marco: Decisamente si, siamo già al lavoro e come al solito faremo del nostro meglio.

Fulvio: Si, come Tenebrae gruppo siamo in continua elaborazione e creazione brani. Quando qualcuno del gruppo singolarmente compone un qualcosa di musicalmente interessante lo presenta al gruppo ed insieme lavoriamo poi, in fase di prove, per sviluppare questa idea e renderla un brano un brano compiuto. Stiamo già lavorando su tre pezzi nuovi che confluiranno, una volta pronti, verso il prossimo progetto, che per adesso è solo strutturale e non ancora definito.

 

 

AAM: A voi l’ultima parola, grazie della chiacchierata.

Marco. Grazie a Voi di allaroundmetal.com per la bella opportunità e ci tenevo a mandare un abbraccio a chi ci sta seguendo con affetto in questa nuova avventura in lingua inglese e che ha seguito i nostri passi anche nei due racconti precedenti. Alberto Carmine con Doom Heart, Stefano Cavanna, Trevor che ci sta dando una grande mano e tutti gli amici che condividono da un palco o semplicemente ascoltando questa bellissima passione.

Pablo: Ringraziamo voi e tutti coloro che ci seguono con affetto o che saranno incuriositi dal nostro lavoro.

 

Eccoci con Deadsydan, per una piacevole chiacchierata virtuale sul suo progetto personale e la sua musica.

 

AAM: Ciao e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com. Come definisci la tua musica?

D: Ciao a tutti. Definisco la mia musica come un insieme di generi musicali, pur mantenendo il nucleo metal, ma con l’aggiunta di influenze black metal e symphonic death metal che potrete ascoltare nei prossimi brani. Non nego comunque la mia passione per il viking e il celtic e quindi non nego la presenza di influenze di questo genere.

 

 

AAM: Perché la decisione di un progetto solista? Non senti la necessità di condividere la tua musica con altri musicisti?

D: Ribadisco, come già ho detto in un’altra intervista, che l’essere un progetto solista ti offre la possibilità di dare libero sfogo alla tua musica senza intralci o intoppi. Condividere la mia musica con altri artisti non significa esserne dipendente.

 

 

AAM: Hai già in cantiere un album completo?

D: Assolutamente si. Si lavora sodo per l’uscita dell’album.

 

 

AAM: Com’è nata la collaborazione con Nadir Music?

D: Un giorno decisi di inviare un singolo a questa etichetta discografica e, tenendoci in contatto, abbiamo deciso di lavorare insieme.

 

 

AAM: Sei soddisfatto dei risultati?

D: Direi di si, ma ovviamente si punta sempre più in alto.

 

 

AAM: Quali sono le tue bands preferite? E quali i dischi che ritieni essenziali?

D: Tra le mie bands ci sono sicuramente i ‘’Children of Bodom’’, ‘’Wintersun’’ e ‘’Metallica’’. Non sono i dischi ad essere essenziali, più che altro lo sono alcune canzoni.

 

 

AAM: Oltre la musica, cosa ti fa vibrare le corde?

D: Beh, c’è un lungo discorso da fare. Ero quasi dell’idea, più o meno un anno fa, di abbandonare definitivamente la musica date le mille difficoltà, i mille intoppi e le mille discussioni. E’ scattato però qualcosa in me, anzi, sarebbe meglio dire qualcuno ha fatto scattare qualcosa in me che mi ha spinto giorno dopo giorno a coltivare questa mia passione. Qui però non si tratta di far vibrare le corde, qui si tratta di far vibrare la tua anima, riportandola in superficie dopo un lungo ed inesorabile abisso.

 

 

AAM: Il tuo desiderio è suonare dal vivo? In caso positivo, in quale modo credi di ovviare al problema legato al singolo musicista? Session, turnisti?

D: Suonare dal vivo è sicuramente uno dei miei progetti. Ovviare al problema con session e turnisti non è la soluzione che preferisco. Al giorno d’oggi non esistono più queste barriere. Bisogna avere la personalità di salire sul palco da solo e di affrontare un live da solo. Ci saranno coreografie, effetti, ma diamo tempo al tempo, vedrete poi…

 

 

AAM: Come vedi la situazione metal nel nostro paese?

D: Ora ci sto dentro e credetemi se vi dico che il metal è molto presente nel nostro paese, ovviamente in maniera ridotta rispetto ad esempio all’America, alla Germania o al Nord Europa, ma è presente.

 

 

AAM: Come credi si possa migliorare?

D: Il primo passo da fare è quello di non etichettare il metal come confusione e cercare di capirlo. Ovviamente non posso pretendere che tutti lo capiscano, ma allora perchè preferire il dubstep al metal? Sono entrambi generi musicali estremi, con l’unica differenza che il metal viene continuamente etichettato in maniera negativa. Aprite le menti ed ascoltate, non voglio convincervi, voglio spingervi a capire.

 

 

AAM: Chi si nasconde dietro la maschera di Grave?

D: Si nasconde una persona che ha voglia di fare a pezzi il mondo, di farsi conoscere. Si nasconde una persona che ha tantissima voglia di fare e di riuscire in quello che fa. Ovviamente non posso rivelare nient’altro.

 

 

AAM:  Grazie della chiacchierata, a te le ultime parole?

D: Grazie dello spazio dedicatomi. Grazie anche a te della chiacchierata. Ricordo che il singolo “From The Ashes” è disponibile su Spotify, Itunes e Amazon. Seguitemi su Facebook, Twitter ed Instagram e visitate il mio sito web www.deadsydan.com

A pochi giorni dall’uscita di “Blood-fury-domination”, il nuovo album degli Arthemis, eccoci con il bassista Giorgio “JT” Terenziani, per svelare qualche altro dettaglio sul disco e scambiare qualche battuta.

 

AAM.: Ciao Giorgio e benvenuto su allaroundmetal.com! Grazie di essere qui con noi. Partiamo subito parlando del nuovo album “Blood-fury-domination”; sbaglio o sulla copertina sono raffigurate le tre Erinni? Ed, in caso affermativo, come mai questa scelta?

JT. Ciao e grazie a te per lo spazio che ci dedichi. Ehm… no, è un caso fortuito, non voluto. Ce lo stanno dicendo in tanti quindi, abbiamo deciso: da oggi in poi in copertina ci saranno le 3 Erinni. In realtà, come dicevo è un caso, cercavamo di rappresentare con 3 elementi iconici gli aspetti di BLOOD, FURY e DOMINATION. Mi ricordo: eravamo a cena all’Old wild west e ci siamo messi a disegnare su le tovagliette e in contemporanea a vedere idee su internet (analog meets digital) e alla fine abbiamo deciso di rappresentare 3 demoni donna come icone per l’idea dell’album.

 

 

AAM.: Di cosa parlano i testi dell’album e chi si è occupato della loro stesura?

JT.: Possiamo dire che ci sono un paio di temi che legano tutti i testi al di là delle immagini che vengono usate per rendere l’idea in ogni singolo brano. La prima costante è l’ambientazione: spesso ci si trova in un mondo apocalittico, dispotico o tribale come a voler descrivere un’iperbole di ciò che non funziona della società moderna o dei suoi caratteri più estremi. Già Undead (primo singolo) è un bel manifesto di questa ambientazione. Allo stesso tempo c’è voglia di rivalsa, impegno e il concetto di mettercela tutta per raggiungere i propri obiettivi ed essere sé stessi. I testi sono tutti di Andy, caso a parte If I fall scritta anche da Fabio. Su questa però non vi dico nulla e vi faccio andare a leggere il testo a voi l’interpretazione…

 

 

AAM.: Vi siete resi conto che avete realizzato una bomba di disco? Quali sono stati i primi responsi della critica al riguardo?

JT.: Noi ce l’abbiamo messa tutta e questo album è frutto di una band che è stata on the road e ha condiviso: palchi, km, idee, risate, scazzi e musica per 3 anni. Nel 2013 la formazione si è assestata per come è oggi e ci siamo dati un po’ di tempo in modo che ognuno conoscesse così bene i suoi compagni da poter scrivere rispettando il carattere di tutti. La cosa che più ci piace è che si tratta di un disco corale dove si sente la personalità di ogni singolo membro, ma la somma è molto di più delle singole parti. Se dici che è una bomba ci crediamo: lo ribattezziamo BOMB-FURY-DOMINATION? Ah ah!!

Il responso al momento è MOOOOOLTO buono. Noi cerchiamo sempre di stare con i piedi per terra e di non farci dei castelli, ma vedere che c’è interesse e movimento tanto dagli addetti ai lavori: giornalisti, promoter, radio, quanto dai fans, da una bella spinta!

 

 

AAM .: Personalmente, nella mia recensione, ho indicato il disco come quello della vostra definitiva maturazione; che ne pensi di questa mia idea?

JT.: E’ difficile giudicarsi “da dentro”, noi non ci sentiamo maturi, un po’ perché siamo ancora dei cazzoni, ma anche perché credo che questo B-F-D sia il primo album di un percorso. Mi spiego: sicuramente è un disco diverso da prima, non tanto per il marchio Arthemis, quello rimane e si sente, ma perché non c’è voglia di esagerare o fare show off, ma di scrivere e arrivare al pubblico, fargli sbattere la testa e dargli un pacco di energia. Rimane l’energia, la botta del metal, ma credimi se ti dico che è l’inizio di un percorso di un suono per noi nuovo che stiamo sviluppando a ogni singola prova, demo o live. Quindi sì, maturati, ma in piena corsa.

 

 

AAM.: Il vostro precedente album “We fight” fu registrato in diversi studi; questa volta come vi siete regolati?

JT.: Abbiamo potenziato ancora di più questo aspetto quindi: 4 musicisti, 4 studi diversi. In questi anni ognuno di noi ha investito in strumentazione e professionalità, per poter avere il lusso di registrare nel proprio home/project studio. Detta così sembra tutto più facile, ma in realtà comporta un sacco di responsabilità perché tu sei l’unico giudice e da una parte non vuoi “stare indietro”, dall’altra non devi esagerare per sforare i tempi o perdere la naturalezza della parti. Avere il proprio studio è bellissimo, ma dalla scelta della strumentazione alla realizzazione delle parti per il disco ogni passo è una sfida e una responsabilità. Detto ciò, credo proprio che continueremo su questa strada lasciando invece il mix e master a soggetti terzi, anche per avere voci diverse che ci danno la propria opinione prima della finalizzazione dell’album.

 

 

AAM.: Ci sono episodi simpatici che ci vuoi raccontare occorsi durante le registrazioni?

JT.: La registrazione in realtà è stata un momento clausura ah ah!!… quindi divertente da fuori, a volte folle e paranoica quando ci sei in mezzo. I momenti più divertenti per noi sono durante la stesura dei brani o nelle pre-produzioni, in quei frangenti sei libero di sperimentare e viene fuori il meglio e il peggio di tutti. Punto fisso: storpiare i testi e renderli delle prese per il culo… Ah, ecco questa è bella: ognuno di noi ha un archivio con le peggiori take dove ci sono errori incredibili o suoni sconosciuti all’umana comprensione. La cosa più bella è quando ti capitano questi episodi mentre stai facendo i video report: vedere le facce e sentire la sfilza di improperi è notevole e vorrei farti notare che spesso si parla da soli, quindi doppia ridicolaggine. Immaginati un video dove vedi uno che registra super concentrato e poi ad un certo punto, dal niente, sbotta con tutto sé stesso.

 

 

AAM.: Rispetto al precedente lavoro da studio, adesso ci sei tu nel ruolo del bassista. Ti va di raccontarci come e perchè c’è stato questo cambiamento?

JT .: Ciao sono Giorgio Terenziani… ok, questa è una battuta risale a un vecchio video didattico che inizia così e ancora oggi mi prendono in giro: adesso rispondo seriamente. Partiamo dal presupposto che io conosco Andy dal 2001 e i ragazzi… da sempre. Avevamo già condiviso palchi, siamo colleghi all’MMI e avevo seguito parte del processo produttivo di Heroes (tuning delle voci) e We Fight (registrazione del basso). Nel 2013 Damiano (grande amico ed ex-studente) ha semplicemente detto che voleva cambiare strada e uscire dal circuito metal, cosa che poi ha fatto… a quel punto i ragazzi dovevano cercare un bassista. Subito volevano cercare qualcuno di più alto, bello e muscoloso di Damiano, poi non so cosa sia successo e hanno chiamato me. No, in realtà ci siamo trovati a pranzo io ed Andy, lui mi ha parlato del problema del bassista chiedendomi se potevo conoscere qualcuno di fidato e sostanzialmente mentre finiva al frase abbiamo entrambi alzato la testa ci siamo guardati come per dire. “Ehm… lo sto chiedendo a te” “Ehm… lo stai chiedendo a me?!??”. Credo che sia stato molto naturale per tutti e personalmente sono stracontento e credo anche loro. (domani news ufficiale che mi hanno cacciato dopo l’intervista)

 

 

AAM.: Siete una band molto attiva “on stage”, avremo occasione presto di rivedere gli Arthemis dal vivo? Ed, in caso positivo, ci svelate qualcuna delle prossime date?

JT.: Il live è la nostra dimensione naturale, facciamo una musica che è difficile da imbrigliare ed è fatta di sudore ed energia. Questa estate saremo soprattutto in Italia per inizia a promuovere BFD, proprio in questi giorni invece ci hanno confermato la presenza a Bloodstock 2k17 (UK) ed è inutile dire che siamo super contenti. Prossime date, dopo il release party si passa al 27 Maggio Trenago Rock Fest poi 17 e 18 Giugno: Bovolone e Straevil Fest, ma non sono le uniche anzi.

 

 

AAM.: All’ultima nostra intervista con Andy eravamo rimasti che stavate lavorando alla riedizione del vostro debut album “Church of the holy ghost” (l’unico che manca alla mia collezione!), a che punto siamo?

R.: ehm… prossima domanda… aspetta che chiamo Andy per una risposta più politica..

 

 

AAM.: Come nasce oggi un brano degli Arthemis e che differenze ci sono nel modo di comporre rispetto al passato?

JT.: I brani nascono principalmente da un’idea o un riff di Andy. Questa cosa non è da sottovalutare quando un brano nasce da un riff la cosa è abbastanza ovvia, ma perché da un’idea? Quasi subito viene messo un titolo (non definitivo) alle idee in sviluppo per avere un tema, un mood con il quale sviluppare il brano. Fatto questo il percorso è random: a volte viene prima il ritmo, a volte la linea vocale, a volte un’idea di arrangiamento. Quando più o meno c’è il brano, ognuno prende in mano la sua parte e tutti insieme e si costruisce l’incastro. Sì, tutti insieme, perché il pezzo deve essere di una band che suona, non 3 strumenti che fanno i compiti a casa. Testi e arrangiamento vocale arrivano per ultimi. Cosa curiosa: quando invece registriamo, facciamo sempre il basso dopo le chitarre, così Andy ha spazio per provare arrangiamenti, rivolti, suoni senza avere l’ancora di una nota grave che blocca l’armonia.

 

 

AAM.: So che alcuni di voi sono insegnanti di musica, quali suggerimenti daresti ad un nuovo allievo pieno di sogni che vuole imparare uno strumento musicale?

JT.: Studia, segui la tua passione e non metterti barriere. Scopri il tuo talento, potenzialo e cerca di imparare tutte quelle cose che non fanno parte di te, ma servono. Oggi, riassumendo, devi saper: suonare, creare un suono personale e funzionale, saperti registrare a livello audio e direi anche a livello video. La preparazione quindi può essere specifica, ma deve comprendere anche questi aspetti.

 

 

AAM.: A tal proposito, secondo te c’è un’età consigliabile per iniziare a studiare uno strumento musicale?

JT .: Per quanto riguarda tecnica, orecchio e sensibilità ovviamente prima è, meglio è. Se invece parliamo di divertimento o fase creativa qualsiasi età è buona, alla fine suoni sempre quello che sei.

 

 

AAM.: Credo che per oggi ci siamo anche dilungati parecchio; ti ringrazio per la pazienza e lascio a te come consuetudine uno spazio finale per lasciare un messaggio ai lettori di allaroundmetal.com.

JT.: Ancora una volta grazie mille per lo spazio e come direbbe Fabio “Keep the Arthemis flame allliiiiveeeeeee”. Ok, seriamente, state sintonizzati sulla nostra pagina Facebook perché stiamo preparando un po’ di soprese audio/video da qui a settembre e abbiamo intenzione di non lasciarvi a bocca asciutta. Più musica, più video, magari un challenge, insomma… tante cose in pentola.

Grazie ancoooooooraaaaaa!!!!

 

releases

Fans del Power Metal scandinavo, segnatevi il nome degli Evermore!
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dark Forest, un EP per i fans degli Elvenking
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Arriva anche sul mercato europeo il discreto EP dei Phantasmagore
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il nuovo Zornheym è molto più che un momentaneo sonno della ragione
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Sufficiente la prima prova su lunga distanza dei Last Retch
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Orgg: in "Dimonios" il grido dei caduti dimenticati!
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

Un EP piuttosto inutile per la one man band Foul Body Autopsy
Valutazione Autore
 
2.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
L'ostinazione a rinnegare la personalità: debutto per gli Stormbound
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Blood Of Indigo: non sempre esagerare porta buoni risultati
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Andy Gillion: un disco strumentale dedicato ai videogiochi
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Daniele Liverani: un disco (parzialmente) diverso dal solito
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dekta: dalla Spagna con un Metal aggressivo e moderno
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Consigli Per Gli Acquisti

  1. TOOL
  2. Dalle Recensioni
  3. Cuffie
  4. Libri
  5. Amazon Music Unlimited

Login

Sign In

User Registration
or Annulla