A+ A A-
Ninni Cangiano

Ninni Cangiano

Keep the faith alive!!

URL del sito web: Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Gli A Tear Beyond al completo ci hanno tenuto compagnia per un po’, parlandoci del loro essere band e del loro ultimo disco “Humanitales”. Eccovi il resoconto della nostra chiacchierata.

 

AAM.: Ciao e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com; vi va di parlare della storia degli A Tear Beyond per chi ancora non vi conosce?

UNDESC:Ciao e grazie a voi per la possibilità di parlare con il vostro pubblico. La storia degli Atb inizia nel 2008, dalle ceneri di un'altra band. Io, Ian e Claude abbiamo iniziato a cercare le parti mancanti che avrebbero poi formato la nuova band. Prima con Vendra, poi con Mantus ed infine con Cance, siamo riusciti a costruire qualcosa di nuovo ed unico (almeno per noi). Qualcosa che avrebbe coniugato musica e teatro, di modo che lo spettatore venisse catapultato dentro il nostro mondo. Così sono nate Le Maschere, le loro diverse personalità, gli spettacoli con i performers e gli oggetti di scena. Il primo album, "Beyond" , è stato l'inizio. Abbiamo imparato a scrivere le canzoni seguendo i testi e viceversa, pensando a quali sentimenti volevamo instillare nell'ascoltatore. Un lavoro forse un po' acerbo, ma dentro c'è tutto il nostro mondo. Il secondo album, "Maze of Antipodes", è stato il perfezionamento del nostro modo di scrivere e raccontare. Sicuramente più raffinato e maturo di "Beyond" ma ormai la formula EP iniziava a starci stretta. Con "Humanitales" abbiamo voluto cambiare un po' le cose, azzardare e sperimentare di più. E, guardando al lavoro finito, non potremmo esserne più soddisfatti.

 

 

AAM.:Parliamo di “Humanitales”, ho letto che sostanzialmente si tratta di una specie di concept album che parla appunto dell’essere umano; vi va di spiegarci di cosa si tratta? A proposito, chi si occupa nella band della stesura dei testi?

CLAUDE: A livello concettuale “Humanitales” nasce fondamentalmente da una sorta di analisi dell’Uomo (anche direttamente su di me) e della Società che, da qualche tempo, inevitabilmente mi ritrovo a fare.

I motivi? Credo siano molti, ma in primis c’è il fatto che mi ritrovo spesso a non riconoscermi nel mondo che mi circonda… a non riuscire a giustificare ciò che a volte l’Uomo fa e come lo vive (o perlomeno a non riuscire a farlo più)… al tentativo, quindi, di studiarlo e di andare alla ricerca dei moti più profondi dell’animo umano (originariamente “puro”) e di come questi, contaminati dall’esterno (la Società), lo modifichino spesso in modo estremo.

E quindi ho iniziato ad immaginare storie di agi e disagi degli individui che non hanno facoltà di dominio su di essi. Evidenziando come, a mio avviso, chi non è adatto al cambiamento, nella società di oggi, rischi di soccombere.

Esula leggermente da questa linea "Tale" che invece è un vero e proprio racconto di vita da prima di nascere a dopo. Qui ho messo dentro molto della mia (per fortuna e purtroppo) esperienza diretta.

Quindi chi si occupa della stesura dei testi e dello sviluppo dei concetti sono io che li comunico alla band in modo molto profondo e, con grandissima meraviglia, ogni volta, loro riescono a trasformare il tutto nella musica adeguata.

A proposito di questo, invito chi legge ad andare a dare uno sguardo alla pagina dei Concetti che sto, pian piano, sviluppando nel nostro sito. https://www.atearbeyond.com/conceptual-compendium/

 

 

AAM.: Come nascono, invece, le musiche della band? E’ un lavoro di squadra, oppure è solo uno di voi che se ne occupa?

CANCE: La Musica degli A Tear Beyond è il frutto di una ricerca emotiva e sonora portata avanti da ciascun elemento della band. Le nostre canzoni nascono, si sviluppano, crescono e trovano la loro dimensione definitiva direttamente in sala prove. Ognuno di noi può proporre un'idea di partenza, ma tutto viene poi filtrato dal lavoro di squadra che ne consegue.

CLAUDE: Credo sia molto bello sapere di avere i compagni giusti quando si fa questo mestiere. Lavorando sulle emozioni, non è sempre facile capirsi o capire che cosa ognuno di noi voglia dire con parole o musica. Arrivare sempre ad una linea comune, ad una sola "voce", è molto appagante.

 

 

AAM.: Da poco è uscito dalla band il batterista Vendra, è possibile sapere cosa è successo? E, nel contempo, vi va di presentarci il nuovo membro della band, Skano?

CLAUDE: L'uscita di Vendra dalla band non si fonda su nessun tipo di problema, né con noi né con la musica. E' una scelta di vita. Qualche volta si devono abbandonare alcuni sentieri, quando si sente di aver bisogno di percorrerne altri. Questo gli rende onore e lo salutiamo con affetto. Per quanto riguarda Skano, invece, in realtà è un grande ritorno! Lui era già con noi prima della nascita ufficiale degli A Tear Beyond e con noi ha scritto la canzone del primo album (Beyond) Once Again che è a tutti gli effetti il nostro primo pezzo cronologicamente parlando (infatti è il Prelude Bonus). Anche lui per scelte a quel tempo aveva deciso di continuare su una strada che aveva già intrapreso da tempo ed oggi, alla nostra necessità, ha risposto tornando da noi. Siamo fortunatissimi di avere di nuovo con noi un elemento "perfetto" non solo per la musica che facciamo, ma anche per il nostro approccio alla stessa. Sappiamo non essere facile essere un A Tear Beyond e lui era già sopravvissuto all'esperienza. :) Scherzi a parte, torna con noi un elemento perfetto, un Fratello, a completare di nuovo la nostra Famiglia.

 

 

AAM.: Di chi è la voce femminile che ogni tanto si sente durante alcuni brani di “Humanitales”?

PHIL: E’ una buona domanda e la risposta è che le voci femminili in realtà sono due. La nostra cara amica Sara “Yuna” Gramola, che interviene anche in alcuni brani del precedente album, è un talentuoso soprano lirico-leggero che presta la voce alla band, sia durante le fasi di registrazione, sia in alcune occasioni live. In Humanitales la si può trovare soprattutto durante il ritornello di Sentence o in molte parti di Tales. Altra voce molto presente in questo ultimo disco (es. intro di Angels Out of Grace o di Humanitales) è invece una voce di uno strumento virtuale, suonato quindi con la tastiera, e scelto appositamente per la sua spietata “asetticità”. La voce, vera e finta, è stata scelta di volta in volta in base all’effetto che volevamo dare alla parte.

 

 

AAM.: Quanto sono importanti per voi, al di là della musica, l’aspetto visivo e la teatralità? Mi sembra che siate una band che punta molto su questi particolari, almeno a giudicare dai video che avete girato....

CLAUDE: E' fondamentale anche questo aspetto...ed è un impegno molto difficile da mantenere. E' così importante perché crediamo che lo spettacolo sia da curare a 360°, almeno nel nostro caso. Ci piace pensare che ci sia chi ci apprezza per la musica, chi per i concetti, chi per quello che vede... e chi per tutte e tre le cose. Non vogliamo lasciare nessuno senza il suo piacere. :)

IAN: Come dice Claude, ci teniamo molto a curare anche la parte teatrale del nostro spettacolo dal vivo, sono due parti letteralmente complementari,quando una persona viene a vederci deve riuscire ad entrare completamente nel nostro mondo, e riuscire ad assaporare ogni singola emozione che cerchiamo di esprimere, sia con i testi che con la musica che scriviamo. Per questo abbiamo deciso di arricchire i nostri show di questa parte, per far capire anche a livello visivo, quello che cerchiamo di esprimere, senza mai lasciare nulla al caso......

 

 

AAM.: A proposito di video, cosa ci raccontate delle riprese dei due video di “Behind the curtains I’m dying” e “Angels out of grace”? Chi ha curato la regia e quale relazione hanno con il testo dei singoli brani?

CLAUDE: Entrambi i nostri video sono stati curati da ToFu Films nelle persone di Michele Piazza, Andrea Bianchin e Uber Mancin. La relazione tra immagini e testi è assoluta, ma sono due video particolarmente diversi, sia dal punto di vista della ripresa vera e propria, sia dal punto di vista visivo. In uno (Behind the Curtain's I'm Dying) abbiamo avuto l'onore di farci aiutare da ben 36 comparse e abbiamo creato ambienti e situazioni di grandissimo impatto visivo per par passare il concetto estremamente elaborato, nell'altro (Angels out of Grace) abbiamo scelto di assottigliare il tutto riducendo al minimo l'aspetto visivo, utilizzando una sola comparsa ed eliminando i colori.

Il motivo è semplice, in uno si parla di una storia inventata, sebbene plausibile, in un tempo indefinito e quasi onirico e che nessuno di noi ha conosciuto. Un viaggio dentro la coscienza umana senza tempo. Nell'altro, purtroppo, siamo partiti da una situazione vissuta "dal vivo" e parliamo di un profondo problema di oggi che (incredibilmente) affligge molti giovani. Non è un racconto... è un monito nella speranza che questo male perda la sua forza. E quindi lo abbiamo reso "crudo" e "diretto" come vuole essere un ceffone che ti sveglia.

 

 

AAM.: Trovo che il vostro sound, su una base prettamente gothic, innesti qualcosa di musica elettronica, un po’ di industrial ed un tocco della buona vecchia dark wave degli anni ’80. Vi trovate d’accordo e quali sono le bands che vi hanno ispirato per realizzare la vostra musica?

CANCE: Senz’altro i generi citati hanno influenzato non poco il nostro sound. Moonspell, Nightwish, Rammstein, Deathstars, Diary of Dreams, per citarne solo alcune, sono band che ascoltiamo e apprezziamo, e che, inevitabilmente, possono emergere da un ascolto attento dei nostri brani, anche se, nel corso degli anni, abbiamo cercato di plasmare il nostro sound in maniera assolutamente personale.

CLAUDE: Si può dire che questo risultato si ottenga proprio scrivendo i pezzi come facciamo noi, tutti assieme. Immagina le miriadi di influenze che inseriamo nei nostri pezzi! Ed anche qui sottolineo la bellezza di fare questo viaggio tra di noi, si, ci troviamo d'accordo e nessuno prevale sull'altro... siamo una buona democrazia. :)

 

 

AAM.: Una domanda che mi piace sempre fare riguarda la parte live. Per quale band vi piacerebbe poter un giorno aprire in sede live e per quale motivo?

CANCE: Bella domanda! Se dovessimo scegliere uno tra gli artisti sopracitati (tra cui i Moonspell, ai quali effettivamente abbiamo già aperto in quel di Romagnano Sesia tre anni or sono) forse diremmo Rammstein, per il connubio indissolubile tra Musica e Spettacolo del quale loro sono grandi Alfieri.

IAN: Credo che per affinità musicali, oltre alle bands sopracitate ci piacerebbe molto riuscire a dividere il palco con bands che ci hanno molto ispirato come Nightwish ed Epica, e a livello teatrale ed emotivo, ci piacerebbe riuscire a suonare con band come i Therion.

 

 

AAM.: A proposito di live. Avete già in programma qualche data per supportare dal vivo “Humanitales” che ci potete svelare?

CANCE: Al momento possiamo solo ricordare la data del 14 luglio al Dark Summer Fest, che si terrà presso il Lem Kafè di San Martino Buon Albergo (VR), in compagnia di un’altra solidissima realtà del territorio, gli Animae Silentes.

 

 

AAM: Non ho mai assistito ad un vostro concerto (spero di rimediare presto), ma riuscite a portarvi dietro qualcosa della teatralità che ho visto nei video?

CANCE: Ad ogni Live degli A Tear Beyond non può assolutamente mancare la componente teatrale. Ci accompagnano sempre due abili performers, Zambo e Morgana, che portano in scena su alcune canzoni del nostro set, degli shows che vengono ideati ad hoc dal nostro frontman Claude Arcano, coadiuvato dai performers stessi e della band. L'aspetto visivo è per noi assolutamente fondamentale per poter dar vita ad un Live di spessore.

UNDESC: Per aiutare ancora di più lo spettatore a "perdersi" nel nostro mondo, oltre ai performers usiamo anche vestiti e oggetti di scena. Aiutati da effetti di luce e di fumo cerchiamo, per quanto possibile, di trasformare il nostro live in uno spettacolo teatrale.

 

 

AAM.: Non voglio dilungarmi oltre per non tediare; concludo come consuetudine, lasciando uno spazio a vostra disposizione per un messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

SKANO: Grazie mille a tutti coloro che hanno dedicato qualche minuto per leggere questa nostra intervista. Seguiteci per sapere quali sono i nostri progetti futuri e i prossimi live ai quali naturalmente vi aspettiamo numerosi! E grazie a voi di All Around Metal per questa bella chiacchierata!! Stay tuned!!

 

 

Dario Beretta ed i Drakkar

Venerdì, 22 Giugno 2018 10:05 Pubblicato in Interviste

Allaroundmetal.com ha incontrato Dario Beretta, chitarrista e leader degli storici power metallers Drakkar, per parlare del nuovo EP “Cold winter’s night” e dei progetti futuri della band.

 

AAM.: Ciao Dario e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com! Il vostro nuovo EP “Cold winter’s night” lo dobbiamo considerare come un anticipo di un nuovo album, oppure sarà un’opera a sé stante, un po’ come fu per “Classified” oltre 10 anni fa? In altre parole, state lavorando su un nuovo album ed, in caso positivo, cosa potete svelarci al riguardo?

D.B.: Ciao e grazie a voi per l’interesse! Il nuovo EP è da considerarsi un’opera a sé perché non contiene brani che verranno ripubblicati sul prossimo album. Detto questo, confermo che siamo comunque al lavoro sul prossimo full length. I nuovi brani sono molto ben avviati, tuttavia a livello di arrangiamenti siamo ancora a uno stadio embrionale, quindi è ancora difficile dire esattamente cosa ne verrà fuori. Di sicuro sarà un album che, come sempre nel nostro stile, miscelerà il power metal di origine teutonica con l’heavy metal tradizionale degli anni ’80.

 

 

AAM.: Ma torniamo a “Cold winter’s night”, di cosa parlano i testi? Te ne occupi come sempre tu o ci sono delle variazioni in merito?

D.B.: Ho scritto io i testi di Cold Winter’s Night e Black Sails, ma il testo di Leviathan è opera di Marco, il nuovo chitarrista che da questo EP mi affianca riportando i Drakkar a una formazione a due chitarre, vista finora soltanto nei nostri primissimi demo. Anche a livello compositivo, il grosso di Leviathan è stato scritto da Marco, che sicuramente contribuirà anche in futuro a tutti i livelli, visto che già abbiamo affinato la nostra intesa nell’altra nostra band, i Crimson Dawn. Riguardo agli argomenti, siamo sempre nel campo del fantasy e/o della science fiction: ci piace raccontare storie.

 

 

AAM.: Immagino che vi sarà anche una “part 2” di “Leviathan rising”... ti va di svelarci qualcosa al riguardo?

D.B.: Esatto, la seconda parte è già prevista per il prossimo album. Preferisco non svelare nulla, salvo che la storia prenderà una svolta imprevedibile ispirandosi anche ad alcuni fumetti… ma appunto, preserviamo la sorpresa per il disco!

 

 

AAM.: Chi ha realizzato la copertina e quale legame ha con i testi dei brani? Non avete timore che il classico guerriero con lo spadone possa essere un tantino troppo inflazionato?

D.B.: La copertina è opera di Alessandro Bragalini, lo stesso artista che ha creato anche l’artwork di When Lightning Strikes e di Run With The Wolf. Alessandro come sempre ha creato un’immagine di grande potenza, evocativa, ne siamo molto soddisfatti. Il personaggio rappresentato è Re Artù, e sul retro si possono intravedere Lancillotto e Ginevra, che Artù stesso ha allontanato in vista delle propria battaglia con Mordred. Di questo parla il testo della titletrack. Si tratta della prima volta che ci cimentiamo con i miti arturiani, e quindi per noi rappresenta una novità anche se l’immagine in sé è sicuramente molto classica.

 

 

AAM.: Ancora una volta ci sono stati parecchi cambiamenti nella line-up. Puoi svelarci da cosa deriva questa instabilità? E non pensi che possa influire negativamente sulla carriera della band?

D.B.: È semplicemente dovuta al fatto che una band come la nostra è un grande impegno, in termini di tempo, fatica e professionalità, il quale però non è e non sarà mai un lavoro. Trovare le giuste motivazioni per andare avanti non è sempre facile. L’abbandono di Simone e Paolo è stato dovuto solo alla mancanza di tempo sufficiente a dedicarsi alla band da parte di entrambi. Siamo ancora in ottimissimi rapporti, sono come fratelli per noi, non potevamo che accettare la loro scelta di vita. Ovviamente ogni cambio di lineup rallenta per forza di cose le attività del gruppo, ma è anche vero che io e Davide suoniamo insieme ormai da 18 anni e rappresentiamo la continuità artistico/compositiva della band.

 

 

AAM.: A proposito, che ne dici di presentarci i nuovi arrivati? So che alcuni di loro suonano in altre bands per generi completamente differenti dal power dei Drakkar.....

D.B.: Beh, Simone Pesenti Gritti, il nuovo bassista, è una vecchissima conoscenza: suonava nella prima vera band di Davide, gli Exile, più di 20 anni fa. Negli ultimi anni si era dedicato soprattutto alle cover con i Jack Revolver, ma aveva una gran voglia di tornare a fare musica originale. Con l’abbandono dell’altro Simone, non abbiamo avuto dubbi nel reclutarlo immediatamente. Non solo è un musicista davvero creativo e solido, ma ha anche portato una grandissima ventata di entusiasmo e positività che abbiamo apprezzato tantissimo da subito. Il nuovo batterista, Daniele Ferru, è forse quello con il background più vicino al nostro, dato che ha registrato i primi tre album degli Holy Martyr, una delle band epic metal italiane più apprezzate all’estero. Daniele era fermo da un po’ quando l’abbiamo reclutato, ma anche lui aveva una grandissima voglia di tornare a macinare chilometri dietro la batteria. Umanamente, ci siamo trovati bene da subito e questa per noi è sempre la cosa più importante. Infine, Marco Rusconi: come ho già accennato, io e Marco, oltre a conoscerci da una vita visto che eravamo nella stessa classe al liceo, suoniamo già insieme nei Crimson Dawn (gruppo Epic Doom di cui fa parte anche il nostro tastierista, Lele Laghi) da ormai 7 anni. Il dover cambiare la sezione ritmica del gruppo mi ha convinto a prendere la palla al balzo e tornare a una formazione a due chitarre dopo 20 anni da unico chitarrista. In effetti è un’idea che accarezzavo già da tempo, soprattutto da quando ho deciso di fare sempre più ricorso ad armonizzazioni che arricchissero ulteriormente il nostro sound.

 

 

AAM.: Avete registrato ancora una volta con Mattia Stancioiu; come ci si trova a lavorare con lui nei suoi studi? Hai qualche episodio simpatico da raccontarci avvenuto durante le registrazioni di questi brani?

D.B.: Con Mattia abbiamo un’intesa ormai perfetta, tra l’altro abbiamo registrato da lui anche i dischi dei Crimson, quindi c’è un rapporto che va al di là di quello strettamente lavorativo. Siamo amici e in studio, pur lavorando seriamente e duramente, ci divertiamo sempre parecchio. Aneddoti particolari non me ne vengono in mente, ma forse è perché appunto ci divertiamo talmente tanto che le risate sono quasi la norma!

 

 

AAM.: A proposito dei pezzi dell’E.P., dove e quando è stato registrato live “Invincible”? E come mai avete scelto proprio questa canzone (tra le mie preferite in assoluto della vostra carriera!) dall’ultimo album?

D.B.: Il brano live è tratto dalla nostra esibizione al Born To Fly Festival, tenutosi a novembre 2017 a Torino su iniziativa dei nostri cari amici degli Airborn. È stato il primo concerto in assoluto per la nuova lineup e per questo ci pareva carino documentarlo in qualche modo anche su disco. Riguardo alla scelta del brano, abbiamo semplicemente pescato quello che ci convinceva di più tra quelli registrati quella sera, per energia, carica, coinvolgimento.

 

 

AAM.: E’ un po’ di anni che i vostri dischi escono con la My Kingdom Music? Come vi trovate con questa label ed avete ancora altri dischi da realizzare con loro?

D.B.: Con Francesco di MKM ci siamo sempre trovati benissimo, è una persona seria, con passione per la musica su cui lavora, e che non ci ha mai fatto mancare il suo supporto. Non abbiamo un contratto a lunga scadenza, preferiamo discutere album per album, ma al momento non vedo proprio nessun motivo per cambiare, visto quanto è solida la nostra relazione lavorativa.

 

 

AAM.: Nella precedente intervista, si era parlato del vostro vecchio sito drakkar.it che ormai non esiste più; ci sarà possibilità di rivederlo online prima o poi, oppure vi concentrate esclusivamente sulla pagina di Facebook?

D.B.: Potremmo anche decidere di resuscitarlo, prima o poi. Per ora, però, preferiamo concentrarci sulla pagina Facebook, che è un modo molto più diretto e attivo per restare in contatto con i fan rispetto a una pagina web che, per sua stessa natura, è qualcosa di statico.

 

 

AAM.: Immagino che non sia possibile per i Drakkar vivere dei proventi della propria musica, ti va di raccontarci cosa fa ognuno di voi nella vita di tutti i giorni?

D.B.: Io lavoro nel settore dei videogiochi e mi occupo del coordinamento di traduzioni e doppiaggi. Tra gli altri, c’è chi lavora in negozio, chi accoglie visitatori, chi insegna, chi costruisce satelliti… un po’ di tutto!

 

 

AAM.: Capitolo live. Avete in programma qualche data o un tour per promuovere “Cold winter’s night” ed, in caso positivo, ci puoi svelare qualcosa?

D.B.: Abbiamo fatto due date subito dopo l’uscita di supporto agli Iron Savior ed è stata una gran bella esperienza. Al momento siamo concentrati sul nuovo album, però, quindi per un po’ non abbiamo date in programma. Sicuramente cercheremo di suonare il più possibile quando il nuovo Full-Length sarà in uscita, così da promuoverlo al meglio.

 

 

AAM.: Se potessi scegliere di aprire una serata per una grande band, con chi sceglieresti di condividere il palco?

D.B.: Ci sono tantissime band per cui mi piacerebbe fare da opener. Potendo scegliere e limitandomi solo ai gruppi in attività, forse sceglierei i Judas Priest, che sono da sempre per me un assoluto punto di riferimento, a tutti i livelli.

 

 

AAM.: Credo sia tutto per oggi, grazie mille per la disponibilità e concludo lasciando il consueto spazio finale a tua disposizione per lasciare un messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

D.B.: Grazie a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere fino qui! Continuate a supportare il metal, soprattutto quello italiano, che ne ha davvero bisogno: ci sono tantissime ottime bands qui da noi che non raccolgono nemmeno una porzione infinitesimale di quello che meritano… Ciao!

 

Allaroundmetal.com questa volta è con Filippo Tezza ed Eddie Thespot Lamacchia, rispettivamente voce e chitarra dei Chronosfear, per parlare del loro eccellente debut album omonimo.

 

AAM.: Ciao, grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com! Vi va di raccontarci la storia dei Chronosfear, sin dai tempi in cui vi chiamavate Wings of Destiny?

Fil: Ciao e grazie a voi! I Chronosfear sono nati nel 2003 dalla mente del nostro batterista, Michele Olmi, con il nome di ‘Wings of Destiny’. Inizialmente suonavano cover. Dopo una serie di cambiamenti nella line-up e vari stop, nel 2012 Miky ha rimesso in piedi la band, stavolta con l’idea di suonare musica originale, cambiando il monicker nell’attuale ‘Chronosfear’ e portando la band a registrare un demo nel 2013. Dopodiché c’è stato un ulteriore stop, e la definitiva ripartenza nel 2015, quando Miky mi ha chiamato per entrare nella band come cantante. Mi sono unito quindi a Miky e Baldo (tastiere), in seguito è entrato Xavier (basso) e per ultimo Eddie (chitarra), dopo una lunga ricerca. Alla fine del 2016, con la attuale line-up, la nostra avventura è finalmente cominciata!

 

 

AAM.: Come nasce l’album “Chronosfear”? E di cosa parlano i testi?

Fil: Il nostro esordio è nato dall’intento comune di dare subito vita ad un primo album, senza aspettare troppo tempo. A me è sempre piaciuto comporre, lo faccio da tanti anni, così già prima della stabilizzazione della line-up, ho proposto alla band dei pezzi completi ed arrangiati. Abbiamo la fortuna di essere tutti musicisti preparati e competenti, e non necessitiamo di troppe prove, quindi ognuno si è poi studiato le proprie parti, mettendoci il proprio stile o apportando le proprie eventuali modifiche…così in pochi mesi siamo stati pronti, sia per l’attività live, sia per le registrazioni del nostro album. Alle mie canzoni poi abbiamo aggiunto i tre brani ed intro del demo del 2013, ri-arrangiati e sistemati in linea con gli standard attuali della band. I testi trattano di diversi argomenti: dal terrore della guerra, alla pazzia e alla solitudine, fino a toccare temi che riguardano lo scorrere del tempo e la consapevolezza della fine, vita e morte, sogni e speranze.  

 

 

AAM.: A proposito chi scrive i testi?

Fil: A parte le vecchie canzoni, dei cui testi si era occupato il precedente cantante Leonardo, mi sono occupato io della stesura dei testi delle nuove canzoni. Ci impiego tempo a realizzarli, cerco sempre di elaborare concetti in forma, diciamo, ‘astratta’. Spesso diventa complicato, ma è una cosa che è sempre stata spontanea per me.

 

 

AAM.: Esiste un legame tra la copertina ed i testi dell’album?

Fil: L’idea dell’immagine di copertina deriva da Xavier (bassista). Si è occupato principalmente lui di interfacciarsi con Roberta Cavalleri, l’artista che ha realizzato tutto il packaging e l’artwork del disco. Xavier ha sviluppato l’idea proprio partendo da immagini e sensazioni che le liriche gli trasmettevano. Quindi sì, da questo punto di vista si può dire che la copertina sia legata un po’ ai testi, ma in generale è un’immagine legata al nome ‘Chronosfear’. La clessidra è ovviamente il simbolo del tempo che scorre, e Chronos è la divinità che rappresenta proprio lo scorrere del tempo, nella antica religione e mitologia greca. Il concetto di ‘paura’ traspare invece dalla rappresentazione della sabbia, che scorre da un ambiente accogliente e rassicurante, in alto, ad un luogo nero e morto, in basso.

 

 

AAM.: Come viene creato un brano dei Chronosfear? E’ un lavoro di squadra, oppure è qualcuno di voi che si occupa della stesura delle musiche?

Eddie: Per questo album, Fil ha composto la maggior parte dei brani. Gli altri sono stati ri-arrangiati sempre da Fil, ma appartenevano al vecchio demo dei Chronosfear, con un’altra formazione. Io mi sono occupato del ri-arrangiamento di alcune parti chitarristiche e ho scritto tutti gli assoli.

Fil: Nonostante mi piaccia proporre i pezzi in modo completo nel loro arrangiamento, poi lascio carta bianca ad ognuno, sugli assoli o su eventuali modifiche. Per esempio Eddie si occupa dei suoi assoli, mentre Baldo (tastiere) al contrario il più delle volte li esegue come glieli propongo. Più che come cantante, spesso mi sento quasi più a mio agio nel ruolo di songwriter; le mie proposte si sono fin da subito adattate molto bene alla ‘filosofia’ di questa band e, vedendo che fin dall’inizio tutti le hanno apprezzate, questo mi ha permesso di metterci molta farina del mio sacco in questo primo album. Ne sono sinceramente contento, nonché lusingato.

 

 

AAM.: Dove avete registrato l’album? E c’è qualche episodio simpatico che vi va di raccontarci al riguardo?

Fil: Figura essenziale nella realizzazione pratica dell’album è quella di Francesco Gambarini, con il quale suono negli Empathica, e con cui da ormai 2-3 anni collaboro anche per i miei progetti. Francesco sta facendo esperienza con l’idea di aprire in futuro un suo studio di produzione musicale; si è occupato sia di seguirci nelle registrazioni, sia del mixaggio e mastering dell’album. E’ molto puntiglioso, ci mette passione e dedizione. Ha lavorato benissimo con il mio ultimo album solista, e con il debutto dei Chronosfear ha fatto un lavoro ancora migliore! Episodi simpatici...mmmhhh…ti posso dire che nel periodo di produzione, una o due volte a settimana dopo il lavoro ero sempre da lui a seguire attivamente il mixaggio…beh, il fatto di arrivare lì da una giornata di lavoro, e doversi concentrare di nuovo fino a tarda sera…ti assicuro che spesso già in prima serata la concentrazione si trasformava in risate senza senso e completa disattenzione ahah! Per tutti i vari aspetti che la realizzazione di un album comporta (produzione, registrazione, burocrazia, promozione ecc..), è stato un periodo un po’ impegnativo a livello mentale, ma ne siamo usciti bene. Ah, le voci invece le ho registrate nello studio di Roberto Marconi dei Living Theory.

Eddie: Le chitarre sono state registrate nel mio Asgard Studio a Mantova. Avendo registrato da solo, sono stato molto autocritico e ho cercato di dare il massimo. È stata davvero un’esperienza stimolante che mi ha messo tanto alla prova.

 

 

AAM.: In un periodo storico in cui tutti suonano metal estremo (specie death o black metal) e solo in pochi si dedicano al power metal, perchè i Chronosfear suonano questo genere musicale e quali argomenti usereste per convincere qualcuno ad ascoltare la vostra musica?

Eddie: Per quanto mi riguarda, ho una laurea in chitarra classica in conservatorio. Dunque il mio background classico e il mio amore per il rock/metal mi hanno, per ovvi motivi, avvicinato a questo genere dove le orchestrazioni e i richiami alla musica classica sono molto forti. Le argomentazioni che porto a favore del Power Metal sono l’andamento sempre molto melodico e appunto i continui richiami alla musica classica, che per un profano del genere possono sembrare antitetici.

Fil: Io sono anche un estimatore del metal più estremo, pur restando molto ancorato ai generi melodici, apprezzo molto il black metal, in particolare quello più atmosferico e dalle inflessioni pagan/viking, e diverse cose nel death. Porto avanti dei progetti solisti in entrambi i generi. Tuttavia il metal melodico mi rappresenta maggiormente. Se dovessi convincere qualcuno ad ascoltare i Chronosfear, gli direi semplicemente che è musica di qualità, fatta con la testa, ma soprattutto con cuore e passione.

 

 

AAM.: So che ognuno di voi suona anche in altre bands, quale priorità hanno i Chronosfear per ognuno di voi rispetto agli altri gruppi in cui siete impegnati?

Eddie: I Chronosfear hanno per me la priorità assoluta. Ho un paio di realtà in acustico, e qualche volta suono ancora in concerti di musica classica, ma sempre dando la precedenza a questa band.

Fil: Anche per me i Chronosfear sono diventati una priorità, musicalmente. Erano veramente anni che cercavo una realtà di questo tipo e ora che l’ho finalmente trovata mi ci dedico al 100%, senza trascurare comunque nulla delle altre attività, per quanto possibile.

 

 

AAM.: Cosa fanno i Chronosfear nella vita di tutti i giorni?

Eddie: Sono insegnante di chitarra elettrica ad indirizzo Rock/Metal presso MMI Mantova e insegno anche chitarra classica. L’insegnamento mi permette di gestire la mia vita come musicista a tempo pieno. Per di più sono in una situazione per cui per riuscire a trasmettere agli allievi le giuste nozioni e far capire nel più profondo la meraviglia della musica, entro in competizione con me stesso, cercando di essere il più poliedrico possibile dal punto di vista dei generi musicali e degli artisti.

Fil: Tutti noi abbiamo un lavoro regolare. Io sono un geologo, attualmente lavoro presso una società di ingegneria e consulenze ambientali. Il resto del tempo lo dedico principalmente alla musica.

 

 

AAM.: Ora una domanda che mi piace sempre porre alla prima intervista per allaroundmetal.com; ci svelate quale musicista è stato determinante per la vostra crescita? In altre parole, chi vi ha convinto ad imparare a suonare il vostro strumento o cantare?

Eddie: Fin da molto piccolo mi mettevo gli occhiali da sole, prendevo una chitarra giocattolo regalatami dai miei genitori e facevo finta di cantare in inglese il Rock ‘n’ Roll ahahah! Mio padre strimpella due accordi sulla chitarra. Vedevo lui e, incuriosito dallo strumento, mi avvicinavo per poter dare una pennata con delicatezza. Questo sicuramente ha contribuito a farmi avvicinare a questo strumento stupendo. Il musicista che è stato determinante per la mia crescita è stato sicuramente Mark Knopfler. Prima di avvicinarmi al mondo Metal ero un fan maniaco dei Dire Straits. 

Fil: A pensarci bene, non ho mai avuto nessuno che mi abbia “convinto”, o che sia stata la “molla” per farmi imparare uno strumento. Per me è sempre stato molto naturale ed in crescita con il tempo. Già da piccolo ascoltavo tantissima musica, rock o pop da radio. In casa c’erano molti strumenti, e quindi già canticchiavo o provavo a strimpellare e a scrivere brani. Tutto poi è maturato con il tempo, molto naturalmente. Ovviamente anche io ho i miei “miti” musicali: Kiske, Sammet, Luppi, Turilli, Hansen, Laiho, Åkerfeldt…ce ne sono tanti, tanti punti di riferimento che mi hanno influenzato negli anni.

 

 

AAM.: Argomento live. Riusciremo a vedere i Chronosfear dal vivo? Avete già qualche data in programma che potete svelarci?

Fil: Certamente, siamo attivi dal vivo dallo scorso novembre. Finora ci siamo fatti le ossa e siamo migliorati molto nella nostra intesa on-stage, quindi speriamo di riuscire a suonare ovunque il più possibile! Saremo nel bresciano per due concerti a giugno e luglio, poi a Roma con i Deathless Legacy a luglio, e a Varese con i Frozen Crown ad ottobre…ma per tutti gli aggiornamenti ed i prossimi appuntamenti live non esitate a visitare la nostra pagina facebook!

 

 

AAM.: Guardando nella sfera magica di una chiromante, cosa vedremmo per il futuro dei Chronosfear?

Eddie: Quando vi è un’aspettativa, vi è anche un maggiore rischio di rimanere delusi. Perciò è importante godersi il presente e trarre gioia da tutto ciò che di positivo i Chronosfear potranno ricevere e potranno dare. Però, dato che sognare è ancora permesso gratuitamente, vediamo un po’…il Wembley Stadium gremito?!? Ahahah!

Fil: Ah beh, io mi accontenterei di un bel Wacken! Ahaha, scherzi a parte, ha ragione Eddie: sempre piedi per terra e vedremo dove la strada ci condurrà, nella speranza di crescere sempre come band e come nuova realtà nel mondo del metal.

 

 

AAM.: State partendo per un lungo viaggio, ma potete scegliere solo 3 dischi da portare con voi; quali scegliete escludendo il vostro?

Eddie: Whitesnake – 1987;

            Dire Straits – Alchemy Live;

            Avantasia – Ghostlight.

Fil: Solo tre? Difficilissimo scegliere. Sicuramente il mio album preferito, ‘Nightfall in Middle-Earth’ dei Blind Guardian. Mettiamoci poi dell’ottimo metal italiano, ‘Hastings 1066’ dei Thy Majestie, un album che ancora oggi considero IL disco metal italiano…ed infine, per bilanciare, qualche sonorità un po’ più estrema e cupa, tipo ‘Blackwater Park’ degli Opeth.

 

 

AAM.: Credo di essermi dilungato fin troppo. Concludo come consuetudine l’intervista lasciandovi uno spazio libero per aggiungere un vostro saluto ai lettori di allaroundmetal.com

Eddie: Ciao a tutti!!! Per questo disco abbiamo dato il massimo che potevamo! Acquistate il disco, seguiteci sulle nostre pagine social e vi aspettiamo ai nostri prossimi live!!! Stay Metal!!!

Fil: Grazie mille alla redazione e ai lettori di allaroundmetal! Speriamo di vedervi presto sotto il palco e che possiate tutti apprezzare il nostro album!!

I Frozen Crown si sono raccontati con noi di allaroundmetal.com, dopo il loro splendido esordio discografico dal titolo “The fallen king”. Ecco il resoconto del nostro colloquio.

 

D.: Ciao ragazzi e benvenuti su allaroundmetal.com! Vi va di raccontarci la storia dei Frozen Crown, come si è formata la band e da chi tra voi è partito tutto?

R.: Tutto è nato da Federico (chitarra, voce e tastiere) che dopo la sua esperienza con i Be The Wolf ha deciso di iniziare un progetto metal. Giada, la singer, è stata la prima ad aggiungersi alla formazione, che era originariamente stata concepita come una band da studio. In seguito i Frozen Crown sono diventati una live band vera e propria con l'aggiunta di Filippo, Talia e Alberto, rispettivamente al basso, alla chitarra e alla batteria.

 

 

D.: Come siete arrivati a firmare per la Scarlet Records per il vostro debut album?

R.: Come detto prima, Federico ha già lavorato con Scarlet Records con i suoi Be The Wolf, di conseguenza c'è stata da parte dell'etichetta piena fiducia in questo nuovo progetto.

 

 

D.: Siete una delle poche band con una donna chitarrista; a memoria in Italia ricordo solo gli Starsick System con la mitica Valeria Pizzy Battain al basso, ma null’altro. Come mai, secondo voi, tolte le all female bands, ci sono così poche donne tra i musicisti?

R.: A dir la verità, di band con donne che suonino la chitarra o il basso ne conosciamo più di una. E' sicuramente più raro trovare band in cui sia presente una chitarrista solista nello specifico, ma nella nostra ricerca ne abbiamo conosciute parecchie, prima di imbatterci in Talia (che si è rivelata la migliore sotto ogni punto di vista, e anche la più adatta al progetto a livello stilistico). La scena musicale italiana è piena di donne talentuose e dedite allo strumento, e ci permettiamo di dissentire con la vostra affermazione. Probabilmente molte di esse mantengono un profilo basso semplicemente perché restano concentrate sulla musica, invece di far leva sul loro essere donna per emergere.

 

 

D.: Di cosa parlano i testi di “The fallen king” e chi si occupa della loro stesura? A proposito esiste un concept alla base dei testi?

R.: I testi, scritti da Federico e Giada, sono ispirati alla mitologia norrena, e pur non essendo legati da un concept, sono accomunati dalle stesse atmosfere.

 

 

D.: Chi ha realizzato la copertina del disco e quale legame ha con i testi?

R.: La copertina è a cura di Federico, che è anche un designer / illustratore. Oltre a descrivere l'atmosfera generale del disco e dei testi, l'immagine ha anche il compito di evocare il legame con il passato e con l'Heavy Metal classico che ha parecchio influenzato il nostro sound.

 

 

D.: Come nasce un brano dei Frozen Crown? E’ opera di uno di voi, oppure un lavoro di squadra?

R.: Per quanto riguarda il processo creativo di The Fallen King, si è trattato di un lavoro a cura del solo Federico, con il contributo di Giada su tre dei dieci pezzi, e con l'apporto ritmico di Alberto, che ha scritto e arrangiato le sue parti di batteria. Questo metodo di lavoro è stato principalmente una conseguenza della natura originaria del progetto, che ha lasciato poco spazio agli altri membri, ma per quanto riguarda il futuro della band, tutti avranno sicuramente più spazio in fase compositiva.

 

 

D.: Non so se vi siete resi conto di aver realizzato una bomba di disco; sul nostro sito avete ottenuto 4,5/5, quali sono stati gli altri responsi su siti web e stampa specializzata?

R.: Tendenzialmente abbiamo ricevuto solo recensioni estremamente positive, fatta eccezione per un paio in cui siamo stati accusati di poca originalità. Siamo molto soddisfatti del feedback ricevuto fino ad ora.

 

 

D.: Mentre miriadi di bands agli esordi si mettono a suonare metal estremo (death, black, thrash, ecc.), voi decidete di suonare power metal, un genere parecchio bistrattato e non più all’apice dei gradimenti. Perchè questa scelta?

R.: Il motivo è solo il nostro amore per il genere, unito ad una nostalgia per la fine dei '90 in cui album power meravigliosi hanno visto la luce senza poi essere in grado di lasciare successori all'altezza. Nel nostro disco in ogni caso è possibile trovare anche forti influenze death e black melodico, oltre al classic Heavy Metal menzionato in precedenza.

 

 

D.: So che qualcuno di voi milita anche in altre bands, come si conciliano i Frozen Crown rispetto ad esse; in altre parole, esistono delle priorità o riuscite a metterci lo stesso identico impegno?

R.: I Frozen Crown sono la priorità di tutti noi al momento.

 

 

D.: Quali sono adesso i progetti dei Frozen Crown? Riusciremo a vedervi live, oppure vi siete già messi al lavoro su nuovi pezzi?

R.: Siamo al lavoro su nuovi pezzi, ma stiamo anche organizzando diverse date in Italia e all'estero. Presto annunceremo tutto online sui nostri canali.

 

 

D.: Adesso alcune domande che è mia abitudine porre alla prima intervista per allaroundmetal.com. Quale musicista vi ha ispirato e convinto ad imparare il vostro strumento musicale o a cantare?

R.: Trattandosi di una band con elementi dal background molto diverso tra loro, è difficile dare una risposta univoca. Talia è fortemente influenzata da Kiko Loueiro, da Joe Satriani e da Marty Friedman, mentre Filippo ha un background decisamente lontano dal metal, e più radicato negli anni 90 e nel grunge. Giada, Alberto e Federico invece hanno influenze estremamente varie, che oltre ai vari Nightwish, Blind Guardian e Sonata Arctica, includono anche acts che con il Power Metal hanno a che fare ben poco, come Dark Tranquillity e Nevermore.

 

 

D.: Dovete salvare da un incendio solo 3 cd della vostra collezione, quali scegliete e perchè?

R.: Sarebbe troppo difficile selezionare tre cd in generale, di conseguenza restringeremo il cerchio limitandoci al Power Metal. “Ecliptica” dei Sonata Arctica è una scelta ovvia, trattandosi di uno dei dischi dal songwriting più ispirato in assoluto nel genere, totalmente privo di filler e mai più bissato dagli stessi Sonata (se non con il successivo “Silence”, di poco inferiore al primo). “Dawn Of Victory” dei Rhapsody è il più bel disco Power Metal italiano di sempre, e rappresenta secondo noi l'apice delle capacità compositive e d'arrangiamento del duo Turilli – Staropoli. Tutti i dischi successivi fino a “From Chaos to Eternity” hanno poi visto un continuo perfezionamento da parte della band Triestina, ma “Dawn” è sicuramente il primo disco che consiglieremmo ad un ascoltatore che voglia approcciarsi per la prima volta alla band. “Art Of Life” (più che un disco, una singola canzone della durata di 29 minuti) è il capolavoro degli X Japan, una band che stimiamo moltissimo e che tantissime band (dai Sonata Arctica agli Shaman di Matos) hanno omaggiato negli anni.

 

 

D.: Credo di essermi dilungato abbastanza, grazie per la vostra disponibilità. Lascio, come consuetudine, uno spazio finale per un vostro messaggio ai lettori di allaroundmetal.com?

R.: Grazie per l'intervista, e grazie a tutti i lettori per la loro attenzione. Vi aspettiamo ai prossimi live show dei Frozen Crown!

 

releases

Dalla Scozia il buonissimo Death Metal della one man band Mycelium
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Amon Amarth: un nuovo album sufficiente per dar vita ad un altro tour sfavillante
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
U.D.O.: i colossi del metallo teutonico
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Whirlwind, una perla ispirata ai Running Wild
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Una bomba di Power Metal chiamata Induction
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Leather, un gran bel disco per la singer californiana
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

Conor Brouwer’s Call of Eternity, una nuova metal opera dall'Olanda
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un'altra interessante realta caraibica: gli Omnifariam
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Black Ancestry: Black Metal vecchio stampo
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Neptune, direttamente dagli anni '80
Valutazione Autore
 
2.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Whiteabbey: un'altra splendente gemma nascosta nell'underground
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Wildfire: new Classic Metal sensation
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Consigli Per Gli Acquisti

  1. TOOL
  2. Dalle Recensioni
  3. Cuffie
  4. Libri
  5. Amazon Music Unlimited

Login

Sign In

User Registration
or Annulla