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Ninni Cangiano

Ninni Cangiano

Keep the faith alive!!

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La nostra collaboratrice dal Portogallo, Raffaella Martorelli, ha incontrato Alex Krull degli Atrocity il 12 maggio in occasione del loro concerto a Lisbona; eccovi cosa è venuto fuori dalla loro chiacchierata:

 

AAM: Avete appena rispolverato "Blue Blood", come vi siete sentiti a distanza di così tanti anni nel riportare in studio il vostro primo lavoro ufficiale?

AK: Non proprio il primo lavoro ufficiale, la prima demo…era il 1985 e si, il primo singolo che abbiamo ripreso.
C’è una storia un po’ bizzarra dietro…ci stavamo godendo la 70000tons metal cruise ed eravamo in piscina, con alcuni amici e dei ragazzi della Nuclear Blast, il mio miglior amico Sweeney e lui, mentre guardavamo i Napalm Death, in piscina, ai Caraibi…già questo!!! Lui mi fa: “Alex, Alex, devi fare una cosa, devi registrare Blue Blood…fa 30 anni!” e tutti gli altri erano d’accordo quindi…tornai dalla crociera. Siamo tornati in Germania, ho dovuto chiamare Joris dall’Olanda, che non aveva mai suonato quel pezzo con noi. L’etichetta ci disse: “Se volete far uscire questo singolo prima di questo tour, dovete essere in studio fra due giorni!”
Alla fine è stata una registrazione lampo, molto intensa, ma…adoro come è venuta quella versione! E tutto da certe folli idee ai Caraibi!!!

AAM: Quali direste che sono stati i maggiori cambiamenti di voi come gruppo e come musicisti da quegli inizi ad oggi?

AK: Oh, cavolo, ci sono sempre grandi cambiamenti! Con gli Atrocity siamo sempre alla ricerca di nuove sfide, cerchiamo sempre di essere diversi, migliorarci, andare verso nuovi orizzonti. Soprattutto all’inizio,quando abbiamo formato la band c’era una quaderno bianco da scrivere; negli anni ’90 c’era una sorta di scoperta della musica, tutto lo sviluppo del crossover, quando il gothic metal con le voci femminili stava spopolando, i testi in tedesco, anche il death metal…diciamo che li abbiamo un po’ anticipati, siamo stati dei pionieri, anche con i tecnicismi; nel secondo album per esempio c’erano influenze più sinfoniche, abbiamo collaborato con cantanti di opera, sai, quelle cose che danno una ventata di fresco. Un’altra idea “folle” dopo aver sperimentato un po’ fu decidere di rielaborare dei brani anni ’80 in Werk 80, con cover dei Tears for Fears, Frankie Goes to Hollywood, Bowie, Depeche Mode… (sorrido pensando alla versione di Tainted Love ascoltata mentre camminavo verso il LAV e glie ne parlo) prima di Marilyn Manson! (ride di gusto!) Un sacco di gente ci chiedeva perché, come ci permettevamo di fare una cosa del genere, che alla gente non sarebbe piaciuto…invece diventò un successo.
Siamo qui ad un festival old school death metal, una celebrazione della vecchia scena, un omaggio; I Am Morbid celebra oggi il trentennale di Altars of madness, il primo album dei Morbid Angel, noi suoneremo Blue Blood che è uscito anch’esso 30 anni fa, quindi è una situazione fantastica! Io questo genere me lo porto nel cuore, è parte della mia vita, e con la band è lo stesso, siamo agli estremi sempre.

AAM: Dal vostro punto di vista la scena metal nel vostro paese è peggiorata o migliorata?
AK: Beh, in Germania c’è sempre stato uno zoccolo duro, dei fan molto fedeli…non c’era un granchè, all’epoca in cui abbiamo iniziato, a parte gli Scorpions, o i Kreator, i Destruction, ma oggi, band tipo i Blind Guardian, che iniziarono più o meno nello stesso periodo, sono delle band molto seguite, siamo molto amici; anche medieval bands, tipo gli In Extremo o i Saltatio Mortis, tutti i generi sono molto popolari e hanno grande pubblico, i Rammstein rappresentano il picco di followers per una band tedesca, soprattutto perché hanno dimostrato che i testi in tedesco ci stanno alla grande nel metal ci è voluto un po’ , anche noi abbiamo un sacco di brani o di titoli in tedesco.
Per me è un dono e siamo molto fortunati che ci sia un seguito così forte in Germania, la scena è molto buona, ci sono un sacco di festival, ogni tour in Europa passa dalla Germania e questo mi fa felice.

 

AAM: Pensate di ri-registrare altro materiale del vostro passato, come ad esempio il vostro primo demo "Instigators" che sicuramente pochi dei fan più giovani conoscono?
AK: Instigators??? Ah già, l’abbiamo registrato!!! (ride…) In realtà, quando abbiamo fatto uscire quella roba eravamo già musicalmente più avanti, eravamo già cresciuti e poi abbiamo registrato quella demo…strano, no? Adesso le bands si formano in maniera molto più veloce, registrano più velocemente. Immagina: nell’85 i primi brani, che abbiamo voluto mettere nella demo, mentre il primo album è stato del 1990, quei brani li avevamo già stra-suonati, prima di arrivare ad Hallucination, con la cover art di H.R. Giger in copertina, produzioni di alto livello, post produzione negli USA…Credo che adesso le cose siano un tantino troppo più veloci…comunque, chissà!

 

AAM: Siete sempre stati un gruppo molto sperimentale ed avete attraversato varie fasi musicali nella vostra carriera. Cosa vi ha spinto a tornare alle vostre radici più estreme?
AK: C’è una forza che ti trascina, molto creativa da parte mia e di Thorsten (Bauer, attuale bassista della band), amiamo quello che facciamo quindi lo spirito è sempre lo stesso, devi avercela dentro, quella passione. Non si tratta del successo, né di fare le rock star anche se, devo riconoscerlo, abbiamo girato 50 Paesi, 5 continenti, con questa band e con l’altra, i Leaves Eyes. Poi ci sono i fan che ti danno la forza, che grazie al loro supporto ti danno la possibilità di continuare, o anche i ragazzi dello studio di registrazione, della produzione, della distribuzione, il nostro booking agent, tutti credono in noi ed è importante non “perdersi”, avere una visione comune all’interno della band. Per me come musicista sarebbe noioso ripeter sempre le stesse cose quindi è bello anche fare altre cose.

 

AAM: Cosa ci potete dire invece sul capitolo finale di Okkult? Quando vedrà la luce la terza parte del concept?
AK: Il secondo è appena uscito e io credo proprio che sia un album fantastico, tutti i ragazzi nel bus lo adorano, ho avuto un sacco di feedback positivi da amici e da altri musicisti. C’è stata una grande produzione alle spalle e anch’io ho lavorato alla produzione ai Master Sounds Studios e ora per il terzo capitolo ci sono delle aspettative molto alte e faremo del nostro meglio per fare un album ancora più bello.
Per me è importante fare dei bei brani, in Okkult l’atmosfera è fondamentale e parla di mistero e amore in sonorità death metal e anche il genere di testi nella storia contribuiscono a creare qualcosa fuori dal comune che deve stupire l’ascoltatore.

 

AAM: Con i due "Werk" avete re-interpretato brani pop degli anni '80; a quando un nuovo episodio, magari con pezzi degli anni '90?
AK: Potrebbe anche essere! Me l’hanno chiesto in tanti, eppure, come ti dicevo prima, per il primo Werk tutti pensavano stessimo facendo una follia e poi hanno iniziato a chiederci di fare questo o quel brano e il secondo l’abbiamo fatto 10 anni dopo. Non so se ne faremo un altro, sono sicuro che un sacco di persone se lo aspettano quindi non lo escludiamo, però in questo momento vogliamo fare questo metal estremo, portarlo in tour e faremo sicuramente il terzo Okkult fest

 

AAM: C'è stato un periodo che realizzavate un disco ogni 4 anni, da Okkult avete iniziato a farne ogni 5 anni... il prossimo disco lo ascolteremo nel 2023 o ci sorprenderete?

AK: Vorremmo farlo prima! Adesso stiamo lavorando sul disco dei Leaves Eyes ma sicuramente anche con gli Atrocity registreremo prima…io ci spero davvero! Ovviamente i tempi risentono dei tour in giro per il mondo, proprio prima di questo tour eravamo in Giappone con i Leaves Eyes, siamo tornati da Tokio e il tour bus degli Atrocity era già pronto e…switchi all’altro progetto.

AAM: Tutti voi suonate anche nei Leaves' Eyes, come fate a dividervi tra due tipi di musica così differenti? E quale delle due bands rappresenta la priorità per voi?

AK: Guarda, io sono l’esempio in carne ed ossa…c’è un Alex con in testa la roba tipo Okkult, Misteries of the world ecc, e l’altro Alex che è il vichingo, ci sono due lati anche perché io ho lì le mie origini e poi gioco di ruolo, sono anche membro onorario di un gruppo con cui facciamo battaglie in estate e questo mi stimola anche le idee che poi sviluppo sia con i L.E. che anche con gli Atrocity, ti viene in mente un pezzo e lo scrivi, poi in un secondo momento ci lavori su. Sempre avendo ben distinte, come a compartimenti stagni, le idee delle due band con la loro diversità. Si, in Okkult ci sono comunque delle sonorità più sinfoniche, nei cori soprattutto, che rendono l’album stile film horror, mentre nei L.E. ci sono suoni più da colonna sonora di film epici, con atmosfere vichinghe, che fanno da sottofondo alle saghe nordiche, ci sono molte dinamiche ma anche molte emozioni, mentre con gli Atrocity ci sono un sacco di differenze col death metal classico ed entrambe calzano a pennello su di me. C’è un ampio range di sfumature di suoni da sperimentare ed è una soddisfazione per me come artista lavorare in questo modo.

 

AAM: A proposito dei giochi di ruolo e colonne sonore, vi hanno già chiesto di creare una colonna sonora o di utilizzare dei vostri brani per un film, un video game…

AK: Abbiamo già delle richieste in effetti, e qualcosa è già stato utilizzato in programmi tv o trailer, ci potrebbero essere delle collaborazioni in futuro, magari per delle serie o film addirittura. C’è tanta gente che ha conosciuto Atrocity e L.E. grazie ai trailer, forse più che con le trasmissioni in tv sulla musica. Abbiamo partecipato ad alcune fiere medievali, stavano girando un documentario durante un “gathering” dove si parlava di vicende nordiche e dei vichinghi e, fra i presenti, in molti apprezzano i Leaves Eyes e ci hanno chiesto se potevano utilizzare dei brani o parti di essi per la realizzazione del documentario, quindi si…qualcosa bolle in pentola, già!

 

Alex è un gran chiacchierone, mi ha accolta subito dopo cena e non si è risparmiato in risate e racconti. (n.d.Raffa)

 

Abbiamo avuto l’occasione di avere con noi Dominik “Domme” Paris, campione del mondo di Super-G, nonché grande sciatore, ma anche cantante metal, con i suoi Rise Of Voltage. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

AAM: Ciao Domme il 2019 è stato molto proficuo per te dal punto di vista sportivo. Prima la medaglia d’oro al mondiale in Super-G, poi la coppa del mondo di Super-G, senza contare tutta una serie di vittorie in coppa del mondo, fra cui la mitica Streif a Kitzbuehel. Sei soddisfatto, oppure adesso, a mente fredda, hai qualche rammarico?

DP: Sono molto soddisfatto della stagione.

 

 

AAM: Quanto è importante per te la musica heavy metal e quali sono le tue bands preferite?

DP: Per me è importante la musica Metal perché mi dà un buon equilibrio, mi rilassa e mi carica! Le mie bands preferite sono Pantera, Machine Head, Amon Amarth, Lamb Of God, Mötorhead, Metallica, Rammstein e ce ne sono altre

 

 

AAM: Parlaci dei tuoi Rise Of Voltage per favore, in altre parole facci una presentazione della band per chi ancora non la conosce, formazione, genere suonato, ecc.

DP: La nostra band si chiama Rise of Voltage, una band di Val d`Ultimo e suoniamo Groove/Thrash Metal. Siamo in quattro, chitarra, basso, batteria e voce.

 

 

AAM: So che avete anche realizzato un disco, intitolato “Time”, ti fa di farci una breve descrizione dei pezzi, seguendo la tracklist? A proposito, si tratta forse di un concept album?

DP: Non c’è un concept alla base, abbiamo messo un po’ a caso.

 

 

AAM: Chi ha scelto il titolo del disco? Potremmo dire che la parola “tempo” è fondamentale nella tua vita, sia come atleta che come musicista....

DP: Il titolo “Time” l’abbiamo scelto insieme perché per noi era ora di fare qualcosa di nuovo, fin adesso avevamo fatto solo cover di diversi gruppi o formazioni!

 

 

AAM: Dove avete registrato l’album? Ed hai qualche aneddoto simpatico da raccontarci a riguardo delle sessioni di registrazione?

DP: L’album l’abbiamo registrato al Merano Sound Control Recording Studio! È stata un’esperienza bella per tutti noi, la prima volta che abbiamo registrato un album in studio, é stato molto divertente, è stata necessaria anche tanta concentrazione.

 

 

AAM: Come nasce un brano dei Rise Of Voltage? E’ un lavoro di squadra, oppure si occupa di tutto, sia musica che testi, solo qualcuno di voi?

DP: Le canzoni del primo album sono nate con il chitarrista che ha scritto la musica, poi io ho scritto i testi e, dopo aver provato insieme, abbiamo fatto le ultime correzioni.

 

 

AAM: Molte bands riescono a realizzare anche dei video per la loro musica, voi ne avete realizzato qualcuno o avete in progetto di farlo?

DP: Non siamo ancora riusciti, ci vuole tanto tempo per farlo, e tutti hanno un lavoro nella vita di tutti i giorni, oltre alla passione per la musica; io inoltre sono poco a casa, per quello non abbiamo ancora pensato, forse nel futuro, se ci capita, faremo qualcosa.

 

 

AAM: Con tutti i tuoi impegni in giro per il mondo, riuscite a fare qualche data live con la tua band?

DP: Adesso in estate faremo 3 concerti, di più purtroppo non è possibile a causa dei miei impegni.

 

 

AAM: Quanto è importante l’amicizia per tenere unita una band come la vostra, soprattutto quando i tuoi impegni sportivi ti portano dall’altra parte del mondo?

DP: L’amicizia é sempre importante in tutti casi! I colleghi della band capiscono la mia situazione e quello é fondamentale

 

 

AAM: Nel mondo dello sci, sai se c’è qualche altro atleta, sia uomo che donna, che ascolta o addirittura suona musica metal?

DP: So che qualcuno ascolta il genere metal, ma non so se fanno musica metal, come me.

 

 

AAM: Se dovessi partire per una gara e potessi portarti solo 3 cd della tua collezione, quali sceglieresti?

DP: Pantera - Far Beyond Driven, Machine Head - Unto The Locust e Pantera - Reinventing the Steel

 

 

AAM: Di solito gli sportivi, come i musicisti, sono molto scaramantici. Tu hai qualche scaramanzia particolare prima delle gare?

DP: No, non ho delle scaramanzie.

 

 

AAM: Una curiosità che ho sempre avuto. Cosa fanno gli sciatori quando cala il buio nelle giornate precedenti una gara?

DP: Niente, io vado a cena e dopo mi metto a letto e mi guardo un film, finendo a dormire presto.

 

 

AAM: Diamo uno sguardo alla sfera di un mago e cerchiamo... cosa pensi preveda il futuro dei Rise Of Voltage? E quello di “Domme” Paris? Adesso hai da difendere un bel po’ di titoli.....

DP: Vediamo cosa ci riserva il futuro, noi proviamo a dare il massimo sul palco e poi vedremo come piace alla gente… e, per quanto riguarda lo sci, provo a dare sempre il massimo!

 

 

AAM: Credo di essermi dilungato anche tanto. Concludo ringraziandoti per la disponibilità e gentilezza e ti lascio uno spazio conclusivo per un tuo messaggio finale ai tuoi fans ed ai lettori di allaroundmetal.com.

DP: Posso dire solo grazie a tutti e forse ci vediamo ad un festival!!

 

 

PS. Si ringrazia Lisa Renner per la fotografia.

Steve Vawamas ed il nuovo album degli Athlantis

Mercoledì, 10 Aprile 2019 19:06 Pubblicato in Interviste

 

AAM: Ciao Steve, sono passati 2 anni dall’ultima nostra intervista, era appena uscita la riedizione di “Metalmorphosis” e ti avevo chiesto se anche nel nuovo disco avremmo sentito un po’ di quel sound più tipicamente power. Il titolo “The way to rock’n’roll” ti confesso che mi aveva un po’ fatto temere in un ulteriore ammorbidimento del sound, ma per fortuna ci sono pezzi come le splendide “Letter to a sun” e “Reborn”, ma anche “Prayer to a Lord” a farci ricordare le radici heavy power degli Athlantis. C’è un brano fra questi che preferisci e per quale motivo?

SV: Ciao... diciamo che ogni pezzo lo preferisco più dell’altro...non mi sono mai ammorbidito o non mi sono incazzato più di tanto... io cerco di esprimere quello che sento dentro senza nessun canone o senza nessuna voglia di spingermi più ad un genere che ad un altro... le mie emozioni le butto giù nel mio studio personale, i STEVE VAWAMAS STUDIO, senza preoccuparmi se il pezzo sarà power o heavy...il risultato è quello che si sente nei miei dischi.. non c’è un filone logico... scrivo pezzi e li suono, li registro e li arrangio in fase mixing

 

 

AAM: Ho trovato alquanto eterogeneo questo disco, come tua abitudine; la volta scorsa mi dicesti che ti piace sperimentare... non è che adesso nel prossimo disco ci spiazzi tutti, suonando qualcosa di estremo? Del resto hai Pier Gonella con te in formazione che può portarti qualcosa dei Necrodeath....

SV: Chi può dirlo!!!... ahahahaha sinceramente non sono capace a suonare estremo... o meglio sarei capace, ma non è nelle mie corde... sono già al lavoro su un altro disco... ma anche lì, come dicevo prima, sono un vulcano in continua eruzione ma, al posto della lava, escono emozioni... poi diciamo che Pier Gonella suona quello che io tiro giù in pre-produzione.. mettendoci del suo ovviamente!!! Se no i miei dischi non sarebbero così belli!! Ahahahha!!!

 

 

AAM: A proposito di musicisti che ti accompagnano; Alessandro Bissa era con te già nella ristampa di “Metalmorphosis” e non ha bisogno di presentazione, come per Pier Gonella con cui collabori da anni, come è nata invece la collaborazione con Davide Dell’Orto dei Drakkar?

SV: Una volta ero andato a suonare con i Mastercastle a Busto Arsizio alla comunità giovanile e nella stessa sera suonavano i Verde Lauro di supporto a noi.. nei Verde Lauro milita anche Dave... appena ho ascoltato la sua voce dal vivo mi ha subito colpito ed ho detto a Pier: questa voce la vorrei in un mio disco... e così, dopo pochi anni, sono riuscito ad avere questa stupenda voce nel mio progetto!! Che dire, professionalità armonia e affabilità con questo omone!!! Grande Dave!!!

 

 

AAM: Non trovi anche tu che la sua voce sporca si sposi perfettamente con lo stile di questo album, più aggressivo del precedente?

SW: Certo!!!!! è stata una bella sorpresa perché con i pezzi che avevo tirato giù per questo album la sua voce ha dato quella marcia in più a tutto il disco!!!

 

 

AAM: Hai anche un nuovo tastierista, Stefano Molinari, all’esordio in una band, ti va di presentarcelo?

SV: Devi sapere che io, oltre a fare del metal, suono con parecchie band non solo di metal... qui a Genova esiste questo tastierista con il quale ho diviso parecchi palchi importanti, tipo Mogol e altri concerti prestigiosi in piazze prestigiose.. poi lui suona ormai in pianta stabile con i Beatbox, tributo ai Beatles, e gira tutta l’Italia e tutta l’Europa.. la nostra amicizia si è consolidata al punto di farlo venire nel mio studio a fargli mettere delle note prima nel disco dei Ruxt come special guest.. e, vedendo che la cosa funzionava, l’ho inserito negli Athlantis in pianta stabile!! Avete sentito il suo talento?? Come potevo non reclutarlo nel mio progetto???

 

 

AAM: Come mai un titolo come “The way to rock’n’roll”? Ha qualche legame con i testi o con l’artwork?

SV: The way to rock and roll nasce prima come pezzo scritto a 4 mani in studio con Dave.... da lì, soddisfatti del nostro operato, abbiamo deciso di dare il titolo all’album!!! Così, per scherzo, abbiamo tirato giù il testo negli ultimi 20 minuti di registrazione della voce del pezzo stesso... a quel punto perché non chiamare l’album così???

 

 

AAM: A proposito, a cosa ti sei ispirato realizzando l’artwork?

SV: Diciamo che sono un appassionato del contrasto tra il bene e il male,infatti quale migliore immagine poteva rappresentare questo...un angelo e nello sfondo un demone... il bene e il male... uno che sopraffà l’altro o viceversa!!! Questo è quello che rappresenta la copertina... o meglio quello che avrei voluto rappresentare curando personalmente la grafica!!

 

 

AAM: Di cosa parlano invece i testi? C’è un concept che li lega tra loro per caso?

SV: Ho pensato bene di scrivere questi testi per spiegare queste mie emozioni che mi porto dentro, a parte “Heaven can wait” che lo ha scritto la mia compagna... in quel pezzo sono rappresentate le sue emozioni nei confronti della sorella mancata!!! Penso che parecchie persone possono ritrovarsi in ognuno di questi testi e renderli propri!!!

 

 

AAM: Adoro “Forgive me”, forse il pezzo più bello che tu abbia mai scritto. Mi dà una carica ed un’emozione unica cantarla a squarciagola. A cosa ti sei ispirato scrivendo questa canzone e cosa rappresenta per te?

SV: Come dicevo prima... il perdono che un uomo/donna può chiedere a ad una altra persona mostrandosi vulnerabile di fronte a colei/colui che ormai non ne vuol più sapere!!! Forse le parole mai dette o che non si riescono a dire!!

 

 

AAM: Sei attivo con tantissimi progetti, oltre agli Athlantis, mi vengono in mente i Mastercastle ed i Ruxt; cosa ci dobbiamo aspettare nel 2019 da Steve Vawamas e dalle sue molteplici attività?

SV: Si, in effetti mi sbatto parecchio!!! Ahahahhaa, nel 2019 sicuramente vedremo il nuovo album delle Bellathrix.. il secondo per l’esattezza!!! Con i Mastercastle stiamo valutando di fare qualcosa di buono... con i Ruxt siamo in continuo proliferare pezzi nuovi... diciamo che non mi annoio per niente!!! Poi inoltre sto lavorando ad un nuovo Athlantis, ma sicuro vedrà la luce a febbraio!!! Quindi stay tuned belle cose bollono in pentola!!!

 

 

AAM: Io ci spero sempre, ma ci sarà mai la possibilità di vedere live gli Athlantis fuori dalla Liguria?

SV: Purtroppo mi sa tanto di no!!! Mi spiace per te o per chi ci vorrebbe vedere live... preferisco stare in studio a lavorare su materiale nuovo e scrivere nuove emozioni personali e proporle al pubblico che ci segue... a parte che oggi suonare è diventato sempre più complicato, ma le mie energie preferisco spenderle con gli altri gruppi di cui faccio parte!!!

 

 

AAM: Guardandoti indietro nella tua carriera musicale, c’è qualcosa che non rifaresti e ci puoi svelare perché?

SV: Qualcosa che non rifarei sicuramente no... certo ci sono cose che mi hanno aiutato a capire quello che voglio e non voglio fare.....esperienze che hanno formato la mia persona!!! In ogni caso, tutte le esperienze positive e negative che siano state mi hanno formato come persona e in questo caso come musicista!!

 

 

AAM: Credo di averti tediato anche abbastanza oggi, concludo come consuetudine l’intervista, lasciando uno spazio a tua disposizione per aggiungere un tuo messaggio ai fans degli Athlantis ed ai lettori di allaroundmetal.com

SV: Grazie a voi di allaroundmetal.con per il supporto e lo spazio che date a band underground come noi... il vostro lavoro è ammirevole. Poi voglio ringraziare coloro che hanno comprato e compreranno gli album Athlantis.. ma soprattutto ringrazio te che sei arrivato a leggere sino a sto punto e non hai abbandonato questa intervista alla mia terza riga!!! Non smetto di ringraziare i miei compagni di viaggio Pier, Dave, Stefano, Bix e Daniele Pascali per credere in Athlantis così forte!!! This is the way to rock and roll!!!

In occasione dell’uscita del nuovo album “Crowned in frost”, allaroundmetal.com ha intervistato i Frozen Crown.

 

 

AAM: Ciao e grazie di essere nuovamente qui con noi. Partiamo subito parlando del vostro nuovo album “Crowned in frost”. Di cosa parlano i testi? Si tratta di un concept album forse?

FC: Come per il primo disco, pur essendo tutti i testi legati tra loro, non si tratta di un concept album. Le tematiche sono legate a tre “elementi” principali (Frost, Wind, Time) e descrivono attraverso un immaginario epico / fantasy questioni legate all'attualità.

 

 

AAM: Ho notato un certo indurimento del sound, con parti più aggressive della batteria finanche con passaggi in blast-beat, nonché la presenza della voce maschile in growling. Non è che volete avvicinarvi al melodic death? A cosa è dovuto questa maggiore aggressività?

FC: In realtà c'erano molti più inserti melodic death nel primo disco (così come molte più voci maschili, growl e blast beat). Questi elementi sono stati ridotti rispetto al disco d'esordio “The Fallen King”, e sono presenti in soli due pezzi.

 

 

AAM: A proposito, chi si è occupato del cantato in growling? C’è forse qualche ospite o l’ha fatto qualcuno di voi?

FC: Se ne è occupato Federico (voce, chitarre e tastiere), che è da sempre la nostra voce maschile e il nostro growler.

 

 

AAM: Questa volta diversi brani hanno un minutaggio più elevato rispetto al passato; come mai questa scelta nel songwriting, considerando anche che “Enthroned” e la title track, così come “Arctic gales” e “Neverending”, alla fine dei conti, possono essere considerati un tutt’uno?

FC: La scelta di separare le intro (“Arctic Gales” e “Enthroned”) dalle due tracce principali è pensata unicamente per dare più libertà all'ascoltatore. L'ascolto “consigliato” è quello completo, ma, se vuole, può skippare le intro e andare dritto al sodo. Inoltre avendo fin da subito pensato a Neverending come singolo, non avrebbe avuto senso pubblicarla comprensiva di un'intro così lunga. Non c'è invece una ragione precisa alla base del minutaggio più elevato.

 

 

AAM: Dove avete effettuato le registrazioni del disco e chi ha effettuato mix e mastering?

FC: Andrea Fusini, a Settimo Torinese nel suo Fusix Studio.

 

 

AAM: Anche questa volta Federico Mondelli ha realizzato l’artwork; a cosa si è ispirato e quale legame ha con i testi?

FC: L'artwork (oltre ad essere legato alla tematica del ghiaccio e all'epicità dei testi) rappresenta una versione “beefed up” della figura femminile sulla copertina del nostro primo disco, e simboleggia l'evoluzione del nostro sound, più heavy, true e “guerresco”.

 

 

AAM: Se con il vostro primo album eravate la sorpresa, adesso questo nuovo disco deve essere quello della conferma e dell’affermazione; vi ritenete pronti per il “grande salto”?

FC: Siamo pronti da sempre.

 

 

AAM: Capitolo live. So che avete già pianificato un primo tour per aprile, potete rivelarci qualcosa?

FC:  Il tour di Aprile non è solo pianificato ma è in realtà già annunciato da parecchio tempo. Si tratterà di un tour in giro per l'Europa (prevalentemente Germania), preceduto da uno show a Tokyo.

 

 

AAM: Se aveste la possibilità di scegliere una band per cui aprire un concerto, quale scegliereste e per quale motivo?

FC: Blind Guardian, perché sono il gruppo preferito di almeno tre di noi e perché rappresentano l'essenza di questo sound.

 

 

AAM: Avete realizzato il video del singolo “Neverending”, cosa ci raccontate di questa esperienza?

FC: Abbiamo girato il video sui laghi di Fusine (in Friuli), ed è stato sicuramente il video più faticoso mai realizzato per l'impraticabilità del posto e per il clima. Questo soprattutto perché ci occupiamo in prima persona dei video (trasporti compresi).

 

 

AAM: Avete già girato parecchi video, quanto è importante la parte visiva per i Frozen Crown?

FC: Tantissimo anche perché è strettamente collegata alla musica. I titoli delle canzoni, i testi, i video, gli artwork, definiscono un immaginario di cui la musica è solo una parte.

 

 

AAM: Potete rivelarci quali saranno i pezzi scelti per i prossimi video, se ne avete già in programma altri?

FC: Ovviamente ne abbiamo in programma altri, ma non possiamo rivelarvi quali.

 

 

AAM: Voi suonate power metal; cosa rispondete a chi ritiene che questo genere musicale non abbia ormai più nulla da dire e sistematicamente stronca ogni nuova band?

FC: Il 99% delle recensioni (ti parlo anche di quelle positive ovviamente) che leggiamo ogni giorno sono realizzate da incompetenti che non hanno nulla da spartire con la musica e l'arte, e che nella stragrande maggioranza dei casi non si preoccupano neanche di leggere le due righe introduttive di un disco. Non rispondiamo nulla a queste persone perché sinceramente non sapremmo cosa dire. Noi facciamo musica, non ci interessano le teorie inutili e le chiacchiere.

 

 

AAM: Cosa fate nella vita di tutti i giorni, quando non siete i musicisti dei Frozen Crown?

FC: Federico è un musicista e si occupa a 360° dei Frozen Crown, Alberto (il batterista) è un musicista e insegnante e Talia è sulla buona strada per diventarlo (oltre ad essere per il momento anche una studentessa). La nostra cantante Giada e il nostro bassista Filippo sono invece due professionisti che lavorano in campi distanti dalla musica.

 

 

AAM: Mi pare di essermi dilungato anche abbastanza, vi ringrazio per la disponibilità e concludo, come consuetudine, lasciando uno spazio a vostra disposizione per aggiungere un vostro messaggio finale ai vostri fans ed ai lettori di allaroundmetal.com

FC: Grazie per l'immenso supporto dimostrato in questo anno, speriamo di sorprendervi ancora per tanto tempo.

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