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Ninni Cangiano

Ninni Cangiano

Keep the faith alive!!

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In vista del ventennale dei Kaledon, previsto in ottobre 2018, in esclusiva per allaroundmetal.com, abbiamo riunito tutti e quattro i cantanti della storia della band romana per un'intervista "collettiva": ecco a voi Anthony Drago, Claudio Conti, Marco Palazzi e Michele Guaitoli!

 

AAM: Ciao a tutti e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com, avere tutti i cantanti della storia dei Kaledon riuniti tutti assieme è davvero una grande occasione per chi, come me, è sostanzialmente da sempre un fan della band romana. Ci raccontate come siete entrati in contatto con i Kaledon e cosa vi ha convinto a cantare con loro?

Michele: Ciao Ninni! Fa molto piacere anche a me trovarmi in questa situazione e sarà ancora più piacevole il 12 ottobre quando saremo tutti assieme sullo stesso palco! Nel mio caso la situazione è davvero molto semplice da spiegare: nel 2013 Marco lasciò la band e so che i ragazzi si misero alla ricerca di un nuovo vocalist in tutta Italia, senza porsi limiti di provenienza. Non ho ancora capito bene chi o come arrivarono anche a me e il materiale degli Overtures lì colpì molto positivamente. Alex mi contattò, mi spiegò i progetti della band (che ammetto, a quell’epoca non conoscevo bene) e le richieste e trovando da subito un’intesa organizzammo un’audizione dal vivo. Se sono qui, il resto è chiaro.

Marco: Ricordo molto bene che, mentre suonavo e cantavo con la mia vecchia band (Nobody's Fools), facevo il recensore e web master per una webzine. Il direttore mi ha fatto conoscere Alex al telefono che mi ha invitato ad aprire un concerto ai Kaledon nel 2006 (nel periodo di uscita di CH4). Fummo contentissimi dell'evento, nonostante la differenza di genere musicale. Ricordo di aver legato subito coi musicisti della band, sopratutto con Daniele Fuligni, col quale ci unisce molto l'amore per la musica e gli strumenti musicali anni '70. Diceva che la mia voce gli ricordava Coverdale! Ondate infinite di amore. Mesi dopo, quando Claudio lasciò la band, mi chiamarono a cantare con loro. Un po' la storia di Ronnie James Dio che aprì i concerti ai Deep Purple con gli Elf nel tour di Burn e poi Blackmore li assoldò quando formò i suoi Rainbow! Altre ondate di amore! Ahahahahah!

Anthony: Ciao, un ringraziamento a te e ai lettori di allaroundmetal.com per il supporto alla scena e ai Kaledon. Era il lontano 1998 quando un giorno venni contattato da un amico comune, il noto tastierista soul funk Giorgio Amendolara, il quale mi parlò di un nuovo gruppo power metal in cerca di un cantante. Incontrai quindi Alex Mele che mi fece ascoltare il demo di “In search of Kaledon”. Il brano mi convinse e Alex mi illustrò il suo masterplan: all’ epoca aveva già scritto la saga completa del perduto regno di Kaledon che avrebbe poi sviluppato nei vari capitoli discografici della band. La determinazione di Alex mi convise a lanciarmi in questa nuova avventura musicale. Lavorammo ai brani con la band e dopo molti concerti nella capitale, grazie anche all’aiuto del mai dimenticato Baffo, nell’estate 2000 suonammo al Foro Italico come support act per Ronnie Jams Dio.

Claudio: Parliamo di una cosa come venti anni fa…ne è passato di tempo. Avevo un band con cui ho fatto un cd nel 1999, con una casa discografica tedesca, i River Of Change – Where Reality Cannot Enter. Agli albori quella band aveva come chitarrista Alex Mele con cui strinsi amicizia e anche dopo che andò via dal gruppo i contatti rimasero più che buoni. Cosi, quando decisi di uscire dai River Of Change per l’insoddisfazione del mixing e mastering del cd d’esordio e per divergenze d’opinione sulla direzione musicale della band, Alex mi contattò. Una domenica mattina ci vedemmo e mi fece ascoltare in macchina alcuni brani senza le tracce vocali. Io mi resi conto subito della qualità del materiale e cominciai la mia avventura con i Kaledon.

 

AAM: Ciao Anthony, tu hai cantato solamente sui demo dei Kaledon, ci vuoi raccontare qualcosa di te per chi magari non ha mai avuto occasione di ascoltarti?

Anthony: Con i Kaledon, oltre ai primi introvabili demo CD “Spirit of the Dragon” e “God says yes”, sono uscito nel best of “Mightiest Hits” (nel quale potete ascoltare i sopracitati demo rimasterizzati) e nello studio album “Chapter six” con il live tratto dal concerto del 2008, in occasione del decimo anniversario della band, uscito come bonus disk nell’edizione giapponese. Devo ringraziare i Kaledon perchè attraverso queste pubblicazioni e concerti mi hanno  fatto sentire sempre parte della band. Riguardo la mia carriera come muscista e cantante ho un lungo percorso sia nella musica Heavy Metal, che in altri generi musicali. Prima dei Kaledon suonavo con i Chain Reaction con Fabio Balestrieri (prima in Italia e poi in USA); dopo l’esperienza con i Kaledon ho militato come lead singer nello storico gruppo romano The Raff con i quali, oltre ai concerti con Uriah Heep e Raw Power, abbiamo pubblicato 2 brani sulla compilation Furoricentro del 2002. Dal 2004 al 2014 sono stato il frontman dei riuniti Fingernails, con i quali abbiamo raggiunto un notevole seguito a livello internazionale tra le vecchie e nuove generazioni. Sono presente al microfono su oltre 10 pubblicazioni discografiche della band: vari studio albums, live albums, best of e compilations. Ho collaborato con bands ed artisti di vari generi, ho cantato e composto brani per colonne sonore di cinema e teatro con artisti come Fabio Liberatori, Gaetano Curreri, Giangiacomo Ladisa, Carlo Verdone, Carlo Vanzina, Iceone ed Ugo Gregoretti. Prima di trasferirmi a Londra, io e Richard, ex-bassista dei Fingernails, abbiamo registrato un disco Rock Blues a Los Angeles. Il disco è prodotto da Larry Dunn con la partecipazione di artisti come Fabio Liberatori, Eric Daniel e Claudio Corvino. Al momento sto scrivendo nuove canzoni e continuo a gestire l’etichetta discografica “LA Riot Survivor Records” attiva dal 2011.

 

AAM: Quali ricordi hai degli inizi carriera della band e quali differenze noti negli odierni Alex e Tommy (gli unici superstiti della formazione iniziale) rispetto a come erano 20 anni fa?

Anthony: Alex e Tommy erano 2 ragazzi all’epoca, ma suonavano bene ed avevano già un certo stile: le chitarre viaggiavano in simbiosi. Negli anni ’90 il power metal, prima tedesco e poi scandinavo ed italiano, dominava la scena internazionale. All’epoca usciva un nuovo italian power metal act ogni giorno.... Oggi, a distanza di 20 anni, solo alcuni di questi gruppi sono sopravvissutti affermandosi di diritto: i Kaledon sono sicuramente tra i gruppi italiani del genere noti nel mondo. Di loro ricordo l’entusiasmo e le belle canzoni che avrebbero poi fatto parte del debut album; la differenza che noto oggi è sicuramente la preparazione tecnica e la professionalità acquisita nel corso degli anni. La cosa più bella è il rapporto d’amicizia che li unisce dal 1998. Alex ha lavorato con una determinazione assoluta nel gestire, comporre e promuovere il gruppo.

 

AAM: Ciao Claudio, tu sei stato il cantante dei primi quattro dischi dei Kaledon, cosa ricordi di quel periodo ed adesso, a distanza di tanti anni, c’è qualcosa che non rifaresti più o che magari vorresti rivedere e correggere?

Claudio: Ricordo uno dei periodi più belli della mia vita. Non che non ci fossero incazzature od altro, solo che venivano superate assieme, senza alcuno strascico. Sono stato sempre orgoglioso di essere la voce dei Kaledon. Quello che non rifarei è sicuramente la collaborazione con Christian Ice, un essere subumano con molte facce nascoste, e tutte orrende, celate dietro un’affabilità solo superficiale. Persone del genere sono fatte apposta per distruggere tutto ciò che incontrano, chiunque non gli riconosca quello che loro credono di valere viene travolto dalla personalità di una bestia. Il video che girò di The New Kingdom fu fatto per fare male…proprio immediatamente dopo che gli comunicammo l’intenzione di non registrare il terzo album dei Kaledon nel suo “studio”. La sua “maestria” ha rovinato i primi due album dei Kaledon: pensa che le registrazioni della voce le feci in un buco di un metro e mezzo per un metro e mezzo, al buio, senza nemmeno il ritorno in cuffia della mia voce…

 

AAM: Ciao Marco, tu hai cantato in quattro dischi dei Kaledon ed hai sostanzialmente concluso la “Legend of the forgotten reign”, quanto ha influito nella tua carriera di cantante questo periodo e cosa ti ha insegnato, se c’è qualcosa che ti è stato utile in tal senso?

Marco: Ciao Ninni. Grazie dell'opportunità e della richiesta: la domanda è molto bella e ti ringrazio per averla fatta. Non so se ho mai avuto abbastanza occasioni per ringraziare i Kaledon per tutte le belle esperienze fatte e la grande formazione musicale e professionale che ho ricevuto da loro e dagli anni di duro lavoro insieme. In primis, grandi insegnamenti li ho tratti sia dal lavoro in studio con loro e Giuseppe Orlando (senza nascondere le difficoltà comunicative e di estrazioni musicali diverse), sia dall'attività live in giro per l'Europa e l'Italia, di spalla a Lordi e Rhapsody of Fire e non solo.

In secundis, riconosco di aver appreso da loro un metodo di lavoro che ha completato il mio. Questo sia in ambito musicale, che per quanto riguarda la gestione della band.

In chiusura, devo dire che hanno formato molto anche il mio CV, che mi ha permesso di ricevere molte attenzioni da varie entità, prima su tutte, la mia attuale band (Sailing to Nowhere) che mi chiamò tra le loro fila prima del primo disco, sotto suggerimento di quello che secondo me è il padrino del progetto, l'ex-Kaledon David Folchitto. Non per niente è ospite fisso nei nostri dischi e concerti!

 

AAM: Ciao Michele, tu sei l’attuale cantante dei Kaledon ma, contemporaneamente, anche di altre bands come Temperance ed Overtures. Come fai a dividerti tra i tanti impegni e soprattutto, visti i differenti stili delle bands, come riesci ogni volta a proporre un differente approccio stilistico?

Michele: In realtà questo è l’aspetto più bello! Io di mio ho fatto una scelta di vita molti anni fa: il mio mestiere è fare il musicista. Ho il mio studio di registrazione, tengo lezioni di canto, collaboro con Shure Italia ed ovviamente…canto. Chi è nella mia situazione spesso non solo non vede problematiche nella gestione di più band, ma ne ha addirittura il bisogno visto che è difficile che una sola band possa completare tutte le sfaccettature che la musica può offrire. Con i Kaledon posso tirare fuori il lato prettamente e puramente power metal che è in me, con i Temperance le sonorità più melodiche, con gli Overtures la situazione più progressive e articolata. Portnoy ti direbbe che sono fin troppo poche realtà, ma io non sono Portnoy.

 

AAM: Quali differenze ci sono, se ce ne sono, nel cantare dal vivo con i Kaledon e con le altre tue bands?

Michele: Di differenze ce ne sono moltissime, riguardano sia l’aspetto tecnico che l’aspetto espressivo. I Kaledon sono una band che, da buoni “powermetallari DOC”, basano la composizione con un occhio di riguardo per il virtuosismo vocale, miscelato con l’aggressività del sound - sopratutto in Carnagus -. E’ chiaro che uno show dei Kaledon deve assolutamente curare queste due richieste con molta attenzione. Se nei Temperance cantassi con la stessa aggressività e con la stessa “intenzione” che utilizzo nei concerti dei Kaledon, sarei assolutamente fuori luogo. I Temperance sono infatti una band molto più dolce - fatta eccezione per alcuni brani - dove il messaggio non riguarda assolutamente tematiche epiche, battaglie fantasy, duelli e magie…ma c’è un messaggio di pura positività e gioia di vivere. I brani dei Temperance vogliono lanciare messaggi attuali, positivi e che stimolino l’ascoltatore a godersi il momento e superare i propri limiti. Spesso la questione “tematica” viene ignorata…ma sono fondamentali per il lato espressivo e per la scelta dei colori e dell’interpretazione vocale. Gli Overtures poi sono un mondo ancora differente, dove i brani spesso e volentieri riguardano delle mie esperienze di vita o dei messaggi molto intimi relativi a me stesso…

 

AAM:Ultimamente è uscito il nuovo disco dei Temperance (a proposito, complimenti, una vera e propria bomba!), in cui dividi il ruolo di cantante con Alessia Scolletti; come ci si trova a cantare con una donna?

Michele: Questo è un aspetto ancora più importante e strettamente collegato alla domanda che mi hai fatto un attimo fa. I Temperance sono una band a tre voci, dove non canto solamente io ma anche Alessia..ed anche Marco! Questo aspetto differenzia la band non solo dai Kaledon e dagli Overtures ma da moltissime altre realtà. Nei Temperance non c’è più un frontman, ma c’è un’unica voce formata dal gioco di armonie vocali dei 3 cantanti. E’ qualcosa di assolutamente stimolante perché se da un lato “divide” il ruolo di frontman, dall’altro ha un potenziale espressivo e mette in gioco ognuno di noi in una maniera unica. Ognuno ha il suo spazio, ognuno ha i suoi momenti, ma quando tutti e tre cantiamo contemporaneamente…se tutti sanno dosarsi alla maniera giusta, questa unica grande voce formata dalle tre armonie, avvolge l’ascoltatore in maniera disarmante.

 

AAM: A proposito, lei era una tua corista negli Overtures, così come altre grandi cantanti italiane (Nicoletta Rosellini, Giada Etro, ecc.). Come fai a scovare tutte queste grandissime voci?

Michele: Sono uno che da sempre si è interessato all’underground, ha sempre cercato con interesse e guardato con ammirazione nuove voci e nuove vocalità nel panorama musicale, con un occhio di riguardo per la scena Italiana. Nicoletta è stata una scoperta fantastica fatta proprio con i Kaledon, Giada è una conterranea…Alessia era una mia allieva quindi si può assolutamente dire che il destino ha giocato il suo ruolo in queste scoperte. Pensa che ci sono decine e decine di voci con cui mi piacerebbe collaborare: tralasciando i miei colleghi qui intervistati per cui nutro un incredibile rispetto (e anche in un certo modo gratitudine, visto che se fossero ancora al loro posto io non sarei qui ahhaha), e tralasciando chi ormai si è ampiamente affermato (Luppi, Tiranti, Lione, Sara Squadrani, Alle & co.), ammiro davvero moltissimo Gabriele Gozzi, Fabio Dessi, Giorgia Colleluori, Alessio Accardo, Andrea Barchiesi, Alessandro Rubino e molti altri…

 

AAM: So che insegni anche in una scuola, ci vuoi parlare di questa esperienza?

Michele: L’insegnamento è parte della mia vita da ormai molti anni! Ho iniziato ad insegnare veramente presto, avevo solo 22 anni, presso la “Roland” di Gorizia. Sono convinto che insegnare canto sia qualcosa di magnifico che dà la possibilità non solo di trasmettere conoscenze, ma anche di condividere emozioni, stimolare la passione e la crescita…insomma è davvero un modo per giocare il proprio ruolo nel mondo della musica…senza contare che insegnando si impara davvero moltissimo! Oggi insegno presso la The Groove Factory Music Academy di Udine, una scuola piuttosto prestigiosa in Friuli che si sta espandendo negli anni…basti pensare che abbiamo aperto di recente una seconda sede sempre a Udine ed un punto d’insegnamento presso i Tune Music Lab di Pordenone. Insomma, anche sul fronte didattico, ce la sto mettendo davvero tutta!

 

AAM: Ad un certo punto, la strada di alcuni di voi si è separata da quella dei Kaledon. Vi va di raccontarci le vostre motivazioni e come avete reagito a questo cambiamento?

Anthony: Dopo l’uscita dei demo e dopo il concerto con Dio la band si propose alle etichette discografiche per pubblicare il primo album. La mia voce è sempre stata più Rock rispetto allo stile del cantato power, incentrato  solo su toni alti e puliti, e le riviste mi paragonavano più a Paul Dianno e David Lee Roth che a Micheal Kiske o Timo Kotipelto. Qualche etichetta non gradì un cantato lontano dai canoni del genere, anche se molti addetti ai lavori e i fans apprezzavano la particolarità della mia voce. Così Alex offrì il microfono a Claudio Conti, con cui aveva suonato nel suo primo gruppo (i River of Change), ed io fui chiamato da Chris Bianco per prendere il posto di frontman dei riuniti The Raff: con un sound più classico, votato all’Hard’n’Heavy, i Raff si avvicinavano di più al mio background musicale. Dopo il distacco iniziale con i Kaledon l’amicizia negli anni è andata via via rafforzandosi.

Claudio: Avevo divergenze d’opinione con il resto della band sul mio ruolo di singer e non mi riconoscevo più nella lingua inglese. Fondamentalmente mi ero un po’ stufato dei metallari, ma non certo del metal. Ed ovviamente non di ogni metallaro esistente, anzi… non mi piaceva per niente, e non mi piace, l’attrazione verso il dolore, verso la ribellione violenta e dimostrativa di parecchi. Vigono delle regole non scritte per essere accettato ed osannato: devi dimostrare di essere tosto, violento, nero, gotico, un po’ satanico ed acclamare ogni cosa che sia in correlazione con il sesso. Ma la vita non è assolutamente questo. Se non pensiamo positivamente e alla luce come si può sperare di vivere bene?

Marco: Le motivazioni erano molteplici. Ma fortunatamente ora è tutto passato e ci sentiamo ed incontriamo con piacere.

Principalmente non mi trovavo d'accordo su questioni di gestione della composizione. Nonostante la crescita avvenuta grazie a loro, mi trovavo in disaccordo su varie scelte musicali, ma anche gestionali. I rapporti si incrinarono e le cose non andavano più bene. Ma con l'allontanamento e il tempo che passa e cura ogni ferita, siamo riusciti a ritrovare un buon rapporto umano e coi ragazzi ogni tanto ci sentiamo per vari motivi (col Mele in particolare quando escono i film della saga di Star Wars!!!).

 

AAM: Marco, dopo l’uscita dalla band, hai proseguito la tua carriera nel mondo della musica con i Sailing To Nowhere, ti va di parlarci di questa tua nuova avventura, per chi ancora non conosce il tuo nuovo gruppo?

Marco: Grazie della domanda. Come detto prima, i STN mi hanno contattato mentre erano in cerca di un nuovo cantante. Il suggerimento glielo aveva dato il mitico David Folchitto, e loro non ci credevano nemmeno alla possibilità di avermi con loro. Andrea Lanzillo diceva "Figuriamoci se uno come Palazzi a noi ci prende in considerazione"...ed invece mi piacquero tantissimo. I STN sono un progetto molto importante (per me) e ho potuto portare in loro molto di ciò che ho maturato negli anni, e questo ha portato la band ad un livello superiore. Stiamo solcando molti "mari" grazie a questi 2 dischi. Coi nostri tour abbiamo già "attraccato in molti porti" esteri (Rep. Ceca, Germania, Spagna, Grecia, Ucraina, Russia, Croazia), sempre riportando grandi soddisfazioni.... ma questo è una cosa in comune che avemmo anche coi Kaledon.

 

AAM: Anthony e Claudio, Dopo l’uscita dalla band, avete proseguito nel mondo della musica, adesso avete scelto altre strade?

Anthony: Cantare e comporre sono sempre stati delle costanti nella mia vita. Ho vari interessi ma tutto rimanda alla musica.

Claudio: Ho formato e suonato in una band di Rock/Hard Rock in italiano, i Nemo, per tre anni. Eravamo tutti musiciste formati e con esperienza e mettere insieme quattro teste con le loro convinzioni radicate non è per niente facile. Il progetto naufragò dopo un mini lp e vari live. Poi mi sono preso alcuni anni “sabatici” in cui mi sono dedicato al teatro, come attore, con delle bellissime soddisfazioni, ho scritto e pubblicato un romanzo, un altro è finito e un terzo, l’ultimo, è quasi pronto per essere pubblicato. Mi sono dato all’insegnamento, cosa che mi ha completato. Un anno fa ho deciso di rimettermi in gioco: ho incontrato un gruppo di valenti musicisti di vecchia data dediti a del metal classico ed ho deciso di unirmi a loro. Dai Nemo in poi ho scritto e registrato homemade una cosa come 40-50 canzoni. Ho preso quei testi, quelle linee melodiche e le abbiamo fuse con il resto della band ed abbiamo dato vita agli INTENTO. Suoniamo Metal, e poi Metal e ancora Metal. Rigorosamente nella nostra lingua, l’italiano. Non come i Rhapsody, con le loro epiche liriche che scopiazzano la forma inglese. Siamo, sono, riuscito ad integrare perfettamente italiano e potenza metal, creando qualcosa di singolare e di assolutamente naturale e validissimo. Ascoltare per credere…

 

AAM: Contrariamente a tanti altri frontmen, con capelli lunghi ed atteggiamenti “appariscenti” e provocatori, Claudio tu hai sempre scelto una linea differente, molto più posata e “tranquilla” (se mi passi la definizione), quasi a rompere con le classiche iconografie del mondo metal; come mai hai scelto questo approccio diverso?

Claudio: Beh, in parte ti ho risposto precedentemente…è la musica che deve parlare non le stupidaggini ad effetto che si possono inventare sul palco. Io sono un cantante, non un ballerino né un saltimbanco. E viene fuori sicuramente un immagine luminosa che poi è esattamente quello che sono. Potente e luminosa. E non voglio distrarre, voglio che a comunicare sia la mia voce, il mio viso e i movimenti giusti, non quelli esagerati che si usano, credetemi, al solo scopo di coprire lacune e carenze varie. La voce, la musica, comunica attraverso canali ben più profondi che quello visuale. La scenografia di palco è bellissima se segue e rafforza il messaggio musicale. Non mi piacciono le lunghe presentazioni, né lo scimmiottamento gestuale di cantanti famosi.

 

AAM: Se doveste scegliere alcuni brani del repertorio dei Kaledon che trovate più “vostri”, a cui siete più affezionati e che magari vi piacerebbe cantare ancora, quali scegliereste?

Anthony: Pur avendo tutta la discografia dei Kaledon, di cui apprezzo molto anche i brani più recenti, le canzoni che sento a me più vicine sono quelle iniziali sulle quali ho lavorato personalmente con Alex e il gruppo: Spirit of the Dragon, Thunder in the sky, Army of the undead King, Hero of the Land, In search of Kaledon e God says yes.

Claudio: Mi divertivo molto con Army of The Undead King, Desert Land Of Warriors, Escape From The Jail e Revenge e poi con Voltures In The Air, Clash Of The Titans e New King Of Kaledon. Quelle a cui sono legato sono The Fury, Out Of The Ground, Eyes Of Fire, Hidden Ways, Break The Chant, Shadow of Azrael e Second Fall.

Marco: Sicuramente The God beyond the man, per ovvi motivi affettivi (la mia prima canzone e video con loro) che ancora suono e canto con il mio progetto solista in formazione. Sicuramente anche Black clouds, Coming back to our land e My personal hero (per questioni di paternità), ma anche A wounded friend, The end of the green power, The way to home, e molte altre del periodo di Claudio Conti, come In search of Kaledon, Desert land of warriors, Revenge, Great night in the land, Into the fog...

Michele: Beh, immagino che tu intenda “escludendo” i brani di Carnagus nel mio caso, che in effetti è l’unico album in cui ho inciso le mie parti vocali dall’inizio alla fine. Ti confesso che ci sono tre brani in particolare che pur non essendo stati scritti “sulla mia voce”, sento davvero miei. Si tratta di The God Beyond the Man, The end of the Green Power e The Angry Vengeance. Dal vivo credo siano tre momenti in cui ogni volta che il pezzo parte, sento un’emozione particolare… sono brani che danno possibilità di sfumature sempre differenti e che stimolano tantissimo sia il lato tecnico che il lato espressivo… insomma, sono “un vero piacere” da cantare!

 

AAM: Il 12 ottobre ci sarà il concerto del ventennale della band, parteciperete anche voi “ex”? Ed, in caso affermativo, potete svelarci quali saranno i pezzi che canterete, se sono già stati decisi?

Anthony: Confermo la mia presenza sul palco per questo storico evento a Roma. Sono previsti molti brani e cambi palco, ma al momento non sono in grado di fare anticipazioni riguardo la scaletta dallo show. Spero che, oltre ai musicisti, si possa condividere il microfono con tutti i cantanti che hanno fatto la storia della band.

Claudio: No, non parteciperò. Nessun rancore anzi, i rapporti sono amichevoli e non c’è volta che ci sentiamo in cui non rinnovi loro i miei complimenti per quello che stanno facendo e gli auguri sinceramente tutto il buono che si meritano. Questo potrà forse sembrare strano a parecchi, ma ciò che è passato è passato, non si può rivivere, né celebrarlo. Il miglior modo per farlo è vivere bene le situazioni quando ci siamo dentro.

Marco: Ma davvero? Io non ne sapevo proprio niente! Ahahahahah! Non rivelo niente, se non che sarà una seratona e ci divertiremo un mondo!

 

AAM: Siamo arrivati alla conclusione. Grazie di essere stati qui con noi, sappiate che per me, da fan dei Kaledon, è stata un’emozione grande poter avere a che fare con tutti voi assieme ed anche chi, come Claudio ed Anthony, non avevo più notizie da tempo. Concludo, come tradizione, lasciando uno spazio libero a vostra completa disposizione per un vostro messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

Anthony: In una notte di tempesta un fulmine si è abbattuto sul mio castello nella Waltham Forest, ai bordi della metropoli di Londinium. La voce di Antilius, Re di Kaledon, risuonava nello schianto dei tuoni: era il richiamo alle armi, una missione per far brillare la fiamma dell’immortale metallo ed unirmi ai cavalieri del Regno perduto. E’ tempo di indossare la mia armatura d’acciaio e lasciare dunque alle mie spalle la grande terra d’Albione. Cavalcando sul fuoco del Drago che mi sostiene attraverserò l’Europa fino alla Capitale eterna, l’immensa ed insuperata Roma Caput Mundi, dove il 12 ottobre del 2018 si terrà il grande duello con la storia: il male e il bene si scontreranno ad armi impari. Venite armati fino ai denti di passione, libertà, ribellione e fierezza per sostenere a gran voce i Kaledon in questo imperdibile ventesimo anniversario che li ha portati oltre l’orizzonte del tempo, delle mode e del Rock’n’Roll.

Claudio: Ascoltate sempre buona musica, quella che vi tocca in profondità. Cercate di discernere e di non seguire fantomatici guru o detentori di fede di nessun tipo. Apprezzate il nuovo e non ristagnate nel vecchio…e date un ascolto agli INTENTO se vi capiterà in futuro. Grazie.

Marco: E' stato un vero piacere! Anche perché mentre rispondo alle domande, mi sono messo Chapter VI in sottofondo e sto scapocciando come un matto....il Mele ha già ricevuto materiale video! Ahahaha! Tornando seri, ringrazio voi per l'intervista e tutti gli amici e fans che continuano a sostenere la musica originale. In conclusione, mi unisco agli altri Kaledon nel salutarvi col consueto "May the dragon be with you"!

Michele: Beh, stavolta il messaggio non può che essere un invito! Credo di aver avuto la fortuna di essere entrato a far parte di una band che, al di là del gusto e delle scelte musicali (che sono assolutamente qualcosa di soggettivo), ha fatto oggettivamente la storia del power metal italiano. Stiamo parlando di una realtà che è nata ormai nel 1998 (io avevo solo 13 anni!!!) e che malgrado tutte le difficoltà nel percorso, da aggiungersi alle normali difficoltà che qualsiasi band underground ha…è tuttora qui a raccontare di sé, produce ancora dischi e si mette ancora in gioco dal vivo con lo stesso spirito del passato, se non forse ancora più “fuoco” dentro. Alex e Tommy meritano davvero la stima di tutti quelli che come me, anni dopo di loro lottano e ricercano la propria strada. Io non posso che ringraziarli anche qui, pubblicamente, per il regalo che mi fanno ogni volta che salgo sul palco con loro.

 

Gli A Tear Beyond al completo ci hanno tenuto compagnia per un po’, parlandoci del loro essere band e del loro ultimo disco “Humanitales”. Eccovi il resoconto della nostra chiacchierata.

 

AAM.: Ciao e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com; vi va di parlare della storia degli A Tear Beyond per chi ancora non vi conosce?

UNDESC:Ciao e grazie a voi per la possibilità di parlare con il vostro pubblico. La storia degli Atb inizia nel 2008, dalle ceneri di un'altra band. Io, Ian e Claude abbiamo iniziato a cercare le parti mancanti che avrebbero poi formato la nuova band. Prima con Vendra, poi con Mantus ed infine con Cance, siamo riusciti a costruire qualcosa di nuovo ed unico (almeno per noi). Qualcosa che avrebbe coniugato musica e teatro, di modo che lo spettatore venisse catapultato dentro il nostro mondo. Così sono nate Le Maschere, le loro diverse personalità, gli spettacoli con i performers e gli oggetti di scena. Il primo album, "Beyond" , è stato l'inizio. Abbiamo imparato a scrivere le canzoni seguendo i testi e viceversa, pensando a quali sentimenti volevamo instillare nell'ascoltatore. Un lavoro forse un po' acerbo, ma dentro c'è tutto il nostro mondo. Il secondo album, "Maze of Antipodes", è stato il perfezionamento del nostro modo di scrivere e raccontare. Sicuramente più raffinato e maturo di "Beyond" ma ormai la formula EP iniziava a starci stretta. Con "Humanitales" abbiamo voluto cambiare un po' le cose, azzardare e sperimentare di più. E, guardando al lavoro finito, non potremmo esserne più soddisfatti.

 

 

AAM.:Parliamo di “Humanitales”, ho letto che sostanzialmente si tratta di una specie di concept album che parla appunto dell’essere umano; vi va di spiegarci di cosa si tratta? A proposito, chi si occupa nella band della stesura dei testi?

CLAUDE: A livello concettuale “Humanitales” nasce fondamentalmente da una sorta di analisi dell’Uomo (anche direttamente su di me) e della Società che, da qualche tempo, inevitabilmente mi ritrovo a fare.

I motivi? Credo siano molti, ma in primis c’è il fatto che mi ritrovo spesso a non riconoscermi nel mondo che mi circonda… a non riuscire a giustificare ciò che a volte l’Uomo fa e come lo vive (o perlomeno a non riuscire a farlo più)… al tentativo, quindi, di studiarlo e di andare alla ricerca dei moti più profondi dell’animo umano (originariamente “puro”) e di come questi, contaminati dall’esterno (la Società), lo modifichino spesso in modo estremo.

E quindi ho iniziato ad immaginare storie di agi e disagi degli individui che non hanno facoltà di dominio su di essi. Evidenziando come, a mio avviso, chi non è adatto al cambiamento, nella società di oggi, rischi di soccombere.

Esula leggermente da questa linea "Tale" che invece è un vero e proprio racconto di vita da prima di nascere a dopo. Qui ho messo dentro molto della mia (per fortuna e purtroppo) esperienza diretta.

Quindi chi si occupa della stesura dei testi e dello sviluppo dei concetti sono io che li comunico alla band in modo molto profondo e, con grandissima meraviglia, ogni volta, loro riescono a trasformare il tutto nella musica adeguata.

A proposito di questo, invito chi legge ad andare a dare uno sguardo alla pagina dei Concetti che sto, pian piano, sviluppando nel nostro sito. https://www.atearbeyond.com/conceptual-compendium/

 

 

AAM.: Come nascono, invece, le musiche della band? E’ un lavoro di squadra, oppure è solo uno di voi che se ne occupa?

CANCE: La Musica degli A Tear Beyond è il frutto di una ricerca emotiva e sonora portata avanti da ciascun elemento della band. Le nostre canzoni nascono, si sviluppano, crescono e trovano la loro dimensione definitiva direttamente in sala prove. Ognuno di noi può proporre un'idea di partenza, ma tutto viene poi filtrato dal lavoro di squadra che ne consegue.

CLAUDE: Credo sia molto bello sapere di avere i compagni giusti quando si fa questo mestiere. Lavorando sulle emozioni, non è sempre facile capirsi o capire che cosa ognuno di noi voglia dire con parole o musica. Arrivare sempre ad una linea comune, ad una sola "voce", è molto appagante.

 

 

AAM.: Da poco è uscito dalla band il batterista Vendra, è possibile sapere cosa è successo? E, nel contempo, vi va di presentarci il nuovo membro della band, Skano?

CLAUDE: L'uscita di Vendra dalla band non si fonda su nessun tipo di problema, né con noi né con la musica. E' una scelta di vita. Qualche volta si devono abbandonare alcuni sentieri, quando si sente di aver bisogno di percorrerne altri. Questo gli rende onore e lo salutiamo con affetto. Per quanto riguarda Skano, invece, in realtà è un grande ritorno! Lui era già con noi prima della nascita ufficiale degli A Tear Beyond e con noi ha scritto la canzone del primo album (Beyond) Once Again che è a tutti gli effetti il nostro primo pezzo cronologicamente parlando (infatti è il Prelude Bonus). Anche lui per scelte a quel tempo aveva deciso di continuare su una strada che aveva già intrapreso da tempo ed oggi, alla nostra necessità, ha risposto tornando da noi. Siamo fortunatissimi di avere di nuovo con noi un elemento "perfetto" non solo per la musica che facciamo, ma anche per il nostro approccio alla stessa. Sappiamo non essere facile essere un A Tear Beyond e lui era già sopravvissuto all'esperienza. :) Scherzi a parte, torna con noi un elemento perfetto, un Fratello, a completare di nuovo la nostra Famiglia.

 

 

AAM.: Di chi è la voce femminile che ogni tanto si sente durante alcuni brani di “Humanitales”?

PHIL: E’ una buona domanda e la risposta è che le voci femminili in realtà sono due. La nostra cara amica Sara “Yuna” Gramola, che interviene anche in alcuni brani del precedente album, è un talentuoso soprano lirico-leggero che presta la voce alla band, sia durante le fasi di registrazione, sia in alcune occasioni live. In Humanitales la si può trovare soprattutto durante il ritornello di Sentence o in molte parti di Tales. Altra voce molto presente in questo ultimo disco (es. intro di Angels Out of Grace o di Humanitales) è invece una voce di uno strumento virtuale, suonato quindi con la tastiera, e scelto appositamente per la sua spietata “asetticità”. La voce, vera e finta, è stata scelta di volta in volta in base all’effetto che volevamo dare alla parte.

 

 

AAM.: Quanto sono importanti per voi, al di là della musica, l’aspetto visivo e la teatralità? Mi sembra che siate una band che punta molto su questi particolari, almeno a giudicare dai video che avete girato....

CLAUDE: E' fondamentale anche questo aspetto...ed è un impegno molto difficile da mantenere. E' così importante perché crediamo che lo spettacolo sia da curare a 360°, almeno nel nostro caso. Ci piace pensare che ci sia chi ci apprezza per la musica, chi per i concetti, chi per quello che vede... e chi per tutte e tre le cose. Non vogliamo lasciare nessuno senza il suo piacere. :)

IAN: Come dice Claude, ci teniamo molto a curare anche la parte teatrale del nostro spettacolo dal vivo, sono due parti letteralmente complementari,quando una persona viene a vederci deve riuscire ad entrare completamente nel nostro mondo, e riuscire ad assaporare ogni singola emozione che cerchiamo di esprimere, sia con i testi che con la musica che scriviamo. Per questo abbiamo deciso di arricchire i nostri show di questa parte, per far capire anche a livello visivo, quello che cerchiamo di esprimere, senza mai lasciare nulla al caso......

 

 

AAM.: A proposito di video, cosa ci raccontate delle riprese dei due video di “Behind the curtains I’m dying” e “Angels out of grace”? Chi ha curato la regia e quale relazione hanno con il testo dei singoli brani?

CLAUDE: Entrambi i nostri video sono stati curati da ToFu Films nelle persone di Michele Piazza, Andrea Bianchin e Uber Mancin. La relazione tra immagini e testi è assoluta, ma sono due video particolarmente diversi, sia dal punto di vista della ripresa vera e propria, sia dal punto di vista visivo. In uno (Behind the Curtain's I'm Dying) abbiamo avuto l'onore di farci aiutare da ben 36 comparse e abbiamo creato ambienti e situazioni di grandissimo impatto visivo per par passare il concetto estremamente elaborato, nell'altro (Angels out of Grace) abbiamo scelto di assottigliare il tutto riducendo al minimo l'aspetto visivo, utilizzando una sola comparsa ed eliminando i colori.

Il motivo è semplice, in uno si parla di una storia inventata, sebbene plausibile, in un tempo indefinito e quasi onirico e che nessuno di noi ha conosciuto. Un viaggio dentro la coscienza umana senza tempo. Nell'altro, purtroppo, siamo partiti da una situazione vissuta "dal vivo" e parliamo di un profondo problema di oggi che (incredibilmente) affligge molti giovani. Non è un racconto... è un monito nella speranza che questo male perda la sua forza. E quindi lo abbiamo reso "crudo" e "diretto" come vuole essere un ceffone che ti sveglia.

 

 

AAM.: Trovo che il vostro sound, su una base prettamente gothic, innesti qualcosa di musica elettronica, un po’ di industrial ed un tocco della buona vecchia dark wave degli anni ’80. Vi trovate d’accordo e quali sono le bands che vi hanno ispirato per realizzare la vostra musica?

CANCE: Senz’altro i generi citati hanno influenzato non poco il nostro sound. Moonspell, Nightwish, Rammstein, Deathstars, Diary of Dreams, per citarne solo alcune, sono band che ascoltiamo e apprezziamo, e che, inevitabilmente, possono emergere da un ascolto attento dei nostri brani, anche se, nel corso degli anni, abbiamo cercato di plasmare il nostro sound in maniera assolutamente personale.

CLAUDE: Si può dire che questo risultato si ottenga proprio scrivendo i pezzi come facciamo noi, tutti assieme. Immagina le miriadi di influenze che inseriamo nei nostri pezzi! Ed anche qui sottolineo la bellezza di fare questo viaggio tra di noi, si, ci troviamo d'accordo e nessuno prevale sull'altro... siamo una buona democrazia. :)

 

 

AAM.: Una domanda che mi piace sempre fare riguarda la parte live. Per quale band vi piacerebbe poter un giorno aprire in sede live e per quale motivo?

CANCE: Bella domanda! Se dovessimo scegliere uno tra gli artisti sopracitati (tra cui i Moonspell, ai quali effettivamente abbiamo già aperto in quel di Romagnano Sesia tre anni or sono) forse diremmo Rammstein, per il connubio indissolubile tra Musica e Spettacolo del quale loro sono grandi Alfieri.

IAN: Credo che per affinità musicali, oltre alle bands sopracitate ci piacerebbe molto riuscire a dividere il palco con bands che ci hanno molto ispirato come Nightwish ed Epica, e a livello teatrale ed emotivo, ci piacerebbe riuscire a suonare con band come i Therion.

 

 

AAM.: A proposito di live. Avete già in programma qualche data per supportare dal vivo “Humanitales” che ci potete svelare?

CANCE: Al momento possiamo solo ricordare la data del 14 luglio al Dark Summer Fest, che si terrà presso il Lem Kafè di San Martino Buon Albergo (VR), in compagnia di un’altra solidissima realtà del territorio, gli Animae Silentes.

 

 

AAM: Non ho mai assistito ad un vostro concerto (spero di rimediare presto), ma riuscite a portarvi dietro qualcosa della teatralità che ho visto nei video?

CANCE: Ad ogni Live degli A Tear Beyond non può assolutamente mancare la componente teatrale. Ci accompagnano sempre due abili performers, Zambo e Morgana, che portano in scena su alcune canzoni del nostro set, degli shows che vengono ideati ad hoc dal nostro frontman Claude Arcano, coadiuvato dai performers stessi e della band. L'aspetto visivo è per noi assolutamente fondamentale per poter dar vita ad un Live di spessore.

UNDESC: Per aiutare ancora di più lo spettatore a "perdersi" nel nostro mondo, oltre ai performers usiamo anche vestiti e oggetti di scena. Aiutati da effetti di luce e di fumo cerchiamo, per quanto possibile, di trasformare il nostro live in uno spettacolo teatrale.

 

 

AAM.: Non voglio dilungarmi oltre per non tediare; concludo come consuetudine, lasciando uno spazio a vostra disposizione per un messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

SKANO: Grazie mille a tutti coloro che hanno dedicato qualche minuto per leggere questa nostra intervista. Seguiteci per sapere quali sono i nostri progetti futuri e i prossimi live ai quali naturalmente vi aspettiamo numerosi! E grazie a voi di All Around Metal per questa bella chiacchierata!! Stay tuned!!

 

 

Dario Beretta ed i Drakkar

Venerdì, 22 Giugno 2018 10:05 Pubblicato in Interviste

Allaroundmetal.com ha incontrato Dario Beretta, chitarrista e leader degli storici power metallers Drakkar, per parlare del nuovo EP “Cold winter’s night” e dei progetti futuri della band.

 

AAM.: Ciao Dario e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com! Il vostro nuovo EP “Cold winter’s night” lo dobbiamo considerare come un anticipo di un nuovo album, oppure sarà un’opera a sé stante, un po’ come fu per “Classified” oltre 10 anni fa? In altre parole, state lavorando su un nuovo album ed, in caso positivo, cosa potete svelarci al riguardo?

D.B.: Ciao e grazie a voi per l’interesse! Il nuovo EP è da considerarsi un’opera a sé perché non contiene brani che verranno ripubblicati sul prossimo album. Detto questo, confermo che siamo comunque al lavoro sul prossimo full length. I nuovi brani sono molto ben avviati, tuttavia a livello di arrangiamenti siamo ancora a uno stadio embrionale, quindi è ancora difficile dire esattamente cosa ne verrà fuori. Di sicuro sarà un album che, come sempre nel nostro stile, miscelerà il power metal di origine teutonica con l’heavy metal tradizionale degli anni ’80.

 

 

AAM.: Ma torniamo a “Cold winter’s night”, di cosa parlano i testi? Te ne occupi come sempre tu o ci sono delle variazioni in merito?

D.B.: Ho scritto io i testi di Cold Winter’s Night e Black Sails, ma il testo di Leviathan è opera di Marco, il nuovo chitarrista che da questo EP mi affianca riportando i Drakkar a una formazione a due chitarre, vista finora soltanto nei nostri primissimi demo. Anche a livello compositivo, il grosso di Leviathan è stato scritto da Marco, che sicuramente contribuirà anche in futuro a tutti i livelli, visto che già abbiamo affinato la nostra intesa nell’altra nostra band, i Crimson Dawn. Riguardo agli argomenti, siamo sempre nel campo del fantasy e/o della science fiction: ci piace raccontare storie.

 

 

AAM.: Immagino che vi sarà anche una “part 2” di “Leviathan rising”... ti va di svelarci qualcosa al riguardo?

D.B.: Esatto, la seconda parte è già prevista per il prossimo album. Preferisco non svelare nulla, salvo che la storia prenderà una svolta imprevedibile ispirandosi anche ad alcuni fumetti… ma appunto, preserviamo la sorpresa per il disco!

 

 

AAM.: Chi ha realizzato la copertina e quale legame ha con i testi dei brani? Non avete timore che il classico guerriero con lo spadone possa essere un tantino troppo inflazionato?

D.B.: La copertina è opera di Alessandro Bragalini, lo stesso artista che ha creato anche l’artwork di When Lightning Strikes e di Run With The Wolf. Alessandro come sempre ha creato un’immagine di grande potenza, evocativa, ne siamo molto soddisfatti. Il personaggio rappresentato è Re Artù, e sul retro si possono intravedere Lancillotto e Ginevra, che Artù stesso ha allontanato in vista delle propria battaglia con Mordred. Di questo parla il testo della titletrack. Si tratta della prima volta che ci cimentiamo con i miti arturiani, e quindi per noi rappresenta una novità anche se l’immagine in sé è sicuramente molto classica.

 

 

AAM.: Ancora una volta ci sono stati parecchi cambiamenti nella line-up. Puoi svelarci da cosa deriva questa instabilità? E non pensi che possa influire negativamente sulla carriera della band?

D.B.: È semplicemente dovuta al fatto che una band come la nostra è un grande impegno, in termini di tempo, fatica e professionalità, il quale però non è e non sarà mai un lavoro. Trovare le giuste motivazioni per andare avanti non è sempre facile. L’abbandono di Simone e Paolo è stato dovuto solo alla mancanza di tempo sufficiente a dedicarsi alla band da parte di entrambi. Siamo ancora in ottimissimi rapporti, sono come fratelli per noi, non potevamo che accettare la loro scelta di vita. Ovviamente ogni cambio di lineup rallenta per forza di cose le attività del gruppo, ma è anche vero che io e Davide suoniamo insieme ormai da 18 anni e rappresentiamo la continuità artistico/compositiva della band.

 

 

AAM.: A proposito, che ne dici di presentarci i nuovi arrivati? So che alcuni di loro suonano in altre bands per generi completamente differenti dal power dei Drakkar.....

D.B.: Beh, Simone Pesenti Gritti, il nuovo bassista, è una vecchissima conoscenza: suonava nella prima vera band di Davide, gli Exile, più di 20 anni fa. Negli ultimi anni si era dedicato soprattutto alle cover con i Jack Revolver, ma aveva una gran voglia di tornare a fare musica originale. Con l’abbandono dell’altro Simone, non abbiamo avuto dubbi nel reclutarlo immediatamente. Non solo è un musicista davvero creativo e solido, ma ha anche portato una grandissima ventata di entusiasmo e positività che abbiamo apprezzato tantissimo da subito. Il nuovo batterista, Daniele Ferru, è forse quello con il background più vicino al nostro, dato che ha registrato i primi tre album degli Holy Martyr, una delle band epic metal italiane più apprezzate all’estero. Daniele era fermo da un po’ quando l’abbiamo reclutato, ma anche lui aveva una grandissima voglia di tornare a macinare chilometri dietro la batteria. Umanamente, ci siamo trovati bene da subito e questa per noi è sempre la cosa più importante. Infine, Marco Rusconi: come ho già accennato, io e Marco, oltre a conoscerci da una vita visto che eravamo nella stessa classe al liceo, suoniamo già insieme nei Crimson Dawn (gruppo Epic Doom di cui fa parte anche il nostro tastierista, Lele Laghi) da ormai 7 anni. Il dover cambiare la sezione ritmica del gruppo mi ha convinto a prendere la palla al balzo e tornare a una formazione a due chitarre dopo 20 anni da unico chitarrista. In effetti è un’idea che accarezzavo già da tempo, soprattutto da quando ho deciso di fare sempre più ricorso ad armonizzazioni che arricchissero ulteriormente il nostro sound.

 

 

AAM.: Avete registrato ancora una volta con Mattia Stancioiu; come ci si trova a lavorare con lui nei suoi studi? Hai qualche episodio simpatico da raccontarci avvenuto durante le registrazioni di questi brani?

D.B.: Con Mattia abbiamo un’intesa ormai perfetta, tra l’altro abbiamo registrato da lui anche i dischi dei Crimson, quindi c’è un rapporto che va al di là di quello strettamente lavorativo. Siamo amici e in studio, pur lavorando seriamente e duramente, ci divertiamo sempre parecchio. Aneddoti particolari non me ne vengono in mente, ma forse è perché appunto ci divertiamo talmente tanto che le risate sono quasi la norma!

 

 

AAM.: A proposito dei pezzi dell’E.P., dove e quando è stato registrato live “Invincible”? E come mai avete scelto proprio questa canzone (tra le mie preferite in assoluto della vostra carriera!) dall’ultimo album?

D.B.: Il brano live è tratto dalla nostra esibizione al Born To Fly Festival, tenutosi a novembre 2017 a Torino su iniziativa dei nostri cari amici degli Airborn. È stato il primo concerto in assoluto per la nuova lineup e per questo ci pareva carino documentarlo in qualche modo anche su disco. Riguardo alla scelta del brano, abbiamo semplicemente pescato quello che ci convinceva di più tra quelli registrati quella sera, per energia, carica, coinvolgimento.

 

 

AAM.: E’ un po’ di anni che i vostri dischi escono con la My Kingdom Music? Come vi trovate con questa label ed avete ancora altri dischi da realizzare con loro?

D.B.: Con Francesco di MKM ci siamo sempre trovati benissimo, è una persona seria, con passione per la musica su cui lavora, e che non ci ha mai fatto mancare il suo supporto. Non abbiamo un contratto a lunga scadenza, preferiamo discutere album per album, ma al momento non vedo proprio nessun motivo per cambiare, visto quanto è solida la nostra relazione lavorativa.

 

 

AAM.: Nella precedente intervista, si era parlato del vostro vecchio sito drakkar.it che ormai non esiste più; ci sarà possibilità di rivederlo online prima o poi, oppure vi concentrate esclusivamente sulla pagina di Facebook?

D.B.: Potremmo anche decidere di resuscitarlo, prima o poi. Per ora, però, preferiamo concentrarci sulla pagina Facebook, che è un modo molto più diretto e attivo per restare in contatto con i fan rispetto a una pagina web che, per sua stessa natura, è qualcosa di statico.

 

 

AAM.: Immagino che non sia possibile per i Drakkar vivere dei proventi della propria musica, ti va di raccontarci cosa fa ognuno di voi nella vita di tutti i giorni?

D.B.: Io lavoro nel settore dei videogiochi e mi occupo del coordinamento di traduzioni e doppiaggi. Tra gli altri, c’è chi lavora in negozio, chi accoglie visitatori, chi insegna, chi costruisce satelliti… un po’ di tutto!

 

 

AAM.: Capitolo live. Avete in programma qualche data o un tour per promuovere “Cold winter’s night” ed, in caso positivo, ci puoi svelare qualcosa?

D.B.: Abbiamo fatto due date subito dopo l’uscita di supporto agli Iron Savior ed è stata una gran bella esperienza. Al momento siamo concentrati sul nuovo album, però, quindi per un po’ non abbiamo date in programma. Sicuramente cercheremo di suonare il più possibile quando il nuovo Full-Length sarà in uscita, così da promuoverlo al meglio.

 

 

AAM.: Se potessi scegliere di aprire una serata per una grande band, con chi sceglieresti di condividere il palco?

D.B.: Ci sono tantissime band per cui mi piacerebbe fare da opener. Potendo scegliere e limitandomi solo ai gruppi in attività, forse sceglierei i Judas Priest, che sono da sempre per me un assoluto punto di riferimento, a tutti i livelli.

 

 

AAM.: Credo sia tutto per oggi, grazie mille per la disponibilità e concludo lasciando il consueto spazio finale a tua disposizione per lasciare un messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

D.B.: Grazie a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere fino qui! Continuate a supportare il metal, soprattutto quello italiano, che ne ha davvero bisogno: ci sono tantissime ottime bands qui da noi che non raccolgono nemmeno una porzione infinitesimale di quello che meritano… Ciao!

 

Allaroundmetal.com questa volta è con Filippo Tezza ed Eddie Thespot Lamacchia, rispettivamente voce e chitarra dei Chronosfear, per parlare del loro eccellente debut album omonimo.

 

AAM.: Ciao, grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com! Vi va di raccontarci la storia dei Chronosfear, sin dai tempi in cui vi chiamavate Wings of Destiny?

Fil: Ciao e grazie a voi! I Chronosfear sono nati nel 2003 dalla mente del nostro batterista, Michele Olmi, con il nome di ‘Wings of Destiny’. Inizialmente suonavano cover. Dopo una serie di cambiamenti nella line-up e vari stop, nel 2012 Miky ha rimesso in piedi la band, stavolta con l’idea di suonare musica originale, cambiando il monicker nell’attuale ‘Chronosfear’ e portando la band a registrare un demo nel 2013. Dopodiché c’è stato un ulteriore stop, e la definitiva ripartenza nel 2015, quando Miky mi ha chiamato per entrare nella band come cantante. Mi sono unito quindi a Miky e Baldo (tastiere), in seguito è entrato Xavier (basso) e per ultimo Eddie (chitarra), dopo una lunga ricerca. Alla fine del 2016, con la attuale line-up, la nostra avventura è finalmente cominciata!

 

 

AAM.: Come nasce l’album “Chronosfear”? E di cosa parlano i testi?

Fil: Il nostro esordio è nato dall’intento comune di dare subito vita ad un primo album, senza aspettare troppo tempo. A me è sempre piaciuto comporre, lo faccio da tanti anni, così già prima della stabilizzazione della line-up, ho proposto alla band dei pezzi completi ed arrangiati. Abbiamo la fortuna di essere tutti musicisti preparati e competenti, e non necessitiamo di troppe prove, quindi ognuno si è poi studiato le proprie parti, mettendoci il proprio stile o apportando le proprie eventuali modifiche…così in pochi mesi siamo stati pronti, sia per l’attività live, sia per le registrazioni del nostro album. Alle mie canzoni poi abbiamo aggiunto i tre brani ed intro del demo del 2013, ri-arrangiati e sistemati in linea con gli standard attuali della band. I testi trattano di diversi argomenti: dal terrore della guerra, alla pazzia e alla solitudine, fino a toccare temi che riguardano lo scorrere del tempo e la consapevolezza della fine, vita e morte, sogni e speranze.  

 

 

AAM.: A proposito chi scrive i testi?

Fil: A parte le vecchie canzoni, dei cui testi si era occupato il precedente cantante Leonardo, mi sono occupato io della stesura dei testi delle nuove canzoni. Ci impiego tempo a realizzarli, cerco sempre di elaborare concetti in forma, diciamo, ‘astratta’. Spesso diventa complicato, ma è una cosa che è sempre stata spontanea per me.

 

 

AAM.: Esiste un legame tra la copertina ed i testi dell’album?

Fil: L’idea dell’immagine di copertina deriva da Xavier (bassista). Si è occupato principalmente lui di interfacciarsi con Roberta Cavalleri, l’artista che ha realizzato tutto il packaging e l’artwork del disco. Xavier ha sviluppato l’idea proprio partendo da immagini e sensazioni che le liriche gli trasmettevano. Quindi sì, da questo punto di vista si può dire che la copertina sia legata un po’ ai testi, ma in generale è un’immagine legata al nome ‘Chronosfear’. La clessidra è ovviamente il simbolo del tempo che scorre, e Chronos è la divinità che rappresenta proprio lo scorrere del tempo, nella antica religione e mitologia greca. Il concetto di ‘paura’ traspare invece dalla rappresentazione della sabbia, che scorre da un ambiente accogliente e rassicurante, in alto, ad un luogo nero e morto, in basso.

 

 

AAM.: Come viene creato un brano dei Chronosfear? E’ un lavoro di squadra, oppure è qualcuno di voi che si occupa della stesura delle musiche?

Eddie: Per questo album, Fil ha composto la maggior parte dei brani. Gli altri sono stati ri-arrangiati sempre da Fil, ma appartenevano al vecchio demo dei Chronosfear, con un’altra formazione. Io mi sono occupato del ri-arrangiamento di alcune parti chitarristiche e ho scritto tutti gli assoli.

Fil: Nonostante mi piaccia proporre i pezzi in modo completo nel loro arrangiamento, poi lascio carta bianca ad ognuno, sugli assoli o su eventuali modifiche. Per esempio Eddie si occupa dei suoi assoli, mentre Baldo (tastiere) al contrario il più delle volte li esegue come glieli propongo. Più che come cantante, spesso mi sento quasi più a mio agio nel ruolo di songwriter; le mie proposte si sono fin da subito adattate molto bene alla ‘filosofia’ di questa band e, vedendo che fin dall’inizio tutti le hanno apprezzate, questo mi ha permesso di metterci molta farina del mio sacco in questo primo album. Ne sono sinceramente contento, nonché lusingato.

 

 

AAM.: Dove avete registrato l’album? E c’è qualche episodio simpatico che vi va di raccontarci al riguardo?

Fil: Figura essenziale nella realizzazione pratica dell’album è quella di Francesco Gambarini, con il quale suono negli Empathica, e con cui da ormai 2-3 anni collaboro anche per i miei progetti. Francesco sta facendo esperienza con l’idea di aprire in futuro un suo studio di produzione musicale; si è occupato sia di seguirci nelle registrazioni, sia del mixaggio e mastering dell’album. E’ molto puntiglioso, ci mette passione e dedizione. Ha lavorato benissimo con il mio ultimo album solista, e con il debutto dei Chronosfear ha fatto un lavoro ancora migliore! Episodi simpatici...mmmhhh…ti posso dire che nel periodo di produzione, una o due volte a settimana dopo il lavoro ero sempre da lui a seguire attivamente il mixaggio…beh, il fatto di arrivare lì da una giornata di lavoro, e doversi concentrare di nuovo fino a tarda sera…ti assicuro che spesso già in prima serata la concentrazione si trasformava in risate senza senso e completa disattenzione ahah! Per tutti i vari aspetti che la realizzazione di un album comporta (produzione, registrazione, burocrazia, promozione ecc..), è stato un periodo un po’ impegnativo a livello mentale, ma ne siamo usciti bene. Ah, le voci invece le ho registrate nello studio di Roberto Marconi dei Living Theory.

Eddie: Le chitarre sono state registrate nel mio Asgard Studio a Mantova. Avendo registrato da solo, sono stato molto autocritico e ho cercato di dare il massimo. È stata davvero un’esperienza stimolante che mi ha messo tanto alla prova.

 

 

AAM.: In un periodo storico in cui tutti suonano metal estremo (specie death o black metal) e solo in pochi si dedicano al power metal, perchè i Chronosfear suonano questo genere musicale e quali argomenti usereste per convincere qualcuno ad ascoltare la vostra musica?

Eddie: Per quanto mi riguarda, ho una laurea in chitarra classica in conservatorio. Dunque il mio background classico e il mio amore per il rock/metal mi hanno, per ovvi motivi, avvicinato a questo genere dove le orchestrazioni e i richiami alla musica classica sono molto forti. Le argomentazioni che porto a favore del Power Metal sono l’andamento sempre molto melodico e appunto i continui richiami alla musica classica, che per un profano del genere possono sembrare antitetici.

Fil: Io sono anche un estimatore del metal più estremo, pur restando molto ancorato ai generi melodici, apprezzo molto il black metal, in particolare quello più atmosferico e dalle inflessioni pagan/viking, e diverse cose nel death. Porto avanti dei progetti solisti in entrambi i generi. Tuttavia il metal melodico mi rappresenta maggiormente. Se dovessi convincere qualcuno ad ascoltare i Chronosfear, gli direi semplicemente che è musica di qualità, fatta con la testa, ma soprattutto con cuore e passione.

 

 

AAM.: So che ognuno di voi suona anche in altre bands, quale priorità hanno i Chronosfear per ognuno di voi rispetto agli altri gruppi in cui siete impegnati?

Eddie: I Chronosfear hanno per me la priorità assoluta. Ho un paio di realtà in acustico, e qualche volta suono ancora in concerti di musica classica, ma sempre dando la precedenza a questa band.

Fil: Anche per me i Chronosfear sono diventati una priorità, musicalmente. Erano veramente anni che cercavo una realtà di questo tipo e ora che l’ho finalmente trovata mi ci dedico al 100%, senza trascurare comunque nulla delle altre attività, per quanto possibile.

 

 

AAM.: Cosa fanno i Chronosfear nella vita di tutti i giorni?

Eddie: Sono insegnante di chitarra elettrica ad indirizzo Rock/Metal presso MMI Mantova e insegno anche chitarra classica. L’insegnamento mi permette di gestire la mia vita come musicista a tempo pieno. Per di più sono in una situazione per cui per riuscire a trasmettere agli allievi le giuste nozioni e far capire nel più profondo la meraviglia della musica, entro in competizione con me stesso, cercando di essere il più poliedrico possibile dal punto di vista dei generi musicali e degli artisti.

Fil: Tutti noi abbiamo un lavoro regolare. Io sono un geologo, attualmente lavoro presso una società di ingegneria e consulenze ambientali. Il resto del tempo lo dedico principalmente alla musica.

 

 

AAM.: Ora una domanda che mi piace sempre porre alla prima intervista per allaroundmetal.com; ci svelate quale musicista è stato determinante per la vostra crescita? In altre parole, chi vi ha convinto ad imparare a suonare il vostro strumento o cantare?

Eddie: Fin da molto piccolo mi mettevo gli occhiali da sole, prendevo una chitarra giocattolo regalatami dai miei genitori e facevo finta di cantare in inglese il Rock ‘n’ Roll ahahah! Mio padre strimpella due accordi sulla chitarra. Vedevo lui e, incuriosito dallo strumento, mi avvicinavo per poter dare una pennata con delicatezza. Questo sicuramente ha contribuito a farmi avvicinare a questo strumento stupendo. Il musicista che è stato determinante per la mia crescita è stato sicuramente Mark Knopfler. Prima di avvicinarmi al mondo Metal ero un fan maniaco dei Dire Straits. 

Fil: A pensarci bene, non ho mai avuto nessuno che mi abbia “convinto”, o che sia stata la “molla” per farmi imparare uno strumento. Per me è sempre stato molto naturale ed in crescita con il tempo. Già da piccolo ascoltavo tantissima musica, rock o pop da radio. In casa c’erano molti strumenti, e quindi già canticchiavo o provavo a strimpellare e a scrivere brani. Tutto poi è maturato con il tempo, molto naturalmente. Ovviamente anche io ho i miei “miti” musicali: Kiske, Sammet, Luppi, Turilli, Hansen, Laiho, Åkerfeldt…ce ne sono tanti, tanti punti di riferimento che mi hanno influenzato negli anni.

 

 

AAM.: Argomento live. Riusciremo a vedere i Chronosfear dal vivo? Avete già qualche data in programma che potete svelarci?

Fil: Certamente, siamo attivi dal vivo dallo scorso novembre. Finora ci siamo fatti le ossa e siamo migliorati molto nella nostra intesa on-stage, quindi speriamo di riuscire a suonare ovunque il più possibile! Saremo nel bresciano per due concerti a giugno e luglio, poi a Roma con i Deathless Legacy a luglio, e a Varese con i Frozen Crown ad ottobre…ma per tutti gli aggiornamenti ed i prossimi appuntamenti live non esitate a visitare la nostra pagina facebook!

 

 

AAM.: Guardando nella sfera magica di una chiromante, cosa vedremmo per il futuro dei Chronosfear?

Eddie: Quando vi è un’aspettativa, vi è anche un maggiore rischio di rimanere delusi. Perciò è importante godersi il presente e trarre gioia da tutto ciò che di positivo i Chronosfear potranno ricevere e potranno dare. Però, dato che sognare è ancora permesso gratuitamente, vediamo un po’…il Wembley Stadium gremito?!? Ahahah!

Fil: Ah beh, io mi accontenterei di un bel Wacken! Ahaha, scherzi a parte, ha ragione Eddie: sempre piedi per terra e vedremo dove la strada ci condurrà, nella speranza di crescere sempre come band e come nuova realtà nel mondo del metal.

 

 

AAM.: State partendo per un lungo viaggio, ma potete scegliere solo 3 dischi da portare con voi; quali scegliete escludendo il vostro?

Eddie: Whitesnake – 1987;

            Dire Straits – Alchemy Live;

            Avantasia – Ghostlight.

Fil: Solo tre? Difficilissimo scegliere. Sicuramente il mio album preferito, ‘Nightfall in Middle-Earth’ dei Blind Guardian. Mettiamoci poi dell’ottimo metal italiano, ‘Hastings 1066’ dei Thy Majestie, un album che ancora oggi considero IL disco metal italiano…ed infine, per bilanciare, qualche sonorità un po’ più estrema e cupa, tipo ‘Blackwater Park’ degli Opeth.

 

 

AAM.: Credo di essermi dilungato fin troppo. Concludo come consuetudine l’intervista lasciandovi uno spazio libero per aggiungere un vostro saluto ai lettori di allaroundmetal.com

Eddie: Ciao a tutti!!! Per questo disco abbiamo dato il massimo che potevamo! Acquistate il disco, seguiteci sulle nostre pagine social e vi aspettiamo ai nostri prossimi live!!! Stay Metal!!!

Fil: Grazie mille alla redazione e ai lettori di allaroundmetal! Speriamo di vedervi presto sotto il palco e che possiate tutti apprezzare il nostro album!!

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