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Ninni Cangiano

Ninni Cangiano

Keep the faith alive!!

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Cecilia Petrini, voce dei Sinheresy, si racconta qui su allaroundmetal.com e ci parla della sua band e del loro nuovo disco “Domino”.

 

AAM: Ciao e benvenuta su allaroundmetal.com! Grazie di essere qui con noi; dato che è la prima intervista per la nostra webzine, che ne dici di iniziare presentando i Sinheresy a chi ancora non vi conosce?

C.: Ciao! La band è nata a Trieste nel 2009 da un’idea del bassista Davide e del chitarrista Lorenzo, poi dopo poco tempo si sono aggiunti i due cantanti, io e Stefano, e il batterista Alex. Nel 2011 ha fatto il suo ingresso il tastierista Daniele e abbiamo pubblicato il primo Ep “The Spiders and the Butterfly”, nel 2013 abbiamo realizzato il nostro primo full-length “Paint the World” ed ora da poche settimane abbiamo pubblicato il nostro secondo album “Domino”.

 

 

AAM: Una caratteristica che vi contraddistingue è quella di avere sempre la medesima line-up sin dal primo disco. Avete una formula magica per andare sempre d’accordo, oppure c’è qualcosa da cui dipende questa alchimia vincente?

C.: Nessuna formula magica e in realtà non andiamo nemmeno sempre d’accordo (ahahah)! Abbiamo caratteri non facili, siamo tutti molto testardi e ci fronteggiamo spesso sulle decisioni artistiche e gestionali. Ma c’è da dire che siamo partiti tutti insieme da zero, nessuno di noi era un ex-qualcuno o aveva più esperienza rispetto agli altri, quindi siamo letteralmente cresciuti insieme in questo ambiente e questo ci porta ad avere un grande affiatamento.

 

 

AAM: Ma veniamo a parlare di “Domino”, il vostro nuovo album. Credo che segni definitivamente la fine dei richiami ai vostri inizi legati alle influenze dei Nightwish, dando l’inizio ad un percorso molto più personale, come spieghi questa evoluzione?

C.: È stato un percorso molto naturale, a dir la verità quando scriviamo una canzone non pensiamo mai in maniera cosciente alle influenze di altri artisti che possono più o meno trasparire. Scriviamo con l’intento di comunicare una precisa emozione o sensazione, per raccontare una piccola storia in ogni brano. Non ci blocchiamo pensando “no così non va perché ci paragoneranno a questi o quelli…”, tanto i paragoni ci saranno sempre e, credici, a volte ci hanno accostato anche a band che non abbiamo mai sentito in vita nostra… quindi pensiamo che l’importante sia semplicemente scrivere con totale onestà, mettendoci il cuore e lavorando molto sulle proprie esperienze personali per poterle trasferire nel modo più coerente possibile in musica e collocare ogni canzone nella sua giusta dimensione. Questo modo di comporre ci ha portato a mantenere alcuni nostri tratti distintivi, come il gioco di contrasti tra le linee vocali maschile e femminile e le atmosfere orchestrali, ma anche ad arricchire i brani con un sound più potente e moderno e un approccio più diretto nelle strutture e nei temi.

 

 

AAM: Quanto è importante la voce di Stefano Sain, così diversa dai soliti cliché in growling di certo stile gothic sinfonico, nell’economia del sound dei Sinheresy?

C.: La voce di Stefano è importante perché è estremamente versatile e ci permette di adottare un sacco di soluzioni diverse. Stefano è in grado di spaziare da interpretazioni più marcate ed energiche e altre più struggenti e malinconiche sempre con grande intensità! Inoltre è fondamentale la complementarietà con la mia voce; grazie a questo elemento possiamo spesso rendere le canzoni dei veri e propri dialoghi, sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista lirico.

 

 

AAM: Tu, invece, credo abbia un po’ modificato il tuo stile, tralasciando un po’ di liricismi, sei d’accordo con questa mia idea ed, in caso positivo, come mai questa scelta?

C.: In “Domino” in effetti non è presente nessun liricismo, ma non è stata una scelta predeterminata. Come ti dicevamo prima, il nostro intento è quello di veicolare al meglio ogni messaggio di ogni singola canzone e in nessuno dei brani di “Domino” ci sembrava necessario inserire mie parti molto acute e tecniche per ottenere questo risultato. Abbiamo invece voluto spingere sulle mie corde più emotive per far sì che si abbinasse alla perfezione con la performance vocale fortemente interpretativa di Stefano.

 

 

AAM: Di cosa trattano i testi di “Domino” e chi si occupa della sua stesura all’interno della band?

C.: I testi sono stati scritti tutti da me, ad eccezione di “Unspoken words” che è stata scritta da Alex ed è dedicata a suo padre, che è venuto a mancare pochi anni fa, e “The island of salt and grass”, che è basata su un testo in italiano scritto dal padre di Davide, relativo ad un ricordo della sua giovinezza. I testi in generale parlano di relazioni, esperienze e riflessioni personali su ciò che ci circonda, sulle nostre azioni e sulle conseguenze che queste hanno sulle nostre vite. Chiaramente derivano tanto dalle esperienze vissute da me, ma pensiamo che molte persone possano rispecchiarsi in una o più canzoni e sentirle proprie. A volte ci piace giocare con i ruoli delle due voci e quindi nello stesso brano io e Stefano esprimiamo due punti di vista differenti in una sorta di dialogo, come ad esempio in “Believe”. In questo modo i testi non sono solo un “riempitivo” ma sono sempre una parte importante dell’esperienza musicale completa che vogliamo proporre. Leggerli per credere!

 

 

AAM: Cosa rappresenta la copertina dell’album, chi l’ha realizzata e quale legame c’è con i testi?

C.: La copertina è stata realizzata da Jan Yrlund (Darkgrove), e ha un forte legame con le canzoni. Se vuoi, puoi identificare le due figure opposte, una meccanica e una umana, come la “Razionalità” e la “Spiritualità”, oppure la “Tecnologia” e l’”Arte”, insomma come due divinità che giocano e dominano sul nostro mondo in perenne contrasto, ma prive di senso l’una senza l’altra. Anche nelle copertine degli album precedenti, “The Spiders and the Butterfly” e “Paint the World”, avevamo inserito immagini in forte antitesi tra loro, e abbiamo voluto farlo ancora perché rappresenta molto la nostra musica, sempre in equilibrio tra elementi contrapposti come aggressività e dolcezza, melodie molto ariose e ritmiche molto serrate, momenti epici ed altri intimi; questa dualità è un po’ il nostro marchio di fabbrica e sicuramente uno dei nostri punti di forza.

 

 

AAM: Come nasce un brano dei Sinheresy? È un lavoro di squadra, oppure fa tutto qualcuno di voi?

C.: In genere la prima idea nasce da Lorenzo, che propone un riff di chitarra o una struttura già abbastanza definita per una nuova canzone. Davide comincia ad inserire le prime idee d’arrangiamento ed io alcune parole e linee vocali. Questa prima bozza viene poi limata pian piano in sala prove da tutti, con modifiche o aggiunte che vengono discusse e ridiscusse mille volte. Siamo maniacali sui dettagli e siamo capaci di stare giorni interi a litigare per una sola nota o una sola parola! Ma d’altronde l’unico modo per decidere se una canzone può piacere o no al grande pubblico è che piaccia anzitutto a noi! Quindi prima di passare alle registrazioni ufficiali vogliamo essere soddisfatti del nostro lavoro al 100%. Quando arriva l’idea giusta lo senti, e a quel punto è quasi come se la canzone stessa si scrivesse da sola, ma fino a quel momento non diamo l’ok ad altre idee, se non le troviamo abbastanza convincenti. Non ci preoccupiamo di rimaneggiare un brano anche a mesi di distanza dalla prima stesura se sentiamo necessari dei miglioramenti o dei cambiamenti anche drastici.

 

 

AAM: Avete realizzato per la realizzazione di questo album con un mostro sacro come Mika Jussila, cosa ci racconti di questa esperienza?

C.: Mika Jussila è fenomenale, il suo master ha impreziosito ulteriormente il nostro lavoro nonché il lavoro eccellente di Stefano Morabito dei 16th Cellar che ha curato il mix! Ricevere i suoi complimenti per il disco poi è stato un enorme piacere.

 

 

AAM: Avete realizzato un video per “My only faith”, uno dei miei pezzi preferiti, come mai avete scelto proprio questo pezzo e come è nato questo video?

C.: Sin da quando Lorenzo ha portato a prove la bozza di “My only faith” abbiamo deciso che sarebbe stata il primo singolo! Il riff di chitarra è trascinante e ha ispirato immediatamente sia l’arrangiamento che la melodia sognante del verso. Quando poi Stefano ha proposto la parte rap siamo rimasti sorpresi addirittura noi stessi da quanto bene ci stava (ahahah)! Quindi quando abbiamo saputo che avremmo aperto i concerti di Tarja Turunen in alcune delle più belle capitali d’Europa, abbiamo deciso che dovevamo assolutamente approfittare dell’occasione per fare un video. È venuto in tour con noi il nostro regista di fiducia Mario Orman e, tra cinquemila peripezie, ha girato le scene che puoi vedere (non lo ringrazieremo mai abbastanza!). In sede live il pubblico ha reagito alla canzone saltando e dimenandosi con energia pazzesca e, ogni volta che riguardiamo il video, questo ci riempie di soddisfazione e ci dà una gran carica!

 

 

AAM: Avete pensato anche a realizzare un altro video magari più avanti? In caso positivo, credo che “Under your skin” si presterebbe ottimamente, che ne pensi?

C.: Sicuramente realizzeremo un altro video, ma ancora non abbiamo deciso di quale brano! Terremo in considerazione ogni suggerimento!

 

 

AAM: Siete una delle band preferite di mia figlia di 9 anni che sistematicamente mi ruba i vostri cd dagli scaffali e mi chiede sempre quando la porterò ad un vostro concerto. Cosa avete pianificato per promuovere live il nuovo album? Potete rivelarci quali saranno le prime date?

C.: Per il momento abbiamo in programma alcune date nella nostra regione: il 20 maggio suoneremo assieme agli Overtures in occasione della rievocazione storica Romans Longobardorum, e il 27 maggio a Trieste per il Memorial Sibi. Sempre nella nostra città il 7 luglio saremo headliner nella prima serata del festival Rock Camp. Poi nell’arco dell’anno, assieme alla nostra agenzia K2 Music Management, speriamo di poter tornare a suonare in tutta Italia e in Europa e chissà, magari visitare qualche Paese dove non siamo mai stati prima d’ora!

 

 

AAM:: Dato che è la prima intervista per allaroundmetal.com, pongo anche a te quella che è una domanda immancabile: quali sono gli artisti o le bands che vi hanno convinto ad imparare a suonare il vostro strumento o, nel tuo caso, a cantare?

C.: Tutti noi sin da ragazzini ascoltavamo svariati gruppi rock, quindi scegliere solo pochi artisti che ci hanno ispirato è difficile… Per me, potrei dire scontatamente Tarja Turunen, ma il primo vero amore è stato Freddie Mercury. Anche il bassista dei Queen, John Deacon, ha ispirato il nostro Davide assieme a John Such dei Bon Jovi e Steve Harris degli Iron Maiden. E sempre grazie agli Iron Maiden il nostro chitarrista Lorenzo si è avvicinato allo studio della chitarra. Per Stefano potremmo citare molti altri artisti, ma in fondo è stato Lorenzo a convincerlo a cantare (ahahah)!

 

 

AAM: Devi salvare da un incendio solo tre cd della tua collezione, quali scegli e perché?

C.: Se devo scegliere solo tre cd fra tutti… scelgo “The Spiders and the Butterfly”, “Paint the World” e “Domino”! Dopo tutto il lavoro fatto non li lascerei certo bruciare (ahahah)!

 

 

AAM: Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro dei Sinheresy? Dovremo aspettare altri 4 anni per un nuovo album?

C.: Ci auguriamo di no, ma da un lato come puoi immaginare non dipende dalla nostra volontà… realizzare un album comporta molte spese che, almeno per noi, non è possibile sostenere nell’arco di pochi mesi. Dall’altro la composizione di nuovi brani è un processo con tempi sempre imprevedibili, come ti dicevo prima non sai mai quando e come arriva la giusta ispirazione e una canzone può impiegare una settimana, come un anno per vedere la luce! In ogni caso vogliamo lasciarci il tempo di vivere nuove esperienze, sia come band sia nel privato, per poter portare nel nuovo album qualcosa di fresco rispetto ai precedenti. Altrimenti scrivere canzoni non sarebbe diverso da svolgere un compitino per casa…

 

 

AAM: Concludo questa intervista ringraziandoti per la pazienza ed il tempo che ci avete concesso e lasciando, come consuetudine, uno spazio a tua disposizione per un messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

C.: Grazie a allaroundmetal.com per lo spazio dedicato e un saluto a tutti i lettori! Date un ascolto a “Domino”, non ve ne pentirete! E soprattutto sostenete sempre la musica!

 

 

Pic by Afterdepth

Teo Vago ci parla dei suoi ON-OFF

Venerdì, 12 Maggio 2017 18:59 Pubblicato in Interviste

Teo, voce e chitarra degli ON-OFF ci parla della sua band e del loro ultimo disco, uscito nel corso del 2016.

 

AAM: A distanza di quasi un anno dall’uscita del vostro ultimo lavoro “Borderline” quali sono le vostre sensazioni?

T: Difficile da dirsi... mi spiego meglio: senza dubbio per tutti noi il nostro ultimo lavoro è stato fonte di grande soddisfazione; dalle decine di recensioni ottenute, dal semplice parere di persone direttamente o indirettamente legate alla band o dai commenti di gente che ci ha "scoperto" con BORDERLINE... si evince che l'album è stato recepito in maniera molto molto positiva, addirittura per molti viene considerato il nostro lavoro più riuscito! Quello che però faccio sempre fatica a capire è come viene recepito un nuovo album all'interno del difficile circuito musicale attuale, quanto realmente è servito a far salire la nostra band di un altro piccolo scalino? Grande soddisfazione personale a parte, sono un po' scettico sull'atmosfera che respirano attualmente le bands emergenti.

 

 

AAM: Come trovate la scena italiana e quella europea, siete una band attiva anche fuori dai confini amici?

T: Noi suoniamo spesso in Svizzera e siamo stati per ben tre volte in terra norvegese, quello che possiamo tranquillamente dire è che la differenza c'è! Si nota palesemente ed è tutto un altro mondo non appena si varcano i nostri confini! Non vuole essere la solita lamentela contro l'Italia, amo davvero il mio paese, ma allo stesso tempo è assolutamente difficile non notare dalle nostre parti un enorme disinteresse per tutto ciò che è musica, arte o rispetto per un artista. Il discorso live music poi, o per generalizzare "l'ambiente rock", mi pare stia un po' soffrendo, momentaneamente messo in disparte o sostituito da diversi generi e differenti interessi non necessariamente musicali. Già semplicemente come viene accolta una band in un locale/evento la dice lunga su che grosso divario esiste tra l'Italia e l'estero! Ovviamente anche qui si trovano situazioni assolutamente interessanti e ben organizzate..  ma ho come l'impressione che stiano diventando sempre più rare. Dici che i rockers sono in via d'estinzione?

 

 

AAM: Per anni avete diviso il vostro set in due, da una parte la musica degli ON-OFF, dall’altra quella degli AC/DC, cosa ne pensate di questa band? Quanto siete stati influenzati dalla loro musica?

T: Nonostante siamo nati come band di inediti/cover e successivamente ci siamo specializzati in serate tributo, da quasi un anno prima dell'uscita del nostro primo album (2010) già iniziammo a dividere in due i nostri concerti, arrivando oggi, ormai già da diversi anni, a proporre unicamente un nostro personale show! Nonostante tutto gli AC/DC sono ancora fortemente parte di noi! Sono stati i nostri maestri (... e ritmicamente parlando che maestri!!!), sono stati fonte di ispirazione e di riferimento! Ritengo sia la semplicità l'ingrediente che più di tutti ci hanno insegnato! Ammetto che ho sempre apprezzato maggiormente il periodo Bon Scott, ammirazione per il front-man a parte, ammiro il lato ruvido, l'energia e l'impatto sonoro di quel determinato periodo della band! Nonostante le molte cazzate che stanno facendo ultimamente (mio parere personale), oramai sono delle leggende che comunque non hanno più nulla da dimostrare!

 

 

AAM: Il Rock in generale è una musica di ribellione, genuina, tuttavia non credete che negli ultimi anni le produzioni in studio siano diventate troppo artefatte e prive di naturalezza?

T: Concordo pienamente con te! Già da diversi anni si respira aria di finto, di "troppa precisione", di muri di chitarre perfette, di batterie fredde ed impeccabili, di mastering spinti al limite o di canzoni senza la più minima sbavatura. Ovvio che non possiamo tornare alla tecnologia di trent'anni fa, ma nemmeno essere succubi di una totale dipendenza alla tecnologia. Software e plug-in che renderanno sì tutto molto moderno, commerciale e "all'altezza del mercato", ma che, allo stesso tempo, appiattiscono ciò che c'è di vero nella produzione di una band. Ci sono dischi degli anni '70 che magari sono stati registrati nel cesso, ma che hanno una carica ed un cuore difficilmente replicabili. Suoni semplici che disegnano grandi brani. Eppure se esci oggigiorno con un disco diciamo "vero", per molti viene considerato a livello di un demo. Preferisco un disco di rock'n'roll genuino, fresco e con magari all'interno anche degli errori, che trasuda umiltà e un buon groove, piuttosto che un album perfetto creato a tavolino ritengo sia il genere che lo richiede.

 

 

AAM: Avete la possibilità di scegliere la band con cui andare in tour, fuori il nome…

T: Fino a poco tempo fa avrei detto Motörhead... assolutamente unici ed onesti!!! Altrimenti andiamo sul classico: AIRBOURNE!

 

 

AAM: Che cosa succede nell’imminente futuro in casa On-Off?

T: Attualmente siamo nella classica fase "hey ragazzi, ad un anno esatto dall'ultimo album, ora cosa facciamo?". Diciamo che stiamo momentaneamente tirando le somme, anche se ovviamente il motore creativo è sempre acceso! Non a caso è un continuo sfornare di riff, idee e frammenti di testo da conservare e successivamente rielaborare! Abbiamo già un paio di brani più o meno abbozzati! Prossimamente ci piacerebbe uscire con un EP contenente qualche inedito ed una manciata di brani registrati live... stiamo a vedere!

 

 

AAM: Siete soddisfatti della vostra attività live? Non credete sia difficile suonare oggi Hard Rock/Metal nel nostro paese?

T: Nonostante tutte le difficoltà attualmente riscontrabili nel circuito dei live, come quantità di concerti non possiamo lamentarci. Certo… Ci piacerebbe suonare molto di più ed essere perlomeno presenti in situazioni mirate e rappresentative. Spesso continuare a suonare nel solito circuito risulta, a nostro parere, controproducente. Diventa sì ogni giorno più difficile trovare date, per tutti i motivi che abbiamo citato precedentemente, ma anche perché se la gente non ha la voglia e la pazienza di andare ad ascoltare musica nuova ed emergente, se il rock non è più di moda, è ovvio che le situazioni live diventano sempre le solite, ripetitive e inaccessibili per le nuove leve, inoltre i "localari" sono costretti ad affidarsi sempre più spesso a tributi consolidati o a situazioni sicure, conosciute e quindi redditizie.

 

 

AAM: Il vostro disco ha ottenuto giudizi positivi da parte di critica e pubblico, quanto è stato difficile in fase di stesura brani e registrazione?

T: Difficile non direi, quando un qualcosa ti piace diventa sempre un piacere lavorarci sopra con impegno. L'elemento forse più complicato, anche a livello organizzativo, sta nel fatto che, non facendo il musicista di professione, non si ha a disposizione il giusto tempo da dedicare alle fasi di composizione e recording; si e costretti, quindi, a ritrovarsi in studio con la chitarra in mano magari dopo un'intensa giornata lavorativa e con una manciata di ore davanti per cercare di concludere qualcosa, fattore che indubbiamente fa dilatare notevolmente il tempo indispensabile per terminare con calma il proprio album. Ovviamente non sempre dopo 9 ore di lavoro si arriva davanti al microfono con la giusta carica di energia e testa sgombra, elementi ideali per portarsi avanti senza intoppi!

 

 

AAM: Domanda tecnica, il Rock, l’Hard Rock significa amplificatori Marshall, siete sempre legati a questo marchio o avete preso altre strade?

T: Beh... Nonostante MARSHALL sia ormai un marchio di garanzia per tutto ciò che riguarda il buon rock'n'roll, non disprezzo neanche una testata HIWATT di buona annata durante la registrazione di un nostro disco! Infatti posso assolutamente confermare che sono la nostra scelta di base! Allo stesso tempo però mi sento di affermare che entrambi sono marchi ormai mondiali, "commerciali", pressoché standard; quindi mi piace ogni tanto utilizzare, dare spazio alle creazioni, quali testate o pedalini, di artigiani indipendenti che hanno messo in quell'oggetto tutto il loro ingegno, le idee ed il cuore e magari non sempre ricevono indietro la giusta considerazione. Nomi come Gianni Ferrari (Advance e Ferrari Amp) o SOLODALLAS tanto per citarne un paio!

 

 

AAM: Come vi vedi tra 30 anni?

T: Cacchio! Come mi vedo a 67 anni? Personalmente spero ancora di essere pieno di energia e di voglia di fare, di leggere, di imparare e di ascoltare! Come band... speriamo nel nostro piccolo di lasciare un piccolo segno! Di essere ricordati come un gruppo che ha dato il massimo, che ci ha provato in ogni modo e che è sempre piacevole andare a ripescare quando si vuole ascoltare del buon rock'n'roll genuino! Che magari per qualcuno sia giusto parcheggiare i nostri album tra i preferiti, magari di fianco a mostri sacri come AC/DC, Stones o Zeppelin. Che qualcuno alla domanda: ti ricordi degli ON-OFF? Risponda: "Certo! Quelli si che suonavano!!"

 

 

AAM: Dimmi tre dischi del passato, e tre del presente.

T: Assolutamente LED ZEPPELIN III, “Exile on main street” dei ROLLING STONES e “Powerage” degli AC/DC! Oggi: WOLFMOTHER.. primo album, “Pressure and Time” RIVAL SONS e dai... AIRBOURNE “Running Wild”!! 

 

 

AAM: A voi l’ultima parola, grazie della chiacchierata…

T: GRAZIE A TE!! Nonostante tutto è sempre un piacere poter esprimere il proprio parere, la propria visione delle cose ed avere uno spazio come questo dove poter farsi sentire! Ringraziamo come al solito tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere questa intervista! Ci vediamo al bar dopo il concerto!!!

I liguri Tenebrae si raccontano su allaroundmetal.com

Mercoledì, 10 Maggio 2017 20:08 Pubblicato in Interviste

Allaroundmetal.com ha contattato i Tenebrae per una chiacchierata tutti assieme, parlando dell’ultimo disco della band intitolato “My next dawn”. Ecco le risposte di Massimiliano Zerega (batteria), Marco Arizzi “May” (chitarra), Paolo Ferrarese “Pablo” (voce) ed Antonella Bruzzone “Anti” (testi).

 

AAM: Da poco è fuori il vostro nuovo album, peraltro molto bello, siete soddisfatti della risposta degli addetti ai lavori e pubblico?

Marco: Grazie mille per il tuo parere. Artisticamente e personalmente sono soddisfatto della risposta a livello locale, soprattutto di quando abbiamo presentato il disco. Anche le recensioni, sono andate generalmente molto bene. A livello di pubblico invece diciamo che, rispetto al passato, il passaggio all'inglese ci sta aprendo dei canali che prima erano inevitabilmente chiusi, anche se rimaniamo un gruppo underground come siamo sempre stati.

Massimiliano: Ci piace molto ciò che è stato prodotto. Sembra anche agli addetti del settore.

Pablo: Grazie mille per l’apprezzamento, la risposta dopo l’uscita del nostro lavoro è stata nel complesso molto positiva e anche noi ci riteniamo abbastanza soddisfatti per essere riusciti ad esprimerci attraverso questo disco.

 

 

AAM: Come definite il vostro genere? Gothic Rock, Doom, Dark o altro?

Marco: Il nostro genere è un Metal Atmosferico, che abbraccia varie sfumature dal gotico al doom, e, a detta di tanti, anche se sono poco d’accordo, con una strizzata d'occhio al progressive.

Massimiliano: E' sempre difficile catalogarsi. C'è qualcosa di gotico, non siamo esplicitamente doom.

Pablo: Potrei definire il nostro lavoro “Atmospheric Metal”, con influenze di vari generi.

 

AAM: Ditemi qualcosa riguardo alla vostra attività live.

Marco: Purtroppo non essendo sotto agenzia di booking la nostra attività live si basa sul mero scambio date e sulle opportunità che ci regalano persone come Danilo Lombardo e Katia Daffinotti di poter fare degli spettacoli nel loro bel locale, L'Angelo Azzurro. Per il resto della promozione del disco abbiamo una data in ballo il 29 aprile sempre a Genova e indovinate dove? :)

Massimiliano: Dopo l’uscita del cd abbiamo fatto il release party all’Angelo Azzurro di Genova. Abbiamo poi avuto una data a Cassano d’Adda al “One Metal Live”.

 

 

AAM: Il disco è uscito per Black Tears, label di Genova come voi, come vi siete trovati e soprattutto com’è nata questa collaborazione?

Marco: Daniele è un caro amico appassionato di musica che fa sempre bene il suo lavoro e che conosciamo da anni. Già lui ci seguiva e quindi è stato un attimo trovare l'accordo per la distribuzione e promozione di My Next Dawn, siamo molto contenti del lavoro che svolge.

 

 

AAM: Siete appagati da quanto realizzato fino ad oggi, oppure dietro l’angolo si cela sempre il desiderio di fare la rockstar?

Marco: Artisticamente devo dire di essere contento di tutti e tre i dischi che abbiamo alle spalle. Ognuno di essi era il meglio che in quel momento, potessimo fare. Ovvio che, essendo passati 11 anni e con il senno di poi, alcune cose si sarebbero fatte magari diversamente, ma personalmente non ho nessun rimpianto, siamo dove evidentemente meritiamo di essere.

 

 

AAM:  Parlatemi delle vostre liriche.

Antonella: I testi di “My next dawn” hanno una suggestione dark e malinconica, per lo più simbolica. Raccontano di un viaggio in una dimensione post-apocalittica, un mondo desolato costellato di difficoltà e pericoli dove, all’ambiente ostile, si unisce la barbarie di un’umanità giunta al limite. Si parla di emozioni vissute all’estremo: dalla rabbia, la paura e la tristezza si scoprono gli affetti più profondi, la forza e la speranza . Le vicende sono uno spunto per riflettere sull’uomo di questo tempo e di sempre; le parole, usate per lo più in senso figurativo e il finale aperto lasciano a chi legge e ascolta la possibilità di interpretare e finire la storia.

 

 

AAM: Chi scrive i testi? Chi scrive i brani?

Marco: Il fatto di potersi avvallare di un concept ci consente di poter adattare il genere musicale e l'andamento del brano a seconda del momento della storia. Io mi sono quasi sempre occupato della scrittura dei pezzi anche se è inesatto e ingiusto dire "li ho fatti io" perché poi ognuno ha massima cura delle proprie parti e del proprio strumento; anche in questo caso, pur l'idea partendo magari da uno, si va a plasmare in un insieme che prende forma.

Antonella: Ho avuto il piacere di collaborare con i Tenebrae per la lavorazione di “My next dawn” e del disco precedente (Il fuoco segreto). In entrambi i casi l’ispirazione è nata dall’ascolto delle sonorità che i ragazzi creavano: ho quindi proposto loro un’idea di concept, su cui ci siamo trovati in sintonia e da lì mi sono occupata dell’elaborazione della storia e della stesura dei testi, strutturandoli sulle linee vocali create da Pablo.

 

 

AAM: Le bands che vi hanno influenzato maggiormente in questi anni?

Marco: Personalmente devo dire che non mi sono mai ispirato a nessuno in particolare, tra i miei ascolti ci sono i Pain of Salvation che ho amato per i primi quattro dischi e i Pink Floyd, Radiohead, Smashing Pumpkins. Per quel che riguarda il metal, ascolto tante cose, ma senza innamorarmi di molto di quello che c'è in giro, ma rimango un grandissimo fan dei Megadeth, Iron e Black Sabbath, niente di sconvolgente diciamo.

Massimiliano: Nessuna band in particolare. Si ascolta tanto e poi istintivamente assimili un po’ ovunque.

Pablo: Black Sabbath, bands death-doom quali i Saturnus e generi diversi in cui conta il pathos quali i Saviour Machine e bands della scena dark del passato (Joy Division, The Cure)

 

 

AAM: I dischi che credete siano essenziali?

Massimiliano: Helloween: Keeper Of The Seven Keys I & II - Walls Of Jericho; Iron Maiden: Killers, Iron Maiden, The Number of the beast; Annihilator: Alice in Hell, Never Neverland; Slayer South Of Heaven e poi altri ancora.

Pablo: “Black Sabbath”, “Killers” degli Iron Maiden, “Scum” dei Napalm Death, “Pornography” dei The Cure per dirne solo alcuni.

 

 

AAM: Non siete certo dei ragazzini, credete sia meglio la scena attuale o quella di qualche anno dietro?

Marco: Per me la scena musicale non esiste e non è mai esistita, se la vogliamo come entità unita di gruppo di persone che persegue uno scopo comune. Esistono persone appassionate di musica che ogni tanto si aiutano per cercare di promuovere i loro progetti o per interessi comuni. Molto molto raramente ho visto delle persone che suonano approcciarsi per il mero piacere di ascoltare e vivere la serata per quello che è e dovrebbe essere. Era così in passato ed è così anche oggi, anche se qualche rarissima e piacevole sorpresa c'è stata. Il fatto che ora i confini entro cui muoversi, con il web siano molto più grandi, non significa niente perchè la tecnologia non cambia le persone, ma le rivela. Quindi chi non aveva voglia di andare ai concerti prima, non ci viene neppure adesso e ugualmente fanno le "nuove leve". Poi ci sono mosche bianche che sono sinceramente appassionate di musica e provano a fare da collante, ma la situazione generale per quanto riguarda la musica e la passione verso di essa è veramente avvilente a tutti i livelli.

Massimiliano. La scena attuale è troppo contaminata. Si ascoltano cinquanta bands e sembrano tutte la stessa cosa, perchè si segue un po’ il trend. Difficile distinguersi. Una volta certi nomi importanti li riconoscevi dal primo accordo o tempo.

Pablo: La scena musicale del passato era forse più ispirata, ma anche oggi possiamo trovare bands molto interessanti, che operano magari al di fuori dei canali più seguiti. Per quanto riguarda il pubblico, anche se il modo di fruire la musica è cambiato, gli appassionati ci saranno sempre perchè la musica rimane un riferimento e un modo di comunicare.

 

 

AAM: State già pensando a nuovi brani?

Marco: Decisamente si, siamo già al lavoro e come al solito faremo del nostro meglio.

Fulvio: Si, come Tenebrae gruppo siamo in continua elaborazione e creazione brani. Quando qualcuno del gruppo singolarmente compone un qualcosa di musicalmente interessante lo presenta al gruppo ed insieme lavoriamo poi, in fase di prove, per sviluppare questa idea e renderla un brano un brano compiuto. Stiamo già lavorando su tre pezzi nuovi che confluiranno, una volta pronti, verso il prossimo progetto, che per adesso è solo strutturale e non ancora definito.

 

 

AAM: A voi l’ultima parola, grazie della chiacchierata.

Marco. Grazie a Voi di allaroundmetal.com per la bella opportunità e ci tenevo a mandare un abbraccio a chi ci sta seguendo con affetto in questa nuova avventura in lingua inglese e che ha seguito i nostri passi anche nei due racconti precedenti. Alberto Carmine con Doom Heart, Stefano Cavanna, Trevor che ci sta dando una grande mano e tutti gli amici che condividono da un palco o semplicemente ascoltando questa bellissima passione.

Pablo: Ringraziamo voi e tutti coloro che ci seguono con affetto o che saranno incuriositi dal nostro lavoro.

 

Eccoci con Deadsydan, per una piacevole chiacchierata virtuale sul suo progetto personale e la sua musica.

 

AAM: Ciao e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com. Come definisci la tua musica?

D: Ciao a tutti. Definisco la mia musica come un insieme di generi musicali, pur mantenendo il nucleo metal, ma con l’aggiunta di influenze black metal e symphonic death metal che potrete ascoltare nei prossimi brani. Non nego comunque la mia passione per il viking e il celtic e quindi non nego la presenza di influenze di questo genere.

 

 

AAM: Perché la decisione di un progetto solista? Non senti la necessità di condividere la tua musica con altri musicisti?

D: Ribadisco, come già ho detto in un’altra intervista, che l’essere un progetto solista ti offre la possibilità di dare libero sfogo alla tua musica senza intralci o intoppi. Condividere la mia musica con altri artisti non significa esserne dipendente.

 

 

AAM: Hai già in cantiere un album completo?

D: Assolutamente si. Si lavora sodo per l’uscita dell’album.

 

 

AAM: Com’è nata la collaborazione con Nadir Music?

D: Un giorno decisi di inviare un singolo a questa etichetta discografica e, tenendoci in contatto, abbiamo deciso di lavorare insieme.

 

 

AAM: Sei soddisfatto dei risultati?

D: Direi di si, ma ovviamente si punta sempre più in alto.

 

 

AAM: Quali sono le tue bands preferite? E quali i dischi che ritieni essenziali?

D: Tra le mie bands ci sono sicuramente i ‘’Children of Bodom’’, ‘’Wintersun’’ e ‘’Metallica’’. Non sono i dischi ad essere essenziali, più che altro lo sono alcune canzoni.

 

 

AAM: Oltre la musica, cosa ti fa vibrare le corde?

D: Beh, c’è un lungo discorso da fare. Ero quasi dell’idea, più o meno un anno fa, di abbandonare definitivamente la musica date le mille difficoltà, i mille intoppi e le mille discussioni. E’ scattato però qualcosa in me, anzi, sarebbe meglio dire qualcuno ha fatto scattare qualcosa in me che mi ha spinto giorno dopo giorno a coltivare questa mia passione. Qui però non si tratta di far vibrare le corde, qui si tratta di far vibrare la tua anima, riportandola in superficie dopo un lungo ed inesorabile abisso.

 

 

AAM: Il tuo desiderio è suonare dal vivo? In caso positivo, in quale modo credi di ovviare al problema legato al singolo musicista? Session, turnisti?

D: Suonare dal vivo è sicuramente uno dei miei progetti. Ovviare al problema con session e turnisti non è la soluzione che preferisco. Al giorno d’oggi non esistono più queste barriere. Bisogna avere la personalità di salire sul palco da solo e di affrontare un live da solo. Ci saranno coreografie, effetti, ma diamo tempo al tempo, vedrete poi…

 

 

AAM: Come vedi la situazione metal nel nostro paese?

D: Ora ci sto dentro e credetemi se vi dico che il metal è molto presente nel nostro paese, ovviamente in maniera ridotta rispetto ad esempio all’America, alla Germania o al Nord Europa, ma è presente.

 

 

AAM: Come credi si possa migliorare?

D: Il primo passo da fare è quello di non etichettare il metal come confusione e cercare di capirlo. Ovviamente non posso pretendere che tutti lo capiscano, ma allora perchè preferire il dubstep al metal? Sono entrambi generi musicali estremi, con l’unica differenza che il metal viene continuamente etichettato in maniera negativa. Aprite le menti ed ascoltate, non voglio convincervi, voglio spingervi a capire.

 

 

AAM: Chi si nasconde dietro la maschera di Grave?

D: Si nasconde una persona che ha voglia di fare a pezzi il mondo, di farsi conoscere. Si nasconde una persona che ha tantissima voglia di fare e di riuscire in quello che fa. Ovviamente non posso rivelare nient’altro.

 

 

AAM:  Grazie della chiacchierata, a te le ultime parole?

D: Grazie dello spazio dedicatomi. Grazie anche a te della chiacchierata. Ricordo che il singolo “From The Ashes” è disponibile su Spotify, Itunes e Amazon. Seguitemi su Facebook, Twitter ed Instagram e visitate il mio sito web www.deadsydan.com

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