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Gli Ignea devono decidere cosa fare, per non rimanere un ibrido senza senso Gli Ignea devono decidere cosa fare, per non rimanere un ibrido senza senso Hot

Gli Ignea devono decidere cosa fare, per non rimanere un ibrido senza senso

recensioni

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titolo
”The realm of fire and death”
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Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Queen dies
2. Чорне полум'я
3. Out of my head
4. Í tokuni (Eivør cover)
5. Too late to be born
6. What for
7. Gods of fire
8. Jinnslammer
9. Disenchantment
10. Black flame (Bonus track)

LINE-UP:
Ivan Kholmohorov - Drums
Dmitri Vinnichenko - Guitars
Xander Kamyshin - Bass
Evgeny Zhitnyuk - Keyboards, Vocals (harsh)
Helle Bogdanova - Vocals

opinioni autore

 
Gli Ignea devono decidere cosa fare, per non rimanere un ibrido senza senso 2020-05-02 16:40:35 Ninni Cangiano
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    02 Mag, 2020
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Avevo conosciuto gli ucraini Ignea all’epoca del loro debut album del 2017 “The sign of faith”, trovando il loro metal sinfonico interessante ed anche particolare, per via degli innesti di musica popolare medio-orientale, che rendevano la loro proposta musicale fresca e non inflazionata. Un punto debole erano invece le frequenti digressioni in harsh sia della cantante Helle Bogdanova che del tastierista Evgeny Zhitnyuk, che trovavo decisamente fuori posto ed esagerate. Li ritrovo oggi, con questo nuovo album, intitolato “The realm of fire and death”, composto da 9 brani più bonus track, per poco più di 40 minuti di musica non troppo diversa dal primo album. Ci sono ancora le parti vicine al folk, come nella splendida “What for” (il pezzo migliore in assoluto!), anche se purtroppo decisamente ridimensionate, ma ci sono sfortunatamente anche le parti cantate in harsh. Devo anzi dire che queste parti violente ed aggressive sono quasi preponderanti rispetto al cantato pulito della brava Bogdanova, con un certo irrigidimento del sound che infastidisce alquanto, soprattutto considerando che sacrifica la componente più sinfonica e delicata del sound. Prendiamo ad esempio il pezzo “Gods of fire”, carico di groove, letteralmente spaccato in due, da un lato una parte godibile e melodica quando canta la Bogdanova, dall’altro tratti decisamente ostici per chi apprezza il metal sinfonico, ma più adatti a chi si nutre di metal estremo, con harsh vocals che fanno a cazzotti con il resto. E buona parte del disco vive su questo dualismo, tanto che alla lunga diventa persino complicato ascoltare l’album nella sua interezza: troppo diverse le due anime che vivono all’interno dello stesso sound! Gli Ignea devono decidere che strada intraprendere: se vogliono darsi al metal estremo, lo facciano totalmente eliminando definitivamente le parti più melodiche; se, invece, vogliono restare sui binari del metal sinfonico devono togliere di torno questi momenti più estremi che non c’entrano assolutamente niente. Rimanendo a questa maniera, una sorta di ibrido senza né capo né coda, un qualcosa che si piazza a metà strada, senza prendere con decisione una via, rischiano di scontentare tutti, sia chi ascolta il metal più melodico che mal digerisce certi estremismi, sia chi vive di metal estremo, per il quale la proposta musicale sarebbe spesso troppo all’acqua di rose. Tutto il resto verrà di conseguenza, sia il drumming dell’ottimo Ivan Kholmohorov, che le parti di chitarra del buon Dmitri Vinnichenko e del basso di Xander Kamyshin, dovranno adeguarsi alla via da intraprendere ed optare per un approccio, a seconda dei casi, o più duro o più melodico. Dispiace bocciare una band su cui avevo riposto grandi speranze e che ha grandissime potenzialità, ma a questa maniera è solo un fastidioso ibrido che si fatica ad ascoltare e questo “The realm of fire and death” (dotato, tra l’altro, anche di artwork non proprio affascinante) resta ben lontano dalla sufficienza.

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