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I Delirium X Tremens sono, ad oggi, una delle più interessanti realtà del panorama Death Metal nazionale, vuoi anche per le tematiche, quel che riguarda le loro terre d'origine, che li rende una band praticamente unica. Dopo la recensione all'ottimo "Troi", abbiamo incontrato Ciardo, cantante e fondatore dei DXT.

 

Salve ragazzi e benvenuti sulle pagine di AllAroundMetal! Comincerei dalla vostra ultima, incredibile fatica: “Troi”. Durante la recensione ho spiegato per sommi capi il concept che lo forma, vorreste parlarcene voi in maniera più specifica?
Ciao Daniele e grazie per l’ospitalità, è un piacere per noi! “Troi” non è altro che un cammino, il cammino di un bimbo attraverso i sentieri delle Dolomiti (Troi appunto significa sentiero in dialetto Bellunese). Questo bambino verrà guidato da un gufo, magica creatura dei boschi, nel quale si reincarna lo spirito di un Alpino morto durante la prima guerra mondiale nelle trincee Dolomitiche. Il compito di questa creatura è di guidare il bambino attraverso i boschi delle Anguane, le valli della Càzha Selvàrega, tra le trincee della grande guerra, tra i dolorosi lamenti della valle del Vajont, fino a fargli ritrovare la vecchia dimora ormai diroccata dell’Alpino. Lì ci sarà un antico album di fotografie ad aspettare il bimbo, il “bocia” diremmo noi, dal quale scaturiranno leggende e ricordi, storie e metafore montane dall'atmosfera polverosa e nostalgica, che noi abbiamo ascoltato e cercato di mettere in musica. La morale di tutto questo è che purtroppo stiamo pian piano perdendo le nostre tradizioni, le nostre origini, le nostre storie, le storie che ci raccontavano i nostri nonni… e questo è un vero peccato, perché il passato è la radice dell’albero del presente dove noi ora viviamo.

Con “Troi” avete proseguito il discorso intrapreso con “Belo Dunum (Echoes from the Past)”, ossia quello di dare spazio, nelle vostre tematiche, a quella che è la vostra terra d’origine: Belluno e le Dolomiti. Cosa vi ha portato a questa scelta, ormai 5 anni or sono?
A quel tempo, eravamo ad un bivio, dovevamo scegliere se proseguire con le nostre “vecchie” tematiche riguardanti l’annichilimento causato dal dilagante abuso della tecnologia e delle comodità dei giorni moderni, che a sua volta comporta una massificazione e una standardizzazione di pensieri davvero allarmante, oppure cambiare rotta. Per questo motivo ci siamo avvicinati alla nostra terra e alle nostre tradizioni inserendo il tutto nel concept della nostra musica, tradizioni di un tempo dove ogni cosa aveva il proprio vero colore, e non il colore filtrato da un monitor, una TV, o da un telefonino. Dunque possiamo dire che la svolta tematica avvenuta in “Belo Dunum, Echoes from the Past”, e di conseguenza in “Troi”, ha un fortissimo ed intimo legame con i nostri primi due lavori. Abbiamo cambiato il concept, ma l’obbiettivo è lo stesso.

Immagino che sia anche per questo che è stato scelto di inserire anche il cantato in italiano e nel vostro dialetto (a proposito: scusate ancora per la spoilerata nella recensione!)
Ahahah , il termine spoilerare l’ho letto spesso ultimamente, ma a dirti la verità non so cosa voglia dire… ma presumo tu intenda il fatto che hai detto nella recensione che le parti in dialetto non si capiscono eheheh! (Più che altro d'aver parlato delle parti in dialetto contenute nella Ghost Track, n.d.Ogre) Il cantato in italiano lo abbiamo inserito nella canzone “Spettri nella Steppa”, la tragica storia degli Alpini (e non solo) nella drammatica ritirata di Russia. L’italiano era d’obbligo, il termine Alpino non ha traduzione in nessuna lingua direi, l’Alpino è Alpino, punto. E le parti in dialetto, danno ancor di più quel sapore montano e “nostrano”, dannatamente Dolomitico, di cui avevamo bisogno.

Io vi conosco e vi seguo dai tempi del debutto assoluto, da quel “Cyberhuman” uscito nel 2003 e ho potuto seguire passo passo tutta la vostra evoluzione. Quel che colpisce ora è che avete conservato l’impareggiabile tecnica e la compattezza dei primi lavori, unendo delle atmosfere che rimandando a sensazioni ben precise, soprattutto, riguardo “Troi”, un  senso di quieta malinconia. Questa vostra trasformazione è avvenuta in maniera del tutto spontanea, seguendo quello che potremmo definire il vostro “nuovo corso”?
In questi anni abbiamo cercato di mantenere comunque il nostro stile di base che è il Death Metal, ma sempre ricercando nuove soluzioni e arrangiamenti. Questa ricerca si è sviluppata in modo molto naturale, aggiustandola in relazione al concept che abbiamo sviluppato negli ultimi due album. In “Troi” la direzione era quella di creare un album, musicalmente parlando, che mantenesse la solida base Death Metal ma rendendolo ancora più emozionante e intenso. Per questo certi arrangiamenti li abbiamo provati e modificati, finché non hanno preso la forma ideale per l’atmosfera da creare.

È un azzardo dire che ormai il vostro sound è del tutto personale? Personalmente, non riuscirei a trovare una band di rimando che possa in qualche modo influenzare il vostro lavoro. Ed è anche per questo che ritengo siate una delle più interessanti realtà del panorama Death Metal made in Italy.
Grazie Daniele, quello che dici mi\ci lusinga! E’ un piacere sentirtelo dire perché una cosa a cui teniamo molto infatti è proprio quella di personalizzare il più possibile il nostro sound. In effetti non saprei neppure io dirti una band di riferimento per fare un paragone. Io credo che in qualche maniera ci siamo riusciti, o almeno ci siamo avvicinati all'obbiettivo, fermo restando che c’è sempre da migliorare e imparare… e cercheremo di farlo!!

Com’è visto all’estero questo vostro approccio così tradizionalista, così prettamente italiano?
Nei posti dove siamo stati a suonare (Romania, Bulgaria, Slovenia, Croazia) la gente ha risposto in maniera molto entusiastica ed hanno apprezzato il nostro concept Dolomitico, e con parecchi di loro siamo ancora in contatto! Alcune persone Rumene mi hanno scritto per avere informazioni sul disastro del Vajont e si sono informati su questa tragica storia che ha segnato indelebilmente la memoria delle nostre valli. Questo ci ha fatto un piacere enorme!! Una cosa che ci ha stupito, quando abbiamo suonato al November to Dismember festival del 2014 a Bucarest, c’era un gruppo di ragazzi austriaci che continuava ad urlare “Dolomitiiiiiiiii” mentre suonavamo! Fantastico!

DXT owl

Sia “Belo Dunum” che “Troi” hanno come ambientazione di sfondo la I Guerra Mondiale, ed il riferimento si fa chiarissimo, ad esempio, in “The Voice of the Holy River” in cui possiamo riconoscere anche passaggi della celeberrima “La Canzone del Piave”. Quanto lavoro c’è dietro la stesura dei vostri concept e dei testi?
Diciamo che buona parte ha come sfondo appunto il primo conflitto mondiale, ma un'altra buona parte ha come idea altre nostre storie e leggende, dalla leggenda del Teveròn, il gigante trasformato in montagna da un orda di streghe, la storia di Girolamo Segato (in “The Dead of Stone”), scienziato Bellunese che scoprì la formula per la pietrificazione dei tessuti organici e che tutt'ora è avvolta nel mistero, la storia del Piave appunto in “The Voice of the Holy River” dove è proprio lui, il Piave, a parlare e raccontare della sua importanza per la nostra terra nel corso degli anni. Di lavoro ce n’è tanto, sia per una attenta scelta delle storie da mettere in musica, sia anche per le ricerche, storiche e non, relative ai vari temi. Infatti tra “Belo Dunum” e “Troi” sono passati 5 anni.

Ed allacciandomi bene o male alla domanda precedente: ogni band ha il suo modo di lavorare, c’è chi parte dal testo costruendoci attorno tutta la struttura strumentale e chi, soprattutto, partendo da uno o più riff scrive le proprie canzoni. Nel vostro caso, come nascono i pezzi dei DXT?
Diciamo che ogni volta è una procedura a se stante, alle volte compongo la struttura ritmica completa della canzone, magari già con qualche armonizzazione, e poi adattiamo la tematica da trattare, con le successive modifiche del caso. Alle volte invece partiamo dal tema da mettere in musica e pensiamo la soluzione e il mood migliore da trasmettere, quindi creiamo la song avendo già l’idea del racconto da sviluppare. Dunque non abbiamo propriamente un iter compositivo fisso, ogni volta è a se.

Cosa può aspettarsi il pubblico dai DXT in sede live?
Sul palco porteremo la nostra musica nella sua completezza, arrangiamenti, cori, fisarmoniche, suoni del bosco etc… e cercheremo di ricreare l’immaginario delle nostre canzoni, salendo sul palco vestiti da vecchi montanari. Per noi è molto importante che le persone che assistono ad un nostro concerto siano avvolti si dalla musica, ma anche dall'immagine visiva, perché questo è quello che rende completo il messaggio e il concept che vogliamo trasmettere.

Quali sono le maggiori soddisfazioni che siete riusciti a togliervi in questi anni?
Ce ne sono tante. In primis naturalmente i responsi positivi del pubblico, le persone che ci hanno seguito finora credendo in noi, le persone che ci hanno scritto in questi anni per avere informazioni sull'uscita di “Troi”, le stupende recensioni che abbiamo ricevuto durante il nostro cammino. Le persone che non si sono soffermate solo al nostro aspetto musicale ma che hanno capito soprattutto il nostro concept e hanno ascoltato tutto l’insieme delle nostre composizioni immergendosi nelle nostre leggende montane. Tutto questo è impagabile per noi, non credo ci sia soddisfazione più grande e per questo ci sentiamo di dire un sentito ed enorme GRAZIE A VOI!! E poi ovviamente anche il fatto di aver condiviso il palco con band molto importanti come Asphyx, Unleashed, Tankard, Esoteric, Napalm Death, Necrodeath, e molti altri... una soddisfazione enorme!!!

E qualcosa che ancora vorreste realizzare, un sogno o desiderio che vorreste raggiungere? (E che vi auguro sinceramente, perché lo meritereste eccome)
Grazie Daniele , mi imbarazzi! Probabilmente ognuno di noi ti risponderebbe in maniera diversa. Personalmente sono già contento dei risultati che abbiamo ottenuto, non ho molte pretese, non pretendo che diventiamo una band culto o chissà cos'altro… ecco magari mi piacerebbe essere considerati una band che ha aiutato a mettere una pietra in più nel panorama metal italiano insieme alle altre.

Prima di chiudere, una domanda quasi d’obbligo: quali sono i piani per il futuro prossimo dei DXT?
Sicuramente suonare ovunque ce ne sia la possibilità, per portare sul palco le storie delle nostre montagne. Ora stiamo valutando un po’ di proposte infatti, vedremo cosa salterà fuori. Nel frattempo inizieremo a pensare alle nuove composizioni, qualcosa c’è già ma è ancora prematuro dire in che direzione ci muoveremo. Lasciamo che il tempo faccia il suo corso e che le Dolomiti ci suggeriscano nuove idee sulle quali lavorare. Noi siamo pronti ad ascoltarle.

Vi ringrazio per la disponibilità e rinnovo i complimenti per il vostro splendido album. Lascio a voi l’ultima parola per salutare i nostri lettori
Siamo noi a ringraziare te Daniele e All Around Metal per lo spazio che ci avete dedicato! E’ un piacere per noi! Invitiamo tutti i lettori a dare un ascolto al nostro album “Troi”… oppure ad ascoltare il vento che spira dalle nostre montagne, troverete qualche melodia di “Troi” anche lì, basta saper ascoltare attentamente!!

DXT stairs

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I Burning Black sono una delle realtà più interessanti per quanto riguarda l'heavy italiano: ne è una dimostrazione il loro ultimo lavoro Remission of Sin, che sta raccogliendo numerosi consensi nel mondo della critica. Per questo, quando ho saputo che li avrei visti di spalla ai Grim Reaper a pochi passi da casa mia (qui il report della serata), non mi sono lasciato sfuggire l'occasione di sentire la Eagle Booking per organizzare una bella intervista da fare a questi astri nascenti del metallo italiano...

Dario: Ciao e benvenuti su Allaroundmetal! È un piacere potervi intervistare perché siete stati uno dei primi gruppi che abbia mai recensito quando c'era ancora il vecchio Powermetal. Come va il tour promozionale per Remission of Sin?

Dan: Per adesso sta andando molto bene, stiamo cercando di piazzare un tour europeo per i primi mesi prossimo anno.

Dario: Rispetto a Mechanichell ho notato una sostanziale differenza sulla produzione: come è stato lavorare con Luigi Stefanini?

Eric: Intanto ci fa piacere, abbiamo cambiato studio...
Dan: E modo di lavoro! Stefanini ha fatto un sacco di importanti dischi italiani, con lui è stata una esperienza, senza nulla togliere al nostro vecchio produttore.
Eric: Con lui abbiamo lavorato di più per il disco...
Dan: Abbiamo registrato le chitarre a dicembre 2014 dopo tre mesi di lavoro, usando i miei scarabocchi con la chitarra che facevo ogni tanto...
Eric: Abbiamo fatto quasi tutto quanto nello studio di Dan, partendo da idee ritmiche e vocali e assemblandole con parti ritmiche che fossero adeguate, per quello forse il lavoro finale sembra molto più dettagliato.

Dario: Continuando a parlare di "suoni": mi sembra che vi siate spostati su territori quasi neoclassici, come impostazione degli assoli e struttura della traccia.

Eric: Si, sono cambiati i musicisti, ora come chitarre ci siamo io e Bob...
Christian: Mi chiamo Christian!
Dan: Per tutti noi lui è CHANTAL! *risate*
Eric: Abbiamo messo dentro il nostro background musicale mischiandolo a quello dei BB e probabilmente andava nella direzione di cui parlavi tu.

Dario: Infatti vedo che insistete molto di più sui cori, che sono diventati una colonna portante del vostro lavoro, e che non ci sono pezzi tiratissimi tranne uno...

Christian: Crucified Heart!
Eric: Giustissimo! Questo perché abbiamo cercato di creare un disco quasi più "radiofonico".
Dan: Questo perché la maggior parte dei brani li ho scritti probabilmente pensando di più all'hard rock. Remission è un disco non ha i pezzi a "triplo pedale" come ce li avevano gli altri due lavori. Probabilmente nel terzo disco ritorneremo alle mazzate.

Dario: Vedo che avete condiviso il palco con molti artisti di fama internazionale: con chi siete stati più contenti di condividere il palco?

Dan: Con i Volbeat! Almeno per quanto riguarda me: loro sono simpaticissimi e degli ottimi musicisti. Tra l'altro la data era sold-out dal giorno prima, quindi arrivare lì e trovarsi il pienone è stato un bell'impatto. Poi c'è stato il tour con i Lordi... Tante cose.
Eric: Se a livello umano dobbiamo dire un gruppo con cui ci siamo trovati bene e con cui attualmente lavoriamo ancora direi i Circle II Circle. Con loro abbiamo fatto una tournée nel 2010 che è stata una figata. Da quel momento abbiamo creato un certo legame con loro, ci scriviamo spesso e adesso vedremo di fare qualcosa per il futuro...

Dario: Lo so che aspettate che i Savatage si riuniscano e vi chiamino come supporto... *risate*

Eric: Beh quello va oltre le mie aspettative! Però sarebbe davvero il top!
Christian: Non torniamo più a casa.

Dario: Siete un gruppo che è dovuto andare molto all'estero per guadagnarsi la stima e il rispetto che ha oggi...

Dan: Infatti contiamo di tornarci!

Dario: Ecco, la domanda è: pensate che ci sia mercato in Italia o è meglio continuare a spingere sul fuori?

Dan: In Italia ci sono band di ottimo livello che stanno avendo grandi riscontri all'estero, come i Destrage, gli Hour of Penance, i Temperance, i nostri compagni di etichetta Ancient Bards.
Eric: Anche noi puntiamo a quello: è complesso per una questione logistica, perché dobbiamo trovare i promoter giusti. In passato avevamo avuto proposte che ci indirizzavano verso l'est Europa, ma dobbiamo darci assolutamente da fare.

Dario: Immagino che sia difficile incastrarvi con la vostra vita privata...

Dan: Più che altro famiglia, lavoro, macchine, moto, soldi... Mutuo! *risate*

Dario: Lo immaginavo tranquillamente! Sempre per quanto riguarda le scene: visto che fate heavy cosa ne pensate dei mostri sacri che continuano a pubblicare dischi? Per esempio Saxon e Judas Priest... Ha senso che continuino a pubblicare cose?

Dan: Devo rispondere io... *risate* Per quanto riguarda i Judas io ho consumato Angel of Retribution, poi quelli dopo non sono stì dischi della madonna: sembrano i classici dischi che servono per andare in tour. Dei Saxon non ho ascoltato l'ultimo, mi sono fermato a Into the Labyrinth. Poi va beh, ci sono gli Accept...

Dario: Un'ultima domanda: con chi vi piacerebbe un giorno condividere il palco?

Eric: Con i Saxon e i Judas Priest! *risate*
Dan: Savatage si può dire? Scherzi a parte a me piacerebbe solo fare un tour dove non bisogna spingere un autobus di notte o farsi la doccia dove gli altri stanno pisciando... Quelli sono i prossimi obiettivi del tour! *risate* un altro aneddoto bellissimo: quando abbiamo fatto il tour a dicembre 2014 con i Lordi al pullman era scoppiato il riscaldamento, dovevamo dormire con i giubbotti. Una notte mi alzo per pisciare e mi accorgo che fuori faceva più caldo che dentro! E nevicava! I Lordi avevano lo stesso tourbus, ma col riscaldamento che andava e la doccia con le piastrelle...

Dario: Un giorno vi chiederò un intervista solo per gli aneddoti ahahahah! Grazie di tutto e buon concerto per dopo!

Tutti: Grazie!

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A qualche giorno dall’uscita del nuovo full length degli Hyades, “The Wolves are Getting Hungry” (leggi qui la recensione), abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche parola con Lorenzo Testa, chitarrista della band, con il quale abbiamo parlato dell’ultimo lavoro della formazione, che ha segnato il ritorno alla ribalta dei cinque musicisti.

 

Ciao Lorenzo, benvenuto sulle pagine di All Around Metal! Com’è stato ritornare in studio di registrazione dopo sei anni di silenzio?

Ciao e grazie per il supporto! Devo dire che non è stato facile, soprattutto all’inizio. Dopo tre dischi in pochi anni abbiamo voluto staccare un po’ la spina. Quando ci siamo rimessi a lavorare sui pezzi nuovi ci sembrava di aver già detto un po’ tutto e ci chiedevamo se fosse necessario davvero continuare. Abbiamo scritto e cestinato credo almeno una dozzina di canzoni. Ma tornare a lavorare assieme, soprattutto senza più le pressioni della casa discografica e di impegni e scadenze imminenti ci ha portato pian piano ad un nuovo approccio... ci ha fatto tornare a suonare e comporre per il piacere di farlo e prima di tutto per noi stessi. Gli Hyades non hanno più nulla da dire? Il thrash metal non ha più nulla da dire? Sì certo, probabilmente è tutto vero! Probabilmente non abbiamo mai detto nulla di nuovo! Ma noi ci divertiamo ancora! E’ così che è nato “The Wolves Are Getting Hungry”… che poi è un po’ lo stesso modo in cui era nato il nostro primo album “Abuse Your Illusions”; non pensavamo nemmeno potesse essere pubblicato, pensa un po’! In studio in realtà è stata poi agevole; molti di noi in questi anni di “pausa” con gli Hyades hanno preso altre strade sempre nell’ambito musicale e quindi non avevamo molta polvere da scrollarci di dosso. Sicuramente anche il registrare presso lo studio di cui sono co-proprietario ha facilitato le cose e contribuito a creare un clima di rilassatezza nelle fasi di composizione e di registrazione. Credo che questa sia un disco genuino, meno derivativo (dato che personalmente di thrash ascolto ormai molto poco), e soprattutto un disco in cui non siamo stati a guardare la durata delle canzoni e il numero delle tracce per far contenta l’etichetta. Sono solo nove nuove canzoni… ma sono le nove che ci convincevamo al 200%, senza riempitivi, senza dubbi o ripensamenti!

 

Per quanto riguarda il tour, avete già fissato qualche data?

Poco. Abbiamo una data a Busto Arsizio (VA) il 12 luglio per presentare un po’ il disco nuovo ai fans e amici di vecchia data che ci hanno seguito sin dagli esordi, dopodiché saremo al Black Out Bash in Belgio con Angel Witch e Ostrogoth.  In Italia la situazione live è sempre più tragica e ci siamo già fatti la nostra gavetta suonando in tutti i club minuscoli della penisola, per cui oggi preferiamo fare poche date ma che siano valide. E non a caso infatti suoniamo quasi sempre solo all’estero hahaha! Tieni conto poi che logisticamente ci è sempre un po’ difficile muoversi dato che il nostro batterista, gran professionista e caro amico, vive a circa 600km da noi altri.

 

Parliamo di “The Wolves Are Getting Hungry”: qual è il vostro modo per combattere i “lupi” dei giorni nostri  e il declino dell’umanità?

Non avrei mai pensato di dirlo, ma sono stato ormai sopraffatto dalla consapevolezza cinica e rassegnata del fatto che tutto questo non si possa combattere. Per fare una citazione ben poco “metal” direi che mi sento come il Gaber di “La razza in estinzione”. Da quando ero ancora un “figatello” sono sempre stato impegnato in prima linea e con tutte le mie forze nell’attivismo politico, sociale. Ma sinceramente quello che fai e dici interessa a poche persone, e la maggior parte delle volte sono quelle che già la pensano come te. Ho combattuto sul campo per il superamento di certi schematismi, soprattutto nella politica italiana, ma la gretta stupidità ha trionfato sempre. La gente ha bisogno di vivere e immedesimarsi in concetti semplici, schematici, non è disposta a mettersi in discussione, a rivedere le fondamenta del proprio vivere. E quindi questo declino ce lo meritiamo, e a volte mi auguro anche che vada sempre peggio in modo che ognuno di noi arrivi presto a scontrarsi con i propri errori dovuti a qualunquismo, menefreghismo, ingordigia ed egoismo. E forse solo allora, dopo aver azzerato tutto, si potrà ripartire a costruire un mondo differente.

 

Inserirete mai qualche ballad nei vostri prossimi album?

Difficile! Ormai ci siamo affezionati al motto “XXX albums and still no ballads”! Scherzi a parte, credo di poterti escludere categoricamente che gli Hyades facciano prima o poi una ballad. Non è il genere giusto, non ci interessa e non ci verrebbe neanche bene. Ce lo vedi il nostro cantante Marco Colombo starnazzare su un brano con le chitarre acustiche o la batteria che va a 90 bpm?

 

Siete in giro dal ’96, davvero un mucchio di tempo. Cosa avete imparato in questi anni, e cosa vi aspettate per il futuro?

Abbiamo imparato che nessuno ci regala niente e che il metal è un’ambiente malsano e venduto al pari del pop o di qualunque altro genere musicale. Non esiste nessuna scena, ma solo band che si sparlano addosso, etichette che non ti daranno mai un centesimo di royalties, promoter che ti chiedono i soldi per suonare. O sei davvero un nome di peso (che per essere arrivato ad esserlo molto probabilmente avrà comunque abbassato i pantaloni) oppure sei destinato a districarti sempre tra lupi affamati e persone che guardano solo il proprio interesse. La nota positiva è che oggi, nel 2015, noi non ci aspettiamo proprio più niente e quindi tutto questo non ci interessa. Ci sono state situazioni nel passato che avremmo potuto cavalcare, in quegli anni in cui il nostro nome era un po’ più “conosciuto”, diciamo… ma avremmo dovuto accettare compromessi, “investire” (così ti dicono) soldi che non avevamo e che non avremmo comunque voluto investire. E quindi abbiamo abbondantemente superato il periodo storico in cui avremmo potuto combinare qualcosa di più. Oggi suoniamo perché ci piace, non abbiamo rimpianti, non abbiamo aspettative. Collaboriamo con una etichetta discografica, la Punishment18, che indubbiamente non ha il background storico ed il peso della nostra precedente label, ma che è stata messa in piedi da un caro amico, Corrado Breno, con cui ci troviamo bene e della cui trasparenza e passione sincera non dubiterò mai. E questo ci basta.

 

Grazie per la tua disponibilità e in bocca al lupo per tutto! Per finire, che ne pensate del revival thrash degli ultimi anni? E soprattutto credete che a differenza del passato l’Italia sia più disposta ad accogliere voi e le vostre sonorità?

Non ho idea di cosa succeda nell’ambiente thrash di oggi! Ho sentito qualcosa qua e là, e sicuramente rispetto agli anni in cui abbiamo iniziato noi le band, anche giovani, suonano decisamente meglio sotto tutti i punti di vista! Tra Youtube, Spotify e tutto il mondo web di oggi, il processo creativo e musicale è sicuramente più facile rispetto agli anni ’90! Questo è sicuramente un bene! Tornando alla tua domanda, l’Italia è un paese che non può competere con la Germania per quanto riguarda i festival, il bacino di utenza, etc. Ma ha la sua schiera di appassionati che è dura a morire, e forse a volte è meglio che le cose restino per le nicchie e per coloro che davvero sanno apprezzarne lo spirito di sacrificio e la passione.

 

 

https://www.facebook.com/HyadesBand

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Intervista a Marcus Hammarström (Sterbhaus)

Venerdì, 26 Giugno 2015 09:47

“New Level Of Malevolence”, il secondo album degli svedesi Sterbhaus (leggi qui la recensione), è stato pubblicato da un mese appena ma sta già facendo sfracelli in mezza Europa, complice il sound aggressivo e un approccio allo stesso tempo tecnico e scanzonato. Marcus Hammarström, voce e basso della formazione, ci ha raccontato nel dettaglio la genesi dell’album e la filosofia di vita “sterbhausiana”.

 

Grazie Marcus e benvenuto su AllAroundMetal.com! Congratulazioni per il vostro nuovo album, “New Level Of Malevolence”, alcuni dicono che il secondo album è il più difficile nella carriera di molti artisti, ma voi siete andati alla grande! Ci racconti come si è svolta la lavorazione?

Ciao Chiara, e grazie! È davvero bello ricevere dei feedback positivi dopo aver lavorato così a lungo sul nostro album. Siamo stati molto presi dalla pre-produzione e abbiamo dovuto anche cercarci un nuovo batterista durante la registrazione del disco, quindi è stato un percorso piuttosto accidentato. Penso che rispetto a come eravamo abituati a scrivere i nostri pezzi in passato siamo andati ben oltre la semplice pre-produzione e abbiamo imparato a lavorare su diversi livelli. Prima ci limitavamo a mettere insieme tutto il materiale il più velocemente possibile, ma dall’album precedente “Angels For Breakfast …And God for Lunch” abbiamo registrato demo più estese per la prima volta. A causa di un infortunio abbastanza grave all’anulare sinistro di Jimmy (la chitarra solista, ndr) abbiamo dovuto posticipare la registrazione dell’album, ma questo ha fatto sì che il disco migliorasse, lasciando maturare il materiale. In pratica abbiamo registrato le demo del materiale fin dall’inizio. Poi ci siamo spostati in sala prove e abbiamo arrangiato il tutto perché funzionasse con le linee vocali e… ah, sì, questo forse è il processo standard! C’è molto pensiero e sentimento nel mentre e alla fine l’impressione è quella di aver prodotto più del dovuto (anche se forse non è vero, ma la sensazione è quella…). Ma abbiamo registrato di più durante la scrittura dei pezzi, è un dato di fatto. Ad ogni modo è stato un percorso davvero strano… un fatto davvero divertente è che abbiamo dovuto registrare le ultime parti vocali la vigilia di Natale e quindi siamo stati costretti a rimandare il cenone con le nostre famiglie! È stato un Natale piuttosto insolito.

 

Come descriveresti il vostro genere, il Metal Deluxe, a qualcuno che non ha mai ascoltato la vostra musica?

Metal Deluxe… be’, ci piace descriverlo come l’equivalente di quanto si possa trovare oggi di genuino e reale nel metal senza essere retro ma neanche moderni. Black, thrash, death, heavy e speed metal diventano un’unica entità senza creare strani miscugli di generi o cercare di reinventare il tutto. Infatti, non è che ci siamo messi a studiare a tavolino come “inventare” un nuovo genere (come se il metal non ne avesse abbastanza, del resto), per cercare di essere innovativi e unici… è una cosa che dovrebbe venire da sé, secondo me. È più dovuto al fatto che durante le interviste, incontri vari, eccetera, ci siamo trovati a dover descrivere quello che facciamo citando cinque o sei generi e ravvivando il tutto aggiungendo le nostre opinioni personali sul metal. A volte la gente ci chiede, “ma che cavolo fate?”. È come se non assomigliasse a nient’altro ma al tempo stesso non è nulla di nuovo… quindi il termine “Metal Deluxe” è saltato fuori ed era perfetto. Perché è metal, ed è un insieme delle migliori caratteristiche che il metal possa offrire.

 

Come fate a combinare con armonia tutti questi generi?

È un processo naturale, non è che ci mettiamo a tavolino cercando di costruire qualcosa consapevolmente. È creatività pura, è arte, è un’opera onesta costruita sull’amore per la musica… e poi spacca! Viviamo per il metal in tutte le sue sfumature (inclusi i sottogeneri che menzionavo prima). E poi sia io che Jimmy siamo appassionati anche di altri stili musicali. Quindi scriviamo i riff, la musica in generale, le linee melodiche e alla fine le canzoni iniziano a comporsi da sole… Un brano non è solo un pugno di riff ben piazzati, deve essere un qualcosa che funzioni e che ti porti da un punto A a un punto B senza troppi scossoni. Se significa essere più o meno tecnici dipende solo dal tipo di musica. Poi certo, a tutti noi piace farsi una bella risata e se la sezione di un brano ti fa rotolare per terra dal ridere non significa che sia musica pessima! È solo un punto di vista differente, e se alla fine suona bene… non ci fermiamo di certo!

 

Da dove deriva l’ispirazione per il vostro songwriting, a volte dissacrante e a volte divertente?

Per quanto riguarda la musica credo che derivi da quanto ci piaccia suonare. Voglio dire, è impossibile scrivere qualcosa di buono se ci si mette davanti a un foglio bianco convinti di scrivere una hit. Il segreto è godersi la musica sia insieme in sala prove che da soli, strimpellando la chitarra. L’ispirazione per i riff e gli arrangiamenti può saltare fuori in qualsiasi momento o leggendo qualche stupidaggine sul giornale. Scriviamo un mucchio di roba e poi ci piace smembrare la musica, reinventarla, esplorarla, e trovare nuovo materiale. Molte volte un singolo riff può dar vita ad altri tre o quattro se un paio di noi ci lavorano su un po’ di tempo. E lo facciamo perché ci piace, non perché ci sentiamo obbligati a tirar fuori il maggior numero possibile di riff brutali o oscuri. Anche bersi qualcosa può aiutare… davvero! Credo che Jimmy ed io abbiamo trovato un modo davvero unico di lavorare, perché lui riesce a estrarmi dal profondo le idee che cerco di descrivergli… e poi gli possono piacere da matti e le usa per crearci del materiale extra … sì, è tutta questione di creatività. In ogni caso, una volte che abbiamo scritto i testi spesso succede di dover cambiare tutto da capo! È tutto in divenire, fino a che il brano non viene registrato. Per quanto riguarda i testi appunto, mi guardo attorno e cerco ciò che mi fa arrabbiare o divertire pensando a quanto possano essere idiote certe situazioni. Se non trovo nulla inizio a scrivere e vedo dove mi portano le parole. Trovo sempre una trama ipotetica da seguire e poi devio perché ho costantemente bisogno di qualcosa di buono da cantare. Certo, posso mascherare le parole per far sì che sembrino meno serie di quanto siano in realtà, ma per chi si mette a leggere davvero i testi credo sia ovvio trovarci dei messaggi nascosti. Tendo a ridere piuttosto che mettere alla berlina o sputare veleno su alcune cose… sei molto più convincente se ti metti al di sopra di tutte le cavolate e te la ridi pensando a quanto sia assurda la politica, la religione, e le questioni di tutti i giorni.

 

Che ne dici di raccontarci qualche episodio divertente che vi è capitato durante il vostro ultimo tour?

Ne sono successe un bel po’ di cose divertenti durante il tour con gli Shining, non saprei da che parte iniziare… perché spesso molti episodi non sono facilmente confessabili! Ma la scena al Lomax di Liverpool è stata assolutamente epica. Mi ricordo che il promoter stava lavorando in un’altra città quando noi siamo arrivati con il bus (ci siamo pure presi una multa dopo dieci minuti), quindi non c’era cibo, bevande, e la location era abbastanza in disordine dalla serata precedente. Ma il proprietario del locale (mi sembra di ricordare che si chiamasse Frank) ci ha portato in cantina e ci ha offerto da bere. Quando finalmente il promoter è arrivato con diverse ore di ritardo Frank gli ha tirato un pugno in faccia e ha esclamato: “Non si trattano così le band!”… è davvero un buon gestore, secondo me. E dopo abbiamo rovinato la performance di una specie di cantautore cercando di suonargli la chitarra… che era pure accordata per un mancino… e abbiamo tentato di cantare delle canzoni dei Roxette, che non conosciamo assolutamente… eh sì… è stata una delle serate migliori del tour.

 

Parliamo dei vostri video: a volte sono divertenti, altre macabri, ma sono comunque un successo. Da dove prendete tutte quelle idee?

Eh, non lo so! Be’, sono personalmente responsabile di tutte queste trovate assurde quindi dovrei essere in grado di spiegare ma… è difficile! I video sono diventati un mezzo di comunicazione eccezionale per noi e di base mi piace molto gestire la parte “visiva” e lo storytelling, come coronamento della musica che scriviamo. Credo sia iniziato tutto con il video di “House of The Dead Dwarf”, quando un altro membro della band ha suggerito l’idea di usare dei pupazzi. E io ho pensato che questa pensata potesse essere interessante solo se ci fossimo sforzati tantissimo… scrivendo una bella storia, costruendo una scenografia e creando qualcosa di coinvolgente dal punto di vista estetico, di base per dimenticarsi che i protagonisti sono pupazzi. Ebbene, questa avventura è stata filmata e pubblicata, e ci siamo resi conto di aver bisogno di questi video per poter esprimere la nostra arte nel modo più naturale possibile. In genere le idee ci vengono in mente di punto in bianco e ci lavoriamo sopra, oppure sono vecchie pensate che ci siamo conservati aspettando di accoppiarle ad una specifica canzone.

 

Venite da una nazione in cui sono nate molte metal band storiche. Quali sono le vostre preferite?

Ah, bella domanda… ecco, siamo tutti d’accordo di non svelare le band che ci hanno ispirato o quelle che ci piacciono perché facendo così la gente si aspetta un certo tipo di sound. Abbiamo gusti musicali abbastanza eterogenei se parliamo di metal, e sono soprattutto band thrash, black, heavy e death. Se è musica autentica ci piace… purtroppo però molti di noi pensano che un buon 90% della scena locale non sia poi così valida.

 

Con quali artisti (anche non metal) vorreste collaborare un giorno?

L’unico nome che mi viene in mente in questo momento è Tommy Körberg (forse non è molto conosciuto al di fuori della Svezia, ma è stato uno degli interpreti più importanti di “Chess”, un musical di successo degli anni ’80). Il suo è il solo nome che per ora abbiamo preso in considerazione. In effetti, se dovessimo lavorare con qualche musicista particolare e tirarci fuori qualcosa di buono, sceglieremmo probabilmente un personaggio di peso ma al di fuori della scena metal. In realtà però non siamo molto interessati alle ospitate nei nostri album.

 

Avete già iniziato a lavorare al vostro terzo album?

Il processo di realizzazione di un disco è estremamente lungo quindi durante quel periodo si accumula una montagna di materiale… e le nostre sessioni non hanno fatto eccezione, per cui sì, abbiamo almeno metà dei riff, intermezzi e arrangiamenti già pronti. Ma non ci sono vere e proprie canzoni per il momento. Sono solo frammenti e quando sarà il momento li affronteremo e vedremo che farcene. È ancora troppo presto per parlare del futuro, ma per quanto posso dire passando al setaccio il nostro materiale… suona dannatamente bene! C’è un mucchio di mid-tempo, ma fa sempre in tempo a trasformarsi in corso d’opera.

 

Grazie ancora Marcus, e in bocca al lupo per tutto! Per finire, sentiti libero di dire quello che vuoi ai vostri fan italiani, so che sono molti e che non vedono l’ora di rivedervi in concerto (e pure io!).

Bene, abbiamo suonato in Italia due volte come supporter e l’ultima volta che ci siamo venuti era come opening act per gli Shining. E abbiamo capito che molte persone avevano viaggiato a lungo per venirci a vedere durante il tour con i Vader e i Melechesh sei mesi prima. Una cosa del genere non ha prezzo e per noi è stato un gran bell’onore! Quando ritorneremo la prossima volta (mi auguro presto) speriamo davvero che ci siano ancora più fan oltre a voi che siete venuti ai nostri live nel 2013. Sarebbe un’occasione magnifica per festeggiare con le nostre legioni italiane! Quindi mangiate un mucchio di lasagne (le lasagne sono il mio piatto preferito) fino a quel giorno… in cui berremo birra e festeggeremo come se non ci fosse un domani!

 

 

www.sterbhaus.com

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Il sound senza tempo dei Risen Prophecy

Martedì, 19 Maggio 2015 09:41

Lo scorso aprile è uscito "Into the Valley of Hinnom", secondo album di studio degli inglesi Risen Prophecy (a questo link la recensione), band dal sound assolutamente originale, a cavallo tra thrash, power e progressive. Oggi abbiamo intervistato il chitarrista Ross Oliver, il bassista Ben Oliver e il batterista James Charlton, i quali hanno condiviso con noi il loro entusiasmo e la loro percezione del tutto innovativa di “modern metal”.

 

Innanzitutto benvenuti sulle pagine di Allaroundmetal a nome di tutti i vostri fan italiani! Iniziamo parlando delle vostre origini: qual è il significato del nome “Risen Prophecy”? E come si è formata la vostra band?

 

James:è molto difficile ricordare i dettagli esatti e il modo in cui è nato il nome della band, ma all’epoca della nostra formazione pensavamo che fosse il più adatto per noi. Ci piaceva la parola “Prophecy”, ma volevamo che fosse un nome composto da due parole.

 

Ross:La nostra band ha mosso i primissimi passi quando James ed io abbiamo iniziato a suonare insieme a scuola, all’epoca eravamo entrambi tredicenni. Nel giro di un anno abbiamo trovato Dan e poco dopo anche Ben. È stato verso la fine del 2005 che abbiamo suonato per la prima volta con il nome Risen Prophecy.

 

Siete relativamente giovani ma avete scelto un genere di musica che oggi non è alla moda come il metalcore o simili. Come mai?

 

Ross:La nostra “missione” è rimasta la stessa da quando la band si è formata: abbiamo sempre voluto suonare ciò che ci piace e che ci viene naturale piuttosto che musica “trendy” o alla moda. Forse non è del tutto intenzionale, ma fin dall’inizio abbiamo mantenuto un approccio molto tradizionale, anche a causa delle nostre influenze. Per esempio, usiamo accordature standard per le chitarre nonostante ultimamente siano in molti a preferire il down-tuning. E per quanto riguarda i vocalist, abbiamo sempre fatto cadere le nostre preferenze su chi è in grado di cantare veramente, senza limitarsi al growl.

 

Ben: Sì, penso che sia dovuto alle nostre influenze e all’impronta che vorremmo dare al nostro sound.

 

Il vostro mix tra thrash e power/progressive è molto originale, ma allo stesso tempo bilanciato ed efficace. Avete dovuto sperimentare molto prima di arrivare a questo risultato o è stato un processo naturale, derivato dalle sinergie nella vostra band?

 

Ross:Grazie davvero, lo apprezziamo molto! Non abbiamo mai voluto ripeterci, quindi penso che questo fattore si sia riflesso sul nostro sound attuale. Il processo creativo che ci ha accompagnato finora è sempre stato molto naturale. Un altro punto a nostro favore è che non ci siamo mai fatti problemi a mischiare elementi di diversi generi musicali, non necessariamente sempre caratteristici del metal, piuttosto che rimanere fedeli a una sola corrente. Sono comunque assolutamente convinto che ogni canzone debba avere una sua coerenza complessiva, non mi piace pensare: “Qui c’è la parte thrash, qui c’è la parte tradizionale, ecc.”

 

James:Anche se le nostri radici sono fortemente thrash, ci sono altri aspetti della nostra creatività che sarebbe un vero peccato ignorare. Quando abbiamo scritto sia “Screaming for Death” che “Into the Valley of Hinnom” sapevamo che c’era sicuramente molto di più rispetto al thrash, ma è proprio questo secondo me che ha reso la composizione davvero divertente.

 

Ben:Sembra che oggi siano in molti ad avere diverse influenze, ma invece che attingere a ciascuna di esse e mischiarle per creare qualcosa di innovativo, la maggior parte dei musicisti sono più propensi a fare progetti diversi a seconda del pubblico a cui si rivolgono (thrash, death metal e via dicendo), piuttosto che far convergere tutte queste idee diverse in un’unica band e vedere che cosa può succedere. Penso sia proprio quello che stiamo cercando di fare: portare ciascuno le nostre singole influenze nel processo creativo della band. Il punto è comporre belle canzoni intrecciando e mescolando tutti questi spunti in modo da creare una certa coerenza ed evitare il pericolo di una “cacofonia di idee”.

 

Esaminiamo il vostro songwriting. Chi scrive i testi? Quali sono le vostre fonti di ispirazione?

 

Ross:Tutti abbiamo dato qualche input per la scrittura dei testi. Io ho scritto i testi di due pezzi di “Into the Valley of Hinnom”. Per quanto mi riguarda, prendo ispirazione da diverse situazioni, che siano personali, politiche o storiche, a seconda di cosa mi colpisce particolarmente.

 

James: Di norma tutto quello che ci stimola creativamente diventa la base su cui creare un pezzo. A patto che l’argomento sia talmente forte da reggersi in piedi da solo.

 

Ben: Siamo soprattutto Ross ed io che scriviamo i testi, ma anche James e Dan collaborano attivamente: per esempio James ha scritto il testo di “To the Wolves”. Per quanto riguarda l’origine della nostra ispirazione, può venire da eventi che ci colpiscono nel profondo, che siano l’evoluzione della società, accadimenti storici o nostre situazioni personali. A volte le parole seguono la direzione della musica e non il contrario, come per esempio per “Into the Valley of Hinnom” e “Within Their Hands”, una delle tracce del nostro primo album.

 

Secondo la vostra esperienza personale, come si sta evolvendo la scena metal inglese?

 

Ross:Da quando abbiamo messo in piedi la band abbiamo visto diversi cambi di direzione e generi. Per quanto mi ricordi, la scena death e black è sempre stata molto attiva nel Regno Unito, ma negli ultimi anni c’è stata una rinascita del metal più tradizionale: molte band storiche della NWOBHM si sono riformate, con nuovi album e tour mondiali. E stanno nascendo molti nuovi gruppi sulla falsariga delle formazioni più classiche.

 

James:Per quanto ci riguarda, fin dall’inizio, abbiamo sempre incontrato qualche difficoltà a suonare in giro a causa del nostro stile. In Gran Bretagna “power metal” è quasi una parola proibita ed è una strada che pochissimi artisti si sentono di affrontare.

 

E cosa ci potete dire della vostra evoluzione? State già pensando al vostro terzo album? Volete esplorare nuovi territori e sonorità, considerando il fatto che siete già dei grandi innovatori?

 

James:Grazie! Stiamo già scrivendo dei nuovi pezzi. Per quanto riguarda l’esplorazione di nuovi territori e sonorità, è ancora troppo presto per potersi sbilanciare, ma posso dirti che abbiamo delle idee molto ambiziose per le prossime canzoni.

 

Ross:Non vedo davvero l’ora di esplorare nuovi territori e sviluppare aspetti diversi che per ora abbiamo avuto modo di approfondire solo superficialmente. A tal proposito, una delle nuove canzoni che abbiamo scritto per il terzo album sta portando avanti il discorso che abbiamo iniziato con “Into the Valley of Hinnom”.

 

Avete già un tour europeo in cantiere? Se sì, quando partirà e quali città toccherà?

 

Ross: Non abbiamo ancora nessuna data fissata in Europa, ma non vediamo l’ora di partire, è una delle nostre priorità. Qualunque promoter interessato non esisti a contattarci!

 

James:L’Europa continentale è sicuramente il posto in cui vorremmo suonare e speriamo di andarci in tour il prima possibile. L’Italia è ovviamente uno dei Paesi che ci piacerebbe visitare!

 

Prima di salutarci, volete lasciare un messaggio ai giovani musicisti desiderosi di approcciare il music business con un atteggiamento come il vostro, noncurante dei trend della musica attuale?

 

James:Sarò molto diretto e dirò che è sempre meglio essere se stessi, a qualunque costo, fregandosene di quello che va di moda nella vostra scena locale. Se non vi piace qualcosa non siete obbligati a farlo!

 

Ross:Siate voi stessi. Cercare di assomigliare a qualcun altro o avere un sound simile ad altre band vi renderà dei doppioni: perché essere la copia di seconda scelta di qualcun altro quando potete essere semplicemente voi stessi? Il mondo ha sempre bisogno di persone che non hanno paura di essere innovative per andare avanti.

 

 

http://metal-on-metal.com/bands/risen-prophecy

 

https://www.facebook.com/risenprophecy

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Intervista ai Down To Date

Martedì, 12 Maggio 2015 14:20

In occasione del debutto discografico dei tedeschi Down To Date (trovate la recensione a questo link: http://allaroundmetal.com/component/content/article/26-releases/2220-lo-zuccherino-hardcore-dei-down-to-date) abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con la band per la quale si è fatto portavoce Andy, vocalist della giovanissima formazione, che ci ha raccontato a cuore aperto la genesi di “Hello Yes!” e i progetti presenti e futuri dei cinque musicisti.

 

Benvenuti su Allaroundmetal ragazzi! E congratulazioni per il vostro album di debutto, le vostre canzoni mi hanno davvero portata indietro nel tempo, ai tempi del liceo. Che cosa ne pensate del vostro successo in Germania? Siete pronti ad attraversare i confini e invadere altri Paesi? Vi vorremmo davvero vedere in Italia!

Ma ciao, Italia! Penso che siamo ancora ai blocchi di partenza, perché più si ottiene più si realizza che c’è ancora moltissimo da fare, da vedere e da mettere in pratica. Tra pochi giorni partirà il nostro tour con gli svedesi Her Bright Skies e ne siamo felicissimi, ma non vediamo l’ora di fare altre date, festival e di avere un tour tutto nostro. E perché no, speriamo di passare anche in Italia!

Com’è nata la vostra band? Come vi siete conosciuti e che cosa vi ha spinto a suonare questo genere di musica in particolare?

Ci conosciamo tutti da un po’ di tempo. Io (Andy, il cantante, ndr) ho fondato la mia prima band con Gustav (il bassista, ndr), e il chitarrista della mia seconda band era Timo (l’attuale chitarrista, ndr). Gabriel (il batterista, ndr) si è unito a noi sul nascere del progetto Down To Date, nel 2010, ma solo perché è un belloccio (ride)! E Dustin ci ha raggiunti quando il nostro precedente chitarrista, David, ha lasciato la band. Abbiamo iniziato ognuno con il proprio stile differente. Di certo eravamo tutti fan degli A Day To Remember, Parkway Drive, Story Of The Year e via dicendo, ma ora penso che siamo sulla buona strada per definire la nostra identità personale. Almeno, lo spero!

Parliamo di “Hello Yes!”. Penso che la campagna di crowdfunding che avete ideato sia molto interessante, ci spiegate nel dettaglio come si è svolta?

Il crowdfunding ci ha letteralmente salvato! Credo che tutti possano immaginare quanto possa costare a una giovane band produrre un album. Non si tratta solo della registrazione. C’è la promozione, i video e alla fine non vedi l’ora di tenere in mano una copia del tuo CD… solo che ha il suo bel costo. Siamo davvero grati per tutto il supporto che abbiamo ricevuto e sono sicuro che iniziative del genere diventeranno la prassi nel prossimo futuro, perché fanno sia la felicità dei fan che degli artisti, soprattutto in un momento in cui le case discografiche non se la sentono di assumersi troppi rischi mettendo sotto contratto nuove band.

Il nome di Nicki Minaj nella prima traccia di “Hello Yes!” mi ha messo al tappeto, per un momento ho pensato che fosse un vero featuring! Perché avete deciso di menzionare proprio lei nello specifico?

Spesso le cose che facciamo non hanno una ragione precisa. Perché abbiamo un elefante rosa e lottatori di sumo sul palco? Perché l’album si chiama “Hello Yes!”? Io stesso non te lo saprei dire ma è divertente! Ecco la spiegazione. Facciamo cose che ci fanno ridere, e ovviamente cerchiamo di suonare belle canzoni, ma essere una buona band è molto di più che limitarsi a suonare i tuoi pezzi. Devi salire sul palco e darci dentro! Cerchiamo di fare qualcosa che rimanga in testa al tipico pubblico da festival, in modo che si ricordino di noi anche dopo aver ascoltato altre trenta band, perché a volte ci capita di suonare alle 10 del mattino.

Rimanendo in tema di featuring, com’è stato lavorare con Paul Bartzsch dei We Butter The Bread With Butter in “The Knüppler”?

Paul è un grande. Non stupisce il fatto che abbiamo una caratteristica che ci accomuna: le gente non se lo aspetta quando iniziamo a urlare con tutte le nostre forze. Nel mio caso perché somiglio a un cantante sedicenne di una boyband e nel caso di Paul perché nessuno si aspetta che riesca ad essere così brutale. Adoro la sua tecnica e il modo in cui cambia tonalità nel giro di pochi secondi e lui apprezza la potenza delle mie urla, o qualsiasi cosa sia quello che faccio.

Cosa ci potete dire dell’elefante rosa? Perché l’avete scelto come mascotte?

È una di quelle cose che nascono per caso e poi diventano qualcosa di davvero importante. Avevamo bisogno di qualcosa di davvero stupido per il video di “No Entry” e ho trovato questo costume da elefante su Amazon. Poi il regista del video ha detto: “Aspetta, lo stesso costume lo fanno anche rosa! Prendiamo quello!”. Tutto qui. Successivamente abbiamo deciso di portarlo anche sul palco e da quel giorno siamo “la band dell’elefante rosa”.

Come siete nelle vostre vite private? Vi piace far festa come trapela dalle vostre canzoni?

Ci piace bere, certo che sì. E se beviamo, il più delle volte esageriamo. Ci piace uscire con gli amici, andare ai concerti o in discoteca, ma la maggior parte di noi è poco più che venticinquenne quindi lavoriamo ovviamente o studieremo per il resto delle nostre vite. Abbiamo una vita oltre la musica ma non ce l’avremmo senza… ok, scusami, sto diventando troppo sentimentale!

Grazie ancora per il tempo che ci avete dedicato. Ultimissima domanda: state già lavorando al vostro nuovo album?

 

Bella domanda. Timo mi ha detto che abbiamo qualcosa in ballo ma al momento siamo occupati con il tour e tutto il resto. Siamo ancora alla ricerca della nostra strada. Una cosa è certa: non sarà un altro “Hello Yes!”, sarà qualcosa di completamente diverso. Ma non ho ancora la più pallida idea di cosa possa essere! Grazie per le vostre domande, continuate a seguirci, e speriamo di vederci presto a uno dei nostri concerti!

Pubblicato in Interviste

Intervista ad Aldo Giuntini

Domenica, 12 Maggio 2013 09:11

L: Ciao Aldo e benvenuto su Allaroundmetal.com.

Finalmente Giuntini project 4 sta per essere pubblicato. Parlaci un pò dell'album, quali sono le differenze tra questo e i tuoi precedenti lavori?

A: Penso che i Project 2,3 e 4 siano parenti stretti dove nel 2 c’è un’esplosione di idee e creatività quasi incontrollate, nel 3 ci sono i miei pezzi top a livello contenuto + forma e nel 4 si chiude il cerchio e dovrebbe esserci il mio meglio unendo songwriting e produzione. Calcola che l’album è stato fatto in 6 anni e quindi curato molto anche nella selezione dei brani.

L: Alla voce c'è di nuovo Tony Martin, come mai ti trovi così bene con lui?

A: I nostri sound si sposano a meraviglia. Non vorrei nessun altro cantante, con questo genere di metal. Altra cosa se cambiassi un po il tipo di metal..cosa che vorrei provare...allora lì si potrebbero aprire altri scenari.

L: A breve uscirà anche un video per uno dei nuovi brani. Puoi dirci qualcosa al riguardo?

A: Faremo le riprese relative a due brani...poi sceglieremo in che ordine far uscire i video. Saranno due performance video...con in primo piano la band che suona, più che scene recitate da attori.

L: L'album sarà pubblicato via Escape Records. Come mai questo cambio di etichetta? Come ti trovi con la Escape?

A: La mia vecchi etichetta, la Frontiers, mi avrebbe fatto uscire l’album a inizio 2014 e sinceramente mi sembra di aver già fatto passare abbastanza tempo. Sono stati gentili a farmi firmare una liberatoria per potermi cercare un’altra etichetta che mi permettesse di fare uscire l’album nel giro di pochi mesi. Non so ancora dirti quanto valga la Escape a livello promozione e distribuzione. Purtroppo è stata molto negativa nella prima fase. Io avevo un album da 15 brani piu tre bonus tracks e loro mi hanno costretto a scendere a 13 brani. Questo perchè secondo loro gli album lunghi riscuotono brutte recensioni (!!!!!). Inoltre volevano scegliermi loro i brani ed eliminare tutti gli strumentali!!! Al che mi sono opposto e abbiamo litigato di brutto ma 2 strumentali su tre sono riuscito a tenerli nell’album. A nulla è servito dir loro che gli strumentali sono sempre stati tra i pezzi più apprezzati negli album precedenti.

L: Parlaci un po della tua formazione musicale. Quali sono gli artisti a cui ti ispiri maggiormente?

A: Dal punto di vista chitarristico sono stato indubbiamente influenzato da Akira Takasaki dei Loudness, John Norum della prima era Europe, Vivian Campbell dei tempi dei Dio, Jakie e. Lee era Ozzy Osbourne e da Yngwie Malmsteen. Ovviamente costoro vengono tutti da Page, Blackmore e di seguito Van Halen. Le band che mi hanno piu influenzato sono sicuramente i Dio e i Loudness.

L: Grazie per il tempo che ci hai concesso, un saluto da tutta la redazione di Allaroundmetal!

A: Un saluto a tutti voi e non mancate di farmi sapere cosa ne pensate dell’album sulla mia pagina facebook. Stay rock!

 
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