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Gli Skyhammer ed un EP un po' troppo old-style Gli Skyhammer ed un EP un po' troppo old-style

Gli Skyhammer ed un EP un po' troppo old-style

recensioni

gruppo
titolo
"The skyhammer"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Beyond the walls
2. It rises
3. Chains of life
4. Into the chamber
5. The skyhammer
6. Danger zone (cover)

LINE-UP:
Steve Labadi - Lead Vocals
Andrew Cutting – Guitar
Rory Amoy – Drums
Matthew Zipeto - Guitar & Backing Vocals
Rich Booth - Bass & Backing Vocals

opinioni autore

 
Gli Skyhammer ed un EP un po' troppo old-style 2021-02-20 17:54:37 Ninni Cangiano
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    20 Febbraio, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gli Skyhammer arrivano da Adelaide in Australia e sono attivi da un decennio, anche se i primi anni con il nome di Zero Hour; finora hanno realizzato solamente un EP nel 2016, prima di questo secondo EP, intitolato “The skyhammer”, composto da 6 tracce per poco più di 26 minuti di durata. La band australiana è dedita ad un heavy-power alquanto tradizionale, con qualche influsso epic ed un sound robusto e roccioso. Su tutto spicca la voce sporca ed arrabbiata di Steve Labadi che caratterizza, nel bene e nel male, la musica della band; in positivo perché dona energia e grinta, in negativo perché obiettivamente non è niente di eccezionale ed, alla fin fine, rischia di diventare noioso. Un cantante migliore, ad esempio, in “It rises” (il pezzo migliore del disco) avrebbe avuto un risultato sicuramente più convincente. Il disco si lascia ascoltare senza particolari problemi, anche se la sensazione di “già sentito” è sempre ben presente; non ho gradito poi la cover finale di “Danger zone”, canzonetta pop della colonna sonora del film “Top gun” che, nonostante sia stata irrobustita a dovere e metallizzata con assoli e doppia cassa, rimane pur sempre una canzonetta senza alcuna pretesa. C’è qualcosa da salvare in questo disco? Certamente! Ad esempio le trame delle due chitarre di Andrew Cutting e Matthew Zipeto non sono niente male, il ritmo imposto dalla batteria di Rory Amoy non dispiace ed spesso frizzante. Ciò nonostante, i vari ascolti dati a questo lavoro non mi hanno convinto e quasi mai coinvolto, molto probabilmente a causa di quel senso di “già sentito” di cui si parlava in precedenza. La produzione non è il massimo ma, trattandosi di un’autoproduzione, mi rendo conto che non si può pretendere di più. Gli Skyhammer con questo EP intitolato “The skyhammer” si avvicinano alla sufficienza, senza però essere in grado di raggiungerla, nonostante un’evidente passione per certe sonorità old-style.

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